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ELENA CESTE: ECCO COSA HA DETTO MICHELE BUONINCONTI AL GIUDICE

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Tempo di lettura 11 minuti In esclusiva le dichiarazioni spontanee di Michele Buoninconti rivolgendosi al Giudice Amerio

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di Domenico Leccese

Caso Elena Ceste – Michele Buoninconti ha letto in aula, rivolgendosi al Giudice Amerio, le sue dichiarazioni spontanee, praticamente un’arringa lucida e struggente.

Michele Buoninconti ha in pratica sintetizzato, a suo modo, la linea difensiva della sua consulente, la criminologa Ursula Franco che lo assiste dal febbraio scorso, ha raccontato poi delle umiliazioni subite e sottolineato con forza di essere la vittima di un errore giudiziario.

“Signor Giudice, io, Michele Buoninconti, nato a Sant’Egidio del Monte Albino il 28 luglio 1969, vedovo a causa di una tragica fatalità e padre di quattro figli sono la vittima di un errore giudiziario. Mia moglie, Elena Ceste, si è allontanata da casa nuda durante una crisi psicotica il 24 gennaio 2014 ed i suoi resti sono stati ritrovati il 18 ottobre dello stesso anno a poche centinaia di metri da casa nostra, nel letto del Rio Mersa. Già la mattina della scomparsa di Elena, poco dopo essermi recato dai carabinieri della stazione di Costigliole, gli stessi mi si rivolsero chiamandomi Misseri e Parolisi. Signor Giudice, nulla mi accomuna a questi due signori e non credo che lei possa biasimarmi per le parole di disistima rivolte ai carabinieri dopo che gli stessi si erano permessi di darmi dell’assassino in un momento così disgraziato della mia vita”. “Questi stessi carabinieri sono stati la causa prima dell’errore giudiziario, il luogotenente Giuseppe Toledo, il maresciallo capo Michele Sarcinelli ed il carabiniere scelto Stefano Trinchero disconoscendo la psichiatria non hanno creduto alle mie parole, alle parole di uomo disperato alla ricerca di sua moglie, si sono convinti, a torto, che Elena non potesse essersi denudata ed allontanata da casa con le sue gambe in preda ad una crisi psicotica.
Non solo la mia consulente, ma ben prima i periti dell’accusa hanno concluso che mia moglie era psicotica ed allora perché attribuirmi la sua morte? Elena non era mai stata sottoposta a terapia farmacologica in quanto nessuno di coloro che l’aveva avvicinata nei mesi di ottobre e novembre 2013 aveva riconosciuto in lei i sintomi della psicosi. Signor Giudice, non si guarisce dalla psicosi senza una terapia specifica”.

“All’indomani dei risultati dell’autopsia sui resti di mia moglie sono stato arrestato e da allora mi trovo in carcere, perché? Le ricordo che mi è stato perfino impedito di assistere ai funerali di mia moglie con i miei figli, non lo trova imperdonabile? Riguardo alla causa della morte, i medici legali non sono giunti a determinarla ed hanno escluso la maggior parte delle cause di morte violenta ed allora le chiedo ancora perché io sono stato arrestato e mi trovo qui davanti a lei? Al momento del ritrovamento dei resti di mia moglie non ho nominato un consulente medico legale perché non avevo nulla da temere non avendola uccisa, ma la procura di Asti evidentemente non è quella di Aosta e cercava, a tutti i costi, un responsabile in carne ed ossa. Perché cercare dai medici legali una risposta precisa se gli stessi non sono stati in grado di darla analizzando i soli resti della povera Elena quando attraverso l’analisi delle risultanze delle indagini si poteva giungere facilmente alla causa della morte di mia moglie? L’ipotesi dei medici legali dell’accusa rimane limitata all’analisi dei resti di Elena mentre le indagini allargano la prospettiva, permettono di escludere l’omicidio ed accreditano la tragica casualità. Signor Giudice, se i medici legali avessero avuto certezza dell’asfissia, secondo lei, non avrebbero scritto: Causa della morte: omicidio per asfissia? O mi sbaglio?

Signor Giudice, io mi trovo davanti a lei senza un motivo vero, non c’è alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa e la procura non può provarlo, né ora, né mai, semplicemente perché non è accaduto”. “Ma davvero lei crede che sia possibile che io con una mano abbia serrato gli orifizi di mia moglie per sei lunghissimi minuti, un tempo interminabile, senza che lei si difendesse, senza che lei provasse a togliermi la mano, senza che mi mordesse o mi graffiasse, allungando così inesorabilmente i tempi del presunto omicidio? Lei è a conoscenza che questa modalità omicidiaria, che si chiama soffocazione diretta, si vede raramente negli omicidi di soggetti adulti sani in quanto è difficile mantenere la compressione degli orifizi aerei nell’individuo che si difende vigorosamente, così come si legge nel libro di Medicina Legale di Clemente Puccini, tanto amato dai medici legali dell’accusa, i quali però hanno accusato la mia consulente di non dire il vero quando la stessa durante l’udienza l’ha citato riguardo a questo tipo di soffocazione?”.

