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Coronavirus e rischio infiltrazioni mafiose nei circuiti produttivi: il Focus con il Prefetto Francesco Tagliente

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La pandemia, incidendo profondamente su interi settori produttivi e occupazionali, sta causando una crisi economica che espone il nostro Paese a una fase di forte recessione. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’economia mondiale entrerà in recessione. Il Capo economista dell’FMI, ha aggiunto che la recessione generata dalla pandemia sarà la peggiore dalla Grande Depressione del 1929 e che l’incertezza su ciò che verrà dopo resta enorme. La crisi pandemica con la conseguente grave crisi occupazionale, economica e sociale, può alimentare gli appetiti e l’espansione delle organizzazioni criminali che possono cogliere questa crisi come occasione per ampliare il radicamento dei loro interessi criminali in settori strategici come quello della grande distribuzione, della finanza, della logistica, agricolo e via dicendo.

Facciamo il punto con il Prefetto Francesco Tagliente sulle crisi economica originata da questa emergenza pandemica e sul pericolo di infiltrazioni della criminalità nell’economia legale. In più occasioni Tagliente ha fatto riferimento alla esigenza di rilanciare i desk antimafia e antiusura interforze tra magistrati e forze dell’ordine. Desk anticorruzione in ambito comunale; partenariato territoriale, istituzionale e sociale.

Ha parlato anche della esigenza di rilanciare gli sportelli territoriali di ascolto delle associazioni delle categorie economiche e di volontariato e del Servizio di ascolto e sostegno per prevenire tragedie familiari originate da sofferenza economica. Un tema di estrema attualità sul quale abbiamo chiesto un approfondimento partendo da una valutazione sull’impegno delle istituzioni di governo, per evitare che le mafie possano cogliere le opportunità della crisi economica e degli investimenti pubblici per infiltrarsi nei vari settori produttivi, condizionando le attività economiche.

I titolari delle attività commerciali ed imprenditoriali hanno diritto ad investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale. Se è vero che la crisi economica e i finanziamenti pubblici per la ripresa produttiva alimentano maggiori interessi della criminalità organizzata e il rischio concreto di infiltrazioni mafiose nei vari settori produttivi, i titolari delle attività commerciali ed imprenditoriali hanno diritto ad investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale.

Al Viminale stanno mettendo in pista iniziative importanti in grado di anticipare la criminalità organizzata

L’istituzione dell’Organismo Permanente di Monitoraggio sul tema l’attenzione delle Autorità di pubblica sicurezza nazionali e provinciali è al livello massimo. Al Viminale stanno facendo un lavoro importante mettendo in pista iniziative, che non ricordano precedenti, in grado di anticipare e combattere, con cognizione di causa e competenza, le mafie e la criminalità organizzata.

Il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ritenendo fondamentale, in questo periodo, l’azione di prevenzione e contrasto dei tentativi della criminalità organizzata di penetrare il tessuto produttivo, ha impegnato i prefetti affinché diventino protagonisti del rilancio del territorio, monitorando il disagio sociale con una particolare attenzione rivolta al mondo delle imprese, anche al fine di favorire un rapporto ancora più agevole con le amministrazioni pubbliche.

Il Capo della Polizia Franco Gabrielli, nella veste di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, ha istituito un Organismo Permanente di Monitoraggio presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale. Una struttura molto importante per assicurare una ricognizione e prevenzione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia perché consente di procedere con un’accurata e preventiva ricognizione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia italiana ed europea. Uno strumento prezioso per l’ascolto, la condivisione delle conoscenze e delle strategie di azione per intercettare, in via preventiva, gli interessi delle organizzazioni criminali di tipo mafioso. Peraltro, come organismo interforze, aperto a tutte le componenti sociali interessate, si pone come momento più alto del partenariato territoriale istituzionale e sociale di cui parlavamo prima.

Una cabina di regia in grado intercettare qualsiasi segnale sintomatico del tentativo dei sodalizi mafiosi di trarre vantaggio da situazioni sociali e/o di disagio economico

E’ una cabina di regia idonea ad evitare che le mafie e il loro circolo vizioso di economia criminale possano infiltrarsi e cogliere le opportunità di radicamento e diffusione. Penso al monitoraggio di tutte le informazioni e conoscenze che si traducono in occasione di approfondimento investigativo sull’inquinamento economico mafioso, sui settori imprenditoriali e merceologici di elezione della criminalità organizzata, alle modalità di penetrazione nei circuiti economici e finanziari, ai tentativi di condizionamento dell’attività deliberativa relativa agli appalti pubblici.

