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Editoriali

Gentiloni in India e il caso Marò: vergogna no limits

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Che questo governo, e questo partito che ha la maggioranza soltanto in aula, ormai, avesse certe caratteristiche, ci eravamo già convinti guardando l’ex-premier Matteo Renzi. Il quale, volendogli fare un appunto sulla questione dei Marò, non aveva emesso il minimo fiato, glissando, come suo costume, su questioni scabrose come quella. Per riassumere: tutto incomincia quando gli Indiani, con una falsa notizia riguardante uno scafo di presunti pirati – che all’epoca imperversavano in quei mari – attirano in un’imboscata la Enrica Lexie, costringendola ad invertire la rotta e a far tappa nel porto di Kochi.
I due marò in servizio antipirateria, – per il quale riceveranno un bonus di 15 euro al mese, mentre il governo italiano che li mette a disposizione prenderà molto di più dalle imprese armatoriali che ne utilizzano il servizio – i sottufficiali Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, due S. Marco, cioè l’eccellenza delle nostre Forze Armate, sono indotti a scendere dalla nave, con la scusa di identificare il barchino pirata.
Vengono poi trattenuti, con la falsa accusa di avere ucciso due pescatori locali, scambiandoli per pirati. Tutto questo avviene fra il 12 e il 13 febbraio 2012. In India è tempo di campagna elettorale. L’avversario più pericoloso di Narendra Modi è Sonia Gandhi, italiana, anche se ormai di fatto indiana. Il sospetto è che tutta la manfrina – perché di questo si tratta – sia stata orchestrata per screditare gli Italiani, e di conseguenza la Gandhi, è una certezza.
Pare, secondo i giornali dell’epoca, che Narendra Modi sia una persona ‘non troppo corretta’, diciamo così, e che in politica abbia pochi scrupoli. In effetti, trattenuti i due marò, si scaglia contro di loro, minacciando la pena di morte per terrorismo.
Il governo italiano commette un altro errore capitale, elargendo la somma di 600.000 euro alle famiglie dei pescatori uccisi, e di fatto cadendo nella trappola e ammettendo la colpa, nella certezza che la questione si sarebbe risolta con un favoloso – per l’India – risarcimento; in conseguenza del quale le famiglie delle vittime si sono dovute trasferire in quartieri più consoni alla loro nuova condizione economica.
Ma nulla serve, anzi, gli Indiani pretendono di sbarcare anche gli altri S. Marco della pattuglia in servizio sulla Enrica Lexie, cosa che viene loro negata, e che provoca il blocco della partenza della nave. Arrivano al punto di fare affondare il peschereccio della morte, scena del crimine, prova decisiva per la risoluzione del fatto.
Infatti, già dalle scene mandate in onda dai TG, si vede chiaramente la traiettoria dei proiettili, parallela alla superficie dell’acqua, e non proveniente da quaranta metri più in alto, come sarebbe se i colpi fossero partiti dalla Enrica Lexie.
In più, le tracce sul legno mostrano l’effetto di una pallottola più grossa di quelle dei Beretta AR/70/223 in dotazione ai marò, di cal. 5,56. Verrà poi accertato, in sede di perizia balistica sulla pallottola repertata nel cranio di uno dei due malcapitati, che il calibro è più grande, un cal. 30, corrispondente a quello delle armi automatiche montate sui barchini della guardia costiera dello Sri Lanka, notoriamente in caccia di barche da pesca che violino le loro acque territoriali, e sulle quali sparano senza preavviso: insomma, una guerra tra poveri.
Non contenti, pretendono, i padroni di casa, violando anche un diritto di extraterritorialità – ma tant’è, contro la forza la ragion non vale, specialmente se diritto non c’è, e neanche democrazia – di salire sulla Enrica Lexie, millantando il fatto che certamente i militari italiani hanno sparato con altre armi, che non quelle in dotazione, e le hanno poi nascoste sulla nave.
Anche in Italia, purtroppo, si scatena l’anti-marò: sono definiti, sui media ma soprattutto sui social, ‘assassini di Stato’,condannati senza processo da certe parti politiche ben precise, che per cultura e tradizione non gradiscono i militari.
Ciò che crea qualche dubbio, subito fugato dalle dichiarazioni di Max e Salvo, è il fatto che effettivamente qualche ora prima del dirottamento hanno respinto un attacco di pirati, ma sparando in acqua alla prua del barchino, che subito si è allontanato, quando gli occupanti si sono resi conto che l’Enrica Lexie aveva una scorta armata. In più, secondo i tracciati satellitari, al momento dell’attacco al peschereccio, e suo conseguente approdo nel porto di Sochi, la Enrica Lexie era fuori delle acque territoriali dell’India, in acque internazionali, ben lontana dal peschereccio colpito, e in un orario molto diverso da quello della sparatoria. Di questo esistono ampie e rivelatrici documentazioni.
Per gli accusatori, quel barchino era la barca dei pescatori, e i due non hanno sparato in acqua, ma addosso agli uomini. E qui il nostro governo si è calato i pantaloni, ordinando l’immediato rientro dei marò in India. Infatti, rimpatriati provvisoriamente per poter adempiere all’obbligo elettorale, Max e Salvo avrebbero dovuto rimanere in Italia, dato che secondo gli artt. 10 e 26 della nostra Costituzione, l’estradizione è vietata nei confronti dei paesi in cui vige la pena di morte – come, appunto, l’India.
