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Bloodstained Ritual of The Night, l’erede indiscusso di Castlevania

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Bloodstained Ritual of The Night venne concepito nel 2014 quando il celebre producer Koji Igarashi, lasciato Konami, fu subissato di richieste di fan che chiedevano a gran voce un nuovo gioco in stile Castlevania. Non potendo usare però il brand, essendo di proprietà di Konami, Koji si ritrovò nella difficile situazione di dover trovare una maniera per reinventare il genere di cui per anni fu considerato il padre spirituale. Appoggiandosi quindi al crowfunding, e di fatto all’aiuto di quei fan che tanto volevano un degno successore dell’intramontabile Symphony Of The Night, Igarashi cominciò il lungo, e altri, travagliato, sviluppo di quello che a oggi possiamo considerare il gioco che in molti avrebbero desiderato da moltissimo tempo. Inutile dire che se si è fan accaniti dell’originale Symphony of The Night è obbligatoriogiocare al più presto alla nuova opera di Koji Igarashi perché Bloodstained Ritual of The Night. Vi diciamo questo in quanto il titolo, disponibile su Pc, Xboxc One, Ps4 e Switch, altro non è che la summa di tutto ciò che è stato il ciclo di Castlevania negli anni in cui Iga lo ha diretto. Quindi non ci si trova solo di fronte a un seguito spirituale ma a una vera e propria autocelebrazione di un genere per mano del suo stesso produttore, ritrovatosi orfano della sua creatura ma non per questo deciso a rifulgere il proprio, storico, passato o a voltare le spalle alla sua fanbase. Se, invece, si è tra quella schiera di persone che non ha mai potuto o voluto affrontare l’immortale avventura di Alucard, potete prepararvi a comprendere l’arcana alchimia che permette a una produzione quale Bloodstained Ritual Of The Night, di risaltare in mezzo a un panorama ricolmo di titoli pregni di grafiche incredibili e narrazioni accattivanti, basandosi solo su un gameplay che dal 1997 a oggi ha caratterizzato un intero genere videoludico. Ma veniamo alla trama: alla fine del settecento, nel 1783 per la precisione, nel pieno della Rivoluzione Industriale, un gruppo di demoni attacca l’Inghilterra, compiendo dei terribili massacri. Per fermarli, una gilda di alchimisti crea gli shardbinder, ossia degli esseri umani con impiantati dei cristalli imbevuti di potere demoniaco. La gilda, in collaborazione con la chiesa, riesce a fermare i demoni, ma al prezzo di migliaia di vittime. Gli shardbinder infatti muoiono tutti nel rito di purificazione dei cancelli demoniaci. Solo due sono riusciti a sopravvivere: Gebel, uscito illeso dal rito, e Miriam, addormentatasi poco prima che questo iniziasse. Da allora sono passati dieci anni e i demoni sono tornati sotto la guida di Gebel, ormai quasi completamente cristallizzato. L’unica che può fermarlo è Miriam, perché capace di sfruttare i poteri dei cristalli demoniaci presenti nel suo corpo. Ad aiutarla il fido Johannes, un ex-alchimista redento, l’esorcista Dominique e il guerriero Zangetsu, il protagonista di Bloodstained: Curse of Moon (spin-off stile NES della serie), utilizzabile anche in Ritual of the Night.