Cabina di regia operativa per la gestione di questa fase emergenziale e nella successiva fase di ricostruzione e di rilancio dell’economia

Questo nuovo organismo è chiamato a sviluppare gli approfondimenti info-investigativi sia durante questo periodo emergenziale, sia nella successiva fase di ricostruzione e di rilancio dell’economia. In un’ottica preventiva, l’esigenza di individuare le linee evolutive, le dinamiche e i modelli operativi delle mafie va oltre l’emergenza economica causata dalla pandemia.

Il monitoraggio riguarda anche gli appalti, i subentri e le volture ripetute per la medesima licenza commerciale

Quest’organismo non trascura alcun settore economico. Pone in essere un attento monitoraggio anche dei tentativi di condizionamento dell’attività deliberativa relativa agli appalti pubblici, di acquisizione di rami di aziende, subentri e volture ripetute per la medesima licenza commerciale. Con la mobilitazione delle Forze di polizia e degli altri protagonisti che compongono questo Organismo penso che il Capo della Polizia Franco Gabrielli abbia inteso rivolgere una attenzione particolare alle filiere produttive a rischio di inquinamento mafioso, in cui la criminalità organizzata può divenire molto più pervasiva. Esistono settori economici sui quali è richiesta una specifica attenzione. L’enorme disponibilità finanziaria delle mafie e della criminalità organizzata, infatti, potrebbe essere utilizzata per colmare il deficit di liquidità di piccole e medie imprese ma anche di grandi soggetti economici, la cui operatività ha già subito un forte rallentamento.

Composizione della Cabina di regia

E’ l’organismo di partenariato istituzionale e sociale nazionale. E’ presieduto dal Vice direttore generale della pubblica sicurezza Direttore Centrale della Polizia Criminale il Prefetto Vittorio Rizzi e composto dai rappresentanti di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza e del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, oltre a tutti gli esponenti delle forze di polizia impegnati all’estero e negli organismi internazionali.

E’ importante anche per il fatto che ai lavori della cabina di regia interforze potranno essere chiamati anche i referenti di enti e organismi pubblici e privati capaci di fornire un apporto conoscitivo e analitico qualificato.

L’attenzione al mondo carcerario

La partecipazione del personale della Polizia Penitenziaria alle riunione del nuovo Organismo Permanente di Monitoraggio presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, risulta di particolare rilievo per acquisire il patrimonio informativo veicolato dall’ambiente carcerario, che costituisce un osservatorio privilegiato delle dinamiche relazionali relative alle organizzazioni criminali.

Il rapporto della Cabina di regia con le realtà territoriali

Sul territorio ci sono moltissime associazioni di categoria e di impresa, osservatori del lavoro, uffici con i sensori sull’andamento del mercato e della legalità in grado di fornire elementi per una attenta riflessione sulla capacità delle mafie di penetrare nei circuiti economici e finanziari e condizionare l’economia del Paese e la sua organizzazione sociale. Il ruolo complementare di altri organismi sperimentati in alcune realtà territoriali anche per combattere le mafie, sul piano preventivo.

Per prevenire il pericolo di infiltrazioni della criminalità nell’economia, può essere utile rilanciare il partenariato territoriale istituzionale e sociale, gli sportelli territoriali di ascolto delle associazioni delle categorie economiche e di volontariato e del Servizio di ascolto e sostegno per prevenire tragedie familiari originate da sofferenza economica. I Desk antimafia e antiusura interforze tra magistrati e forze dell’ordine e i Desk anticorruzione in ambito comunale. Sono tutti complementari. Il nuovo “Organismo Permanente di Monitoraggio”, istituito dal Capo della Polizia per assicurare una ricognizione e prevenzione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia, ha bisogno di ascoltare e vedere anche dove le orecchie e gli occhi dei rappresentanti dell’Organismo centrale, che siede presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, non possono arrivare.

La maniglia, la sedia e la lampadina. Tre simboli per far sentire lo Stato vicino, accessibile e disponibile

Se vogliamo combattere le mafie, sul piano preventivo, dobbiamo creare le condizioni affinché chi dovesse trovarsi in una condizione di disagio, di difficoltà economica, di pericolo o di bisogno senta lo Stato vicino, accessibile e disponibile ad erogare un servizio il più rispondente possibile alle aspettative. Per far comprendere meglio questa esigenza piace simboleggiare l’impegno delle istituzioni con la
maniglia, la sedia e la lampadina.

  • La maniglia per significare l’esigenza di garantire la pronta accessibilità ai servizi di polizia nell’arco delle 24 ore;
  • la sedia o poltrona per significare la necessità di creare le migliori condizioni di comunicazione e di ascolto facendo ricorso agli elementi della psicologia della testimonianza e della comunicazione;
  • “la lampadina sul comodino” per significare l’esigenza di far sentire le istituzioni e le amministrazioni a distanza di gomito.