Nonostante questo, e ‘ordinato’, sembra, anche dall’Ammiraglio Di Paola e dall’allora presidente del Consiglio Mario Monti, i due marò furono, contro ogni regola, rispediti a Delhi, dove l’opinione pubblica, fomentata da Narendra Modi e dal suo partito, ne chiedeva la condanna alla pena capitale. In realtà, mai nessuna incriminazione è stata indirizzata ai nostri due eroi, né alcuna accusa ufficiale è stata mai formulata. Viene da pensare che troppa acqua avrebbero fatto quelle accuse, che avrebbero comportato l’intervento ufficiale di avvocati, e quindi l’esame pedissequo di tutti i fatti contestati.
Ma non siamo qui a raccontare una storia ormai ben nota. Dopo cinque anni, a bocce ferme, e con Girone e Latorre ormai rimpatriati, anche se con gravissimi danni psicologici derivanti dalla ingiusta detenzione di fatto, alcuni giornali scrivono che l’India li rivorrebbe indietro. Dopo cinque anni, quindi, il nostro attuale presidente del Consiglio Gentiloni si è recato in viaggio d’affari a Delhi, portando a casa contratti per 16 mld di euro, a favore di industrie italiane.
Non una parola sui marò. Anzi, solo una piccola frase, ‘tutto concluso’, che denoterebbe una sorta di perdono giudiziale. Siamo proprio al colmo della vergogna. Questi due servitori dello Stato a basso costo sono stati ingiustamente arrestati, imprigionati, umiliati, intimiditi, additati all’opinione pubblica di tutto il mondo come assassini, senza una parola di scuse.
L’Italia ha fatto da sponda per la sua elezione proprio a quel Narendra Modi che ha firmato i contratti ad un Gentiloni con il cappello in mano, e che si è andato, con il suo bel sorriso da Hollywood, a prostrare more ferarum a chi ha fatto tanto danno alla nostra nazione. In più, promettendo – il massimo dell’assurdo – che lo Yoga sarà inserito nei programmi scolastici, e promettendo più considerazione per gli Hare Krihsna.
Ben potrebbe Modi dire come Alfredo Germont, nella Traviata, davanti a Violetta Valery:”Questa donna pagata io l’ho”, gettandole il denaro sul viso; glissando poi sulla faccenda dei dodici elicotteri della Finmeccanica, di cui poco s’è parlato, ma che furono leva di ‘ricatto’ anch’essi. E per i quali pare che all’epoca siano stati pagati alcuni milioni di dollari di ‘provvigione’ ai funzionari che li avevano ordinati.
Insomma, da tutto questo appare chiaro che abbiamo gran parte della classe politica senza dignità e senza orgoglio. Una classe politica – identificata con il partito al potere – che non difende i suoi figli, ma che si prostra dinanzi a 16 mld di commesse, senza un fiato; anzi, stringendo più mani possibile, sorridendo il più possibile, prostrandosi in tutti i ‘modi’ possibili e immaginabili.
Nulla hanno riportato i ‘giornaloni’ in proposito: tutto va bene, purchè portiamo a casa i soldi.
Doppio effetto: positivo per la campagna elettorale del partito, e per quella privata di Gentiloni, che, secondo alcuni bene informati, vorrebbe scalzare Matteo Renzi. Positivo, infine, per le aziende che di detti miliardi godranno, e che a buon diritto potranno ricambiare la cortesia in termini di finanziamenti.
Rimangono due figure, le uniche pulite di questa brutta pagina di storia italiana, Massimiliano Girone e Salvatore Latorre, due pugliesi doc, sottratti alle famiglie ingiustamente per più di tre anni, trattati da assassini – purtroppo anche in patria – sottoposti a pressioni psicologiche non raccontabili, ma comunque sempre pronti al ‘dovere’, a schiena dritta; un dovere malinteso da chi ne aveva in mano le sorti. Due persone che meritano che si facciano loro le scuse più ampie, mettendo finalmente alla gogna il comportamento dell’India, e quanto sarebbe logico: ma soprattutto quello di chi, dall’Italia, ha brigato anche contro la Costituzione e la legge per fare in modo di favorirla, negando ogni azione tesa a riportare in patria i due militari, e rimandandoli a Delhi con una palese violazione del loro diritto; nonostante un avvocato di quella parte avesse espresso il suo appoggio al ritorno dei marò. Ben diverso il viaggio di Trump in Cina. Non con il cappello in mano, né prostrato ‘more ferarum’.
Si sa che l’America, potrà avere tutti i difetti del mondo, ma se c’è un suo figlio in difficoltà, in qualunque parte del mondo, si mobilita. Il bottino di Trump è di 253 mld di dollari, il che fa apparire come una mancia i 16 mld di Gentiloni. Oltretutto raccattati rinunciando alla dignità di un intero popolo – che lui dovrebbe essere in grado di governare – e a quella di due persone perbene, con tutte le loro famiglie.
Chi risarcirà Max e Salvo degli anni in cui hanno dovuto rinunciare – sebbene completamente innocenti – alla presenza della famiglia, alla crescita dei figli, alla compagnia delle loro mogli? E soprattutto, nessuno li ha definitivamente e ufficialmente riabilitati: anche questo fa parte delle pretese di Narendra Modi? Dovremo rimanere con il fiato sospeso fino al 2018, anno in cui si presume che la corte generale dell’Aja si pronunci? O l’India non vorrà rinunciare, a questo punto, a fare la figura dei cattivi, spingendo per una condanna? Chi ci garantisce che domani Modi non pretenda indietro i due marò, e, soprattutto, chi glie lo potrà impedire, dato che dopo anni ha chiesto di poter processare anche gli altri quattro S. Marco presenti in quei giorni sulla Enrica Lexie? Non certo Gentiloni, non certo il nostro governo, non certo il partito che ne governo ha la maggioranza, anche se è una maggioranza soltanto in aula.
Roberto Ragone

