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PlayerUnknown’s Battlegrounds: su cento giocatori vince l’unico che resta vivo

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PlayerUnknown’s Battleground nasce da un’idea semplice quanto geniale. Il videogame, forte dell’incredibile successo ottenuto su PC dove ha battuto ogni tipo di record su Steam per numero di giocatori connessi contemporaneamente e per numero di download, è approdato anche su console, in esclusiva su Xbox One. La formula scelta per l’approdo sulla console di casa Microsoft è quella dell’anteprima. In pratica si mette in evidenza come il gioco non sia stato ancora completato e sia ancora work in progress ma la mania per PlayerUnknown’s Battlegrounds è così forte in questo periodo che a soli pochissimi giorni dall’uscita, il titolo ha fatto segnare vendite milionarie solo per quanto riguarda la versione di casa Microsoft. Ma veniamo al sodo: PlayerUnknown’s Battlegrounds non è un gioco che si compra per il suo comparto narrativo e neppure per l’aspetto tecnico che, al momento e persino su Xbox One X, soffre di svariate problematiche. E’ un titolo che però riesce a coinvolgere innumerevoli giocatori per le sue meccaniche tanto semplici quanto complesse. Per gli appassionati di cinema il modello di gioco ricorda un po’ il film Hunger Games dove un gruppo di persone con solo i vestiti indosso devono recuperare armamenti e armature in un macabro gioco a eliminazione che vedrà vincere solo l’ultima persona rimasta in vita. Nello specifico, la modalità principale di PlayerUnknown’s Battlegrounds, quella che lo ha reso un fenomeno di massa, vede 100 giocatori paracadutarsi su un’isola dove completamente privi di qualsiasi arma ed equipaggiamento devono iniziare procacciarsi le attrezzature necessarie per l’unico vero importante obiettivo: rimanere l’unico sopravvissuto dell’isola. Inizialmente l’area di gioco è molto vasta e le fasi iniziali sono principalmente dedicate a trovare l’equipaggiamento. Poi pian piano, il gioco tende a ridurre le distanze riducendo l’area di gioco verso la quale i giocatori dovranno dirigersi e rendere così obbligati gli scontri a fuoco. Il gameplay di PlayerUnknown’s Battlegrounds può dirsi votato ad un certo realismo anche se purtroppo al momento la precisione è minata da un caricamento delle texture, a inizio partita, molto fastidioso e da una poca precisione del sistema di armamento. Ricordiamo però che essendo un gioco work in progress, il team di sviluppo rilascia molto spesso aggiornamenti che sono studiati per rendere il titolo sempre più fluido e prestante. Avviato il matchmaking, la banda dei 100 “killer disperati” sarà catapultata in una lobby pre partita, a seconda della tipologia di gioco selezionata si potrà partecipare in uno scontro tutti contro tutti, in una modalità composta esclusivamente da squadre da due giocatori o da quattro giocatori.

Saliti su un aereo bisognerà decidere quando e soprattutto in che punto paracadutarsi. Una scelta di vitale importanza considerando che, quanto si toccherà il suolo, l’inventario di ogni sarà completamente vuoto e sarà necessario armarsi prima degli altri. La prima cosa da fare sarà quindi andare alla ricerca di qualsiasi tipologia di armamento, accessorio, munizione, risorse, granate e parti di equipaggiamento, elementi che saranno generati in modo del tutto casuale all’interno di edifici e strutture a ogni match. Da non sottovalutare inoltre l’importanza di reperire un mezzo di trasporto indispensabile per spostarsi velocemente, sebbene il rombo dei motori potrebbe destare l’attenzione di qualcuno e rendere il giocatore un facile bersaglio di cecchini o imboscate. Come già accennato, poi, ad intervalli regolari e sempre con un sistema casuale la mappa si “restringerà” dando vita alla “Safe Zone”, una vera e propria area di sicurezza fuori dalla quale i giocatori subiranno danni sempre più ingenti. Raggiungerla velocemente è quindi di vitale importanza se si vuole provare ad essere i vincitori. In tutto questo non bisogna però dimenticarsi che, con il passare del tempo, l’area diventerà sempre più piccola e tutti i giocatori presenti convergeranno in quel punto: gli scontri diventeranno quindi sempre più frequenti ed essere equipaggiati al meglio è indispensabile per sopravvivere. A complicare il tutto, entrano in gioco anche le “Red Zone”, generate sempre in modo casuale, ossia aree in cui pioveranno dal cielo colpi di mortaio che, salvo il mettersi al riparo in una casa, potrebbero uccidere istantaneamente tutti i giocatori che in quel momento si trovano nel loro interno. PlayerUnknown’s Battlegrounds è un gioco molto più profondo e adrenalinico di quello che si può pensare, bisognerà sempre prestare attenzione a qualunque cosa, udire il più piccolo dei rumori ed entrare negli edifici con circospezione in quanto qualcuno potrebbe spuntar fuori sparando all’impazzata dall’angolo più buio della struttura. Il bello di questo titolo risiede soprattutto nel fatto che ogni partita che si gioca sarà differente sia a livello di tattiche da attuare che di armi da utilizzare. Il giocatore dovrà essere in grado di improvvisare, adeguarsi e cambiare stile di gioco in base alla situazione e all’equipaggiamento.

