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Cronaca

Elena Ceste: confermata in Appello la condanna per Buoninconti, ora si aspetta la Cassazione

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Tempo di lettura 5 minuti Intervista all'Avvocato Donzella che sostiene la Parte Civile con Penelope

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di Angelo Barraco
 
 
TORINO – Confermata in Appello la condanna a trent’anni di carcere per Michele Buoninconti, Vigile del Fuoco di Costigliole d’Asti accusato dell’omicidio della moglie Elena Ceste. Una condanna che comprova ulteriormente quanto già enunciato in primo grado dai Giudici e che oggi la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha enunciato alla luce degli elementi che rendono il piano accusatorio indubbio. E’ stato disposto dalla Corte inoltre il sequestro conservativo del patrimonio di Michele Buoninconti e si tratta di conti correnti e un terzo della casa. L’ex Vigile del Fuoco di Costigliole d’Asti ha scelto il rito abbreviato e in primo grado, ricordiamo, il Giudice Roberto Amerio ha accolto la tesi dell’accusa che chiese il massimo della pena. E’ stato inoltre assegnato un risarcimento di 300mila euro per ciascuno dei quattro figli, 180mila euro per i genitori e per la sorella e un risarcimento di 50mila euro per suo cognato. I legali di Buoninconti si sono espressi così: “Su quanto è accaduto si possono fare solo delle ipotesi. Non è possibile dire come, quando, dove e in che modo Elena Ceste è stata uccisa. E non si può nemmeno dire se sia stato un delitto premeditato, volontario, di impeto o di altro. A nostro avviso non si è trattato nemmeno di un omicidio", forse la scelta di un rito ordinario avrebbe permesso ulteriori accertamenti sulla posizione di Buoninconti  e relative responsabilità al momento del delitto, come e dove è stata uccisa Elena e avrebbe  portato alla luce elementi decisamente più nitidi e meno nebulosi in merito agli avvenimenti di quella notte. Motta di Costigliole D’Asti è un paesino di pochi abitanti dove si conoscono tutti, erano le 8.15 del 24 gennaio 2014 ed Elena Ceste, mamma premurosa e dedita alla casa e alla famiglia, non si sente bene e chiede al marito di accompagnare i figli a scuola. Sono le 8.35 e Michele Buoninconti, dopo aver lasciato i bambini a scuola, racconta a troupe televisive e inquirenti di aver trovato, vicino al cancello, i vestiti di Elena e gli occhiali dalla quale la donna non poteva farne a meno per necessità perché miope, sul tavolo inoltre vi era la fede nuziale. Dov’è Elena? Si domanda Michele, da qui inizia il fitto mistero che in 20 minuti ha tenuto con il fiato sul collo un’Italia che ha sperato fino all’ultimo momento di poter rivedere quella mamma  con i suoi figli. Quei vestiti a terra, vicino al cancello e l’idea di poter vedere la moglie nuda camminare per strada rappresenta per Michele un motivo di vergogna e allora si mette alla ricerca lungo le strade di Costiglione d’Asti ma con esisto negativo. Decide allora di riferire tutto agli inquirenti e aggiunge inoltre che la sera prima della scomparsa era agitata e alla domanda del marito in merito alla causa di tale atteggiamento, rispose che aveva combinato un guaio e di essere sulla bocca di tutti stupendosi di come il marito non ne fosse a conoscenza. Le speranze nel ritrovarla viva e relativi avvistamenti si sono rivelati vani il 18 ottobre successivo venne rinvenuto il corpo di Elena Ceste nel Rio Mersa, a Costigliole d’Asti, un luogo poco distante dalla loro abitazione. Durante il processo di secondo grado è stata ripercorsa in Aula tutta la vicenda passo dopo passo e secondo i Giudici, Buoninconti non sopportava che la moglie cercasse di evadere dalla solita routine quotidiana venendo meno al suo ruolo di “madre e moglie sottomessa che le aveva imposto”. 
 
Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo parlato con l’Avvocato Benedetta Donzella, che ha sostenuto la Parte Civile come Penelope Italia. 
 
– E’ stata confermata in Appello la condanna per Buoninconti…
E’ stata confermata la condanna a trent’anni di reclusione così come disposto in primo grado…
 
– E’ una sentenza che vi aspettavate?
Si, non lo dico con spirito di presunzione ma lo dico alla luce degli elementi che il Pubblico Ministero ha raccolto. Siamo di fronte veramente ad un patrimonio probatorio inattaccabile, granitico e non lo dico neanche con enfasi perché si tratta comunque si un processo indiziario ma indizi così gravi, così numerosi, così qualitativamente elevati  da poter far decidere sia in prima istanza e in appello che l’accusa di omicidio e l’occultamento di cadavere da parte del Buoninconti era più che fondata. 
 