Pad alla mano, sin dalle prime stanze si avverte tutta l’esperienza di Igarashi. I movimenti di Miriam sono molto simili alle movenze di Alucard (Il protagonista di Castevania Symphomy of the Night), c’è persino la scivolata tattica all’indietro e quella d’attacco in avanti. Il sistema di assorbimento dei cristalli è semplice ma intelligente: ogni volta che si incontra un nuovo nemico, dopo averlo sconfitto c’è una chance di ottenere un cristallo che si potrà assorbire acquisendo le sue abilità specifiche. Ci sono tanti tipi di cristalli, di attacco, di difesa, di supporto e via discorrendo. Essi vanno equipaggiati e hanno un consumo di MP variabile in base al tipo stesso al grado. Grado che aumenta in base al numero di cristalli dello stesso demone che verranno trovati, con un meccanismo simile a un incremento del livello delle abilità. Nelle prime aree di gioco c’è una grande sensazione di gratificazione, in quanto si potranno incontrare nemici quasi sempre diversi ogni due tre stanze e si potranno trovare tanti cristalli, in maniera tale da poter provare tutte le abilità ad essi connesse. Uccidendo i nemici si potranno trovare come loot anche tanti materiali e ingredienti che inizialmente non è chiaro come utilizzare, salvo poi capirne meglio i meccanismi dopo aver incontrato compagni della Gilda e personaggi che si offrono di aiutare la protagonista nella missione, che spiegano come combinare gli oggetti e craftarne di nuovi. In Bloodstained Ritual of The Night, come anche accadeva in Castlevania SotN, consultare la mappa è sempre essenziale per capire dove bisogna andare, per comprendere la conformazione delle stanze alte e per trovare punti chiave e stanze segrete. Queste contengono quasi sempre equip potenti, oggetti per aumentare il cap di HP ed MP o anche NPC. Tra le diverse aree si trovano, come in ogni Castlevania che si rispetti, dei corridoi separatori, e ad ogni nuova area corrisponde anche un cambio di musica in background e set di nemici. Talvolta potrà capitare di poter accedere contemporaneamente a più aree diverse, e generalmente il modo migliore per capire se si è scelto la strada giusta è saggiare la forza dei nemici: se servono più di quattro o cinque attacchi per eliminarli, generalmente è meglio battere in ritirata in quanto è richiesto un livello di potere più alto e si andrebbe incontro a morte certa.

Man mano che si andrà avanti nell’avventura ci si dovrà scontrare con mini-boss e boss di livello. Questi ultimi sono quasi sempre accompagnati da delle cut-scene e richiedono una buona dose di run ed eventuali morti per trovare la tecnica giusta per superarli. Il backtracking è presente in maniera preponderante, ma fortunatamente ci sono i ben noti portali che permettono, una volta trovati e attivati, di viaggiare velocemente tra gli angoli più remoti della mappa. E quindi, ogni qualvolta si sblocca una nuova abilità che permette di eseguire nuove mosse, quasi sempre bisognerà tornare indietro per accedere alle parti della mappa inizialmente precluse. In Bloodstained Ritual of The Night però c’è anche spazio per qualche piccola novità. Infatti, strada facendo si potranno trovare diversi NPC che propongono tante missioni secondarie, come la vendetta del marito ucciso da un particolare tipo di demone, o la raccolta di ingredienti e oggetti specifici. Queste missioni aggiungono ulteriore backtracking e quando se ne accettano più di una sarà facile confondersi o perdere di vista gli obiettivi. Fortunatamente gli sviluppatori hanno inserito un sistema di tracking che viene in aiuto con dei segnalini da posizionare sulla mappa. Bloodstained Ritual of The Night offre poi la possibilità di eseguire tante abilità e mosse speciali legate al tipo di arma brandita. E di armi ne esistono di varie categorie: spade corte e lunghe, pugnali, fruste, pistole mazze chiodate e persino opzioni per il combattimento a mani nude; e strada facendo troveremo delle librerie che ci svelano mosse segrete che aggiungono profondità al combattimento. Tra le novità implementate è bene evidenziare anche un sistema di assegnazione veloce delle abilità legate ai cristalli, che permette di cambiare rapidamente set di skill, pratica particolarmente utile nelle parti più avanzate del gioco quando i nemici si fanno più duri da abbattere e sfruttare le loro vulnerabilità diventa vitale. Da questo punto di vista il combattimento risulta più tattico e meno piatto rispetto al passato. C’è ampio margine anche nella customizzazione del personaggio, con armi, mantelli e accessori che hanno un impatto cosmetico ben visibile su Miriam. Inoltre, in un punto preciso del castello è presente anche un barbiere in grado di modificare l’acconciatura ed altri aspetti del look della protagonista. Come da tradizione poi, non manca nemmeno una vasta enciclopedia che abbraccia personaggi, luoghi e mostri che appagherà la sete di conoscenza dei puristi del genere. Immancabili inoltre gli shop di armi e oggetti ed il mitico barcaiolo in stile Caronte.