L’obiettivo finale della partita non cambia mai: per vincere bisogna essere l’unico superstite o l’unica squadra a restare in vita, ma il modo in cui si arriverà alla vittoria sarà sempre differente. In PlayerUnknown’s Battlegrounds ognuno sarà libero di scegliere il proprio metodo di approccio alla partita che comunque avrà sempre dei pro e dei contro. A inizio match, ad esempio, bisognerà scegliere quando e soprattutto in che punto della mappa paracadutarsi. Arrivare in una zona in cui edifici e strutture non mancano è indubbiamente una buona scelta. Sarà infatti maggiore la possibilità di trovare un numero più consistente e vario di equipaggiamenti ma l’area sarà di sicuro popolata da molti altri giocatori e lo scontro sarà inevitabile. Paracadutandosi invece in un luogo più isolato bisognerà invece accontentarsi di quello che si trova ma si avrà sicuramente più tempo per organizzarsi al meglio. L’inventario poi non è illimitato e solo trovando ed indossando zaini di livelli superiori si potrà aumentarne la capienza. Non si potrà quindi raccogliere tutto ma sarà necessario prendere solo armi, munizioni compatibili, kit medici, bendaggi, bevande energetiche e gli accessori che si riterranno più utili. Differentemente da altri Videogame del genere Battle Royale, in PlayerUnknown’s Battlegrounds non esiste un sistema di crafting: non si potranno creare armi o strutture difensive, ma si potranno migliorare le bocche di fuoco. Si troveranno mirini, caricatori aumentati, silenziatori e altri accessori che potranno essere montati su pistole, mitra fucili, fucili d’assalto e fucili a pompa rendendoli di fatto più performanti e anche potenti. Il bello del titolo risiede nel fatto che in ogni partita si ricomincia sempre da capo, tutti i giocatori sono allo stesso livello e non hanno alcun tipo di vantaggio dovuto all’esperienza accumulata in partite precedenti o tramite perk o carte acquistabili e tale meccanismo rende PlayerUnknown’s Battlegrounds un titolo adatto anche per l’utenza occasionale. Non importa quante partite si sono già giocate e quante se ne sono vinte, all’inizio del match si avrà sempre l’inventario vuoto e si potrà contare solo sulla corsa, sul poter tirare pugni, scavalcare muri e saltare, proprio come per gli altri 99 giocatori. Sicuramente l’aver disputato più partite garantirà una maggiore padronanza del sistema di controllo, del gunplay e delle meccaniche di gioco ma l’esito della partita dipenderà solo dalla bravura ad improvvisare e al sapersi adeguare alla situazione di quel determinato match.

