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Green pass per dipendenti pubblici e privati: Mattarella ha firmato il decreto

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato in serata il decreto Green pass. Il decreto “misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione nell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening”può ora andare in Gazzetta ufficiale. 

“Quella del vaccino e quindi del Green Pass obbligatorio per i sanitari è una norma pro tempore, perché non obbligheremo certo i nostri operatori sanitari alla vaccinazione eterna” ha spiegato il sottosegretario al ministero della Salute Pierpaolo Sileri all’Aria che tira su La7.

E’ un momento di emergenza. La cosa più probabile è che in base alla circolazione del virus, in base al numero dei vaccinati verso la fine di novembre, metà dicembre, la norma venga prorogata“. 

“Se avremo ancora il Green Pass per lavorare? Dipenderà dalla circolazione del virus e dalle eventuali altre varianti. Per quanto riguarda il personale sanitario non vaccinato è meno del 2%, ossia 35 mila persone, numero che spero si riduca ulteriormente”, ha aggiunto Sileri. “Il Green Pass è obbligatorio per i i sanitari – ha concluso – perché non si possono mettere a rischio coloro che entrano in ospedale e hanno una malattia. L’ospedale è un luogo di fragilità, i pazienti vanno protetti. Non bastano le mascherine per proteggersi e francamente già ci vorrebbero le Ffp2 e non le chirurgiche”.

Per il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, “il governo ha preso un impegno preciso e il 30 settembre ci sarà una valutazione: credo che ci saranno le condizioni per procedere a un ampiamento delle capienze per teatri e cinema. Credo ci possa essere una tappa intermedia sull’aumento che può prevedere un 75-80% per poi guardare nelle prossime settimane all’obiettivo del 100%”. “Nella valutazione a fine mese – ha detto a ‘Un giorno da pecora’ – potranno essere incluse anche le discoteche cui daremo una risposta: importante è creare condizioni per riaprile e si può anche iniziare – ha detto – con una capienza del 75% col green pass”. Rispondendo poi alla domanda se si dovranno utilizzare le mascherine in discoteca, questa, ha affermato Costa, “è un’altra indicazione che ci darà il Cts, la scienza”. In generale, ha aggiunto, “il vaccino non esclude la possibilità del contagio, quindi ad oggi credo che il tema di togliere le mascherine al chiuso sia un tema da rimandare”. Riferendosi quindi al green pass, “è uno strumento che ci permette di riprendere le attività e con oltre 70 mln di certificati verdi che sono stati scaricati, i cittadini hanno preso coscienza di questo strumento”. Il sottosegretario ha sottolineato che con il green pass c’è stato un incremento delle vaccinazioni e “ci auguriamo che si continui così per arrivare all’obiettivo del 90%, che credo sia raggiungibile”. Quanto alla terza dose di vaccino anti-Covid a tutta la popolazione, “la politica deve attendere le indicazioni della scienza”, ha rilevato, sottolineando di essere inoltre favorevole alla vaccinazione per i bambini una volta che le agenzie regolatorie e l’Aifa si saranno pronunciate in merito.

Credo che sia opportuno l’utilizzo del green pass anche in Parlamento, nel momento in cui lo prevediamo per altri luoghi. Ma c’è tuttavia una valutazione da fare: l’Aula è il luogo dove i parlamentari esprimono il proprio voto, e ci può essere un parlamentare no-vax e questo diventa un problema – ha detto ancora il sottosegretario Costa -. Se introduciamo il green pass e c’è un parlamentare contrario al green pass, rischiamo infatti di negare il diritto al voto e quindi il diritto alla rappresentanza”. “E’ una valutazione non secondaria. C’è un tema di rappresentatività democratica”.




Quirinale, necessarie nuove consultazioni per Mattarella

Nuove consultazioni a partire da martedì prossimo. Così ha deciso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la due giorni di consultazioni con i rappresentanti di tutti i partiti.

Il Presidente della Repubblica dopo aver ringraziato il dimissionario capo del Governo e tutti i ministri per “l’opera prestata” ha ricordato la motivazione per la quale si è aperta la crisi: “Una dichiarata rottura polemica del rapporto tra i due partiti che componevano la maggioranza parlamentare”.

Mattarella ha quindi detto che la crisi va risolta all’insegna di decisioni chiare e in tempi brevi: “Lo richiede l’esigenza di Governo di un grande Paese come il nostro, lo richiede il ruolo che l’Italia deve avere nell’importante momento di avvio della vita delle istituzioni dell’Unione Europea per il prossimo quinquennio.” Mattarella ha anche evidenziato il particolare momento storico di incertezze politiche ed economiche a livello internazionale.

