Connect with us

Editoriali

Regionali siciliane, astensionismo e impresentabili: le due note stonate di una democrazia sull’orlo del baratro

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Quel che si vede nelle strade del capoluogo siciliano oggi è un frenetico viavai di cittadini impegnati nelle loro faccende, che concentrati a testa bassa rincorrono i loro impegni quotidiani a poche ore da un verdetto politico che ha messo in risalto la reale situazione politico-sociale in Sicilia.

Si percepisce una sensazione celata di mesta rassegnazione e nelle code agli uffici postali o nelle sale di attesa degli uffici burocratici non si assiste agli improvvisati e consueti scambi di opinioni fra persone sconosciute un po’ per “ammazzare” il tempo nell’attesa del proprio turno e un po’ perché in fondo persiste una certa curiosità che porta a discutere con il vicino per comprendere meglio gli umori alla ricerca di qualche dettaglio magari sfuggito. Questa volta no. Sembra che i palermitani abbiano la sensazione che, ancora una volta, persista l’ennesimo “deja-vu” che induca a rinunciare a credere che sia arrivato il momento in cui la politica possa finalmente tornare ad essere una svolta concreta per il bene del cittadino.

 

Le due note stonate che rendono amaro l’esito delle ultime elezioni Regionali in Sicilia sono stati l’astensionismo e l’impresentabilità di una serie di candidati a cui si è permesso con “charme” di partecipare alle elezioni. Due note stonate che segnano i tempi e che rappresentano un campanello d’allarme da non sottovalutare.

L’astensionismo registrato ad un valore di oltre 53% conferma in modo definitivo che la politica sembra non essere presa “sul serio” e che viva e percorri una linea parallela accanto a quella dei cittadini senza che stimoli o interessi possano in determinate circostanze unirsi insieme. Una credibilità persa che non sembra mai impensierire nessuno ma che invece appare come un elemento accettato e quasi “fisiologico dei tempi moderni”. Una dissociazione pericolosa a scapito della sicurezza e della autorevolezza del sistema politico e della società che dovrebbe esserne rappresentata e guidata. Una “strafottenza” forse imposta dall’assoluta inaffidabilità di una politica interessata solo dai propri “giochetti di poltrona” che, una volta scrollatosi di dosso l’importanza del valore storico della propria ideologia politica, è diventata per alcuni solo una opportunità di arricchimento dove l’interesse principale è resistere il più a lungo possibile per garantirsi pensionamenti e vitalizi da nababbi alla faccia del cittadino che come unica arma “democratica” gli resta una matita per segnare una croce su un logo con partito e “sponsor”.

Risulta davvero arduo contestare quel senso di nausea che ha spinto due palermitani su tre a disertare le urne ma è pur vero che darla vinta gettando la spugna sul ring non consente alla speranza di poter agire come farmaco contro la nausea stessa che va combattuta nell’interesse collettivo.

La storia parla chiaro. I cambiamenti seppur lenti arrivano e anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa magari nella tomba si potrà avvedere che gli sforzi per cambiare le cose prima o poi pagheranno davvero. Detto questo si deve comunque iniziare a ripulire la contesa politica da una sempre più dilagante accettazione che coloro che partecipano alla cosa pubblica possano farlo essendo persone “pulite e pure” senza macchia e senza che la loro agenda di appuntamenti sia farcita di date di partecipazione ad udienze in corso per reati commessi o pendenti.

 

La squadra più forte è quella che vince in modo pulito non approfittando certamente di bacini di voti garantiti da persone impresentabili. Se si accettano “impresentabili”, allora si gioca “sporco” e poco vale l’ipocrita e risibile frase di comodo “riguardo gli impresentabili non li votate”. I Siciliani sono un popolo che soffre il peso di una malattia che non guarisce e che il tempo ha reso forse “cronica” ma non ci sono i presupposti per una dilagazione totale e fatale senza speranza di guarigione. E prima o poi, come prassi vuole, si paga sempre il conto di scelte errate sia da parte di coloro che disertando le urne hanno mostrato disinteresse per il proprio futuro e chi, pur di vincere, ha scelto di avvalersi nella propria squadra di elementi a cui la legalità non rappresenta un valore assoluto.

Paolino Canzoneri

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Editoriali

Un anno senza Silvio Berlusconi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Era il maggio del 2016, mancavano pochi giorni alla sfida tra Beppe Sala e Stefano Parisi candidati sindaco di Milano.
Io ero un “semplice” candidato nel municipio 8 ove ero residente.
Una serata elettorale come tante io, ovviamente, giacca e cravatta come “protocollo detta”.
Si avvicina un amico e mi fa: vuoi venire a salutare il presidente?
Io tentenno – non lo nascondo, mi vergognavo un po’ – lo seguo entro in una stanza.
Presenti lui, il presidente, Maria Stella Gelmini, il mio amico ed un altro paio di persone.
Presidente lui è Massimiliano Baglioni è uno dei candidati del nostro schieramento, dice il mio amico.
Il presidente mi stringe la mano mi saluta e con un sorriso smagliante mi chiede:
Cosa pensa di me?
Ed io, mai avuti peli sulla lingua, rispondo:
Presidente non mi è particolarmente simpatico, lo ammetto, ma apprezzo in Lei quella Follia che ci unisce in Erasmo da Rotterdam.
Sorride si gira verso la Gelmini e dice:
Mary segna il numero di questo ragazzo, mi piace perché dice ciò che pensa.
Si toglie lo stemma di Forza Italia che aveva sulla giacca e lo appende sulla mia.
Non lo nascondo: sono diventato rosso.

