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Scienza e Tecnologia

Bloodstained Ritual of The Night, l’erede indiscusso di Castlevania

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Bloodstained Ritual of The Night venne concepito nel 2014 quando il celebre producer Koji Igarashi, lasciato Konami, fu subissato di richieste di fan che chiedevano a gran voce un nuovo gioco in stile Castlevania. Non potendo usare però il brand, essendo di proprietà di Konami, Koji si ritrovò nella difficile situazione di dover trovare una maniera per reinventare il genere di cui per anni fu considerato il padre spirituale. Appoggiandosi quindi al crowfunding, e di fatto all’aiuto di quei fan che tanto volevano un degno successore dell’intramontabile Symphony Of The Night, Igarashi cominciò il lungo, e altri, travagliato, sviluppo di quello che a oggi possiamo considerare il gioco che in molti avrebbero desiderato da moltissimo tempo. Inutile dire che se si è fan accaniti dell’originale Symphony of The Night è obbligatoriogiocare al più presto alla nuova opera di Koji Igarashi perché Bloodstained Ritual of The Night. Vi diciamo questo in quanto il titolo, disponibile su Pc, Xboxc One, Ps4 e Switch, altro non è che la summa di tutto ciò che è stato il ciclo di Castlevania negli anni in cui Iga lo ha diretto. Quindi non ci si trova solo di fronte a un seguito spirituale ma a una vera e propria autocelebrazione di un genere per mano del suo stesso produttore, ritrovatosi orfano della sua creatura ma non per questo deciso a rifulgere il proprio, storico, passato o a voltare le spalle alla sua fanbase. Se, invece, si è tra quella schiera di persone che non ha mai potuto o voluto affrontare l’immortale avventura di Alucard, potete prepararvi a comprendere l’arcana alchimia che permette a una produzione quale Bloodstained Ritual Of The Night, di risaltare in mezzo a un panorama ricolmo di titoli pregni di grafiche incredibili e narrazioni accattivanti, basandosi solo su un gameplay che dal 1997 a oggi ha caratterizzato un intero genere videoludico. Ma veniamo alla trama: alla fine del settecento, nel 1783 per la precisione, nel pieno della Rivoluzione Industriale, un gruppo di demoni attacca l’Inghilterra, compiendo dei terribili massacri. Per fermarli, una gilda di alchimisti crea gli shardbinder, ossia degli esseri umani con impiantati dei cristalli imbevuti di potere demoniaco. La gilda, in collaborazione con la chiesa, riesce a fermare i demoni, ma al prezzo di migliaia di vittime. Gli shardbinder infatti muoiono tutti nel rito di purificazione dei cancelli demoniaci. Solo due sono riusciti a sopravvivere: Gebel, uscito illeso dal rito, e Miriam, addormentatasi poco prima che questo iniziasse. Da allora sono passati dieci anni e i demoni sono tornati sotto la guida di Gebel, ormai quasi completamente cristallizzato. L’unica che può fermarlo è Miriam, perché capace di sfruttare i poteri dei cristalli demoniaci presenti nel suo corpo. Ad aiutarla il fido Johannes, un ex-alchimista redento, l’esorcista Dominique e il guerriero Zangetsu, il protagonista di Bloodstained: Curse of Moon (spin-off stile NES della serie), utilizzabile anche in Ritual of the Night.