Il partenariato territoriale istituzionale e sociale

Inutile negare che i cittadini lamentano vari problemi a cominciare dal degrado urbano, l’illegalità diffusa, l’abusivismo, la microcriminalità, la corruzione e salendo la scala della pericolosità arriviamo fino a mafie e criminalità organizzata. Ogni reato rappresenta una grave ferita per chi lo subisce, ma è anche un colpo alla vivibilità cittadina, all’offerta turistica, all’economia cittadina. Giustamente i cittadini rivendicano il diritto a vivere in sicurezza così come gli operatori economici chiedono di poter lavorare e investire senza il timore di subire condizionamenti ambientali. Ma strettamente connesso al tema della sicurezza urbana c’è quello del decoro, perché l’ambiente determina il comportamento sociale. Un idoneo sistema di illuminazione di una zona critica è già un deterrente forte per alcune forme di reato e incide sulla percezione della sicurezza. Ecco perché sono convinto che accanto alle politiche di prevenzione da sviluppare con le Forze di Polizia e i Vigili Urbani sia necessario un uso intelligente delle tecnologie esistenti e un loro potenziamento, oltre che un maggiore coinvolgimento dei cittadini. E’ ovvio che per conoscere a fondo le problematiche della città ed individuare le cause di situazioni devianti o di quelle che determinino semplici percezioni d’insicurezza bisogna andare nelle aree periferiche o ritenute a rischio, dove l’occhio e le orecchie dei rappresentanti delle istituzioni e dell’Amministrazione non riescono a volte ad arrivare. Parlo del partenariato territoriale con incontri presso i Commissariati o Municipi. Ambienti fisici nelle aree più problematiche, dove ciascun attore chiamato sulla scena della sicurezza reciti la propria parte nel pieno rispetto delle competenze e delle scelte operative che è necessario mettere in campo. L’obiettivo è quello di creare il contatto diretto, dare un volto, “personalizzare” il rapporto mettendo a confronto i cittadini con la “squadra” delle istituzioni e delle amministrazioni, ed Enti chiamati ad erogare i servizi.

Gli sportelli territoriali di ascolto (aziendali, sindacali, di associazioni di categorie economiche e di volontariato) rappresentano il più prossimo strumento di supporto per le persone in condizioni di disagio

Sono importanti perché consentono di affrontare le situazioni di disagio sul nascere, analizzarne le cause e provare a trovare una soluzione. Se l’ascolto viene assicurato da persone competenti esperti in psicologia della comunicazione, in questo periodo di crisi economica, sociale ed occupazionale, rappresentano una misura di prevenzione di particolare rilevanza. Gli sportelli territoriali vanno rilanciati e la loro attività monitorata da un organismo di raccordo provinciale, anche perché se istituiti nelle aree in cui si avvertono situazioni di forti criticità sociali ed economiche consentono alle istituzioni di essere sempre più vicine, accessibili e disponibili alle esigenze di chi si trova in un momento di fragilità. Per i casi complessi di particolare gravità i Centri di ascolto territoriali si possono configurare anche come l’elemento di raccordo tra le persone bisognose di aiuto e un auspicabile “Servizio di ascolto e sostegno per i soggetti che versano in situazioni di disagio” istituito a livello provinciale. Il Servizio di ascolto e sostegno per i soggetti che versano in situazioni di grave disagio”

Un Servizio già sperimentato con successo a Pisa, offerto gratuitamente dai 52 sottoscrittori, con l’impegno ad ascoltare e sostenere i casi più critici delle persone in difficoltà che si erano già rivolte ai Centri di ascolto territoriali dove non era stato possibile assicurare direttamente la prestazione assistenziale necessaria.

Un “Servizio” assicurato da oltre 50 istituzioni, amministrazioni, enti e associazioni di volontariato come: Agenzia delle Entrate, Equitalia, INPS, INAIL, Ordine Professionali (avvocati, commercialisti), Associazione Bancaria ed altri professionisti che fanno parte della rete, allo scopo di valutare congiuntamente e tempestivamente gli interventi che, nei limiti del quadro normativo vigente, consentano di portare a soluzione i problemi all’origine del disagio. Bisogna lavorare per intercettare anche il rumore del silenzio, garantendo l’ascolto specializzato soprattutto a quelle categorie sociali che versano in una condizione di sofferenza economica, incolpevole, tale da non potersi permettere nemmeno di rivolgersi a uno psicologo, un avvocato o a un commercialista.