Come già annunciato, sulla famiglia Xbox One il titolo è nato in versione Game Preview, di conseguenza non è un gioco completo. Va poi sottolineato che PlayerUnknown’s Battlegrounds, tecnicamente e a livello di prestazioni, non ha mai brillato neppure nell’Accesso Anticipato di Steam. Dopo questa dovuta precisazione, bisogna però sottolineare che i 30 fps stabili, soprattutto ad inizio partita, sono un miraggio lontano su entrambe le piattaforme di casa Microsoft, la situazione però migliora leggermente con il passare del tempo. Su Xbox One X i cali di frame rate si percepiscono in modo meno violento che sul modello S, nonostante siano comunque presenti soprattutto nei momenti più frenetici: scontri con gli altri giocatori e in zone con una vegetazione folta. PlayerUnknown’s Battlegrounds gira a 1080p su Xbox One e in 4K su One X; le texture in game, però, sono tutte in bassa risoluzione e sulla console Flat i problemi non mancano con vari fenomeni di pop up, stutter e pop in. Su Xbox One X l’aspetto del titolo è nettamente superiore. Un livello di dettaglio molto più alto, un campo visivo ampliato, sia in termini di qualità che distanza, e i fenomeni che si verificano sulla prima Xbox One S sono decisamente minori o assenti. Tirando le somme, visto anche il prezzo invitante rispetto ad altri titoli (29,99 euro) acquistare PlayerUnknown Battleground’s è assolutamente consigliato. Il team di sviluppo aggiorna molto spesso il titolo e, visto il successo ottenuto al lancio, il gran numero di giocatori che lo hanno acquistato e che continuano a giocarci, tutto questo fa ben sperare sulle intenzioni degli sviluppatori nel migliorare il gioco fino a renderlo perfetto. Giocare a PlayerUnknown’s Battlegrounds è un turbine di adrenalina e tensione, è un’esperienza indimenticabile che, anche nel caso in cui si perda, è sempre appagante e fa venire sempre voglia di mettersi alla prova ancora e ancora. Se avete voglia di provare qualcosa di nuovo e siete possessori di una delle console di casa Microsoft, questo videogame vi terrà incollati per centinaia di ore sia in singolo che con i vostri amici.

 

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8
Sonoro: 9,5
Gameplay: 8,5
Longevità: 10

VOTO FINALE: 9

 

Francesco Pellegrino Lise

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Ubisoft torna in pista con The Crew 2

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Ubisoft riporta i giocatori a gareggiare su bolidi fiammanti con The Crew 2, sequel dell’innovativo racing game uscito 4 anni fa su Pc, Xbox One, PS4 e che torna anche stavolta sulle medesime piattaforme. In questo sequel l’obiettivo degli sviluppatori è quello di creare un mondo in stile MMO dove i giocatori possono sia competere in maniera cooperativa, sia unirsi in “clan” per sfidare altri piloti in adrenaliniche gare a bordo di bolidi fiammanti in una mappa immensa. In The Crew 2 tutto questo è possibile in quanto viene proposta una riproduzione di ben 1900 miglia quadrate del territorio continentale degli Stati Uniti, compreso delle sue città più famose come Detroit, New York, Los Angeles, Miami, Las Vegas e delle sue zone rurali. Anche se la mappa di gioco è praticamente identica a quella vista nel primo episodio, le differenze sono palpabili durante l’esplorazione, soprattutto dal punto di vista artistico/grafico. Gli sviluppatori di Ivory Tower, infatti, hanno davvero rimesso mano sul comparto tecnico, migliorando il sistema di illuminazione, i riflessi e l’effettistica e introducendo una risoluzione 4K per le console più potenti in circolazione. Il ciclo giorno e notte, il meteo dinamico e un frame rate solido e ancorato ai 30fps esaltano l’open world dell’esperienza, che, almeno visivamente, nonostante qualche pop-up di troppo, riesce a regalare scorci davvero suggestivi, perfetti per spingere al massimo la modalità foto e video editing, completi di diversi setting per tutti i gusti e con la possibilità di riavvolgere il tempo per fotografare il momento perfetto; sfrecciare tra le strade di una città, rimanere incantati da un tramonto nel Grand Canyon, prendere il sole sulle spiagge di Miami, fare il coast to coast o semplicemente girovagare nel Dakota con la frequente e tipica pioggia scrosciante, rende il tutto estremamente emozionante e a tratti ineguagliabile. Tra le novità più succose in game spiccano due tipologie di nuovi veicoli, gli aerei e i motoscafi, innesti volti ad incrementare la varietà generale del gioco, che offrono la possibilità ai giocatori di esibirsi in evoluzioni acrobatiche passando tra un checkpoint e l’altro, opportunamente posti sui tetti dei grattacieli, oppure di muoversi sugli specchi d’acqua che attraversano le zone metropolitane a bordo di modernissime imbarcazioni. Ogni veicolo presente in The Crew 2 ha un sistema di progressione che si rifà a quanto già visto nel titolo originale, anche se qui differisce per il pretesto per gareggiare: non si avrà più a che fare con una trama poco più che abbozzata, semplicemente si verrà catapultati in una sorta di mondo di gare clandestine dove l’obiettivo sarà quello di diventare famosi a suon di followers conquistati attraverso le vittorie. Ovviamente la popolarità si otterrà tagliando per primi il traguardo, inoltre salire sul podio garantirà parti aggiuntive per personalizzare ogni veicolo al fine di renderli maggiormente performanti e appariscenti in gara. Tra le parti aggiuntive spiccano senza dubbio le estetiche come le livree colorate, i cerchioni e gli spoiler, ma sono ovviamente presenti anche tante modifiche che apportano migliorie prestazionali al proprio bolide, includendo velocità, frenata, turbo e così via. Il sistema, va detto, funziona bene e invoglia a sviluppare tutti i veicoli in proprio possesso, e se si desidera collezionarli tutti bisognerà rimboccarsi le maniche in quanto i veicoli presenti in The Crew 2 sono circa duecento.