In termini di esplorazione e progressione, Bloodstained: Ritual of The Night è costruito in modo molto simile ad alcuni dei titoli della serie Castlevania già citati: c’è un’unica grande mappa, di cui molte zone diventano accessibili solo dopo aver sbloccato alcuni poteri specifici o dopo aver ottenuto certi oggetti, come il già citato doppio salto. Paradossalmente più si esplora, più la mappa sembra ampliarsi. Igarashi e i suoi hanno ottenuto questo effetto aumentando le diramazioni in modo graduale: non si arriva mai a sentirsi persi come accade in un Hollow Knight, ma in certi momenti non manca del sano disorientamento. Il tempo necessario per finire il gioco a livello Normal è noto, perché dichiarato dallo stesso Igarashi: una decina di ore. Si tratta in realtà di un abbaglio, nel senso che Bloodstained è costruito per essere esplorato in lungo e in largo e per essere finito più volte a diversi livelli di difficoltà. Parlando ora del comparto tecnico, il gioco ha fatto netti passi avanti durante il suo lungo sviluppo. Non poche erano le polemiche insorte per animazioni legnose, uno stile grafico vecchio ed effetti grafici non all’altezza della generazione attuale. Igarashi ha però saputo rispondere bene a queste critiche cambiando tutto a poche settimane dal lancio, presentando un cambiamento radicale quasi da notte a giorno per effetti e stile grafico. Alcune aree sono veramente belle a vedersi, con tanti effetti particellari e oggetti in movimento in background che danno decisamente vita e spessore allo stile 2.5D. La colonna sonora è chiaramente ispirata a quella dei precedenti Castlevania ed è sicuramente uno dei punti di forza dell’intera produzione. Unica nota veramente negativa è da associare alla traduzione in italiano, davvero di mediocre fattura. Sicuramente farà contenti tutti quei giocatori che non conoscono altre lingue, ma doversi andare a rileggere dei testi in inglese per capirli fino in fondo non è affatto una cosa buona. Tirando le somme, Bloodstained Ritual of The Night non è solamente il successore spirituale di Symphony Of The Night, o del filone dei Castlevania in due dimensioni che hanno popolato le console portatili nel primo decennio degli anni 2000, ma è soprattutto una produzione coraggiosa, fede delle proprie radici e in gradi di dimostrare che il genere ha ancora molto da dire, specialmente se al timone c’è uno dei suoi storici fondatori. Con un solido gameplay in grado di divertire oggi come ventidue anni fa e un level design sopraffino, l’ultima creazione di Igarashi non solo riesce a tenere testa a tutti i titoli usciti negli anni precedenti ma anche a ridefinire le basi del genere così come fu nel 1997 con la storia di Alucard. Se siete fan di Catlevania non giocare a questo titolo sarebbe un vero peccato in quanto incarna quanto di buono già visto in passato e lo eleva con alcune buone novità, con un gameplay fluido e con una trama avvincente.

GIUDIZIO GLOBALE

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Civilization VI, la storia dell’umanità arriva su console