“Elena delirava e sentiva le voci quella notte e si picchiava in testa, non me lo sono inventato, questa crisi psicotica si ascrive perfettamente nel quadro dei suoi disturbi precedenti, quei disturbi di ottobre e novembre, li chiami crisi psicotica come l’accusa o pensieri ossessivi persecutori come la consulente della difesa.
Quella mattina con i miei figli ho lasciato Elena a casa verso le 8.10 e, circa 35 minuti dopo, Elena non c’era più e la casa era nelle stesse condizioni in cui l'avevo lasciata, nonostante Elena fosse rimasta per fare le faccende domestiche. Secondo lei mia moglie rimase in casa 35 minuti senza fare niente o si allontanò subito dopo che la vide la signora Riccio in cortile, come vuole la logica? Se Elena fosse rimasta in casa, avrebbe rifatto tutti i letti e sistemato la cucina, di sicuro non avrebbe perso tempo, sapendo che avrebbe dovuto sistemare la casa, recarsi dal dottore e preparare il pranzo per sei persone.
Elena non stava bene, per questo non accompagnò i bambini a scuola quella mattina, per questo saremmo dovuti andare dal dottore e per questo si allontanò. Elena era vestita di tutto punto con abiti che profumavano di pulito ed era solita farsi la doccia alla sera. Quella mattina, Signor Giudice, Elena non si fece la doccia, non la trovai nuda e non la uccisi, è un’accusa falsa ed infamante e priva di fondamento”.

“Ci vogliono le prove per condannare un uomo, e la procura non le ha perché non esistono, non si può trasformare a piacimento un innocente in un colpevole, tra l’altro, di un omicidio che non c’è stato”. “Vede Signor Giudice, sono riuscito a sopravvivere all’ingiustizia grazie alla forza della verità, una verità che nessuno potrà mai togliermi, nessuno potrà mai modificare i fatti di quella mattina che saranno uguali a se stessi in eterno essendo già accaduti”. “Il 24 gennaio 2014 non ho ucciso la madre dei miei figli e non ho occultato il suo corpo. Quella mattina, dopo essere tornato a casa ed aver cercato Elena in cortile e dentro l’abitazione, ho chiamato la vicina Marilena Ceste e poco dopo l’altro vicino Aldo Rava, dopo la telefonata senza risposta ai Rava mi sono recato da loro, saranno state più o meno le 9.00, mi ha visto Marilena Ceste dalla finestra mentre beveva il caffè, ha pensato che parlassi con Aldo Rava, invece in quell’occasione Aldo non ha udito il citofono, così come non aveva sentito il telefono, ma i citofoni non hanno memoria, non si possono richiederne i tabulati!”.

“Signor Giudice, non vorrei ridurmi a dire quello che mi accingo a dire ma vi sono costretto: non c’è assolutamente nulla che provi questo presunto osceno occultamento, non sono stati trovati segni del trasporto di un cadavere in auto, né alcun segno su di me prodotto dai rovi o macchie di fango sui miei vestiti o fango sulle mie scarpe, nonostante io sia stato accusato di aver occultato un corpo sotto il fango in una zona abitata dai rovi. E poi, non le pare impossibile che io abbia potuto, come sostiene l’accusa, aver occultato un corpo in quel modo in soli due minuti?
Nessuno occultò il cadavere di Elena, mia moglie si nascose in quel rio con tutta probabilità entrando a monte del tubo di cemento per raggiungerlo, Elena era stanca, non aveva dormito ed aveva passato la notte a delirare, una volta sentitasi al sicuro si addormentò, lo stato soporoso ed il coma subentrarono al sonno a causa dell’ipotermia e la portarono a morte. Signor Giudice, la presenza dell’acqua in quel rio favorì l’assideramento, particolare che mi sembra sia sfuggito ai tre medici legali in aula lo scorso 22 luglio!”.

“Signor Giudice, come avrà avuto modo di leggere sulle carte, io non avevo alcun motivo per uccidere mia moglie. Un presunto motivo se lo sono inventato i miei accusatori ma non l’hanno provato, il loro libero convincimento non ha alcun fondamento, l’accusa si è inventata una crisi matrimoniale che non c’è mai stata, non ho mai avuto una discussione con Elena, né mia moglie si è mai lamentata di me con nessuno, né ha mai parlato con me o con altri di divorzio, non ero a conoscenza dei suoi presunti tradimenti, mia moglie era malata, si sono approfittati di lei e nonostante in molti avessero compreso il suo disagio nessuno dei suoi confidenti me lo ha mai comunicato. Elena, a me, fino al pomeriggio del 23 gennaio ha tenute nascoste le sue paure”.