Editoriali

Da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni: 80 anni di percorso tra continuità e cambiamenti della destra italiana

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La politica italiana ha sempre ospitato una serie di correnti e movimenti, con la destra che ha attraversato varie fasi e trasformazioni nel corso del tempo. Da Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano (MSI), a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia (FdI), la destra italiana ha attraversato un percorso complesso, caratterizzato da cambiamenti ideologici, sociali e politici.

L’eredità di Giorgio Almirante e il Movimento Sociale Italiano (MSI)

Giorgio Almirante è stato una figura di spicco della destra italiana nel secondo dopoguerra. Come fondatore e leader del MSI, Almirante incarnava un nazionalismo conservatore e anti-comunista. Il MSI, nato nel 1946, era erede del Partito Fascista di Benito Mussolini e rappresentava un’ala estrema della politica italiana. Tuttavia, negli anni ’70 e ’80, sotto la guida di Almirante, il MSI cercò di rinnovare la sua immagine, cercando di allontanarsi dall’etichetta di “fascista” e di inserirsi nel panorama politico mainstream.

Il passaggio dall’MSI a Alleanza Nazionale

Negli anni ’90, con la fine della guerra fredda e il crollo del comunismo, la destra italiana subì un cambiamento significativo. Nel 1995, il MSI si trasformò in Alleanza Nazionale (AN), sotto la leadership di Gianfranco Fini. Fini cercò di allontanare il partito dagli elementi più estremisti e fascisti, adottando una retorica più moderata e democratica. AN divenne parte integrante del sistema politico italiano, entrando a far parte di coalizioni di governo e accettando i principi della democrazia pluralista.