– Quali sono gli elementi che hanno spinto i giudici a confermare la condanna?
Io credo che la motivazione contenuta nella sentenza di primo grado sia veramente un faro. Un Giudice che ha motivato la valorizzazione della prova logica e della prova scientifica in maniera così minuziosa e così chiara da lasciare poco spazio ai dubbi. Nulla è stato tralasciato. 

– Tralasciando l'aspetto giuridico, cosa colpisce di questa storia e cosa rimane?
Elena Ceste era una mamma di quattro figli, era una donna che viveva per la famiglia, sicuramente c’è stato un momento di criticità nel rapporto coniugale tant’è che è vero che Elena Ceste aveva instaurato una sorta di relazione extraconiugale che poi è stata scoperta dal marito, ma lei lo aveva anche confessato. Almeno questo emerge. Questo fatto ha portato il marito che è sempre stato un soggetto che ha deciso tutto ciò che riguarda la famiglia e l’andamento della famiglia, legato anche a convinzioni personali molto conservatrici del ruolo della famiglia e sia del ruolo della donna. Ci hanno fatto riflettere molto alcuni atteggiamenti, per esempio il fatto che lui in estate sospendesse l’assicurazione della macchina della moglie –lei accompagnava i bambini a scuola con la macchina- perché non serve. Lui esercitava questa forma di controllo e non si sono mai registrate delle ribellioni piuttosto che delle prese di posizioni da parte di Elena. Per quanto sia stato sbandierato ai quattro venti che Elena avesse avuto una crisi psicotica, è un’invenzione che ha caratterizzato tutta la linea difensiva del Buoninconti ed è lui che racconta questo episodio di psicosi che dal nostro punto di vista è proprio un alibi per giustificare l’assenza della moglie, il fatto che se ne fosse andata via nel cuore dell’inverno a gennaio, nuda, senza occhiali, senza scarpe, una donna che aveva un’elevata miopia per poi andarsi a rifugiare in un posto assolutamente inaccessibile, pieno di rovi che il Comune non aveva provveduto a pulire per circa 12/13 anni. Questo racconto della fantomatica psicosi di Elena che l’avrebbe condotta a denudarsi e poi andare a morire in 15 centimetri di acqua del Rio Mersa, nasce da qui tutta quella filosofia spicciola che si è consumata sul dramma personale di Elena e che avesse una psicosi. Mai confermata da nessuno, quella consulenza psicologia a posteriori che era stata fatta si basava proprio sul racconto di Buoninconti. L’unica cosa di cui lei aveva paura era quella di essere stata scoperta, di essere sulla bocca di tutti. Il corpo lo abbiamo scoperto per caso, perché il Sindaco di Isola d’Asti aveva deciso di far pulire quel sito perché era infestato da animali.

– Cosa vi aspettate adesso?
Noi ci aspettiamo che la nostra istanza di giustizia sia confermata da qui fino alla definizione perché ricordiamoci, ci sarà sicuramente un terzo grado di giudizio. 

– Secondo lei c’è la remota possibilità che in Cassazione si ribalti tutto?
A me sembra una cosa molto remota e poco verosimile che la Cassazione possa ribaltare tutto. Può darsi che la Cassazione dia delle indicazioni; possa rinviare magari il processo alla sezione di Corte d’Appello per rivedere –facendo un’ipotesi- potrebbe farlo per rivedere qualche punto. Mi sento di dover dire che l’impianto accusatorio granitico dal mio punto di vista esclude questo.  Non dimentichiamo che questa decisione di conferma della sentenza non nasce così; ci sono stati dei Giudici che hanno già valutato l’impianto accusatorio in fase di indagini preliminari. C’è stato innanzitutto il Gip che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare sulla base dei riscontri investigativi, c’è stato il Tribunale del Riesame al quale è andato a ricorrere il Buoninconti che ha confermato la fondatezza di quella misura cautelare, sulla base del riscontro investigativo raccolto; c’è stata la Cassazione che ha confermato la legittimità di quella misura cautelare, c’è stato un Gup nel giudizio di primo grado che ha condannato l’imputato e abbiamo una corta d’Appello che ha confermato la sentenza. Mi sembra che sia un cammino coerente e una decisione che noi riteniamo giusta, doverosa e ci auguriamo che venga confermata anche in Cassazione. 