Il Presidente della Repubblica ha poi ricordato che a fronte di queste esigenze sono possibili soltanto governi che ottengano la fiducia del Parlamento in base a valutazioni e accordi politici dei gruppi parlamentari su un programma per governare il paese.

Mattarella ha poi evidenziato il fatto che in mancanza di tutte queste condizioni la strada da percorrere è quella di nuove elezioni: “Una decisione – ha detto Mattarella – da non assumere alla leggera dopo più di un anno divita della legislatura mentre la costituzione prevede che gli elettori vengano chiamati al voto per eleggere il Parlamento ogni 5 anni “.

Elezioni necessarie, ha poi aggiunto il Presidente della Repubblica, qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di Governo.

Mattarella ha fatto sapere che rappresentanti di alcuni partiti hanno fatto sapere di aver avviato intese politiche per iniziative finalizzate ad un nuovo governo e che è stata avanzata la richiesta di avere il tempo necessario per avanzare questo confronto. Richiesta quest’ultima espressa anche da altre forze politiche.

Mattarella ha quindi accordato altro tempo per eventuali intese politiche tra i partiti per la formazione di un nuovo governo rimandando a martedì prossimo nuove consultazioni.




Festa del 25 Aprile, Mattarella:”Un vero secondo risorgimento”

Vicino a piazzale Loreto, ultrà laziali: “Onore a Mussolini”

“I giovani facciano propri i valori costituzionali. La festa del 25 aprile ci stimola a riflettere come il nostro Paese seppe risorgere dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. Un vero secondo risorgimento: lo ha detto il presidente Mattarella al Quirinale ricevendo gli ex-combattenti. “Conoscere la tragedia il cui ricordo è ancora vivo ci aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell’Europa che coinvolgono popoli a noi vicini”, ha aggiunto Mattarella, “Domani in moltissime località verranno ricordati le donne e gli uomini, i civili e i militari, i sacerdoti che contribuirono al riscatto del nostro Paese”.

“Onore a Mussolini”. A poca distanza da piazzale Loreto, luogo simbolo della Resistenza, e il giorno prima del 25 aprile questo lo striscione, con tanto di saluti romani e ‘presente’, di alcuni ultrà della Lazio degli Irriducibili, in trasferta a Milano.

Subito sono scattate le indagini della Digos di Milano e Roma, coordinate dal capo del pool antiterrorismo milanese Alberto Nobili, che hanno portato a identificare il capo degli ultrà laziali, ‘mente’ del blitz fascista, altri 18 Irriducibili e tre supporter dell’Inter. Gli Irriducibili, ultrà laziali di estrema che da oltre 30 anni si contraddistingue per saluti romani, croci celtiche, cori e azioni razziste e antisemite, fuori e dentro gli stadi, oggi hanno scelto per la loro azione fascista quella piazza dove furono esposti i cadaveri di 15 partigiani e poi quelli dello stesso Mussolini e di Claretta Petacci.

Dopo il blitz i responsabili si sono dileguati, ma foto e video hanno aiutato la Digos ad identificare i partecipanti, “idioti che invece di andare a vedere una partita di pallone vanno in giro a far casino”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Per i 22 ultrà identificati l’ipotesi di reato è quella di “manifestazione fascista”, prevista dall’articolo 5 della Legge Scelba del 1952. E proprio sulla base della legge Scelba e della legge Mancino, il presidente milanese dell’Anpi Roberto Cenati ha chiesto di sciogliere le formazioni neofasciste. in serata con una nota all’ANSA ‘la Lazio prende nettamentele distanze da comportamenti e manifestazioni che non rispondono in alcun modo ai valori dello sport sostenuti e promossi dalla società da 119 anni”.




Libertà di stampa e tutela delle minoranze linguistiche. Mattarella: “Sono due valori correlati, e sanciti dalla Costituzione”