Pad alla mano, sin dalle prime stanze si avverte tutta l’esperienza di Igarashi. I movimenti di Miriam sono molto simili alle movenze di Alucard (Il protagonista di Castevania Symphomy of the Night), c’è persino la scivolata tattica all’indietro e quella d’attacco in avanti. Il sistema di assorbimento dei cristalli è semplice ma intelligente: ogni volta che si incontra un nuovo nemico, dopo averlo sconfitto c’è una chance di ottenere un cristallo che si potrà assorbire acquisendo le sue abilità specifiche. Ci sono tanti tipi di cristalli, di attacco, di difesa, di supporto e via discorrendo. Essi vanno equipaggiati e hanno un consumo di MP variabile in base al tipo stesso al grado. Grado che aumenta in base al numero di cristalli dello stesso demone che verranno trovati, con un meccanismo simile a un incremento del livello delle abilità. Nelle prime aree di gioco c’è una grande sensazione di gratificazione, in quanto si potranno incontrare nemici quasi sempre diversi ogni due tre stanze e si potranno trovare tanti cristalli, in maniera tale da poter provare tutte le abilità ad essi connesse. Uccidendo i nemici si potranno trovare come loot anche tanti materiali e ingredienti che inizialmente non è chiaro come utilizzare, salvo poi capirne meglio i meccanismi dopo aver incontrato compagni della Gilda e personaggi che si offrono di aiutare la protagonista nella missione, che spiegano come combinare gli oggetti e craftarne di nuovi. In Bloodstained Ritual of The Night, come anche accadeva in Castlevania SotN, consultare la mappa è sempre essenziale per capire dove bisogna andare, per comprendere la conformazione delle stanze alte e per trovare punti chiave e stanze segrete. Queste contengono quasi sempre equip potenti, oggetti per aumentare il cap di HP ed MP o anche NPC. Tra le diverse aree si trovano, come in ogni Castlevania che si rispetti, dei corridoi separatori, e ad ogni nuova area corrisponde anche un cambio di musica in background e set di nemici. Talvolta potrà capitare di poter accedere contemporaneamente a più aree diverse, e generalmente il modo migliore per capire se si è scelto la strada giusta è saggiare la forza dei nemici: se servono più di quattro o cinque attacchi per eliminarli, generalmente è meglio battere in ritirata in quanto è richiesto un livello di potere più alto e si andrebbe incontro a morte certa.

Man mano che si andrà avanti nell’avventura ci si dovrà scontrare con mini-boss e boss di livello. Questi ultimi sono quasi sempre accompagnati da delle cut-scene e richiedono una buona dose di run ed eventuali morti per trovare la tecnica giusta per superarli. Il backtracking è presente in maniera preponderante, ma fortunatamente ci sono i ben noti portali che permettono, una volta trovati e attivati, di viaggiare velocemente tra gli angoli più remoti della mappa. E quindi, ogni qualvolta si sblocca una nuova abilità che permette di eseguire nuove mosse, quasi sempre bisognerà tornare indietro per accedere alle parti della mappa inizialmente precluse. In Bloodstained Ritual of The Night però c’è anche spazio per qualche piccola novità. Infatti, strada facendo si potranno trovare diversi NPC che propongono tante missioni secondarie, come la vendetta del marito ucciso da un particolare tipo di demone, o la raccolta di ingredienti e oggetti specifici. Queste missioni aggiungono ulteriore backtracking e quando se ne accettano più di una sarà facile confondersi o perdere di vista gli obiettivi. Fortunatamente gli sviluppatori hanno inserito un sistema di tracking che viene in aiuto con dei segnalini da posizionare sulla mappa. Bloodstained Ritual of The Night offre poi la possibilità di eseguire tante abilità e mosse speciali legate al tipo di arma brandita. E di armi ne esistono di varie categorie: spade corte e lunghe, pugnali, fruste, pistole mazze chiodate e persino opzioni per il combattimento a mani nude; e strada facendo troveremo delle librerie che ci svelano mosse segrete che aggiungono profondità al combattimento. Tra le novità implementate è bene evidenziare anche un sistema di assegnazione veloce delle abilità legate ai cristalli, che permette di cambiare rapidamente set di skill, pratica particolarmente utile nelle parti più avanzate del gioco quando i nemici si fanno più duri da abbattere e sfruttare le loro vulnerabilità diventa vitale. Da questo punto di vista il combattimento risulta più tattico e meno piatto rispetto al passato. C’è ampio margine anche nella customizzazione del personaggio, con armi, mantelli e accessori che hanno un impatto cosmetico ben visibile su Miriam. Inoltre, in un punto preciso del castello è presente anche un barbiere in grado di modificare l’acconciatura ed altri aspetti del look della protagonista. Come da tradizione poi, non manca nemmeno una vasta enciclopedia che abbraccia personaggi, luoghi e mostri che appagherà la sete di conoscenza dei puristi del genere. Immancabili inoltre gli shop di armi e oggetti ed il mitico barcaiolo in stile Caronte.