“Come è possibile che nella richiesta di applicazione della misura cautelare  a pag. 131 la dottoressa Deodato concordi con me sul fatto che il contenuto dei messaggi inviati da Silipo a mia moglie era innocuo ed al contempo li consideri il movente di un omicidio?
Non è anche per lei l’ennesima offesa al buon senso? Io quei messaggi non li lessi il giorno 21 e non mi fecero alcun effetto il giorno 23 quando mia moglie me li fece leggere.
Come sostiene anche la Deodato, sempre a pag. 131 dello stesso documento, Elena non rispose a quei messaggi ed appariva semplicemente il bersaglio di attenzioni non gradite, null’altro”.

“La mia vita è ormai un libro aperto e non c’è nulla di cui io non vada orgoglioso, ho solo il rimorso di non aver capito l’entità del disagio psichico di mia moglie quella notte e di non aver chiamato un medico.
Non ho creduto ai suoi tradimenti ed ho ancora difficoltà a crederci, ritengo che Elena abbia piuttosto frequentato soggetti che si sono approfittati di lei in un momento di debolezza e quando si sono accorti delle sue difficoltà hanno taciuto.
Ha taciuto anche don Roberto, non mi ha voluto riferire che cosa gli avesse confidato Elena, a me, suo marito, ma lo stesso Don Roberto non ha avuto remore a rilasciare interviste televisive dove si è aperto invece con i giornalisti e ciò mi ha profondamente addolorato”.

“Mi si accusa di depistaggi e di aver premeditato tutto in quanto conosco le tecniche di ricerca. Davvero lei può credere che io avrei potuto prevedere che i cani dei gruppi cinofili non avrebbero trovato mia moglie a due passi da casa nostra? Crede davvero che io fingessi di cercare Elena in auto a velocità moderata con il finestrino abbassato sulla strada da Govone o crede forse semplicemente che la cercassi come vuole la logica? Crede davvero che se avessi ucciso mia moglie avrei perso tempo al telefono ed avrei chiamato i vicini prima di occultarne il corpo a poche centinaia di metri da casa? Niente di ciò che sostiene l’accusa è sorretto dalla logica, non chiamai i vicini per  preordinarmi una linea difensiva, li chiamai semplicemente perché non trovavo mia moglie. Se avessi ucciso Elena e subito dopo avessi chiamato la vicina, chi mi avrebbe garantito che Marilena Ceste dopo la mia telefonata delle 8.55.04 non sarebbe uscita a cercarla verso l’area del Rio Mersa dove secondo la procura io nascosi il suo corpo?

Perché, se l’avessi uccisa, avrei dovuto avere fretta di denunciare la scomparsa di Elena ai vicini, ai suoi familiari ed ai carabinieri?
Crede davvero che sia possibile che un assassino al suo primo omicidio uccida e nel giro di pochi secondi sia pronto ad occultare il corpo della sua vittima e che in quel frangente chiami i vicini?
Solo io trovo la ricostruzione della procura illogica o anche lei?
Crede che io abbia un ruolo in ciò che ha riferito mio figlio Giovanni, o che la madre gli prospettò una fuga poco prima che lo accompagnassi a scuola e che Elena purtroppo già premeditasse di scappare?”.

"Mi sono chiesto, rileggendo per l’ennesima volta l’ordinanza del Giudice Marson, poi l’ordinanza dei tre Giudici del riesame ed infine la richiesta di giudizio immediato dello stesso Giudice Marson, come sia possibile che se il Giudice Marson ha ritenuto nell’ordinanza la premeditazione fondante, dopo che è stata esclusa con vigore dai giudici del riesame, smontando così in gran parte il castello accusatorio, il suddetto Giudice abbia richiesto, nonostante tutto, il mio rinvio a giudizio? Signor Giudice,  la verità è che io sono stato rinviato a giudizio perché nessuno si è spiegato diversamente la morte di mia moglie se non per mano mia, ma ora che esiste una spiegazione alternativa logica e plausibile, cui tra l’altro si confanno tutte le risultanze investigative perché sono ancora in carcere? Perché sono stato costretto a raggiungere quest’aula ammanettato? La prego, me lo spieghi lei!”.

“Come è possibile Signor Giudice che nell’ordinanza del Giudice Marson si descriva il luogo in cui sono stati ritrovati i resti di Elena come impraticabile, inaccessibile, impervio e difficilmente raggiungibile ad un soggetto per nascondervisi, e questo alle pagine 15  e 17, ed invece solo alla pagina 29 della stessa ordinanza il luogo sia descritto come agevole per un’attività di occultamento? Come possono variare così drasticamente le condizioni dei luoghi agli occhi dello stesso Giudice nella stessa ordinanza?
Impervie per nascondervisi, agevoli per occultare. Non è indubbio, anche secondo lei, che quali che fossero le condizioni del Rio Mersa, il letto del rio sarebbero stato sempre più facile da raggiungere da parte di un singolo nell’atto di nascondersi piuttosto che da parte di un soggetto intento ad occultare un ingombrante cadavere?”.