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Civilization VI è finalmente disponibile su console. La pazienza dei fan è stata ripagata e il risultato è fortunatamente un buon risultato. A tre anni dal lancio su PC, il gestionale/simulativo di Firaxis che permette di plasmare il destino dell’umanità, creando la propria civiltà a suon di guerre, gestione economica e progressi scientifici, potrà essere giocato anche su Xbox One e Ps4. La serie, nata la bellezza di ventotto anni fa dal genio di Sid Meier e dal connubio con MicroProse, non ha praticamente mai abbandonato i giocatori nel corso degli anni pur facendo i conti, man mano che il tempo passava, con qualche inciampo lungo il cammino, afflitto da una sostanziale immobilità evolutiva e da alcuni spin off non proprio memorabili. Ciò nonostante, ogni capitolo del franchise è sempre entrato di diritto nelle collezioni degli appassionati del genere, indipendentemente dalla piattaforma o dal risultato. L’arrivo di Civilization VI sulle piattaforme di gioco dell’attuale generazione segna quindi una graditissima sorpresa per tutti gli “strateghi” che da tanto attendevano questo momento. Proprio come nelle vecchie edizioni, anche in quest’ultimo capitolo della serie i giocatori prenderanno il comando di una civiltà a scelta e potranno deciderne il destino grazie alle scelte fatte, scelte che saranno figlie degli obiettivi che ci si porrà o che il gioco imporrà di raggiungere per proseguire nella storia del popolo selezionato. Sta a chi gioca decidere che tipo di capo supremo essere; si potrà decidere di affidare sempre e comunque la parola alle armi, oppure affrontare i propri avversari sul piano della politica e della diplomazia, del commercio o ancora sulla base di un determinato orientamento religioso. Per riuscire in tutto questo ci si deve muovere su una mappa di gioco basata sulle famose caselle esagonali, costruendo nuovi edifici e pianificando le azioni grazie anche ad una delle novità di questo capitolo: i “distretti specializzati”, che cambiano radicalmente l’approccio allo sviluppo delle nostre città.

Questi nuovi distretti di Civilization VI, sono delle vere e proprie entità “fisiche” che occupano una casella della mappa entro il “raggio amministrativo” delle città. Se ne possono trovare una dozzina, ciascuno con la propria funzione: si parte da quelli delegati allo sviluppo industriale, culturale e militare a cui si aggiungono quelli logistici, come il porto, l’aeroporto e lo spazioporto. I distretti rappresentano la condizione necessaria affinché l’insediamento possa generare le diverse risorse locali (come cibo e produzione o manodopera) e “nazionali” (cultura, fede e oro). La presenza dei distretti e la distribuzione degli edifici diventa complementare all’altra novità presente per la crescita delle città: l’aumento degli abitanti è legato non solo alla presenza di surplus nella produzione di cibo, ma anche alla presenza di sufficienti “spazi abitativi” e “attrattive”. Queste ultime contribuiscono anche a determinare il punteggio di Felicità, che torna ad essere diviso per le singole città e non più un parametro collettivo del proprio impero. In Civilization VI, una fra le più importanti novità è rappresentato dal così detto sistema civico, ossia l’insieme delle politiche che definiscono il comportamento di una data civiltà. E’ stata accantonata quindi la vecchia meccanica delle Politiche Sociali a favore di un sistema basato sullo sblocco delle “tecnologie civiche” in un albero dedicato, che include unità e strutture particolari, nuove forme di Governo e “carte Politica” che possono essere associate. Quest’ultime, divise nei tre periodi storici che hanno influenzato lo sviluppo civile dell’umanità, vantano ognuna un bonus particolare e un numero di slot per “carte Politica”, a sua volta distribuito fra le quattro categorie Militare, Diplomatica, Economica e Jolly, quest’ultima capace di accogliere qualsiasi tipo di carta. Ovviamente i Governi totalitari come Monarchia e Fascismo includono una maggior parte di slot Militari, mentre la Democrazia si basa maggiormente su sviluppo economico e diplomazia.  Anche i Grandi Personaggi storici hanno subito una modifica sostanziale, sia per quanto concerne il modo in cui ottenerli, sia in merito alla loro implementazione. Ogni Grande Personaggio è dotato di abilità particolari, come bonus passivi solo per determinati tipi di unità, abilità speciali impiegabili una sola volta durante il gioco ed, infine, “Ispirazioni” per determinate ricerche tecnologiche. Rispetto alla precedente edizione, la ricerca scientifica è forse l’aspetto che ha subito meno modifiche. La presenza del consueto albero ramificato rappresenta un elemento di continuità, e l’unica aggiunta è rappresentata dalla meccanica dell’Ispirazione che consente di garantire una velocità extra per portare a determinate ricerche. E’ stata, invece, modificata la gestione delle singole Unità: è tornata infatti la possibilità di impilare le unità combattenti, sia terrestri che marittime, ma solo per elementi dello stesso tipo ed in numero massimo di tre con una potenza bellica che non corrisponde alla sommatoria dei singoli punteggi. Inoltre, alle armate è possibile unire le unità di supporto e quelle “civili”, che includono lavoratori, coloni, predicatori vari e i Grandi Personaggi. Per quanto riguarda la Diplomazia: Civilization VI propone un sistema d’interazione che fa fare un salto nel passato. E’ stata scartata l’opzione di vittoria diplomatica, e tutto il meccanismo diplomatico si basa sul rapporto tra i Leader che, se controllati dall’IA, seguono un percorso preimpostato su comportamenti che vanno ad influenzare lo stile delle loro Civiltà.

