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Cronaca

ISERNIA: IL NEO SINDACO GIACOMO D'APOLLONIO IN UN'INTERVISTA A L'OSSERVATORE D'ITALIA

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Il primo cittadino ha affrontato diversi temi su cui dovrà lavorare nei prossimi mesi

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di Simonetta D'Onofrio

Isernia – Giornate molto impegnative per il neo sindaco di Isernia, che sta iniziando ad affrontare le prime difficoltà che il ruolo di sindaco in una città  come Isernia comportano. Nonostante un'agenda piena di impegni ha voluto concederci un'intervista, consapevole che il ruolo di primo cittadino non è solo quello di fare il 'bilancino' tra le varie esigenze economiche del Comune, ma è soprattutto cercare di instaurare un rapporto con i cittadini, anche attraverso i mezzi deputati a informare.

Giacomo D’Apollonio, classe 1951, un passato nella Guardia di Finanza, dove ha raggiunto il grado di Generale di Brigata, l’amore per la sua città che traspare dalle sue parole, è stato eletto in una coalizione nata da due liste civiche, sostenuta da Fratelli d’Italia, che ha deciso di rompere l’alleanza con la Lega e Forza Italia, che avevano candidato Gabriele Melogli, che in passato ha ricoperto il ruolo di sindaco nella città isernina. Proprio Melogli è stato l’avversario di D’Apollonio al ballottaggio che ha visto vincere quest’ultimo per quasi il sessanta per cento. Già in vantaggio il 5 giugno, ma con un numero di voti che non lasciava la possibilità di stare tranquilli, considerato l’alto numero di elettori che non avevano espresso al primo turno la preferenza per uno dei due sfidanti, D’Apollonio è riuscito a catalizzare il voto di molti cittadini, incrementando del settanta per cento quelli ottenuti due settimane prima (da circa 3300 a 5600). Il neosindaco è apparso soddisfatto per l’affermazione,consapevole del compito che lo attende, al quale non vuole certamente farsi trovare impreparato.

Lei è sindaco da alcuni giorni. Ha potuto verificare quale è lo stato del Comune di Isernia, come ha trovato il bilancio, la situazione del personale, le condizioni generali?

Ho fatto un primo esame delle carte, molto sommario, adesso ci aspetta un lavoro molto più dettagliato, molto più approfondito, non siamo in una situazione di dissesto, però abbiamo una situazione chiaramente di attenzione, molto particolare. Adesso poi come funziona il nuovo bilancio, dato che è superato il patto di stabilità, esistono però una serie di parametri che bisogna controllare, il principale è quello delle entrate, adesso si basa tutto sulle entrate, quello che puoi avere puoi spendere. Ogni amministratore deve quindi lavorare su questo fattore.

Quali sono invece i progetti sui quali il Comune sta lavorando?

Ce ne sono diversi. Intanto alcuni sono già in cantiere, ce li siamo portati avanti dalla campagna elettorale, e troveranno luce appena possibile. Altri invece sono in corso, perché ci sono tutta una serie di proposte di finanziamento, sia a carattere europeo che regionale, per cui devo dire che la gestione commissariale già ha avviato una serie di richieste per non perdere nessuna occasione, alcuni sono in corso, qualcuno lo dobbiamo avviare in questi giorni, e stiamo lavorando su questo, tanto che ho preso contatti con l’area tecnica. Poi bisognerà far ripartire tante cose che si sono arenate in questo comune, dove ci sono tante criticità.

Qual è la prima che pensa di affrontare?

Veramente ce ne sono tantissime, chiaramente bisogna fare una scala delle priorità. Adesso dobbiamo dare delle risposte, innanzi tutto per la città che non si presenta nelle condizioni migliori, diciamo che in questo periodo di gestione commissariale qualche cosa si è allentata, e non funziona a dovere. Il decoro urbano è venuto un po’ meno, le aree verdi sono state trascurate, c’è da fare un recupero immediato delle principali piazze e strade cittadine che lasciano un po’ a desiderare, c’è a rimettere a punto la raccolta differenziata, ci sono delle emergenze legate alle scuole, dove abbiamo delle scadenze a settembre. In particolare una scuola dell’infanzia che non ha proprio la sede, dobbiamo agire con urgenza, è già partita una gara, con una manifestazione d’interesse per chi può mettere a disposizione delle strutture, c’è una commissione che sta valutando. Insomma stiamo bruciando le tappe per avere delle risposte immediate

Per quanto riguarda il turismo avete già qualche idea sul rilancio?