I Desk antimafia già sperimentati a Roma e a Pisa

Il Prefetto Tagliente quando era Questore di Roma aveva avvertito il pericolo della criminalità organizzata e già nel 2011 propose l’istituzione di un desk interforze tra magistrati e forze dell’ordine. L’attivazione fu decisa il 28 ottobre del 2011, dopo un vertice svoltosi presso la Procura, coordinato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile della direzione distrettuale antimafia di Roma e presieduto dall’allora Procuratore Capo Giovanni Ferrara.

Da prefetto di Pisa, appena 16 giorni dopo l’insediamento, Francesco Tagliente, ritenendo fortemente probabile l’interesse delle associazioni criminali ad inserirsi in mondo sommerso e silente nel tessuto socio-economico pisano, convoca una riunione di coordinamento allargata alla Magistratura fiorentina (con l’allora Procuratore della Repubblica Giuseppe Quattroccchi) e pisana (Procuratore Ugo Adinolfi), oltre alla DIA, chiedendo di costituire presso la Procura della Repubblica un “desk antimafia”.

Il Desk antimafia è ritenuto importante dal Prefetto Tagliente perché consentirebbe un approccio investigativo più dinamico dei sistemi tradizionali, dove anche il “chiacchiericcio”, i semplici sospetti raccolti dagli organi di polizia, potrebbero diventare materia di indagine.

Con il desk interforze antimafia più chiacchiere possono diventare un indizio da non sottovalutare, utile alla Procura antimafia”. Obiettivi del Desk antimafia sarebbero anche quelli di consentire l’elaborazione di una strategia comune tra le forze dell’ordine, evitando possibili sovrapposizioni nella lotta alla criminalità organizzata e alle mafie.

Il Desk anticorruzione

Facendo riferimento al rischio di corruzione negli apparti amministrativi, Tagliente ritiene importante l’istituzione di un organo collegiale per mettere a fattor comune tutte le conoscenze delle varie articolazioni interessate e sviluppare azioni congiunte finalizzate alla trasparenza, alla prevenzione delle possibili infiltrazioni della criminalità e dei fenomeni di corruzione nei vari settori degli apparati amministrativi. Il contributo dell’Amministrazione comunale ai fini della lotta alla corruzione e alle mafie può essere decisivo, oltre che con il supporto alla magistratura e agli altri organismi governativi, con una azione diretta a prevenire ogni possibile forma di condizionamento degli amministratori locali, funzionari e impiegati comunali o addirittura di collegamenti diretti o indiretti degli stessi con la criminalità, nonché con più incisive misure per favorire la prevenzione e il contrasto di usura, gioco illegale, riciclaggio, traffico di stupefacenti e altre forme di illegalità. I Sindaci delle città ritenute a rischio potrebbero istituire un organo collegiale, un Desk anticorruzione presieduto dal Sindaco o da un suo delegato, al fine di mettere a fattore comune tutte le conoscenze delle varie articolazioni interessate. Potrebbero così assicurare una più efficace prevenzione e al contrasto delle possibili infiltrazioni della criminalità nei vari settori commerciali ed imprenditoriali ritenuti sensibili, anche attraverso il continuo monitoraggio dei subentri e delle volture ripetute per la medesima licenza commerciale e con il monitoraggio degli appalti. Per Tagliente alle riunioni del Desk dovrebbero partecipare gli Assessorati, i Dipartimenti, i Municipi, gli Enti e le Società partecipate che fanno capo al Comune, i rappresentanti delle associazioni delle categorie economiche e altri organismi di volta in volta ritenuti utili compresi i rappresentanti dei cittadini, nonché, in veste di consulente, un rappresentante dell’Avvocatura del comune. Obiettivo del desk sarebbe quindi quello di creare una rete che riduca il rischio di corruzione e gli appetiti della criminalità organizzata. Per il Prefetto si potrebbero valutare collegialmente anche i sospetti per segnalarli agli organi deputati a sviluppare le indagini. La sola conoscenza del ruolo del Desk anticorruzione potrebbe scoraggiare gli appetiti della criminalità.

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Vittime del terrorismo: una lunga serie di omicidi e di ferimenti che ancora oggi gridano giustizia

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Fantasmi che emergono da un passato buio da molti dimenticato ad altri, i più giovani, del tutto sconosciuto eppure drammatico e terribile per tante famiglie di servitori dello Stato, uomini delle istituzioni, cittadini, sindacalisti e lavoratori rimasti feriti o uccisi.

Un momento lungo quasi un decennio tra gli anni 70 e la prima metà degli anni 80 in cui il rischio per le istituzioni repubblicane fu altissimo.