“La libertà di stampa e la tutela delle minoranze linguistiche sono due valori correlati, e sanciti dalla Costituzione”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo a Merano alla cerimonia per i 130 anni del gruppo editoriale Athesia. Il Presidente ha ricordato l’impegno dell’Athesia per questi due valori e le persecuzioni subite in epoca del nazifascismo.
Il gruppo Athesia, che edita i quotidiani Dolomiten e L’Adige e tramite la società Seta i giornali Alto Adige e Trentino, conta 1.200 dipendenti e opera, oltre che nell’editoria, anche nel turismo e nel settore energetico. “La casa editrice Athesia – ha proseguito Mattarella – è stata un punto di riferimento per la tutela della cultura e dell’identità del gruppo tedesco del Sudtirolo. La nostra Costituzione prevede la tutela delle minoranze e della libertà di stampa. Sono due valori che hanno una legame tra di loro”. Il Presidente della Repubblica ha sottolineato “il diritto di manifestare il pensiero e di esercitarlo nella propria lingua e cultura. Il rapporto tra minoranze e stampa è un elemento importante nella nostra Repubblica”. “Non è soltanto un diritto fondamentale di quelli che la Repubblica deve promuovere concretamente ma è anche un interesse generale della Repubblica perché il confronto tra le varie identità e’ una ricchezza per qualunque paese democratico e questa esigenza si è espressa in questi 130 anni da parte del gruppo Athesia”, ha aggiunto Mattarella. “L’integrazione europea – ha detto Mattarella – ha messo in comune il futuro dei suoi popoli per cancellare frontiere e superare divisioni. Questo ha creato una prospettiva crescente che mette in comune tutti i popoli europei ciascuno con la propria identità, cultura e carattere ma accomunati da questa comune prospettiva di pace e collaborazione e di crescita comune”, ha aggiunto.

#OFFICINASTAMPA 15/11/2018
#GIULEMANIDALLINFORMAZIONE L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI #CARLOVERNA AL SEGUENTE LINK https://www.youtube.com/watch?v=ZfOmemi3pbY

 




Mattarella, libertà di stampa ha un grande valore. Domani il flash mob nelle piazze italiane

“Al mattino leggo i giornali: notizie e commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido e forse questi secondi per me sono ancora più importanti. Perché è importante conoscere il parere degli altri, le loro valutazioni. Quelli che condivido sono interessanti, naturalmente e mi stanno a cuore; ma quelli che non condivido sono per me uno strumento su cui riflettere. E per questo ha un grande valore la libertà di stampa, perché, anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere”. Lo ha detto Mattarella agli studenti al Quirinale.

 

Tutela fino alla fine

“C’è la Costituzione, la libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine, ma negli ultimi trenta anni è mancata una cultura generale dell’indipendenza ed e’ un tema che va affrontato perché la stampa influenza la politica e i politici influenzano i giornalisti”. Cosi il presidente della Camera Roberto Fico, a margine di un appuntamento a Napoli, ha commentato la querelle che vede il vicepremier Di Maio opposto ai giornalisti definiti “infimi sciacalli” dopo l’ assoluzione del sindaco Raggi.

 

“Basta attacchi!”

«Basta attacchi ai giornalisti. Gli insulti e le minacce di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista non sono soltanto l’assalto ad una categoria di professionisti, ma rappresentano anche e soprattutto il tentativo di scardinare l’articolo 21 della Costituzione e i valori fondamentali della democrazia italiana». È quanto afferma la Federazione nazionale della stampa italiana, che martedì prossimo, 13 novembre, darà «una prima risposta pubblica agli attacchi del vicepremier Di Maio e di quanti pensano di poter ridurre al silenzio l’informazione italiana».
La Federazione nazionale della Stampa italiana promuove, dunque, il flash mob #GiùLeManiDallInformazione, «aperto non soltanto ai giornalisti, ma anche a cittadini e associazioni che considerano l’informazione un bene essenziale per la democrazia».

Un’iniziativa alla quale ha già aderito il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Il flash mob si terrà in contemporanea, dalle 12 alle 13, nelle piazze delle principali città italiane (le piazze saranno rese note nelle prossime ore).

«Ritrovarsi in piazza contemporaneamente – spiega Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi – significa respingere tutti insieme attacchi volgari e inaccettabili contro l’informazione e i giornalisti. Ormai non si tratta più di episodi isolati, ma di azioni mirate a screditare una categoria di professionisti con lo scopo di disorientare l’opinione pubblica. Una forza politica, il Movimento 5 Stelle, che teorizza il superamento del Parlamento e della democrazia liberale ha messo nel mirino i giornalisti e gli editori perché per realizzare questo progetto bisogna togliere di mezzo tutti gli organismi intermedi e impedire ai cittadini di conoscere. Soltanto un’informazione debole, docile o assente può consentire alla disinformazione di massa, veicolata attraverso gli algoritmi e le piattaforme digitali, di prendere il sopravvento e di manipolare il consenso e le coscienze dei cittadini. È un disegno al quale bisogna opporsi con forza». (giornalistitalia.it)

 




Decreto Genova: Mattarella firma il decreto legge

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge su Genova. Lo si è appreso al Quirinale. Il testo del decreto era arrivato ieri mattina al Quirinale, ma il dl nella forma definitiva predisposto per la firma è arrivato al presidente della Repubblica alle 14.30 di oggi ed è stato firmato da Mattarella alle 17.