Insieme a quanto detto, esiste un secondo programma casuale e nascosto che va scoperto dal giocatore gestendo e migliorando i rapporti con i Leader, attraverso i metodi ben conosciuti (invio di delegati e mercanti, scambi commerciali, trattati di apertura dei confini e collaborazioni commerciali e, ovviamente, inviando spie). Civilization VI, nonostante possa apparire come un episodio intuitivo sotto il profilo della razionalizzazione dell’esperienza ludica, rimane pur sempre un gioco di strategia complesso e raffinato, quindi in quanto tale, estremamente lento, complesso e di non semplice assimilazione. Ci vuole tempo e costanza per metabolizzare e imparare a gestire la mole di informazioni a cui è necessario prestare attenzione, dalle peculiarità di ogni civiltà, passando per eventi ambientali che rischiano di sconquassare i propri possedimenti, sino alle nobili arti della diplomazia e del buon governo. Una volta superato lo scoglio iniziale, giocare a Civilization VI diviene parecchio assuefacente e l’esperienza di gioco è in grado di regalare un’esperienza di gioco single player praticamente infinita. Sempre parlando di longevità, se ci si vuole cimentare anche nel multiplayer, il titolo è in grado di occupare veramente moltissimo tempo. Ci teniamo a ricordare che la versione console di Civilization VI giunge arricchita delle due espansioni “Gathering Storm”, la quale include il Congresso Mondiale e i disastri ambientali e “Rise and Fall”. Quest’ultima introduce Età, lealtà, i governatori e le cosiddette Emergenze. In tutto sono sedici le nuove civiltà e diciotto i leader contenuti nelle due espansioni uscite sino a questo momento. Un bel po’ di contenuti a cui i giocatori possono aggiungere, tramite l’acquisto, anche il “Khmer and Indonesia Scenario Pack” e il “Nubia Scenario Pack”. Insomma, di sicuro la varietà non manca. Bellissimo l’accompagnamento musicale di Civilization VI, con una colonna sonora “dinamica” e perfettamente allineata con l’andamento di gioco. I temi delle 19 civiltà giocabili sono divisi in quattro melodie di crescente complessità, che contraddistinguono il progresso del popolo da un’era all’altra. Le poche note dei tempi antichi, suonate con strumenti rudimentali, evolvono con il passare delle epoche in canzoni moderne, fino a diventare vere e proprie opere orchestrali e la presenza della maestosa “Sogno di Volare”, fa da degno sfondo ad un’opera videoludica già di per sé estremamente ambiziosa. Graficamente Civilization VI resta la stessa splendida creatura che tre anni fa ha debuttato su PC, grazie sicuramente a un motore grafico ben realizzato. Nessun rallentamento riscontrato nella versione per Xbox da noi provata e ogni caricamento, al netto della porzione di mappa esplorata su schermo, e quindi di tutte le unità visibili in movimento, non ha rallentato nemmeno per un secondo. Tirando le somme, se si è alla ricerca di un videogioco strategico/gestionale dalle potenzialità enormi, complesso e che sia in grado di garantire migliaia di ore di gioco, Civilization VI rappresenta senza ombra di dubbio quello che più desiderate. Del resto stiamo parlando di uno dei brand che ha fatto la storia di questo genere, quindi scegliendolo avrete la garanzia di avere tra le mani un titolo con tutte le carte in regola per regalarvi ore e ore di grande divertimento e soddisfazione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Nokia lancia la sua prima smart Tv UHD