“Ed ancora all’indomani del ritrovamento dei resti della povera Elena sono stato accusato di non aver rivelato di essere stato in quel luogo quella mattina. Ho cercato mia moglie dappertutto, non avrebbe avuto senso fare un elenco dettagliato dei luoghi battuti.
Sono stato anche accusato di aver rivelato di essere stato lì per un preciso motivo, ma come lei ben sa non ho mai avuto alcun motivo di giustificare a nessuno la mia presenza nei pressi del Rio Mersa, non esiste, Signor Giudice, una fatidica ‘pregressa mancata rivelazione’, sono rimasto semplicemente basito nel momento in cui ho saputo che avevano ritrovato i resti di Elena in un luogo dove l’avevo cercata. E’ capitato a tutti di dire parole simili alle mie dopo aver ritrovato un oggetto smarrito in un luogo dove lo si era già cercato. Per me, Signor Giudice, è stato un enorme dolore apprendere di essere stato vicino a trovare Elena quella mattina e di non essere riuscito a salvarla e sarà per sempre il mio cruccio”.

“Signor Giudice, sono stato sottoposto in carcere ad una perizia psichiatrica. Come è possibile che in un paese libero come il nostro un innocente venga sottoposto a questa umiliazione? Allo psichiatra che mi ha analizzato, al dottor Pirfo, contro ogni protocollo di tutela di un sospettato e poi di un indagato, la dott.ssa Deodato ha fornito gli atti dell’accusa prima che mi incontrasse, le testimonianze, l’ordinanza e, ahinoi, pure le annotazioni dei carabinieri di Costigliole. Come può il giudizio del dottor Pirfo dopo tali letture essere stato scevro da pregiudizi? Egli ha letto tra l’altro solo gli atti dell’accusa, non essendo ancora disponibile la perizia criminologica della difesa, il dottor Pirfo si è fatto così involontariamente un’idea preconcetta dei fatti occorsi il 24 gennaio 2014. La sua disposizione nei miei confronti era viziata, non libera da pregiudizi come avrebbe dovuto essere e le conclusioni della sua consulenza proprio per questo motivo non hanno alcun valore scientifico. Egli ha redatto semplicemente una perizia ‘di parte’, nel senso dispregiativo del termine.

Lei sa che quattro relazioni, tra l’altro riportate nella perizia dello stesso dottor Pirfo, sul giudizio di idoneità al servizio personale di ruolo di vigile del fuoco, redatte nel 2002, 2006 e nel 2009 concludevano che il mio sistema neuropsichico era integro, mentre nell’ultima relazione redatta in data 30 luglio 2013, sei mesi prima della scomparsa di Elena, dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Cuneo si legge: ‘… dai contenuti riferiti e dall’osservazione diretta della persona non si rilevano segni evidenti di psicopatologie in atto. Dagli stessi contenuti non si rilevano segni evidenti di deficit e disagi psicologici in atto’ .
Non vi è quindi all’anamnesi, un’anamnesi che copre più di dieci anni e tutta riferibile all’età adulta, nulla che supporti assolutamente le conclusioni del dottor Pirfo, quanto piuttosto il contrario. Vede, il disturbo che mi è stato diagnosticato dal dottor Pirfo è un disturbo di personalità ed ogni disturbo di personalità è un modello inflessibile e pervasivo di personalità che affligge un soggetto nell’età adulta in modo permanente, quindi tale disturbo avrebbero dovuto già diagnosticarmelo nel corso degli esami neuropsichici cui mi hanno sottoposto i vigili del fuoco in precedenza. Signor Giudice, non crede anche lei che qualcuno si sbagli?
Non si sbaglia la procura a pensare che Elena fosse guarita pur senza fare alcuna terapia e che io mi sia invece improvvisamente ammalato di un disturbo di personalità che rende coloro i quali ne sono affetti capaci di uccidere?”.

“Sono stanco Signor Giudice di lottare contro le ingiuste accuse che mi sono mosse, sono più di 9 mesi che mi trovo in carcere accusato di un infamante omicidio che non ho commesso, le chiedo di porre fine a questo strazio per i miei figli,
per me e per Elena che non avrà pace finché tutta la verità non verrà fuori.
Signor Giudice, sono stato privato senza motivo della libertà e sottoposto ad impensabili umiliazioni.