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Paura in Brianza, auto investe persone al bar

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Momenti di paura poco dopo le 12 a Giussano, in Brianza, dove – a seguito di un incidente stradale – alcune persone sedute all’esterno del bar “River Cafè” di via delle Rimembranze sono state investite da un’auto.

Sette i feriti: il più grave è un 55enne trasportato in elisoccorso all’ospedale Niguarda per una frattura alla gamba

Due persone, un 47enne e un 27enne, sono stati portati a Desio con traumi lievi, altre due persone – un uomo di 35 e una ragazza di 22 – sono state valutate in codice giallo, mentre una 51enne e una signora di 80 anni sono state portate a Monza.
    Sul posto in tutto sono intervenute quattro ambulanze, un’automedica e l’elisoccorso di Como, oltre che i vigili del fuoco. Per collaborare al soccorso sanitario sono state inviate l’autopompa di Desio e i moduli di supporto dei distaccamenti di Seregno e di Lissone. Sono ancora in fase di valutazione – dicono i pompieri – le dinamiche del sinistro. 

Uno stop non rispettato da parte di una donna di 80 anni di Carugo (Como) ha innescato l’incidente che oggi ha provocato il ferimento di alcune persone, sedute ai tavolini di un bar di Giussano (Monza). A quanto emerso l’anziana, dopo aver ignorato la segnaletica, é finita addosso alla Jeep Compass guidata da una 52enne, che é finita a sua volta contro un albero, per poi piombare sui tavolini del bar.

Oltre a quattro clienti del locale, in quel momento seduti per un aperitivo, é rimasto lievemente ferito il titolare del bar, un 28 enne di Giussano. Ad avere la peggio é stato un uomo di 55 anni, trasportato in elicottero all’ospedale Niguarda di Milano, con traumi alle gambe e al bacino, attualmente stabile e fuori pericolo di vita. Anche un altro cliente del bar, di 46 anni, è in condizioni stabili in ospedale a Desio (Monza) con traumi giudicati non gravi. Negli ospedali di Carate Brianza e Verano Brianza sono in osservazione con ferite lievi una 23enne e un uomo. Sulla dinamica dell’incidente è al lavoro la Polizia locale.

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Finlandia, il governo punta a inasprire le norme sui visti per i cittadini russi

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Per il ministro degli Affari esteri finlandese occorre avere le stesse regole in tutta l’area Schengen

I turisti russi possono al momento accedere all’Europa in autobus e in auto attraverso il confine finlandese. Tuttavia, il governo finlandese pensa di rivedere la propria politica sulla concessione di visti turistici ai cittadini russi, secondo dichiarazioni del ministro degli Affari esteri, Pekka Haavisto (Verdi), per le quali il ministero sta preparando nuove misure sulla questione che saranno poi discusse in una riunione programmata dei ministri degli Esteri dell’UE a fine del mese. Per Haavisto, la Finlandia intende inasprire le norme sui visti per i cittadini russi, ma ha osservato che le nuove linee guida devono essere armonizzate con altri paesi Schengen, aggiungendo che non è sufficiente che la Finlandia prenda una decisione del genere [in modo indipendente], occorre avere le stesse regole in tutta l’area Schengen.
Molti politici di tutte i partiti hanno espresso ampio sostegno all’inasprimento dei requisiti per i visti per i russi, sentimenti suscitati dall’invasione russa in corso dell’Ucraina. Tuttavia la Russia ha recentemente messo in guardia che prenderebbe contromisure se la Finlandia interrompesse o limitasse il rilascio di visti turistici ai cittadini russi. Haasvisto ritiene che ci siano alcuni aspetti legali sull’apportare modifiche alla politica dei visti che devono essere affrontati, ipotizzando che priorità delle domande di visto e tempi di elaborazione più lunghi potrebbero essere alcuni dei modi legali per affrontare la situazione, precisando che si potrebbe dare priorità a chi ne abbia veramente necessità. La Finlandia ha già introdotto alcune restrizioni, tra cui il rifiuto di concedere visti per ingressi multipli ai richiedenti per la prima volta e la limitazione del numero di domande a mille al giorno. Le leggi vigenti, tuttavia, impediscono la sospensione totale del trattamento dei visti o l’annullamento di documenti di viaggio già rilasciati.