Diciamo che in tutti i programmi di tutti i candidati sindaco si parlava di turismo, perché può essere realmente una grandissima risorsa, però noi dobbiamo cominciare a dare delle risposte sui servizi ai cittadini, perché un’amministrazione che non riesce a dare i servizi ai propri cittadini non può pensare a un turismo di qualità, perché chi viene da fuori trova situazioni che non rispondono alle esigenze. Per cui lavorare su questo, parallelamente avviare tutto un progetto che noi già abbiamo, per collegare tutte le peculiarità che questo territorio ha, a cominciare dalla storia, dal paleolitico, all’epoca romana, ai Sanniti, al medioevo, qui abbiamo testimonianze storiche che possono essere collegate, tutte quante insieme per fare un percorso. Poi abbiamo la natura, l’ambiente. Non ci scordiamo che abbiamo vicine due aree come Roma e Napoli, che sono due bacini di platee di possibili turisti che potremmo attrarre. Inoltre abbiamo tutto l’aspetto agroalimentare, ecco, dobbiamo saper unire tutte queste peculiarità.

Osservando Isernia, ci sembra una città un po’ scollegata rispetto ai paesi della provincia. Come fare per unirle?

È una cosa da fare, noi abbiamo molti insediamenti, sia dal punto di vista storico, noi abbiamo resti romani in provincia, abbiamo resti sanniti importantissimi, come Pietrabbondante, che sono una testimonianza molto importante, quasi unica, abbiamo una parte medievale importante, come a Castel San Vincenzo, dove c’è un’abbazia dove veramente si ritorna al medioevo, è un esempio non solo di architettura medievale, ma proprio di storia, che poi nelle abbazie in quell’epoca si svolgeva proprio la vita, specie quella rurale.

Un altro esempio sotto il punto di vista delle attrattive. Isernia ha un auditorium che è una bella struttura, purtroppo male utilizzata. Come pensate di rilanciarlo, per un turismo di tipo congressuale?

L’auditorium è una grandissima risorsa. Ci sono state alla sua costruzione tantissime polemiche in passato: troppo grande, troppo piccolo, fatto nel posto sbagliato, troppe spese. Adesso abbiamo questa struttura e dobbiamo valorizzarla al massimo. Purtroppo ha un grosso neo, è completa solo nella parte auditorium, ma il progetto era una struttura molto più complessa, con un cinema alle spalle, tutta una serie di servizi, una galleria commerciale, che era stata ideata per trovare le risorse per mantenere i costi dell’auditorium. Noi poi la pensiamo, come abbiamo detto in campagna elettorale, come una fucina per valorizzare gli artisti locali, tutto ciò che è arte dovrebbe trovare una corrispondenza in questo contenitore. Infine gli spettacoli, sia di artisti locali, ma anche di compagnie teatrali importanti, anche musicali. Deve ripartire, ma c’è bisogno di organizzazione, di un regolamento che finora non c’era, non è stato mai fatto, è stata sempre una gestione approssimativa, estemporanea. Adesso dobbiamo trovare una linea definitiva, anche sulla parte congressuale, promuovere questa struttura per cercare soprattutto di portare gente a Isernia.

Parliamo ora di un problema più politico. Isernia, nei rapporti con la Regione, soffre di una certa subordinazione da Campobasso. La provincia di Isernia è stata poco rappresentata ultimamente in Regione. Come pensa di far sentire la sua voce per ottenere più attenzione?

Io mi pongo proprio su questo piano. Sono un difensore della nostra città, del nostro territorio, non solo Isernia, ma ciò che la città rappresenta anche per tutti i comuni vicini, perché è un punto di riferimento per i sindaci del territorio, per quella che era la Provincia, anche se si sta andando nel verso della soppressione, però Isernia deve mantenere questa funzione di punto di riferimento del territorio. C’è un problema di una politica che in questi anni è stata, come diciamo noi, campobassocentrica. La nostra zona è stata trascurata, per scelte politiche, per degli impedimenti che questa regione ha avuto, non saprei dire, che ha fatto crescere il capoluogo di regione a scapito dell’altro capoluogo di provincia, che ha perso tutto. Io posso anche comprendere che c’è un’esigenza di risparmio e si devono accorpare gli uffici. Ma al limite, invece di portare tutto a Campobasso, si può lasciare qualcosa qua, ad esempio, le Case Popolari, si sta procedendo all’unificazione, ma non deve per forza essere portato a Campobasso, si dovrebbe cercare anche di equilibrare un tantino le risorse.