Lei crede che coloro che mi hanno condotto qui, di fronte a lei,  ignorando la verità e qualsiasi giustizia saranno mai in grado, una volta che sarò fuori, di ridarmi la mia vita passata?
Come potrò Signor Giudice, dopo la distruzione che i responsabili di questo errore giudiziario hanno aggiunto al dolore per la perdita della loro madre, ricostruire il rapporto con i miei figli ormai violato per sempre dalle calunnie e dal sospetto?
E’ con profondo rispetto che glielo chiedo: Non si renda complice, Signor Giudice, di questo errore giudiziario, sia il primo rappresentante di questo sistema, che garantista non è, a guardare i fatti dalla giusta prospettiva, non aggiunga dolore al dolore, non rallenti l’esplosione della verità e della giustizia, non permetta che un solo giorno in più di carcere scontato da un innocente pesi sulla sua coscienza, mi faccia tornare a crescere i miei figli, ne ho il diritto”.

Castelli Romani

Monte Porzio Catone, elezioni: intervista a 360° a Francesca Giusberti

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Francesca Giusberti, classe 1980, sposata con due figlie, di 8 e 3 anni, candidata al Consiglio Comunale con la lista Cambia con me Monte Porzio per Carla Carletti sindaca.
Come mio solito, prima di farci quattro chiacchiere, ho dato una “sbirciata” al suo profilo facebook e c’è una cosa che mi ha immediatamente colpito …
… Francesca, ci diamo del tu? vedo che abbiamo un’amicizia in comune davvero importante, si chiama Patrizia ed ha insegnato al Liceo Classico Marco Tullio Cicerone di Frascati … non mi dire!
Anche tu hai frequentato la “mitica” (non me ne vogliano gli altri) sezione C?
(sorride) Patrizia, Annamaria e Maria Barbara (le professoresse Patrizia Pezzini, Annamaria Duranti e Maria Barbara Guerrieri n.d.s.) sono tutte le mie prof. che approfitto per salutare se mi leggono!
A onor del vero, al liceo, la mia grande timidezza non mi permetteva di “brillare” agli occhi dei professori, ma i loro insegnamenti e stimoli hanno contribuito a creare il bagaglio culturale che mi porto dentro e ancora le ringrazio.
Con i compagni eravamo molto legati e lo siamo tutt’ora (tira un sospiro di emozione) quanto ci siamo divertiti; sono stati anni intensi e irripetibili!

Ma lo sai che la nostra scuola è fucina di personaggi che, oggi, hanno una rilevanza sia livello regionale – e non ti nascondo che sono una tantissime – nazionale, ti cito ad esempio Ascanio Celestini, Emanuela Fanelli che di recente ha vinto il David di Donatello come migliore attrice non protagonista e poi tanti tanti altri … ma niente niente dobbiamo iniziare a pensare al nostro liceo come una novella Howard University in salsa castellana?
(la mia risata la contagia) Me lo auguro! La presenza di un valido liceo classico in un territorio come il nostro, intriso di cultura classica, appunto, è fondamentale per le nuove generazioni.
Torniamo a noi: sempre nel tuo profilo ho letto che hai frequentato l’École Nationale Supérieure d’Architecture de Versailles una tra le più importanti scuole di architettura francese.
Dopo questa esperienza formativa cosa ti ha spinto a tornare in Italia?

L’ esperienza in Francia è stata formativa a 360 gradi e quando si sta fuori la tentazione di andarsene dall’Italia è tanta, soprattutto per le opportunità lavorative.
Ma proprio durante il soggiorno all’estero ho realizzato, con mia grande sorpresa, di avere un forte senso di appartenenza al nostro territorio e alla nostra comunità!
Come si fa ad andarsene da qui? Per secoli questi Colli sono stati la meta prediletta per la “villeggiatura” delle famiglie patrizie romane prima, dai Papi in seguito, grazie alla posizione, al clima e alla natura rigogliosa, fino al Grand Tour, di cui questi luoghi sono stati una tappa obbligata per i giovani artisti di tutta Europa.
Oggi c’è la necessità di valorizzare al meglio tutto questo potenziale e ho scelto di restare per poter dare un mio contributo

“Le mie ballate, ma anche le opere per il quartetto, nascono dal desiderio di raccontare storie, di raccontare quello che mi succede e quello che vedo intorno a me. Un po’ alla maniera dei cantastorie. Ho sempre amato raccontare delle storie!”
Questa è una delle frasi di Giovanna Marini, recentemente scomparsa e che scelse, nel corso della sua vita, di vivere a Monte Porzio Catone.
Sempre sul tuo profilo ho letto la tua commozione ed il tuo grazie alla sua immensa opera: che insegnamento possiamo tramandare di questa donna straordinaria e quanto questo è stato fondante della tua carriera politica?