Sondaggio Yle: la maggioranza vuole a favore del blocco

Nel frattempo, un recente sondaggio Yle condotto da Taloustutkimus, ha rilevato come il 58% su circa 1.000 intervistati, ritiene che la Finlandia dovrebbe smettere di accettare domande di visto turistico da cittadini russi. Al contrario, quasi un quarto si oppone a tale misura, mentre il 18 per cento non ha espresso un’opinione in merito. Coloro che sostengono un divieto del visto turistico includevano principalmente uomini, persone di età compresa tra i 50 ei 64 anni, persone ad alto reddito, nonché elettori del partito di Coalizione nazionale all’opposizione e del partito Finlandese.
In segno di protesta contro la guerra della Russia contro l’Ucraina, la maggior parte dei paesi vicini, tra cui Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, ha smesso di accettare domande di visto turistico negli ultimi mesi. Contrariamente ad altri paesi confinanti, tuttavia,la Finlandia ha continuato a elaborare le domande di visto per la Russia. Il ministero non ha fornito il numero di visti che ha rilasciato ai cittadini russi nelle settimane successive all’allentamento delle restrizioni alle frontiere del Covid questa estate tuttavia, il quotidiano britannico Guardian ha riferito che la Finlandia ha concesso circa 10.520 nuovi visti turistici durante le prime tre settimane di luglio.

Finlandia, ultimo porta per la UE

Con l’UE, che ha bandito gli aerei russi dal suo spazio aereo, il valico di frontiera finlandese è diventato l’ultimo passaggio rimasto per i russi per accedere all’Europa. I visti Schengen consentono di viaggiare nell’intera area Schengen, tuttavia i viaggi devono includere una destinazione principale. Se la Finlandia è l’emittente del visto turistico, ad esempio, la vacanza dovrebbe svolgersi principalmente in Finlandia. “Venire in Finlandia in vacanza e visitare Roma [durante le vacanze], significherebbe comunque che le condizioni per il visto sono soddisfatte”, ha detto a Yle il direttore generale per i servizi consolari del ministero degli Affari esteri, Jussi Tanner. È quasi impossibile per le autorità finlandesi sapere in anticipo se i viaggiatori intendono rispettare le condizioni del visto, ha aggiunto Tanner. “Se si scopre che durante il viaggio del mese scorso in Finlandia il turista ha trascorso tre settimane a Roma, la prossima domanda di visto sarà probabilmente respinta”, ha detto. Un recente rapporto del notiziario in lingua finlandese di Yle ha indicato che la piattaforma di social media Telegram è diventata popolare tra le persone che cercano o offrono servizi di condivisione di viaggi tra Russia e Finlandia. Ad esempio, è stato riscontrato che centinaia di messaggi venivano inviati ogni giorno ad un canale di carpooling, la maggior parte dei quali cercava un passaggio per l’aeroporto Vantaa di Helsinki. Una corsa per Helsinki da San Pietroburgo, ad esempio, costerà al passeggero circa 250 euro. Circa 21.500 russi sono passati attraverso il valico di frontiera nel sud-est della Finlandia durante l’ultima settimana di luglio. Tuttavia, gli abitanti che risiedono nelle zone di frontiera finlandese non sembrano soddisfatti della possibilità di nuove restrizioni ai transiti, poiché il commercio transfrontaliero e le attività connesse costituiscono un importante fonte di reddito, redditi peraltro già molto penalizzati dalla fase bellica e dalle sanzioni reciproche in vigore. In particolare, anche gli operatori turistici sembrano contrari al progetto, proprio per le gravi perdite economiche già subite con le restrizioni da pandemia.

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Cefalù, truffa sul reddito di cittadinanza: tra i 117 denunciati anche pregiudicati per mafia

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I Carabinieri della Compagnia di Cefalù hanno denunciato alla Procura della
Repubblica di Termini Imerese 117 persone per truffa ai danni dello Stato legata
all’ottenimento del reddito di cittadinanza.
I controlli posti in essere dall’Arma dei Carabinieri hanno consentito di documentare,
mediante un accurato percorso di analisi info-investigativa per il periodo compreso tra
novembre 2020 e maggio 2022, l’indebita percezione del reddito di cittadinanza da
parte di beneficiari, tutti residenti nel comune di Cefalù ed in quelli limitrofi delle Madonie, i
quali non erano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente.
Tra i destinatari del reddito di cittadinanza, è stata documentata la presenza di alcuni
piccoli imprenditori, e di alcuni pregiudicati per associazione di tipo mafioso.
Nella maggior parte dei casi la causa dell’illegittima fruizione del sussidio è dovuta alla
mancanza del requisito della residenza.
Il danno stimato all’erario è di circa 1 milione e mezzo di euro.
I denunciati sono stati altresì segnalati all’INPS per la revoca del beneficio, sulla scorta
di quanto documentato nelle indagini.

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