Ovviamente, essendo il titolo Ubisoft un prodotto destinato a garantire tantissime ore di gioco, il numero e la tipologia di eventi disponibili nella mappa è ulteriormente aumentata, con gare di ogni tipo che includono decine di modalità disponibili, oltre alle sfide che popolano ulteriormente l’area e che di solito consistono nell’eseguire fotografie alla fauna locale, espedienti utili per tentare di colmare un vuoto che altrimenti sarebbe troppo evidente, vista anche la scomparsa degli inseguimenti con la polizia. Infine è bene fare un appunto al gameplay, che si rivela votato all’arcade, forse troppo. Infatti rilasciare l’acceleratore non paga quasi mai, tanto che si percepisce come rischio minore quello di impattare contro gli elementi di contorno delle ambientazioni, anche se il sistema di collisioni lascia parecchio a desiderare: capiterà spesso infatti di riuscire nell’intento di travolgere e sradicare una fermata del bus proseguendo verso il traguardo, ma capiterà anche di schiantarsi contro elementi apparentemente meno resilienti. Per quanto riguarda l’intelligenza dei bot in gara, questa purtroppo non sorprende, infatti per via di un’imprevedibilità troppo bassa, alla fine la vera sfida risulterà essere quella contro il tempo per assicurarsi ulteriori bonus a fine gara. Chiude il quadro un sonoro all’altezza, composto da musiche azzeccate e campionamenti adeguati allo scopo, migliorati ulteriormente rispetto alla discreta base sfoggiata dal prequel. Un’ultima nota, infine, va fatta per l’esperienza online: per la sua natura The Crew 2 impone di essere costantemente connessi alla rete, consentendo così di riuscire a incrociare altri giocatori intenti ad esplorare la vasta ambientazione proposta dal titolo Ubisoft. Al momento ci si può solo confrontare solo in piccole sfide riguardanti i tempi di percorrenza dei tracciati, oppure sulla velocità massima sfoggiata in quel particolare tratto di percorso, in attesa del PvP vero e proprio previsto per il mese di dicembre. Per quanto sia lodevole che il supporto post-lancio sia completamente gratuito (il season pass offre solamente l’accesso anticipato ai veicoli aggiuntivi e poco altro), risulta davvero stravagante che delle componenti fondamentali di ogni racing game (come la modalità competitiva) non siamo presenti dal giorno del lancio ed anzi rappresentino promesse per il futuro. La prima parte del titolo è strutturata come una sorta di campagna, in cui il giocatore è chiamato a visitare quattro punti nevralgici delle competizioni ad alta velocità. Guadagnando follower, popolarità e contanti è possibile sbloccare nuovi mezzi, nuove categorie di gare e nuove attività, in un percorso di crescita che sulle prime sembra ben strutturato.

Il vero problema è che il cammino che porta a diventare una star è davvero troppo breve per riuscire a tenere in piedi la produzione. In circa sette ore di gioco si saranno probabilmente affrontate tutte le competizioni principali, e resteranno le minuscole attività secondarie rappresentate da slalom, opportunità fotografiche, prove di velocità o acrobazie aeree. Quindi è bene mettere in conto che le attività end game, fattore da considerare come seconda parte del titolo, fino all’uscita del PvP in inverno sono veramente poche e poco soddisfacenti. Tirando le somme, si può dire che The Crew 2 inizia la sua corsa verso il successo con un assetto non ottimale. Mancano le modalità competitive, mancano attività secondarie spalmate in maniera uniforme sulla grande mappa di gioco, capaci di trattenere gli utenti sui server anche dopo il completamento della “carriera”. Nei prossimi mesi arriveranno nuove tipologie di veicoli e di gare, assieme al PvP ed alla riscrittura del sistema di loot. Ma per adesso? Ora il gioco si presenta come un arcade leggero, divertente e disimpegnato, senza però particolari guizzi ludici o creativi. Il suo punto di forza è la varietà: di panorami, di veicoli, di situazioni. Ma visto che il concept di base resta quello del primo capitolo, manca l’elemento di originalità a condire il tutto. Intendiamoci, The Crew 2 non è affatto un brutto gioco, diverte ed è bello da vedere, ma per chi si aspetta un racing game in stile MMO, al momento potrebbe restare deluso.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 8,5
Gameplay: 7,5
Longevità: 7,5
VOTO FINALE: 8