Giovanna Marini è stata una vera pioniera nel suo campo: ha girato l’Italia negli anni ’70 con il suo registratore, determinata a scoprire e raccontare una cultura popolare fino ad allora considerata di “basso” livello, attraverso la musica ed i canti. «Cercavo i suoni» diceva «ho trovato le persone».
La sua grande umanità dovrebbe essere di ispirazione per ogni politico e amministratore: partire dal basso ed ascoltare le persone!

Sabato 11 maggio dal palco della presentazione della lista hai fatto una affermazione che mi ha colpito: “bisogna mantenere integro il nostro territorio che è eredità dei nostri antenati”.
A conti fatti sembrerebbe impossibile perché uno sviluppo urbanistico impatta sempre con l’ambiente circostante.
Ma è possibile coniugare sviluppo con la preservazione del territorio e se si, come?

Posto che la preservazione del paesaggio deve essere considerata come una costante irrinunciabile, la grande sfida è proprio questa: pianificare per trovare un equilibrio tra la tutela e le REALI esigenze di sviluppo del territorio, assumendo come parametro fondamentale le effettive necessità di sviluppo edilizio e non gli interessi privati dei proprietari dei terreni.
Il Pubblico si dovrebbe preoccupare di soddisfare la domanda di edilizia a basso costo, qualora esistente, per le classi meno abbienti, le giovani coppie, e di dotare la città di tutti gli standards ed i servizi necessari al benessere sociale della cittadinanza.

Nell’ultimo quinquennio insieme a Carla Carletti, che oggi è la candidata sindaca della tua lista, siete state opposizione alla amministrazione uscente di Monte Porzio Catone.
Che esperienza hai maturato in questo periodo?

All’opposizione ci si fa le ossa, si fa più fatica perché è necessario seguire tutta l’attività amministrativa cercando di rappresentare al meglio le istanze dei cittadini che si è chiamati a rappresentare.
Non è sempre facile, ma si impara molto ed è fondamentale come esperienza se si vuole amministrare.
Cosa, secondo te, cosa poteva essere fatto meglio durante questa ultima amministrazione?
Molto. Considerando l’enormità di fondi pubblici piovuti sui Comuni dalla pandemia in poi.
Credo che siano state trascurate tante priorità per realizzare delle opere inutili e in alcuni casi dannose: mi riferisco ai marciapiedi ridotti e agli alberi tagliati per fare posto ad una manciata ti posti auto; ai lavori in zona Pratoni che vedono raddoppiare una strada da una a due corsie, in un bosco di castagni e querce: ma a che serviva?
Nessuna sensibilità sui temi del paesaggio e del verde urbano, zero manifestazioni culturali degne di nota, molti problemi non risolti sulla raccolta differenziata e sull’assenza del segnale telefonico, etc..
È mancata anche la programmazione, che ha comportato anche lo spreco di danari pubblici: penso al piazzale don Milani, rifatto con fondi regionali e smantellato poco dopo in gran parte per fare posto all’asilo nido finanziato dal PNRR (per fare un esempio!). Sull’urbanistica poi, sono arrivati segnali preoccupati: tentativi di portare avanti alcuni piani integrati di privati che andrebbero ad impattare nelle zone del Frascati doc, Pilozzo e limitrofe, tutelate da PRG e PTPR; altri goffi tentativi di cambi dei destinazione d’uso a residenziale camuffati da rigenerazione urbana.
Questo è un argomento cruciale, soprattutto se dovessero tornare ad amministrare, avranno tutto il tempo per stravolgere irreversibilmente l’assetto del territorio.

Alla fine di dicembre dello scorso anno intervistando Carla Carletti feci questa domanda:
Sembra che la politica ormai stia iniziando a declinarsi al femminile (e personalmente dico “meno male”).
Secondo Lei è giunto il momento storico perché Monte Porzio Catone possa avere finalmente un “sindaco donna”? E magari, senza indugi, Lei ci ha “fatto un pensierino”?

Oggi Carla è la prima donna candidata sindaca di Monte Porzio Catone. Che valore aggiunto può portare una donna alla politica ed, in particolare, una donna come Carla?
Sarebbe ora che nel nostro Comune venga sfondato il famoso “tetto di cristallo” e spero che Carla, senza indugio, veda premiato il suo coraggio di metterci la faccia!
Oltre alla candidata Sindaca e la sottoscritta, la squadra è composta da tante donne: Adriana, Alice, Eva e Martina, tutte candidate validissime; gli elettori avranno l’imbarazzo della scelta.
Chiunque conosce Carla può garantire sulla sua solidità morale, la capacità di entrare in empatia con la gente ed il suo autentico altruismo. Fin da ragazzina ha mangiato “pane e politica” ed è stata capace di costruire una squadra competitiva, con il giusto mix di esperienza e innovazione nelle sue componenti. Per la sua formazione ed il lavoro che svolge, secondo me, potrà dare un grande valore aggiunto nell’ambito del sociale, della scuola e dell’inclusione.
Hai notato che ai nostri comizi c’era l’animazione per i bambini? Può sembrare banale, ma questo piccolo accorgimento ha permesso a molte famiglie di partecipare serenamente ad una manifestazione pubblica. Un approccio sensibile che può fare la differenza se applicato ai grandi temi.