Oggi, ad un anno dalla morte di Silvio Berlusconi riapro il cassetto della mia memoria per ricordare questo italiano che ha fatto della Follia un impero economico, una fede calcistica, una galassia di telecomunicazioni.
Conservo con cura quella spilla simbolo di  un sogno, simbolo di libertà.
Grazie ancora, presidente, ma si ricordi: non mi è, ancora oggi, simpatico.

Continua a leggere

Editoriali

Elezioni Europee 2024, vince astensione e populismo

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Due i vincitori di queste elezioni: il partito dell’astensione ed il populismo. Il primo, ormai da tempo, resta in testa come primo partito. Non elegge nessun rappresentante ma dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, la disaffezione cronica degli italiani al voto.

Il populismo ha due nomi: da una parte Roberto Vannacci – l’uomo solo al comando continua a piacere “all’italico popolo” – dall’altra la Ilaria Salis che, dalle carceri ungheresi, si trasferirà, a “furor di popolo”, nell’emiciclo del Parlamento Europeo.

La dimostrazione che ormai le campagne elettorali sono più figlie di fatti personali, un libro ed un processo, che programmi concreti. Chissà cosa avrebbero pensato Robert Schuman, Konrad Adenauer ed Alcide De Gasperi di questo risultato?

Che idea, anche stavolta, si farà l’Europa che conta dei nostri Eurodeputati?
Ricordo, anni fa, l’educazione ed il rispetto di un uomo eletto al parlamento europeo che rinunciò, dapprima, all’immunità affrontando il processo e poi si dimise tornando agli arresti: un uomo d’altri tempi ed altra cultura, giornalista e liberale … si chiamava Enzo Tortora.

Ma un fatto resta davvero interessante da valutare: in Francia Marie Le Pen o meglio, il suo partito, Rassemblement National, vince le elezioni ed il presidente, Emmanuel Macron serra le fila antidestra chiamando i francesi al voto.

Continua a leggere

Editoriali

Europa alle urne: ecco gli scenari che si potrebbero aprire nel post elezioni

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

L’Europa si prepara a uno degli eventi più significativi del suo calendario politico: le elezioni europee. In tutti i 27 Stati membri, i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo, un’istituzione che gioca un ruolo cruciale nel processo decisionale dell’Unione Europea. Quest’anno, con una partecipazione attesa di centinaia di milioni di elettori, queste elezioni potrebbero ridefinire il futuro politico del continente.

Quante persone sono chiamate al voto?

Si stima che circa 400 milioni di cittadini europei abbiano diritto al voto nelle elezioni del 2024. Questo rappresenta uno dei più grandi esercizi democratici al mondo, con una partecipazione che copre una vasta gamma di culture, lingue e contesti socio-economici. La varietà degli elettori riflette la diversità dell’Europa stessa, con sfide e priorità che variano notevolmente da un paese all’altro.

Gli scenari post-elezioni

Le elezioni europee non solo determinano la composizione del Parlamento Europeo, ma possono anche influenzare significativamente la direzione politica e le priorità dell’Unione Europea nei prossimi anni. Ecco alcuni scenari possibili che potrebbero emergere dal voto:

1. Ascesa della destra liberista

Come accennato in articoli precedenti, un’importante vittoria per i partiti di destra liberista potrebbe portare a un cambiamento radicale nelle politiche economiche dell’UE. Questi partiti spingono per una maggiore liberalizzazione del mercato, la riduzione delle regolamentazioni e una diminuzione del ruolo dello Stato nell’economia. Se queste forze dovessero ottenere una maggioranza significativa, ci si potrebbe aspettare un’ondata di riforme economiche volte a stimolare la crescita e la competitività.

2. Rafforzamento dei partiti verdi e progressisti

Negli ultimi anni, i partiti verdi e progressisti hanno guadagnato terreno in molte parti d’Europa, spinti da una crescente preoccupazione per il cambiamento climatico e le questioni ambientali. Se questi partiti dovessero aumentare significativamente la loro rappresentanza, l’UE potrebbe vedere una maggiore enfasi sulle politiche di sostenibilità, transizione energetica e giustizia sociale. Questo potrebbe includere misure più severe per ridurre le emissioni di carbonio, investimenti in energie rinnovabili e politiche per ridurre le disuguaglianze sociali.

3. Un ritorno al nazionalismo e al populismo

Un altro scenario possibile è l’ascesa dei partiti nazionalisti e populisti, che hanno già mostrato una notevole forza in alcuni paesi membri. Questi partiti spesso criticano l’integrazione europea e promuovono un’agenda politica che favorisce l’autonomia nazionale rispetto alle decisioni comunitarie. Se queste forze politiche dovessero ottenere un successo significativo, l’UE potrebbe affrontare nuove tensioni interne e una maggiore difficoltà nel raggiungere consenso su questioni chiave come la politica migratoria e la cooperazione economica.

4. Stabilità e continuità

Un risultato che vede una combinazione equilibrata di forze pro-europee potrebbe garantire una maggiore stabilità e continuità nelle politiche dell’UE. Questo scenario potrebbe favorire la cooperazione tra diversi gruppi politici per affrontare le sfide comuni, come la ripresa economica post-pandemica, la sicurezza comune e il rafforzamento delle relazioni internazionali dell’Europa.

Le elezioni europee del 2024 rappresentano un momento cruciale per il futuro dell’Unione Europea. Con circa 400 milioni di elettori chiamati alle urne, il risultato determinerà non solo la composizione del Parlamento Europeo, ma anche la direzione politica e le priorità dell’UE nei prossimi anni. Mentre l’Europa si prepara a questo importante appuntamento democratico, l’attenzione è rivolta agli scenari che potrebbero emergere e alle implicazioni che avranno per il continente e per il mondo intero.

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

I più letti