In termini di esplorazione e progressione, Bloodstained: Ritual of The Night è costruito in modo molto simile ad alcuni dei titoli della serie Castlevania già citati: c’è un’unica grande mappa, di cui molte zone diventano accessibili solo dopo aver sbloccato alcuni poteri specifici o dopo aver ottenuto certi oggetti, come il già citato doppio salto. Paradossalmente più si esplora, più la mappa sembra ampliarsi. Igarashi e i suoi hanno ottenuto questo effetto aumentando le diramazioni in modo graduale: non si arriva mai a sentirsi persi come accade in un Hollow Knight, ma in certi momenti non manca del sano disorientamento. Il tempo necessario per finire il gioco a livello Normal è noto, perché dichiarato dallo stesso Igarashi: una decina di ore. Si tratta in realtà di un abbaglio, nel senso che Bloodstained è costruito per essere esplorato in lungo e in largo e per essere finito più volte a diversi livelli di difficoltà. Parlando ora del comparto tecnico, il gioco ha fatto netti passi avanti durante il suo lungo sviluppo. Non poche erano le polemiche insorte per animazioni legnose, uno stile grafico vecchio ed effetti grafici non all’altezza della generazione attuale. Igarashi ha però saputo rispondere bene a queste critiche cambiando tutto a poche settimane dal lancio, presentando un cambiamento radicale quasi da notte a giorno per effetti e stile grafico. Alcune aree sono veramente belle a vedersi, con tanti effetti particellari e oggetti in movimento in background che danno decisamente vita e spessore allo stile 2.5D. La colonna sonora è chiaramente ispirata a quella dei precedenti Castlevania ed è sicuramente uno dei punti di forza dell’intera produzione. Unica nota veramente negativa è da associare alla traduzione in italiano, davvero di mediocre fattura. Sicuramente farà contenti tutti quei giocatori che non conoscono altre lingue, ma doversi andare a rileggere dei testi in inglese per capirli fino in fondo non è affatto una cosa buona. Tirando le somme, Bloodstained Ritual of The Night non è solamente il successore spirituale di Symphony Of The Night, o del filone dei Castlevania in due dimensioni che hanno popolato le console portatili nel primo decennio degli anni 2000, ma è soprattutto una produzione coraggiosa, fede delle proprie radici e in gradi di dimostrare che il genere ha ancora molto da dire, specialmente se al timone c’è uno dei suoi storici fondatori. Con un solido gameplay in grado di divertire oggi come ventidue anni fa e un level design sopraffino, l’ultima creazione di Igarashi non solo riesce a tenere testa a tutti i titoli usciti negli anni precedenti ma anche a ridefinire le basi del genere così come fu nel 1997 con la storia di Alucard. Se siete fan di Catlevania non giocare a questo titolo sarebbe un vero peccato in quanto incarna quanto di buono già visto in passato e lo eleva con alcune buone novità, con un gameplay fluido e con una trama avvincente.

GIUDIZIO GLOBALE

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Apple lancia tre modelli di iPhone 11

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L’attesissimo evento Apple di presentazione dei nuovi iPhone ha portato con se una valanga di novità: tre nuovi smartphone di ultima generazione, iPad, Apple Watch 5 e servizi Tv e videogiochi. Il primo argomento trattato durante la conferenza del colosso di Cupertino sono stati i nuovi servizi: Apple Arcade per i giochi e Tv Plus per i contenuti originali in streaming. Quest’ultimo sarà in diretta concorrenza con Netflix, Amazon Video e tra poco anche Disney. Apple Arcade, invece, è il servizio in streaming per i videogiochi e sarà disponibile dal 19 settembre in 150 paesi nel mondo a 4,99 dollari al mese e prevede un mese di prova. Nell’offerta iniziale sono presenti in catalogo ben 100 giochi. Apple Tv Plus, servizio in streaming di contenuti originali per cinema e tv, sarà invece disponibile dal 1 novembre a 4,99 dollari al mese in 100 paesi nel mondo. E chi acquista uno fra i tre nuovi modelli di iPhone 11 avrà Apple Tv gratis per un anno.