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Dopo una trentina d’anni, sugli scaffali sta per tornare un televisore a marchio Nokia. A portarcelo è la società indiana di e-commerce Flipkart, che si è aggiudicata la licenza per poter apporre l’iconico brand finlandese su una smart tv. Nokia Smart TV è un televisore interessante, dotato di specifiche di un certo livello. Il dispositivo dispone di un pannello LED IPS da 55 pollici con risoluzione 4K e supporto HDR10. Buono anche l’angolo di visione che raggiunge i 178 gradi. Le altre specifiche parlano di un contrasto di 1200: 1, certificazione Dolby Vision, Intelligent Dimming e luminosità di 400 nit. In termini di design, la TV ha un design minimalista con cornici molto ridotte. Ha un supporto a piedistallo nella parte inferiore che gli conferisce un aspetto moderno. Di serie anche un supporto per la parete nel caso fosse necessario utilizzarlo. Gli speaker da 24 Watt sul televisore Nokia sono stati ottimizzati da JBL per offrire un’alta qualità audio. Speaker che dispongono anche dei supporti Dolby Audio e DTS Surround. Nokia Smart TV si appoggia alla piattaforma Android TV 9.0 ed include il supporto all’Assistente Google. Oltre all’accesso al Play Store, dispone dei servizi di streaming Prime Video, Netflix, YouTube e Hotstar. Supporta nativamente anche Chromecast. Le vendite inizieranno il 10 dicembre ma solo in India, dove la smart tv costerà 42mila rupie, più di 500 euro. Flipkart, che sulla sua piattaforma di e-commerce conta 200 milioni di clienti registrati, ha affermato di avere in programma il lancio di altri televisori Nokia in futuro. La prima smart tv a marchio Nokia arriva a trent’anni di distanza dai vecchi televisori a tubo catodico che l’azienda scandinava lanciò sul mercato negli anni Ottanta. Dal 2017 il noto brand è stato riportato anche sul prodotto più celebre di Nokia, i telefoni, dalla compagnia Hmd Global, che ha acquisito per dieci anni i diritti per l’uso del marchio sugli smartphone.

F.P.L.

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Bee Simulator, un videogame educativo per i più piccoli

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Bee Simulator non è il classico videogame “alla moda”, non è né uno sparatutto, né un gdr, quantomeno un gioco di sport. Bee Simulator fa vivere ai giocatori (su pc, Xbox One, Ps4 e Switch) la giornata tipo di un’ape attraverso un’avventura che strizza l’occhio chiaramente verso un pubblico molto più giovane. Ma partiamo dal principio per capire un po’ di più che cosa ha da offrire questo curioso titolo. Una volta lanciato il gioco, si assisterà alla nascita della propria ape, alla quale si potrà dare il nome che si desidera. Dopo un breve tutorial il piccolo insetto assumerà presto le sembianze di un eroe, un’apetta dal quale dipende il futuro della Terra. Progredendo nell’avventura, che non va oltre le tre ore, ci sarà la possibilità di comprendere quali sono le attività di un’ape durante la giornata: si inizierà col raccogliere il polline dai vari fiori, poi gradualmente si potrà scoprire anche che esistono diversi tipi di fiori dai quali poter recuperare ciò di cui l’alveare ha bisogno, sfruttando l’apposita vista da ape, fino all’incontro con la regina. L’idea alla base della produzione è assai lodevole, far comprendere ai più giovani quale sia la reale importanza delle api all’interno del nostro ecosistema mettendo al contempo a nudo le dure condizioni in cui queste piccole ma preziosissime creaturine sono oramai costrette a vivere.