Dovrebbe essere Claudio Gemme, si apprende in ambienti di governo, il commissario per Genova. Gemme, genovese, proviene da Fincantieri e il suo nome trova molti consensi nella Lega.

Vista la bozza del Decreto Genova “ci sarà bisogno di un procedimento di gara per la ricostruzione del ponte Morandi ancorché semplificata perché il decreto non deroga alle norme europee sulla concorrenza, quindi auguriamoci che il decreto non venga impegnato dalla molte possibilità di ricorso che vedo all’orizzonte“. Così il governatore ligure, Giovanni Toti, a margine del Consiglio regionale. “Liguria e Genova non intendono aspettare, vogliono il ponte nei tempi che avrebbero rispettato se avessero fatto da soli”.

Salvini: commissario? Ho suggerito un nome – “Oggi abbiamo dato un consiglio, un nome, un cognome e un curriculum di altissima professionalità, genovese che ha girato il mondo”, per la carica di commissario straordinario per Genova, “coinvolto direttamente, anche tramite famiglia, nel disastro”. Lo dice Matteo Salvini a Milano. “Serve un manager, onesto, pulito, riconosciuto, il nome ce l’hanno sia Conte che Di Maio. Spero si chiuda oggi. Domenica e lunedì sarò a Genova”. Salvini non fa nomi ma osserva:”A me sarebbe piaciuto molto anche il sindaco Bucci”, ma “la decisone spetta a Conte”.

Bucci: mancano alcune richieste, tornerò alla carica – “Aspetto di vedere il decreto firmato, ma dalle bozze circolate vedo che mancano alcune delle richieste che abbiamo fatto”. Lo ha detto il sindaco di Genova Marco Bucci, parlando del decreto per Genova a margine di un convegno alla Camera. “Se sarà così – ha aggiunto – tornerò alla carica con il governo” per inserire quello che manca nel percorso di conversione in legge. Per il sindaco, infatti, “Genova non può stare senza le cose che abbiamo chiesto” e “non si può perdere tempo, Genova non se lo merita”.

Terzo Valico, Rixi: Mit ha trasmesso atti, ora tocca a Rfi – “Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha trasmesso tutti gli atti necessari alla prosecuzione dei lavori del quinto lotto del cantiere del Terzo Valico, garantendo la copertura economica necessaria perché le aziende appaltatrici non cadessero in infrazione e quindi potessero essere messi a rischio circa 200 posti di lavoro”. Lo afferma in una nota il viceministro alle infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi, aggiungendo: “Ora Rfi deve fare la propria parte”.




Crollo ponte a Genova, Mattarella: “Accertare verità”. Recuperati tutti i corpi, le vittime sono 42

Si sono svolti a Genova i funerali di Stato per 19 delle 42 vittime del crollo del ponte Morandi. In prima fila il presidente della Repubblica Mattarella e il premier Conte. Il disastro, ha detto l’arcivescovo di Genova, cardinale Bagnasco, ‘ha provocato uno squarcio nel cuore di Genova. La ferita è profonda’, e ‘la giustizia doverosa non cancellerà la tragedia’, ma la città ‘non si arrende: l’anima del suo popolo continuerà a lottare’ e ‘sapremo trarre dal nostro cuore il meglio’

Applausi alla lettura del nome delle vittime ed al momento in cui il cardinale ha citato i vigili del fuoco e la loro ‘professionalità generosa’. In città le campane delle chiese hanno cominciato a suonare a morto all’inizio della cerimonia, durante la quale anche i negozi sono rimasti chiusi. Fermi pure i lavori nel porto.

“Il crollo del ponte Morandi sul torrente Polcevera – ha detto Bagnasco – ha provocato uno squarcio nel cuore di Genova. La ferità è profonda, è fatta innanzitutto dallo sconfinato dolore per coloro che hanno perso la vita e per i dispersi, per i loro familiari, i feriti, i molti sfollati. Innumerevoli sono i segni di sgomento e di vicinanza giunti non solo dall’Italia, ma anche da molte parti del mondo. Sappiamo – ha proseguito il cardinale – che qualunque parola umana, seppure sincera, è poca cosa di fronte alla tragedia, così come ogni doverosa giustizia nulla può cancellare e restituire. L’iniziale incredulità e poi la dimensione crescente della catastrofe, lo smarrimento generale, il tumulto dei sentimenti, i ‘perché’ incalzanti, ci hanno fatto toccare ancora una volta e in maniera brutale l’inesorabile fragilità della condizione umana”.