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Ponte sullo stretto, dagli Stati Generali dell’Export un si all’unanimità

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Oggi la terza e conclusiva giornata. A tirare le fila del dibattito sarà il ministro degli Esteri Luigi Di Maio

Tutti d’accordo per il Ponte sullo Stretto. Dagli Stati Generali dell’Export di Marsala, giunti alla seconda giornata, arriva un appello forte e unanime per realizzare una delle infrastrutture di cui si parla da decenni e che più hanno diviso la politica e l’opinione pubblica.

Dal sottosegretario al Mims Cancelleri al vice presidente della regione Siciliana Armao fino all’ad di Trenitalia Corradi, c’è un’intesa esplicita: il progetto del ponte fra Reggio Calabria e Messina deve essere realizzato nei tempi giusti e con le necessarie compatibilità, ma è necessario

“Il ponte è ineludibile – scandisce Gaetano Armao, che è anche assessore all’economia della giunta Musumeci – ne abbiamo parlato col ministro Giovannini e da questa scelta non si scappa. E’ una infrastruttura strategica, non solo logistica: fa parte del corridoio scandinavo-mediterraneo che uno degli assi previsti dal piano dei trasporti europeo”.

Annuisce e conferma il sottosegretario Giancarlo Cancelleri. Che poi insiste su un punto cruciale per la sfida dell’export: “Il governo deve ascoltare gli imprenditori che lavorano con i mercati esteri, con tavoli di confronto e occasioni di scambio. E se ora c’è l’occasione del Pnrr, è vero anche che non è solo più un tema di fondi o di finanziamenti da far arrivare, ma di come spendere bene questi soldi, con progetti virtuosi”.

“Il nostro sistema delle ferrovie è tra i migliori nel mondo – dice l’ad di Trenitalia Luigi Corradi – e ora con i nostri treni e il nostro know how siamo in Francia, Spagna, Grecia, Gran Bretagna. Portiamo all’estero un pezzo di Italia, anche a bordo del Frecciarossa che presto unirà Milano a Parigi: nelle carrozze ristorante si mangerà italiano!”

Il presidente di Aeroporti di Roma Claudio De Vincenti si sofferma sui giorni difficili di Alitalia-Ita: “Siamo impegnati per facilitare al massimo il passaggio alla nuova Ita, è una crisi difficilissima che si è trascinata per decenni e ora c’è una compagnia nuova, che deve partire nel miglior modo possibile a partire dal 15 ottobre”

“La gestione del dossier Alitalia è frutto di 40 anni di politiche sbagliate – dice Paolo Barletta, investitore e partner imprenditoriale di Chiara Ferragni – ma è una storia che ci fa capire come pubblico e privato devono poter lavorare insieme, per le porte e per l’accoglienza, è un punto fondamentale per un paese come il nostro a forte vocazione turistica”

“La dogana non è solo blocchi e controlli – sostiene il Direttore dell’ADM Marcello Minenna – ma è anche strumento per le aziende. Ad esempio attraverso lo sportello unico doganale o i nostri laboratori chimici: noi siamo una garanzia contro la contraffazione del Made in Italy

Il tema Brexit al centro del dibattito, dalle parole del presidente di Coldiretti Ettore Prandini al fondatore di Eataly Oscar Farinetti nonché nell’intervento del presidente dei Giovani di Confindustria Riccardo Di Stefano: “La nostra associazione svolge diverse attività di supporto alle imprese sulla Brexit: una formazione tecnico specialistica sulle tematiche doganali, per prepararsi ad affrontare tutte le procedure previste dal nuovo assetto delle relazioni fra Ue e Uk; e un vero e proprio “help desk” per le imprese, che finora ha processato oltre 250 richieste di supporto da aziende dei settori agroalimentare, macchinari, piastrelle ecc.”

“Abbiamo voluto lavorare sul tema del movimento, della mobilità di merci e persone – ha detto Lorenzo Zurino, presidente del Forum Italiano dell’Export e ideatore degli Stati Generali – e vogliamo ripetere alle istituzioni e alla politica che gli imprenditori che lavorano con i mercati esteri chiedono una cosa prima di altre: di essere ascoltati”.