Per quanto riguarda gli attesissimi iPhone 11, si può dire che essi sostanza replicano la “line up” dello scorso anno. Tutti hanno al loro interno il processore A13 Bionic un processore così potente in grado di eseguire 1 trilione di operazioni al secondo e realizzato utilizzando la tecnologia a 7 nanometri, in grado di ottimizzare i consumi energetici. Per quanto riguarda l’iPhone 11 “base”, il dispositivo sarà venduto a un prezzo di partenza più basso rispetto allo scorso anno (699 dollari). Per quanto riguarda le specifiche tecniche il device possiede un display da 6,1 pollici, liquid retina con true tone e due fotocamere posteriori racchiuse in un quadrato. Inoltre la fotocamera anteriore è in grado di “girare” video in slow motion per i selfie lenti, gli “slofies”. Il melafonino potrà essere acquistato in sei nuovi colori.

Nel corso della conferenza Apple ha inoltre presentato iPhone 11 Pro e l’iPhone 11 Pro Max. Questi ultimi due hanno un display Oled rispettivamente da 5,8 e 6,5 pollici e un comparto fotocamera potenziato con tre fotocamere sul retro racchiuse in un quadrato con ultra-grandangolo, grandangolo e teleobiettivo. Ogni fotocamera del sistema registra video 4K con una gamma dinamica estesa e una stabilizzazione “di livello cinematografico”. A livello tecnico ecco che la nuova CPU possiede due core per le prestazioni, quattro core per l’efficienza e un motore neurale a 8 core. Tutto questo è solo consumo? Assolutamente no perché il nuovo iPhone 11 Pro durerà addirittura 4 ore in più rispetto al passato iPhone Xs mentre la versione iPhone 11 Pro Max addirittura 5 ore in più rispetto alla versione Xs Max. Oltretutto viene fornito con un adattatore da 18W per la ricarica rapida già nella confezione. Con iOS 13, poi, tutti hanno accesso a strumenti di editing video, per ruotare, tagliare, aumentare l’esposizione e applicare filtri all’istante.

I nuovi smartphone arrivano dal 20 settembre anche in Italia ad un prezzo di partenza rispettivamente di 999 e 1099 dollari (1189 e 1280 euro). Nello specifico: iPhone 11 Pro da 64GB sarà disponibile a un prezzo di 1.189€, iPhone 11 Pro da 256GB a 1.359€ e iPhone 11 Pro da 512GB a 1.589€. Invece il modello topo di gamma costerà qualcosina in più: iPhone 11 Pro Max da 64GB sarà acquistabile a un prezzo di 1.289€, iPhone 11 Pro Max da 256GB a 1.459€ mentre l’iPhone 11 Pro Max da 512GB, il top della gamma, costerà 1.689€. Ricordiamo che i nuovi modelli di iPhone sono preordinabili già a partire da questo venerdì.

L’azienda statunitense ha anche lanciato un nuovo iPad che a partire da adesso ha un sistema operativo proprio, per renderlo più indipendente dall’iPhone. Il dispositivo di settima generazione ha un display più grande e la compatibilità con la Smart Keyboard di dimensioni standard, è un Retina da 10,2 pollici e la compatibilità con Apple Pencil, il chip A10 Fusion, fotocamere e sensori evoluti. Può essere ordinato a partire da oggi e sarà disponibile nei negozi da lunedì 30 settembre, a partire da 389 euro.

 Novità in arrivo anche per gli amanti degli orologi intelligenti della Mela, arrivano infatti anche i nuovi Apple Watch series 5 con display always on, Retina, e un “Low Temperature Polisilicon display”, in grado di fare il refresh dinamicamente per risparmiare energia. C’è anche un nuovo sensore per la luce ambientale, che insieme ad altre innovazioni nel software dovrebbero garantire una durata della batteria per tutto il giorno. Gli schermi sono ottimizzati per tutti i tipi di workout e sarà presente un compasso che rileverà la direzione come avviene sugli iPhone. Ci sarà un modello con il case in titanio e uno in alluminio ricilcato al 100%. Il prezzo di partenza è di 399 dollari, sarà disponibile negli store dal 20 settembre e ordinabile da oggi. Insomma, anche per quest’anno Apple si è presentata a settembre con una carrellata di novità. Riuscirà fra prezzi più bassi, dispositivi sempre più potenti e servizi innovativi a conquistare ancora di più consensi fra gli appassionati di tecnologia? Non resta altro che attendere qualche giorno per capirlo.  

Di seguito, per i più interessati o per chi se la fosse persa, vi proponiamo la conferenza Apple per intero. Buona visione.