Questo rappresentano i nomi dei brigatisti rossi Roberta Cappelli, Marina Petrelli, Sergio Tonaghi e ancora Narciso Manenti esponente dei nuclei armati territoriali sottrattosi alla condanna all’ergastolo fuggendo in Francia come gli altri due brigatisti Giovanni Alimonti ed Enzo Calvitti e il militante di lotta continua Giorgio Pietrostefani che devono scontare invece condanne tra gli 11 e i 18 anni di carcere.

Le vittime del terrorismo: il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 06/05/2021

Le ombre rosse così sono state chiamate in un dossier dei servizi antiterrorismo e del Governo italiano che in realtà elenca anche altri nomi di terroristi con a fianco la scritta “da catturare” in Francia e non solo.

Compromesso storico, crisi di governo, strage di Acca Larenzia, rapimento Moro e la mitraglietta Skorpion: il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 06/05/2021

Scorrere gli atti dei processi a carico di ognuno di loro vuol dire imbattersi in una lunga serie di omicidi e di ferimenti: tanti poliziotti e carabinieri ma anche sequestri, in particolare di magistrati sottoposti ai cosiddetti processi proletari e poi rapine per autofinanziamento e assalti a sedi di partiti politici e carceri

La prova generale di quella che in particolare le brigate rosse avevano definito come “lotta armata” il tentativo di andare oltre gli agguati e le azioni da commando trascinando il Paese nella guerra civile un tentativo criminale che per fortuna non riuscì al prezzo di sacrifici e di tutti purtroppo dimenticati o spesso rimasti sulle lapidi che pure per quanto in ritardo impongono il rispetto delle sentenze e soprattutto che le condanne vengano scontate.

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Ambiente

Lotta alle ecomafie e sicurezza ambientale, sanitaria, alimentare: l’Ancri accende i riflettori

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Il Corretto ciclo di recupero dei rifiuti e loro possibile seconda vita, ripercussioni sulla sicurezza ambientale, sanitaria ed alimentare, transizione verso un’economia circolare, l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la minimizzazione delle quantità che pervengono in discarica, bonifica e la messa in sicurezza delle discariche esistenti, la bonifica e la messa in sicurezza delle discariche abusive e dei cosiddetti siti orfani, riduzione dell’’impatto sul territorio degli inquinamenti, il risanamento delle aree critiche, controlli sugli impianti di gestione dei rifiuti, prevenzione e contrasto del traffico delle ecomafie.

Sono questi i temi trattati nel corso dello speciale di approfondimento Monitor condiviso dalla presidenza dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Ancri) con l’Editore e il Direttore Generale di Italia7.

Nel corso della trasmissione condotta da Gaetano D’Arienzo sono emerse risposte significative di grande coesione interistituzionale per la sicurezza.

“I cittadini – ha detto il prefetto Francesco Tagliente –  chiedono di essere garantiti nel diritto alla sicurezza della salute e gli operatori economici, i titolari delle attività commerciali ed imprenditoriali rivendicano il diritto di investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale.

A fronte di queste richieste le istituzioni, le amministrazioni, gli enti istituzionali hanno il dovere di promuovere ogni consentita iniziativa legislativa, amministrativa ed operativa per garantire una risposta il più rispondente possibile alle aspettative della gente.

E dalle risposte ascoltate dai tanti ospiti eccellenti pel programma Monitor di Italia 7, i telespettatori hanno potuto cogliere lo spessore professionale e la determinazione istituzionale a fare il massimo per garantire la sicurezza anche sanitaria, ambientale e alimentare.

Sul punto il Prefetto Tagliente, ha chiarito che Il progetto “itinerari della sicurezza” avviato dall’ANCRI, insieme con l’ANFP, rientra nella più ampia campagna di comunicazione dell’ANCRI: “Viaggio tra i valori e i simboli della Repubblica” e “Decoro del Tricolore” con momenti di pubbliche riflessioni sui i grandi valori richiamati dalla Costituzione repubblicana. Per parlare e promuovere la cultura della sicurezza condivisa declinata alle emergenze del momento – ha proseguito Tagliente – l’ANCRI fa tappa virtuale nelle varie città e sui vari territori interessati dall’emergenza del momento, con una sua squadra di insigniti coniugando il sapere del mondo accademico della ricerca con quello operativo dei massimi esperti del settore.”

L’ing. Paolo Ghezzi, responsabile scientifico del Master in Gestione e controllo dell’Ambiente: economia circolare e management efficiente delle risorse (GECA) alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha evidenziato che il “sistema italiano nella gestione dei rifiuti, sia urbani che speciali, è generalmente trasparente e virtuoso anche se non è esente da storture e rischi di malagestio. Per questo è necessario intensificare gli sforzi per preservare la parte sana dell’imprenditoria del settore e che ne è sicuramente parte maggioritaria.