La rinascita della destra con Fratelli d’Italia

Tuttavia, il vento della destra italiana ha continuato a soffiare, e nel 2012 è stato fondato Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale (Fdl-AN), guidato da Giorgia Meloni, Gianni Alemanno e Ignazio La Russa. Il partito si è posizionato come l’erede ideologico dell’AN e ha abbracciato un nazionalismo conservatore e identitario. Meloni, in particolare, ha portato una ventata di freschezza alla destra italiana, attrattiva soprattutto per i giovani e per coloro che si sentono trascurati dalle élite politiche tradizionali.

L’ascesa di Giorgia Meloni e la nuova destra italiana

Giorgia Meloni, nata nel 1977, rappresenta una nuova generazione di leader della destra italiana. Con una retorica forte e decisa, Meloni ha saputo capitalizzare sul malcontento verso l’establishment politico e sulle preoccupazioni riguardanti l’immigrazione, la sicurezza e l’identità nazionale. Fratelli d’Italia ha ottenuto risultati significativi nelle elezioni politiche, consolidando la sua posizione come uno dei principali partiti di destra in Italia.

La destra italiana nel contesto europeo

Il percorso della destra italiana, da Almirante a Meloni, riflette anche le tendenze più ampie all’interno della destra europea. La crescente preoccupazione per l’immigrazione, l’identità nazionale e la sovranità statale ha alimentato la salita di partiti di destra in molti paesi europei. Tuttavia, ciascun paese ha le sue specificità e la sua storia politica unica, che influenzano il modo in cui la destra si presenta e agisce.

La Frammentazione della Destra Italiana: Un’Analisi Politica

La politica italiana è stata da sempre caratterizzata da una molteplicità di partiti e movimenti, ognuno con la propria ideologia e visione politica. Tra questi, la destra italiana non è stata immune dalla frammentazione, che ha avuto un impatto significativo sul paesaggio politico del Paese.

Origini della Frammentazione

Per comprendere appieno la frammentazione della destra italiana, è necessario analizzare le sue origini. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia ha visto la nascita di una serie di partiti politici di destra, che spaziavano dall’estrema destra nazionalista a movimenti conservatori più moderati.

Tuttavia, nel corso degli anni, la destra italiana ha subito numerose scissioni e divisioni interne, spesso dovute a conflitti personali, divergenze ideologiche e lotte di potere. Questi fattori hanno contribuito alla creazione di una serie di partiti e movimenti di destra, ognuno con il proprio leader carismatico e seguaci devoti.

Le Principali Fazioni

La frammentazione della destra italiana ha portato alla creazione di diverse fazioni e gruppi politici, ciascuno con le proprie caratteristiche e obiettivi. Tra i principali vi sono:

  1. Forza Italia: Fondato da Silvio Berlusconi nel 1994, Forza Italia è stato uno dei principali partiti di centro-destra in Italia per diversi decenni. Tuttavia, nel corso degli anni, il partito ha subito diverse scissioni e ha visto la nascita di nuove formazioni politiche.
  2. Lega Nord: Originariamente un movimento separatista del Nord Italia, la Lega Nord si è trasformata in un partito nazionale di destra sotto la leadership di Matteo Salvini. La Lega Nord è nota per le sue posizioni anti-immigrazione e euroscettiche.
  3. Fratelli d’Italia: Un partito di destra nazionalista fondato da Giorgia Meloni nel 2012, Fratelli d’Italia è diventato uno dei principali attori della destra italiana. Il partito si basa su un nazionalismo conservatore.
  4. Movimento Sociale Italiano (MSI): Originariamente un partito neofascista fondato nel dopoguerra, il MSI è stato successivamente trasformato in Alleanza Nazionale e infine assorbito da Forza Italia. Tuttavia, una parte dei suoi ex membri ha continuato a operare all’interno di movimenti di estrema destra.

Impatto sulla Politica Italiana

La frammentazione della destra italiana ha avuto un impatto significativo sulla politica del Paese. Innanzitutto, ha reso difficile per la destra italiana presentare un fronte unito e coeso, spesso conducendo a coalizioni fragili e instabili.