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei presenta il chip 5G all’Ifa di Berlino

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Huawei presenta le sue novità all’Ifa di Berlino, fra queste spiccano un processore per la connessione 5G veloce, il Wi-Fi domestico di nuova generazione, nuovi auricolari e nuove colorazioni per la serie di smartphone P30. Il processore Kirin 990 è la variante che supporta le reti 5G, sarà disponibile per la nuova serie di smartphone Mate 30 che l’azienda cinese presenterà il 19 settembre e a Monaco. “Consente agli utenti di accedere ad una straordinaria e avanzata esperienza di connettività 5G, nel primo anno della implementazione della rete” ha dichiarato Richard Yu, CEO Huawei Consumer Business Group “Per offrire esperienze 5G avanzate, Kirin 990 (5G) è stato completamente aggiornato in termini di prestazioni ed efficienza energetica, AI computing e ISP, per portare l’esperienza di telefonia mobile ad un nuovo livello”. Presentato anche il router Q2 Pro. Il dispositivo è invece dotato del chip modem PLC Gigahome 5630 gigabit di Huawei e dell’innovativa tecnologia PLC Turbo, “migliora notevolmente l’anti-interferenza della rete PLC per assicurare trasferimenti dati veloci e bassa latenza, ponendo le basi per l’adozione diffusa di nuove tecnologie, come la banda larga 200 Mbps e l’ancora più veloce fibra ottica”. Da Huawei arrivano anche i nuovi auricolari FreeBuds 3 che grazie al chip Kirin A1 inaugurano l’era del suono intelligente con “sonorità superiori abbinate a eccezionali tecniche di elaborazione del suono digitale”. Infine, Huawei ha lanciato due nuove colorazioni per la serie di smartphone P30 Pro: sono Mystic Blue e Misty Lavender. Inoltre, il dispositivo include anche nuove funzioni di editing foto e video ed è pronto per EMUI10, l’interfaccia utente basata su Android 10. Il prossimo appuntamento importante con Huawei è adesso, lo ripetiamo, il 19 settembre a Monaco. In molti infatti non aspettano altro che il lancio del nuovo Mate 30.

F.P.L.

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Man of Medan, il videogame in cui ogni scelta ha una conseguenza

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Vi siete mai trovati al cinema a vedere un bel film horror e di dire fra voi e voi: “io avrei agito così”, oppure di pensare: “Ma cosa sta facendo? Scappa”. Bene, In Men of Medan, primo capitolo di un’antologia dell’orrore per Pc, Xbox One e Ps4, sarà possibile decidere le sorti dei protagonisti, instaurare rapporti solidi o antipatie che porteranno alla salvezza o alla morte. Ogni dialogo è cruciale, ogni decisione importante, ogni dettaglio non trascurabile. Insomma, Men of Medan è un vero e proprio horror movie da giocare da soli, in coppia con un altro giocatore online o in 5 seduti sul divano di casa. Prima di esaminare il software nello specifico però è bene spendere qualche parola sul team di sviluppo. Supermassive Games non è un nome particolarmente famoso presso il largo pubblico videoludico. La software house inglese, fondata nel 2008, ha lavorato per vari anni a piccoli giochi o come team di supporto nell’ecosistema PlayStation, trovando poi uno spazio sotto i riflettori grazie ad Until Dawn (PS4, 2015), avventura narrativa cinematografica dal taglio horror. Dopo di che, il gruppo si è dedicato di nuovo a produzioni minori, perlopiù per la VR. Ora, Supermassive torna alla ribalta con un nuovo progetto che è praticamente figlio di Until Dawn: The Dark Pictures Anthology. Quest’ultimo non è un gioco ma, come il nome fa perfettamente intuire, una raccolta di opere indipendenti che condividono lo stesso stile. Il 30 agosto è uscito il primo titolo di questa antologia: Man of Medan ed è proprio di questo capitolo che vi andremo a parlare in questa recensione. A livello di trama il gioco si propone subito in maniera intrigante, dopo un breve prologo ambientato subito dopo la seconda guerra mondiale, che funge da tutorial ci si trova immersi nel presente, vero tetro del gioco. I relitti sommersi, si sa, hanno sempre esercitato un certo fascino nell’immaginario collettivo, attirando gli esploratori più avventurosi che cercano di svelarne i segreti. Ed è proprio uno di questi relitti ad attrarre un gruppo di amici: i ricchi fratelli Conrad, interpretato dall’attore Shawn Ashmore, Julia, il fidanzato di quest’ultima Alex e suo fratello Brad. I quattro si avventurano con la capitana polinesiana Fliss su una barca per immersioni verso alla posizione di un vecchio aereo affondato, determinati a scoprirne i segreti. E’ esplorando questo relitto che vengono a conoscenza delle coordinate dell’Oro della Manciuria, quello che sembra essere un tesoro a sole due ore di navigazione dalla loro posizione. Un obiettivo irresistibile per il gruppo… e non solo per loro. Man of Medan è un’avventura narrativa che segue la storia dei cinque protagonisti e che, da semplice escursione esplorativa nel Pacifico meridionale, degenera velocemente trasformandosi in un vero incubo per tutto il gruppo.