Per quanto riguarda i rifiuti urbani, a fianco di un’azione preventiva e di controllo puntuale da parte dei soggetti istituzionali è evidente la necessità di colmare il gap impiantistico che ancora caratterizza parte del nostro Paese anche al fine di raggiungere gli obiettivi di recupero imposti dall’Europa e limitare gli smaltimenti in discarica. Mancano, infatti, ancora diversi impianti ricollegabili al ciclo di gestione dei rifiuti urbani che risultano indispensabili per una corretta valorizzazione delle frazioni merceologiche raccolte in modo differenziato: in primis impianti di valorizzazione della frazione organica.

Il recupero di materia -uno dei pilastri del pacchetto “economia circolare” – è prassi già ampiamente diffusa, anche per i rifiuti speciali ma esistono ampi spazi di intervento per prevenire gestioni poco virtuose sia nel settore pubblico, in particolare dei rifiuti indifferenziati, che in quello privato.

La gestione dei rifiuti è certamente un settore economicamente rilevante che, al pari di altri, può generare attenzioni indesiderate da cui la parte sana del sistema imprenditoriale deve prendere le distanze sapendo di dover mettere al centro del proprio operato la qualità, la trasparenza e il rispetto delle regole. Resto, comunque convinto, che il sistema nel suo complesso abbia anticorpi sviluppati per prevenire, accertare e reprimere le distorsioni messe in atto anche dalla criminalità organizzata ed auspico che il Paese, anche alla luce degli investimenti previsti nel settore della circolarità dal PNRR, possa incrementare le risorse umane dedicate al controllo e la loro professionalità.”

Il dott. Carlo Corazza responsabile e portavoce del Parlamento europeo in Italia, ha ricordato i grandi meriti dell’Unione Europea e in particolare del Parlamento Europeo a tutela dell’ambiente. Ma anche le politiche relative alla green economy ed all’economia circolare.

Il Prefetto Stefano Laporta, presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente ha sottolineato che ”La transizione verso un’economia circolare richiede un cambiamento culturale e strutturale, oltre alla profonda revisione e innovazione dei modelli di produzione, distribuzione e consumo ed un’economia in cui i prodotti di oggi sono le risorse di domani e il valore dei materiali viene il più possibile mantenuto o recuperato. Il piano d’azione europeo per l’economia circolare ha infatti l’obiettivo di costruire un’Europa più pulita e competitiva, in stretta collaborazione con gli operatori economici, i consumatori, i cittadini e le organizzazioni della società civile, per accelerare il profondo cambiamento richiesto dal Green Deal europeo.”

Il conduttore si è collegato anche con il sindaco del Comune di Bracciano Armando Tondinelli per avere il punto di vista di un amministratore sul problema dei rifiuti. Il sindaco ha dimostrato come l’economia circolare diventa concretezza nell’interesse dei cittadini non solo dal punto di vista ambientale ma anche monetario. Ha parlato del compostaggio di prossimità per evitare che il rifiuto organico possa essere portato in discarica. Ha parlato della differenziata spinta che ha consentito di trasformare il problema in risorsa. Ha fatto riferimento all’impulso alla raccolta differenziata passata dal 40 all’80% che gli ha permesso di abbassare la tassa ai cittadini.

L’Ing. Valeria Frittelloni, Responsabile del Centro Nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare dell’ISPRA   ha sottolineato che “Tra il 2019 e 2020, nonostante le problematiche connesse all’emergenza sanitaria da Covid-19, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente con il coordinamento di ISPRA, ha portato a termine 350 controlli su altrettanti impianti di gestione dei rifiuti. Di questi, circa il 56% ha interessato gli impianti in procedura semplificata (con particolare riguardo alle attività di stoccaggio e messa in riserva), circa il 28 % gli impianti di trattamento dei veicoli fuori uso e circa il 17% gli impianti di trattamento RAEE.  Dalle verifiche condotte il 42% degli impianti sono risultati conformi”

L’Ing.Daniele Fortini Presidente di Reti Ambiente SPA gestore unico del ciclo rifiuti dell’ATO costa (Pisa, Livorno, Massa Carrara e Lucca) ha detto che la corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani consente già oggi il recupero di materia attraverso impianti dedicati e molto diffusi: carta, plastiche, alluminio, sono solo alcuni degli esempi di un sistema, anche consortile, capace di creare valore dalla Raccolta differenziata. Il problema serio, e aperto alle possibili gestioni poco virtuose, è legato alle percentuali, ancora significative, di rifiuto indifferenziato che solo in parte subisce pretrattamenti significativi. Là dove mancano impianti, anche le strategie di raccolta differenziata, hanno valore parziale.