Inoltre, la frammentazione ha alimentato la polarizzazione politica in Italia, con i vari partiti di destra che competono per attirare l’elettorato con discorsi populisti e promesse di cambiamento. Questo ha contribuito a una maggiore instabilità politica e ha reso difficile per il Paese affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali.

Prospettive Future

Il futuro della destra italiana rimane incerto, con molte domande sulla sua capacità di unirsi e presentare un fronte coeso. Tuttavia, con l’aumento del nazionalismo e del populismo in Europa, è probabile che la destra italiana continui a giocare un ruolo significativo nella politica del Paese. In conclusione, la frammentazione della destra italiana è stata una caratteristica persistente della politica italiana, con profonde implicazioni per il Paese nel suo complesso. Mentre la politica italiana continua a evolversi, sarà interessante osservare come la destra italiana si adatterà e influenzerà il futuro del Paese.

Conclusioni

Il percorso della destra italiana da Giorgio Almirante a Giorgia Meloni è stato caratterizzato da continuità e cambiamento. Mentre alcuni principi fondamentali, come il nazionalismo e il conservatorismo, sono rimasti costanti, il modo in cui questi principi sono stati interpretati e presentati è cambiato nel corso degli anni. Con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, la destra italiana si trova oggi in una fase di rinnovato vigore e ambizione, giocando un ruolo sempre più centrale nel panorama politico nazionale.

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Costume e Società

Famiglie allargate si o no?

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Le ricerche sociologiche, oggi, vedono un forte cambiamento nell’assetto familiare. Tale condizione ha origine sia da un mutamento nel concetto di genitorialità che nel ruolo della famiglia all’interno della società: cambiano le persone, si modificano le strutture familiari, mutano le coppie, si spostano gli interessi di ogni singolo individuo, passando dalla condivisione all’individualizzazione.

Molti aspetti legati alla natura psicologica del singolo soggetto subiscono un cambio repentino: si pensa più a sé stessi che agli altri. In questo scenario, siamo di fronte a molte trasformazioni che vanno ad incidere, inevitabilmente, sulla composizione della famiglia stessa.

Quello che cambia oggi rispetto a circa 50 anni fa è legato alle cause della nascita delle nuove famiglie “allargate”, “ricomposte” o “ricostituite. Mentre un tempo le famiglie ricostituite si formavano dopo la morte di un coniuge, dagli anni ‘70, invece, con la possibilità anche in Italia di ricorrere a separazione e divorzio, si sono verificati cambiamenti sociali e culturali che hanno portato ad una nuova struttura di queste famiglie.

Le famiglie “allargate”, ovvero le famiglie composte da due partners che hanno vissuto l’esperienza della fine di un precedente matrimonio, da cui almeno uno ha avuto figli che attualmente vivono con loro, hanno la caratteristica di avere confini più labili e incerti rispetto alla famiglia “tradizionale”, sia in termini biologici che legali. I processi relazionali sono sicuramente più complessi, sia nella comprensione che nella gestione, sono flessibili e hanno un inizio e un’evoluzione molto rapida.

Le famiglie ricostituite sono state definite “cespugli genealogici”, per la loro ampia estensione orizzontale anziché verticale. Mentre alcuni studiosi non appoggiano totalmente questi cambiamenti, altri fanno fronte alle nuove forme familiari che non possono essere ignorate, ma devono essere comprese e sostenute.

Le famiglie ricostituite vivono la crisi di chi, con storie diverse e diversi modi di affrontare i problemi, deve trovare dei compromessi per affrontare insieme nuove situazioni.
Gli studi affermano che i precedenti rapporti coniugali e la loro chiusura siano stati rielaborati, con una buona definizione delle attuali relazioni e con confini chiari, in modo che i partner possano iniziare un nuovo rapporto senza rancori passati. È importante che i figli non abbiano un atteggiamento oppositivo verso il nuovo partner, sperando in una riappacificazione tra i suoi genitori. Questo sarà direttamente proporzionale ai livelli di chiarezza e definizione raggiunti.