Come già vi abbiamo detto, il nuovo titolo di Supermassive games è un’avventura fortemente ramificata, in cui ogni scelta, operata tramite dialoghi (completamente doppiati in italiano) e azioni, può portare a evoluzioni della vicenda molto diverse. Alcune delle scelte fatte nella prima ora di gioco potrebbero avere impatti importanti non solo sul finale, ma sull’intero svolgimento della trama. Anche la formazione dei vari “gruppi” all’interno della storia può cambiare in base alle scelte fatte; i protagonisti non sono infatti sempre insieme e spesso si separano in due o tre gruppi la cui composizione dipenderà dalle azioni, influenzando di conseguenza il resto della storia. Inutile dire che quest’alta possibilità di situazioni porta ad un gran numero di eventi, dialoghi ed esiti diversi in base alle scelte fatte. Di tanto in tanto nel corso della storia, poi, la narrazione si interrompe portando i giocatori nella biblioteca del Curatore, un uomo misterioso che sembra sapere tutto di quello che potrebbe o meno accadere. Il Curatore ogni tanto fa la sua comparsa commentando le scelte fatte e mettendo chi gioca in guardia su quello che il futuro potrebbe riservare. Questo sarà l’unico personaggio ricorrente e filo conduttore che si troverà anche nei futuri giochi della serie “The Dark Pictures”. Parlando di Gameplay, Man of Medan si presenta come un’avventura in terza persona con ambienti a telecamera fissa, quindi legata alla regia degli sviluppatori, in cui di volta in volta si controllano le azioni dei vari personaggi mentre si dipana l’intera storia. Nei panni del personaggio di turno sarà possibile esplorare l’ambiente, interagire con alcuni oggetti raccogliendoli ed esaminarli oppure tirando leve, aprendo porte e così via, o anche scegliere come condurre i dialoghi scegliendo tra due risposte da dare entro un tempo massimo, oppure non dicendo nulla. L’esplorazione si conduce in gran parte camminando più o meno lentamente, talvolta accompagnati da uno o più personaggi, in ambienti prevalentemente scuri, e senza grandi possibilità di deviazione. In buona parte degli ambienti esplorabili è possibile trovare stanze opzionali per scoprire segreti ed informazioni rilevanti sulla storia sotto forma di diari, lettere e telegrammi, ma di fatto l’esperienza è totalmente lineare al netto delle scelte compiute nei momenti chiave. Per quanto riguarda la componente horror, Man of Medan gioca molto sull’atmosfera, sempre molto cupa e misteriosa. Essa aiutata anche da un ottimo sound design, tiene sempre sulle spine. Inoltre a condire il tutto non mancano ovviamente moltissimi “jumpscares” a base di teschi, morti e teste mozzate, che avvengono nei momenti più inattesi provocando più di un sussulto. Nei momenti più “concitati” ci sono poi le classiche sequenze di tasti da premere col giusto tempismo, la cui corretta esecuzione può fare la differenza tra la salvezza e la morte di un personaggio, e sui quali non si può tornare indietro visto che il gioco salva istantaneamente le azioni compiute. In alcuni momenti particolarmente tesi, quando ad esempio ci si stà nascondendo da un pericolo mortale, interviene infine una sequenza “mantieni la calma” che consiste nel premere un tasto a ritmo con il battito cardiaco del personaggio, il fallimento di tale evento porterà il giocatore ad essere scoperto con tutto ciò che ne consegue. Questi meccanismi fanno quindi sì che si debba stare sempre ben attenti a quello che avviene sullo schermo, senza mai mollare il pad; una distrazione qualunque o uno sguardo al telefonino possono infatti modificare irrimediabilmente la storia per il resto della partita, con l’unica possibilità di ricominciare dall’inizio oppure ricaricare il singolo capitolo, opzione questa però disponibile solo dopo essere arrivati alla fine della trama. Avviso per i “furbetti”, chiudere velocemente il gioco per poi riavviarlo e ricaricare la partita non funziona, perché ogni azione sarà salvata istantaneamente.