Per il dott. Giuseppe Sardu Presidente di Acque Spa un’azienda che ha oltre 500 dipendenti, estesa in 55 Comuni in cinque aree provinciali (Pisa, Lucca, Pistoia, Firenze e Siena) la salvaguardia della risorsa idrica è fondamentale per la tutela ambientale e della salute dei cittadini. In questo senso la fitta rete di verifiche, che un gestore pubblico come Acque Spa affianca a quelli degli Enti di controllo istituzionali, contribuisce a garantire una adeguata qualità della risorsa.

Per il vice direttore del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini il settore dei rifiuti, come la sanità, porta tanti soldi. La criminalità si muove dove ci sono i soldi che arrivano dallo Stato e dove pagando delle tangenti e più facile riuscire ad ottenere gli appalti. E dove gli affari sono remunerativi, la criminalità cerca di appropriarsi di sfruttare il denaro pubblico per i propri interessi. Per le organizzazioni criminali tutto quello che gira intorno ai rifiuti diventa una merce preziosa.

Ha poi ricordato il problema dei rifiuti di Napoli ma anche di Roma diventato un caso anche per la gestione delle discariche. Tutto quello che deve essere fatto a livello di impianti e di tecnologia subisce un condizionamento che coinvolge anche la politica. Ha citato le difficolta ad aprire una nuova discarica o un nuovo impianto nella Capitale perché ognuno non vuole vicino casa.

Il Generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, Commissario Straordinario di Governo per la bonifica delle discariche abusive  ha sottolineato che “L’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la minimizzazione delle quantità che pervengono in discarica e quindi attraverso il riutilizzo, il recupero, i processi di end of waste e la diminuzione degli imballaggi, rappresentano le azioni virtuose al fine del raggiungimento della quota del 10% entro il 2030 quale quota limite da avviare in discarica prevista dalla recente direttiva UE; in questo contesto la bonifica e la messa in sicurezza delle discariche esistenti, ancorché di quelle abusive o dei cosiddetti siti orfani è attività indispensabile per diminuire l’impatto sul territorio degli inquinamenti, il risanamento dello stesso per gli altri utilizzi da parte delle collettività, e l’aumento del benessere per i cittadini”

Generale di Corpo d’Armata della Guardia di Finanza Ignazio Gibilaro, Comandante interregionale dell’Italia meridionale ha rimarcato come “la gestione del ciclo dei rifiuti rappresenti anche un comparto economico-produttivo di grande rilevanza; da ciò la necessità di assicurare una sua adeguata tutela, mediante mirate investigazioni economico-finanziarie volte al contrasto degli illeciti “appetiti” di una variegata serie di soggetti interessati ad infiltrarlo e condizionarlo per finalità illecite o criminali.”

Sull’azione di contrasto alle mafie il Prefetto Francesco Tagliente, rispondendo ad una domanda del conduttore Gaetano D’Arienzo “se da prefetto di Pisa dal 2012 al 2014 aveva percepito il pericolo infiltrazioni mafiose in Toscana, ha risposto che “conoscendo la realtà economica della Toscana, (avendo fatto il Questore a Firenze per ben 3 anni e mezzo), quando è arrivato a Pisa, una delle sue prime attenzioni professionali è stata proprio quella della difesa e protezione della economia legale. Dopo appena 16 giorni dal suo insediamento ha chiesto e ottenuto l’istituzione di un desk antimafia preso la Procura Distrettuale di Firenze, in analogia a quanto già fatto a Roma due anni prima nel 2011.

Finalità di quel tavolo –  ha precisato Tagliente – era quello di consentire di raccogliere valutare anche “i sentito dire, i parlottii, i pettegolezzi, i chiacchiericci” ritenuti insufficienti per una informativa di reato.

Questo naturalmente risale a 8 10 anni fa – ha sottolineato l’ex Prefetto di Pisa – nel frattempo sono cambiate tante cose anche dal punto di vista normativo. Peraltro sono stati istituiti nuovi organismi come il Servizio Centrale Anticrimine, diretto dal Dirigente Superiore della Polizia di Stato Giuseppe Linares, che si occupa della lotta economica alle mafie, coordinando tutte le attività di prevenzione e sequestro dei beni da parte dei Questori, E recentemente Ministero dell’Interno è stato istituito anche l’Organismo Permanente di Monitoraggio chiamato a fare una ricognizione e prevenzione a tutto campo dell’infiltrazione mafiosa nell’economia.”