L’età dei figli è importante: i bambini in età prescolare potrebbero manifestare regressioni, nascondendo il desiderio di farsi accudire. Per i ragazzi la necessità di conferme da parte del genitore biologico potrebbe invece lasciare il posto alla rabbia verso il genitore acquisito, soprattutto nella fase adolescenziale, all’interno della quale avviene il processo di costruzione della loro identità e questo totale mutamento potrebbe essere percepito come un ostacolo.
In questa fase, per i figli, il formarsi di una famiglia allargata, sancisce definitivamente la fine della relazione tra i genitori biologici, e spesso questo può portare alla paura inconscia che affezionandosi al genitore acquisito, in qualche modo si “tradisca” quello biologico. La causa che ne consegue è che ciò potrebbe portare i figli ad allearsi con quest’ultimo e sviluppare un senso di protezione morboso.

In ogni caso la genitorialità è ancora più difficile poiché i genitori dovranno imparare a gestire eventuali conflitti e gelosie tra i fratelli acquisiti. Nelle famiglie allargate è opportuno costruire nuove identità familiari, nuove stabilità ed equilibri.
A tale proposito, non si può dare una risposta definitiva alla domanda “Le famiglie allargate sì o no?”, poiché essendo in continua espansione necessitano di sostegno e di supporto. Sicuramente nelle famiglie ricostituite possono innescarsi situazioni particolari, ma dare una “valutazione” negativa o positiva non è certo il modo migliore per andare verso un processo di accettazione.

Di concerto, le famiglie ricostituite possono racchiudere al loro interno grandi risorse ed elementi di ricchezza per tutti i componenti, i quali si troveranno a contatto con abitudini, tradizioni, modelli e storie diverse dalle proprie.

Tutto questo, se integrato con nuovi “ingredienti” e abitudini comuni diviene un elemento fondamentale per la crescita e il benessere di tutti, portando alla costruzione di nuovi equilibri.

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Editoriali

Riforma tributaria e abrogazione legge Pittella: l’Avvocato Lucarella presenta petizione alla Camera dei Deputati

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La legge Pittella da ormai due anni ha cambiato le carte in tavola per migliaia di contribuenti italiani: da un giorno all’altro anni di sacrifici economici e investimenti legali andati in fumo per effetto della legge 215/2021 (partorita dal Parlamento a seguito dell’emendamento che prese il nome dal suo proponente).
La questione, molto dibattuta in ambito giuridico, ha scatenato molti effetti sul piano umano e di vita reale per singoli cittadini ed imprese soprattutto medio-piccole: in pratica la legge, prevedendo la non impugnabilità dei famosi estratti di ruolo (rilasciati dalla ex Equitalia), comporta il non potersi più difendere da atti dell’amministrazione esattoriale ritenuti illegittimi se non quando una intimazione di pagamento, un pignoramento, una istanza di fallimento dovessero essere notificati.
L’Avv. Angelo Lucarella, già vice presidente coord. Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, docente a.c. in Diritto processuale tributario – Università degli studi di Napoli Federico II e tra gli esperti giuristi italiani invitati dal World Justice Project 2023 (sostenuto dalla Commissione Europea), ha depositato il 30 dicembre 2023 una petizione per la riforma legislativa secondo quanto previsto dall’art. 50 della Costituzione italiana.
“Si tratta di un atto doveroso: bisogna rimettere i cittadini, che avevano promosso contenziosi per cartelle esattoriali ritenute illegittime, in condizione di difendersi.
Il fatto che una legge dello Stato, di punto in bianco, faccia blocco al diritto di difesa con un effetto retroattivo implicito è contro la Costituzione italiana perché crea disparità di trattamento e violazione del diritto di difesa. Principi e diritti, quest’ultimi, anche tutelati a livello europeo e internazionale.
Con la petizione, per quanto anzitutto fatto ed atto simbolico, si istruisce un procedimento legislativo che vedrà interessarsi della questione una Commissione parlamentare apposita.
La speranza è che si giunga alla abrogazione della legge Pittella o quantomeno ad una norma c.d. di interpretazione autentica affinché si dichiari, una volta per tutte, che non è possibile alcun effetto retroattivo implicito. Sulla scorta di questa ipotetica soluzione legiferare per la riapertura dei termini contenziosi per i contribuenti che vogliono continuare le cause all’epoca avviate o quantomeno consentire loro di conciliare con l’erario allo stato del giudizio prima della legge Pittella.
Inoltre è la stessa Corte Costituzionale con la recente decisone 190/2023 ad invitare il legislatore ad intervenire quanto prima sulla questione.
Quindi ne va dello stato di diritto e della credibilità del sistema delle leggi democratiche”.
È quanto commenta l’avv. Lucarella.

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