Il gioco non deluderà nemmeno gli appassionati di esplorazione, infatti Man of Medan offre una buona dose di segreti collezionabili, 50 in tutto, e 13 dipinti da cercare in giro per l’ambiente. Questi quadri sono molto importanti in quanto offrono brevi visioni di quello che potrebbe accadere in futuro. Ovviamente il condizionale è d’obbligo in quanto il futuro dei protagonisti dipenderà solo ed esclusivamente dalle scelte fatte da chi gioca. Ovviamente una singola partita non basterà per vedere ogni singolo filmato o epilogo, quindi se si vuole vedere tutto è necessario svolgere più di una “run”. Giocare più partite dall’inizio alla fine servirà infatti non solo per raccogliere tutto ma anche per scoprire le varie diramazioni della storia, cercare di salvare tutti o anche di trovare il finale più negativo possibile. Arrivare dall’inizio alla fine della storia richiederà ogni volta dalle 4 alle 6 ore e la rigiocabilità è molto alta grazie alle tante variabili in gioco, per cui è necessario rigiocare il tutto almeno due o tre volte, magari anche in compagnia di amici, se si vuole puntare a scoprire ogni cosa. Come vi dicevamo all’inizio, Man of Medan vi dà la possibilità di affrontare l’avventura da soli o in compagnia, il menu principale del gioco presenta infatti due opzioni iniziali, “Non giocare da solo” e “Gioca da solo”; mentre la seconda porta alla classica esperienza single player, selezionando la prima si avrà la possibilità di accedere alle modalità “Storia condivisa” e “Serata al cinema”. La prima permette di giocare online con un amico, controllando ognuno un personaggio diverso: quando i due personaggi sono insieme nella stessa scena, si potrà interagire e portare avanti insieme la storia, ma poi se/quando si divideranno ognuno continuerà la storia dalla propria prospettiva, raccontandosi a vicenda quello che accade e dandosi consigli. La modalità “Serata al cinema” invece permette ad un massimo di 5 giocatori di seguire l’intera storia davanti alla TV, passandosi il controller quando è il momento di controllare il proprio personaggio, o i propri, visto che i personaggi vengono spartiti tra i giocatori presenti se sono meno di 5 e contribuendo così alle decisioni per portare avanti la trama. Insomma, con Man of Medan c’è davvero molto con cui divertirsi. A livello audio il gioco è impeccabile, infatti il titolo offre un fantastico doppiaggio in italiano e una serie di effetti spaventosi e musiche sempre consone con ciò che avviene sullo schermo. Anche a livello grafico Man of Medan regala un buon colpo d’occhio. Gli ambienti di gioco sono ben realizzati e particolarmente curati, i volti dei protagonisti sono espressivi e assolutamente credibili. Peccato per il movimento dei ragazzi che a tratti può apparire legnoso, ma nulla di eccessivamente grave. Durante la nostra prova (avvenuta su Xbox One X) il titolo in alcuni rari frangenti è risultato scattoso, però fortunatamente si è trattato solo di fenomeni sporadici. Tirando le somme, l’ultimo lavoro di Supermassive Games è in generale un titolo che merita di essere giocato. Parlando del team che ha sviluppato il bellissimo Untill Dawn, il risultato non tradisce le aspettative, infatti Man of Medan è un’avventura narrativa/esplorativa assolutamente ben riuscita ed estremamente divertente. Ovviamente tale titolo non è consigliato a chi cerca un videogame di azione o uno sparatutto. Lo ripetiamo ancora, Man of Medan è come vedere un film al cinema con la differenza che saranno il o i giocatori a decidere come andrà a finire la pellicola.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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