Il mio format prevede che alla fine dell’intervista ci sia la solita domanda dei desideri, neanche te puoi esimerti dal farlo:
che sogno vorresti realizzare per te o per la tua famiglia e che sogno vorresti far realizzare per la tua Monte Porzio Catone?

In generale vorrei tanto che Monte Porzio torni a brillare nel panorama culturale dei Castelli Romani e nell’ immediato, mi auguro di vincere le elezioni, per guidare questo rilancio del Paese con Carla e la nostra squadra!

Quella fucina di sapere che è stato il mio Liceo, il Marco Tullio Cicerone di Frascati, ha “sfornato” un’altra “eccellenza” e posso dire di esserne personalmente felice. Segno tangibile che il nostro territorio, tante volte bistrattato da noi stessi continua a creare personaggi davvero importanti.
Un grazie a Francesca ed un grosso in bocca al lupo.

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Ambiente

Anbi, concorso fotografico “Obiettivo Acqua”: vincono Lazio e Toscana

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Sono la toscana Pamela Doretti (con lo scatto “Splash” nella categoria “colore”) ed il romano Franco Tulli (con lo scatto “L’impero dell’Acqua” nella sezione “bianco e nero”) i vincitori della 5° edizione del Concorso Fotografico Nazionale “Obiettivo Acqua”, organizzato da ANBI, Coldiretti e Fondazione Univerde.
Oltre 800 sono state le opere concorrenti a testimonianza del crescente successo del contest, che ha, come protagoniste, diverse sfaccettature della risorsa idrica.
“Non bisogna dare per scontata la disponibilità d’acqua ed il concorso serve a ricordare la vitale funzione della risorsa – ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e elle Acque Irrigue (ANBI) – E’ altresì necessario riprendere una politica di programmazione degli interventi per uscire dalla logica degli stati d’emergenza e va trovato un giusto equilibrio fra agricoltura ed ambiente, facce imprescindibili di una realtà chiamata territorio.”
“Senza acqua non può esserci nè qualità, né quantità in agricoltura; non solo: l’acqua è elemento determinante per la bellezza dei nostri territori – afferma Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti – Per questo occorre programmare investimenti per efficientare le infrastrutture idriche esistenti e realizzarne di nuove, consapevoli che la gestione dell’acqua è fondamentale anche per la manutenzione del suolo: servono bacini di accumulo, che abbinino prevenzione idrogeologica e disponibilità irrigua. In questo, chiediamo più coraggio alla politica.”
“Il concorso fotografico Obiettivo Acqua ci ricorda la necessità di dare impulso ad azioni concrete per la conservazione e la gestione sostenibile degli ecosistemi, che devono continuare a prosperare – aggiunge Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente di Fondazione UniVerde – Dobbiamo essere più responsabili nei confronti dei paesaggi d’acqua dolce, tutelarli dalle frammentazioni, dalla cementificazione e dal degrado causato dagli inquinamenti. L’uso insostenibile dei territori sta portando molti ecosistemi pericolosamente vicini al collasso: è ancora possibile passare a pratiche più sostenibili per la qualità dell’acqua, ripristinando anche la salute del suolo; i paesaggi con un ciclo idrologico funzionante forniscono acqua e cibo, sostengono la biodiversità e contribuiscono alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici.”
Alla premiazione sono intervenuti anche Nazario Palmieri, Generale Comandante Carabinieri Tutela Forestale e Parchi; Aldo Mattia, Componente Commissione Ambiente Territorio Camera; Vincenzo Gesmundo, Segretario Generale Coldiretti; Francesca Salvemini, Capo Segreteria Tecnica Ministero Ambiente Sicurezza Energetica.
Durante la cerimonia conclusiva, svoltasi a Roma in Palazzo Rospigliosi, sono state assegnate anche 9 menzioni speciali: “Le forme dell’acqua” al lavoro dell’umbro Fulvio Sudati per l’immagine “Rugiada”; “Un tesoro per l’uomo” al toscano Flavio Vieri per la fotografia “Sentieri curvi”; “Crisi climatica: difendere l’acqua – difendersi dall’acqua” al romagnolo Massimo Cavallari per lo scatto “Alluvione Maggio 2023: cascina nelle campagne di Lugo completamente isolata”; “Acqua fonte di cibo” dalla Fondazione Campagna Amica all’emiliana Donatella Drovandi per lo scatto “I prati di Sara”; “A due ruote lungo l’argine” dalla F.I.A.B. (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) al lombardo Marco Carè per l’opera “Tramonto sull’argine dell’Oglio”; “Scatti d’acqua, lo scorrere perpetuo da ANBI E.R. alla romagnola Elena Ghini per l’immagine “Alluvione in Romagna – Maggio 2023”; “Come ti cucino il Consorzio: acqua dolce, dal canale alla tavola” da ANBI Liguria al genovese Vittorio Ricci per la fotografia “Val Gargassa”; “Lombardia, una regione disegnata dall’acqua” da ANBI Lombardia al bresciano Andrei Domanin per lo scatto “Lago di Garda”; “Myacqua” da ANBI Marche alla pesarese Paula Castelli per l’opera “Nell’acqua, sull’acqua”.
“La cultura dell’acqua è uno dei tasselli della strategia ANBI per incentivare l’adattamento alla crisi climatica e che si fonda anche su nuove infrastrutture idriche, efficientamento di quelle esistenti ed investimenti in innovazione – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – La nostra azione non si ferma e sabato prossimo, 18 Maggio, in tutta Italia inizierà la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione.”