 In Bee Simulator pericoli e insidie naturali o generate dall’uomo si annideranno in ogni angolo e sarà compito dei giocatori completare i vari incarichi che verranno assegnati per assicurarsi un prosperoso futuro della colonia. In sostanza ci si troverà a completare diverse missioni che porteranno i giocatori a muoversi in piccole mappe aperte da poter esplorare liberamente. Si finirà così a dover raccogliere polline da trasportare all’alveare, vivere “emozionanti” inseguimenti cercando di raggiungere una qualche ape amica all’interno di circuiti prestabiliti o, ancora, affrontare pericolosi nemici in battaglie basate sul premere i giusti tasti nel momento esatto. Nonostante Bee Simulator sia un videogame destinato ai più giovani, si basa su un gameplay estremamente macchinoso e legnoso che rende anche semplici spostamenti assai frustranti, soprattutto nelle aree più anguste. Curiosamente, Bee Simulator si è però rivelato particolarmente variegato in termini di personalizzazione della piccola protagonista volante, con colorazioni, abiti e cappelli che sembrano presi da un buffo cartoon. In ogni attività che si può svolgere in Bee Simulator, l’obbligo della raccolta del polline è d’obbligo. Esso si raccoglie in un piccolo “serbatoio” (indicato sullo schermo) che una volta riempito bisognerà andare a svuotare tutto presso l’alveare. Così facendo si potranno ottenere in cambio dei punti conoscenza. Altro indicatore presente nel contesto ludico è il “razzo”, ossia una sorta di turbo che permette di velocizzare il volo, e quindi di arrivare prima a destinazione o di essere sfruttato durante gli inseguimenti. Per arricchire ancora di più il gameplay, però, Bee Simulator ha pensato anche di inserire delle meccaniche action, con dei combattimenti contro alcuni “nemici”, come ad esempio le vespe. Con la telecamera che si posizionerà a tre quarti dei due sfidanti, come già accennato, il giocatore dovrà rispettare il timing di pressione dei tasti indicati nella parte bassa dello schermo, dando vita quasi a un gioco ritmico. Nulla di complicato o di elaborato, ma in ogni caso per un bambino rappresenta senz’altro una bella sfida.

Bee Simulator è un titolo che però nel suo open world offre diverse cose da fare, ma purtroppo il contesto non è reso particolarmente bene. Ad esempio, l’indifferenza totale del resto del mondo alla presenza dell’ape è disarmante. Gli umani non reagiscono come dovrebbero alla presenza della protagonista, nemmeno se vengono punti. Stesse reazioni di indifferenza avvengono con gli altri animali, che si attiveranno solo se devono assegnare una missione secondaria. In un ecosistema così completo e complesso sarebbe stato interessante aggiungere qualche interazione con l’ambiente, invece di limitarsi al polline, ai fiori e al poggiarsi sugli alimenti zuccherati disseminati dalle varie persone per poter potenziare il turbo. Di rimando, però, è sorprendente il lavoro svolto dal punto di vista del doppiaggio: il titolo è completamente in italiano, con dei dialoghi molto semplici e con un’interpretazione calorosa, avvolgente e che sembra fatta appositamente per un pubblico molto giovane. Bee Simulator in questo si rivela un’esperienza che per i più piccoli diventa quasi affascinante, grazie alle numerose voci a disposizione dei vari animali. Allo stesso modo tutto l’ambiente realizzato intorno all’ape è gradevole, con dei dettagli non di altissimo pregio, ma che comunque lasciano intendere un impegno di fondo da premiare almeno nelle intenzioni. Lo stesso sistema di volo è ben riprodotto, salvo per qualche difficoltà negli spazi angusti dove non sarà facilissimo districarsi tra telecamera e movimento. Fortunatamente sbattere contro le pareti o gli oggetti non porterà nessun “malus” dal punto di vista del gameplay, quindi sbagliare non comporterà conseguenze fatali per la piccola protagonista. Tirando le somme, se volete far capire ai vostri bambini l’importanza del ruolo delle api nel mondo e lo volete fare con un prodotto educativo-interattivo, questo Bee Simulator è un’ottima scelta. Ricordate però, l’eccessiva semplicità e la breve durata dell’avventura sono elementi di cui bisogna tenere conto.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 7,5

Gameplay: 6,5

Longevità: 5

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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