 

Francesco Pellegrino Lise

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Samsung, arriva lo smartphone con display pieghevole: sul mercato nel 2019

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Samsung sarebbe in procinto di lanciare sul mercato della telefonia mobile uno smartphone con schermo pieghevole. Tutto questo dovrebbe avvenire agli inizi del 2019, almeno secondo quanto dichiara il Wall Street Journal citando fonti informate sull’argomento. Il dispositivo pieghevole di Samsung andrebbe a rappresentare il terzo top di gamma dell’azienda coreana, accanto alle linee Galaxy S e Galaxy Note. All’inizio sarebbe commercializzato in mercati specifici, come quello dei videogiocatori, per poi avere un debutto più ampio nella seconda metà dell’anno prossimo. Il prototipo del telefono Samsung, dal nome in codice “Winner”, monta un display da 7 pollici, e ha quindi le dimensioni di un piccolo tablet. Sempre secondo le indiscrezioni, lo schermo si piega in due come un portafoglio, e quando è chiuso presenta una piccola barra di display nella parte frontale e fotocamere nella parte posteriore. Ma come funziona? Secondo quanto diffuso in rete il display dello smartphone di Samsung si estende in tutta la sua ampiezza, è come se si usasse un normale device con la tastiera che si sviluppa in basso e la disposizione dei contenuti in verticale. Icone, software, foto, video, tutto resta come se si stesse utilizzando un normale Galaxy. Attraverso un sensore posto sul retro del corpo del cellulare si potrà decidere se far accendere e rendere funzionale una prima parte del dispositivo e una pressione più decisa consentirà di usufruire di tutto il display. Tutto varia anche in base all’angolazione dello schermo che, sapendo di essere inclinato e non lineare, si configurerà in modo tale da offrire l’esperienza consona. Il nuovo smartphone pieghevole – osserva il quotidiano – dovrebbe innovare il settore degli smartphone, che ha chiuso il 2017 con vendite globali in calo dello 0,3%, e potrebbe contribuire a rilanciare nel lungo periodo il business della compagnia coreana. Per saperne di più non resta altro che attendere notizie ufficiali e scoprire se effettivamente il futuro della telefonia mobile saranno i telefonini pieghevoli.

F. P. L.

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Crash Bandicoot N.Sane Trilogy arriva anche su Xbox One, Pc e Switch

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Con l’arrivo della Crash Bandicoot N.Sane Trilogy anche su Xbox One, Pc e Nintendo Switch, il “vero” Crash, quello partorito dalla mente dei programmatori californiani di Naughty Dog, ha smesso ufficialmente di essere una personaggio esclusivo delle console Sony. Il titolo infatti raccoglie i primi tre capitoli della saga, rispettivamente Crash Bandicoot, Crash Bandicoot 2: Cortex Strikes Back e Crash Bandicoot 3: Warped, con una nuova veste grafica, più moderna e meno squadrata rispetto al passato, grazie al lavoro svolto da Vicarious Visions, che si è decisamente concentrato su quella, lasciando quasi invariato tutto il resto, con i pro e i contro di vent’anni fa. Quindi, parlando di giocabilità, almeno per quel che riguarda le meccaniche, c’è ben poco da raccontare se non per i livelli Stormy Ascent e Future Tense che rappresentano qualcosa di inedito, ma non di così rivoluzionario. Le modalità in-game rimangono le medesime, così come i nemici, con il Dr. Neo Cortex come cattivone principale e ricorrente. In game, per facilitarsi la vita è meglio usare i tasti direzionali rispetto alle levette analogiche, dal momento che la maggior parte dei salti, e dei movimenti in generale, avviene in maniera bidirezionale (avanti-dietro, destra-sinistra). Altra meccanica ripresa dal titolo uscito un anno fa su ps4 è la possibilità di usare Coco Bandicoot che, soprattutto per il pubblico femminile, potrebbe rappresentare una novità gradita e al contempo dare importanza alla sorella del protagonista, che non è mai stata troppo al centro del franchise. Su Xbox One i caricamenti sono incredibilmente veloci, forse fin troppo: se da una parte ha una connotazione positiva, visto che si ottimizzano i tempi, dall’altra non permette ai giocatori di leggere i suggerimenti che vengono proposti di volta in volta. Per quel che riguardano i tip, non sempre sono fondamentali, ma per un pubblico che si approccia alla trilogia senza mai averla provata prima, forse era il caso di farli apparire qualche secondo in più.