Il Dirigente superiore della Polizia di Stato Giuseppe Linares Direttore del Servizio Centrale Anticrimine che si occupa della lotta economica alle mafie ha ricordato che “L’amministrazione della Pubblica Sicurezza indirizza il contrasto alla economia illegale  che talora può infiltrare il ciclo  dei rifiuti in una nuova prospettiva che vada oltre le tradizionali indagini giudiziarie finalizzate al giudizio penale  per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (per cui era stata in origine prevista la confisca penale del prezzo e del prodotto del reato oltre che quella dei proventi).

Occorre, favorire l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi allo stato vigenti per il contrasto alle organizzazioni criminali spesso di stampo mafioso interessate al tema del trattamento illecito dei rifiuti: raramente veniva attivato lo strumento del sequestro di prevenzione previsto dalla normativa antimafia, che, peraltro consente, di estendere gli accertamenti a una serie di soggetti direttamente o indirettamente collegati all’imprenditore.

 L’attivazione delle prerogative del Questore sulle indagini patrimoniali antimafia del questore consente di anticipare le investigazioni finalizzate alla ablazione alla soglia più prossima possibile della investigazione giudiziaria delle procure, anche con la soluzione della “proposta congiunta” Questore / procuratore.

Una strategia di controllo sulle risorse economiche illecite accumulate ossia quindi sulla provvista illegalmente accumulata che viene ottenuta nelle manipolazione illecita delle varie fasi del ciclo dei rifiuti (spesso attraverso una frode sistemica sulla pubblica fornitura sulla filiera …stoccaggio.. sversamento e trattamento) e reimpiegata in attività di impresa (che viene così contaminata geneticamente si dice in giurisprudenza)

Si opera attraverso gli strumenti di ablazione previsti dal codice antimafia e che puntano alla neutralizzazione della pericolosità nell’ordine pubblico economico e al ripristino della libera concorrenza nel settore dei rifiuti.”

Il Presidente dell’ANCRI Tommaso Bove dopo aver ascoltato con particolare interesse e ammirazione  gli autorevoli relatori molti dei quali soci ANCRI ( Ing. Paolo Ghezzi, Prefetto Francesco Tagliente, Generali Ignazio Gibilaro e Giuseppa Vadalà) ha ringraziato l’Editore Giovanni Sciscione, il Direttore Generale della TV Italia 7 Fabrizio Manfredini e il conduttore e Gaetano D’Arienzo per aver ospitato un momento di riflessione così importante per la salute dei nostri concittadini, argomento peraltro espressamente previsto tra le finalità statutarie dell’ANCRI. “Mi sento privilegiato – ha concluso il presidente Tommaso Bove – di condividere temi di così alto spessore sociale con rappresentanti di vertice delle nostre istituzioni”

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Lo speciale di Officina Stampa: l’ANCRI ricorda le vittime del terrorismo

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Una puntata per non dimenticare e per ribadire che non esistono ex terroristi come non esistono ex vittime. Ospiti della trasmissione: il Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma, il dottor Carlo Iovinella che all’epoca dei fatti era il Capo della Sezione Omicidi della Squadra Mobile della Questura di Roma e il Presidente dell’ANCRI l’associazione degli Insigniti al Merito della Repubblica Tommaso Bove

Domenica prossima ricorrerà la Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Una ricorrenza della Repubblica Italiana istituita con la legge 56 del 4 maggio 2007 che si celebra ogni 9 maggio di ogni anno in considerazione del fatto che il 9 maggio 1978 fu ucciso dalle Brigate Rosse Aldo Moro.

Un riconoscimento, dunque, offerto al sacrificio di chi è stato colpito dalla violenza del terrorismo di ogni matrice e il sentimento di vicinanza e di solidarietà da parte di tutte le Istituzioni dovuto alle loro famiglie che deve spingere tutti noi a promuovere e garantire con forza i diritti di libertà e a condannare e contrastare ogni forma di terrorismo, che rappresenta un pericolo per le istituzioni democratiche e repubblicane.

Una puntata di Officina Stampa, quella trasmessa giovedì 6 maggio, che ha visto ospiti d’eccezione: il Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma, il dottor Carlo Iovinella che all’epoca dei fatti era il Capo della Sezione Omicidi della Squadra Mobile della Questura di Roma e il Presidente dell’ANCRI l’associazione degli Insigniti al Merito della Repubblica Tommaso Bove. Una puntata che la redazione di Officina Stampa insieme all’ANCRI ha interamente dedicato alle vittime del terrorismo e a quel periodo della storia d’Italia conosciuto come “Gli anni di Piombo”.

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