Ufficio Comunicazione:
Fabrizio Stelluto (tel.cell.393 9429729)
Alessandra Bertoni (tel.06 84432234 – cell. 389 8198829)

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Salute

Intelligenza artificiale e Aziende Sanitarie Locali: Quale futuro per la Sanità?

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L’intelligenza artificiale (IA) ha rapidamente guadagnato terreno nel settore sanitario, offrendo nuove possibilità e rivoluzionando le pratiche mediche tradizionali. Questa innovazione non riguarda solo le grandi istituzioni sanitarie, ma anche le aziende sanitarie locali stanno beneficiando delle potenzialità dell’IA. In questo articolo, esploreremo i benefici dell’IA per le aziende sanitarie locali e discuteremo il futuro promettente della sanità grazie a questa tecnologia.

Una delle principali aree in cui l’IA sta portando benefici significativi alle aziende sanitarie locali è nella diagnosi e nel trattamento precoci delle malattie. Grazie alla capacità di analizzare grandi quantità di dati clinici e di imaging, l’IA può aiutare i medici a identificare segnali precoci di patologie come il cancro, le malattie cardiache e il diabete. Questo consente interventi tempestivi che possono migliorare notevolmente le prospettive di guarigione dei pazienti e ridurre i costi associati a trattamenti più invasivi o avanzati.

Ottimizzazione dei Processi Operativi

Le aziende sanitarie locali devono affrontare sfide complesse legate alla gestione dei pazienti, alla pianificazione delle risorse e all’ottimizzazione delle operazioni quotidiane. L’IA può svolgere un ruolo fondamentale nell’ottimizzare questi processi, ad esempio attraverso sistemi di programmazione intelligente che riducono i tempi di attesa per gli appuntamenti, o mediante l’analisi predittiva che aiuta a prevedere le necessità di personale e di risorse in base alla domanda prevista.

Personalizzazione dei Trattamenti

Ogni paziente è unico e risponde in modo diverso ai trattamenti medici. L’IA consente alle aziende sanitarie locali di offrire cure personalizzate e mirate, analizzando i dati genetici, clinici e comportamentali dei pazienti per identificare il trattamento ottimale per ciascuno. Questo approccio mirato non solo migliora i risultati clinici, ma riduce anche gli sprechi di risorse e i costi associati a trattamenti inefficaci.

Telemedicina e Assistenza Remota

L’IA sta rivoluzionando anche la telemedicina e l’assistenza sanitaria remota, consentendo alle aziende sanitarie locali di raggiungere pazienti al di fuori delle tradizionali strutture ospedaliere e ambulatoriali. Attraverso chatbot alimentati da IA, consulenze virtuali e monitoraggio remoto dei pazienti, le aziende sanitarie locali possono fornire un accesso più ampio ai servizi sanitari e migliorare la continuità delle cure.

Ricerca e Sviluppo di Nuove Terapie

Infine, l’IA sta rivoluzionando la ricerca e lo sviluppo di nuove terapie mediche. Attraverso algoritmi di apprendimento automatico, è possibile analizzare enormi database di dati molecolari e clinici per identificare nuovi bersagli terapeutici e sviluppare farmaci più efficaci e sicuri. Questo apre la strada a nuove scoperte e terapie innovative che possono trasformare radicalmente la pratica medica.

L’intelligenza artificiale offre un potenziale enorme per migliorare le prestazioni delle aziende sanitarie locali e per trasformare il futuro della sanità. Dalla diagnosi precoce alla personalizzazione dei trattamenti, dalla gestione operativa alla ricerca di nuove terapie, l’IA sta cambiando il modo in cui le aziende sanitarie locali forniscono cure e servizi ai loro pazienti. Con un utilizzo responsabile e strategico dell’IA, possiamo aspettarci un futuro in cui la sanità sia più efficiente, efficace e accessibile per tutti.

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