La versione più interessante, tra quelle rilasciate i primi di luglio è sicuramente quella per Nintendo Switch

Questo perché, come accade con tutti i giochi per la console ibrida giapponese, rende possibile fruire la trilogia in un’inedita modalità portatile. Switch alla mano, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è lo stesso spettacolo visivo di sempre, anche se propone una grafica meno definita e pulita rispetto a tutte le altre versioni per console e PC. In generale, i colori sono più scuri e la visuale è tendenzialmente più sporca per via dell’aliasing, visibile soprattutto in lontananza, e una leggera sfocatura che copre l’immagine. Escluse queste piccole (e forse lecite) differenze, che si notano maggiormente giocando in modalità TV, a livello prestazionale, invece, la N. Sane Trilogy per Switch si presenta nello stesso e identico modo delle altre versioni per console base (PS4 e Xbox One, quindi): il frame rate è ancorato ai 30 fps, mentre la qualità dell’opera di rimasterizzazione di Vicarious Visions resta pregevole e apprezzabilissima sia per qualità che gusto artistico. La condizione generale dell’adattamento viene ammorbidita dalla fruizione sullo splendido schermo di Nintendo Switch, che ho preferito rispetto alla modalità televisiva per due motivi: l’aspetto visivo tendenzialmente più gradevole e la possibilità di giocare in mobilità. La struttura dei livelli, che durano quasi sempre una decina abbondante di minuti, e la spensieratezza del gameplay rendono la N. Sane Trilogy perfetta anche per una partita mordi e fuggi, una situazione pressoché inedita per la maggior parte degli utenti interessati al rifacimento in alta definizione: ci sono stati, in passato, dei capitoli portatili di Crash, ma, escludendo l’emulazione su PSP e PS Vita, questo è l’unico modo per fruire i capitoli principali della saga in movimento.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, su Xbox One normale ed S la trilogia si comporta esattamente come visto e apprezzato un anno fa su PlayStation 4. I 1080p e i 30fps vengono raggiunti senza troppi problemi e, in generale, la grafica è davvero molto piacevole, però la cosa cambia nettamente su Xbox One X, dove si ha letteralmente la sensazione di essere di fronte a un’immagine più pulita e definita, addirittura più di quella che caratterizza da un anno la versione per PlayStation 4 Pro. Ovviamente la versione PC di Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è, a ben vedere, il massimo dal punto di vista visivo, però se non si dispone di un pad, il gioco perde molto a livello di feeling, specialmente se si è degli amanti della saga che hanno avuto il piacere di giocare alle versioni originali di 20 anni fa. E’ bene dedicare qualche riga anche ai livelli bonus, Stormy Ascent, già disponibile da luglio scorso su PS4, e Future Tense, arrivato anche su console Sony proprio in concomitanza con il lancio della trilogia su PC, Xbox One e Nintendo Switch. Entrambi gli stage offrono un level design che innalza la difficoltà in maniera esponenziale e che farà davvero dannare i giocatori con salti al millimetro, piattaforme instabili e checkpoint distribuiti col contagocce. Stormy Ascent è un livello ostico pensato in origine da Naughty Dog, Future Tense è invece una trovata totalmente inedita realizzata da Vicarious Visions, che si è ispirata proprio al castello tempestoso del primo contenuto aggiuntivo per proporre la sua personalissima visione per un livello difficile di Crash. Tirando le somme, se vi state chiedendo se vale la pena di acquistare questa Crash Bandicoot N.Sane Trilogy, la nostra risposta è assolutamente sì, infatti qualora voleste rivivere o vogliate scoprire i fasti dell’eroe che ha accompagnato un po’ tutti i gamers dall’era analogica a quella digitale, basterà acquistare il titolo al prezzo di 40 euro e prepararsi a vivere ore ed ore di folle divertimento in salsa old style. Una vera chicca per tutti, un tesoro imperdibile per chi è cresciuto con i videogame del brand.

Francesco Pellegrino Lise

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