Oggi la terza e conclusiva giornata degli Stati Generali dell’Export di Marsala. A tirare le fila del dibattito sarà il ministro degli Esteri Luigi Di Maio

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Trinitapoli, rubano 7 quintali di uva: due fratelli in manette

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I Carabinieri della Stazione di Trinitapoli hanno dato esecuzione nella mattinata odierna alla misura cautelare della custodia in carcere a carico di C.V., classe ’94, pregiudicato e del fratello C.G., classe ’98, anch’egli pregiudicato. I due malviventi, entrambi residenti a Trinitapoli, sono ritenuti responsabili del reato di furto aggravato. L’articolata attività d’indagine dei militari dell’Arma ha permesso di ricostruire i fatti criminosi commessi dagli arrestati, che hanno poi consentito all’A.G. di emettere il provvedimento di custodia in carcere e agli arresti domiciliari.
I fatti sono riconducibili al mese di luglio scorso, allorquando i due fratelli, dopo essersi introdotti all’interno di un vigneto, in località “Coppa Malva Felice” del comune di Trinitapoli, asportavano sette quintali di uva, dal valore complessivo di euro 800,00 ca., per poi dileguarsi a bordo di un’autovettura risultata in uso ad uno dei malfattori.
Le immediate indagini consentivano di individuare nei due fratelli gli autori del furto nonché di accertare che l’autovettura usata dagli stessi per caricare la refurtiva ed allontanarsi fosse riconducibile ad uno di essi.
Così come disposto dall’Autorità Giudiziaria, C.V. è stato tradotto presso il Carcere di Foggia mentre C.G. è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
L’attività investigativa dell’Arma, si inquadra in una più ampia attività di controllo del territorio e di contrasto al deplorevole fenomeno dei furti all’interno delle aziende e dei terreni agricoli.

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Dipendenti pubblici, dal 15 ottobre si torna in presenza

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La modalità ordinaria di lavoro nelle Pubbliche amministrazioni dal 15 ottobre torna ad essere quella in presenza. Lo prevede il Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Le Pa assicureranno che il ritorno in presenza avvenga in condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti Covid-19.

 “Con la firma del presidente del Consiglio decreto che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pubblica amministrazione, sottolinea, – afferma il ministro della Pubblica Amministrazione – si apre l’era di una nuova normalità e si completa il quadro avviato con l’estensione dell’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in presenza, e in sicurezza”.

“Con successivo decreto ministeriale, aggiunge, fornirò apposite indicazioni operative affinché il rientro negli uffici sia rispettoso delle misure di contrasto al Covid-19 e coerente con la sostenibilità del sistema dei trasporti. Nel frattempo, sono in corso le trattative per i rinnovi dei contratti pubblici, che garantiranno, una volta concluse, una regolazione puntuale dello smart working.

Non pregiudicare i servizi, avere strumenti tecnologici per comunicazioni sicure tra amministrazione e dipendenti come “una piattaforma digitale o un cloud” e piano per lo smaltimento degli arretrati. Sono alcune delle condizioni che saranno indicate nel decreto per il rientro graduale dei dipendenti pubblici in ufficio che sta preparando il ministro Renato Brunetta. Per il ricorso dello smart working nella pubblica amministrazione a partire dal 15 ottobre – e finché non arriveranno le regole con il rinnovo del contratto – si tornerà agli accordi individuali. 

Entro il 31 gennaio 2022, inoltre, ogni amministrazione dovrà presentare il Piano integrato di attività e organizzazione, all’interno del quale confluirà il Pola per il lavoro agile”. Con le regole e con l’organizzazione, conclude – “potrà finalmente decollare uno smart working vero, strutturato, ancorato a obiettivi e monitoraggio dei risultati, che faccia tesoro degli aspetti migliori dell’esperienza emergenziale e che assicuri l’efficienza dei servizi, essenziale per sostenere la ripresa del Paese, e la soddisfazione dei cittadini e delle imprese: il mio faro”. 

Su 3,2 milioni di dipendenti pubblici, 320mila, dunque il 10% dell’intera platea, non sarebbero ancora vaccinati. E’ la stima del governo contenuta nella relazione illustrativa che accompagna il Dpcm. 

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