“Genova – ha detto Mattarella – è stata colpita. Tutti i genovesi e tutti coloro che si sono recati a Genova in questi anni sono passati su quel ponte, anche io l’ho percorso tante volte, anche di recente. E’ una tragedia che ha coinvolto tanti, tutto il nostro Paese. E’ una tragedia inaccettabile”. Il presidente ha auspicato “un accertamento rigoroso delle responsabilità” per il disastro.

In mattinata Mattarella ha visitato il cantiere dei vigili del fuoco sotto ponte Morandi dove proseguono le attività di ricerca dei dispersi e della messa in sicurezza dell’area e incontrato i soccorritori. Momenti di commozione per il presidente davanti ai resti dell’auto trovata nelle ore scorse dai soccorritori sotto il ponte crollato a Genova sui cui viaggiava la famiglia Cecala, il papà Cristian, la mamma Dawna e la piccola Kristal di 9 anni. Fischi  hanno accolto alcuni parlamentari del Pd, mentre applausi prolungati si sono levati per i rappresentanti del governo Di Maio, Salvini e Toninelli.

Dopo i funerali, il presidente della Camera Roberto Fico si è scusato con i familiari delle vittime ‘a nome dello Stato per quello che può non aver fatto negli ultimi anni. Le scuse – ha aggiunto FIco – sono sempre una parola importante, anche se non è mia colpa oggi”.

I giocatori di Genoa e Sampdoria sono arrivati insieme ai funerali. Sono entrati nel padiglione della Fiera di Genova dove il cardinale Bagnasco officerà la cerimonia camminando vicini. Ci sono i presidenti Ferrero e Preziosi e gli allenatori Ballardini e Giampaolo. Le partite Sampdoria-Fiorentina e Milan-Genoa sono state rinviate per lutto. L’arrivo delle squadre è stato accolto da un lungo applauso.




Il giallo della strage di Bologna e quelle “zone d’ombra” di cui parla Mattarella

“I processi giudiziari sono giunti fino alle condanne degli esecutori, delineando la matrice neofascista dell’attentato. Le sentenze hanno anche individuato complicità e gravissimi depistaggi. Ancora restano zone d’ombra da illuminare. L’impegno e la dedizione di magistrati e servitori dello Stato hanno consentito di ottenere risultati che non esauriscono ma incoraggiano l’incalzante domanda di verità e giustizia”.

Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio per il 38mo anniversario della strage di Bologna.

“Sono trascorsi trentotto anni dalla tremenda Strage di Bologna – scrive il presidente – che straziò 85 vite innocenti, con indicibili sofferenze in tante famiglie, ferendo in profondità la coscienza del nostro popolo.

Il tempo non offusca la memoria di quell’attentato, disumano ed eversivo, che rappresentò il culmine di una strategia terroristica volta a destabilizzare la convivenza civile e, con essa, l’ordinamento democratico fondato sulla Costituzione.

L’orologio della stazione, fissato sulle 10 e 25, è divenuto simbolo di questa memoria viva, di un dovere morale di vigilanza che è parte del nostro essere cittadini, di una incessante ricerca della verità che non si fermerà davanti alle opacità rimaste. Fu un’esplosione devastante, per la città di Bologna e per l’intera Repubblica.

Morirono donne e uomini, bambini e adulti. Bologna e l’Italia seppero reagire, mostrando anzitutto quei principi di solidarietà radicati nella nostra storia. Il popolo italiano seppe unire le forze contro la barbarie. Di fronte alle minacce più gravi, le risorse sane e vitali del Paese sono sempre state capaci di riconoscere il bene comune: questa lezione non va dimenticata. I processi giudiziari sono giunti fino alle condanne degli esecutori, delineando la matrice neofascista dell’attentato.

Le sentenze hanno anche individuato complicità e gravissimi depistaggi. Ancora restano zone d’ombra da illuminare. L’impegno e la dedizione di magistrati e servitori dello Stato hanno consentito di ottenere risultati che non esauriscono ma incoraggiano l’incalzante domanda di verità e giustizia. L’azione generosa che l’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage ha svolto negli anni, e continua a svolgere, costituisce una preziosa energia che riesce a propagarsi nella società e nelle istituzioni. Desidero rinnovare il mio sentimento di vicinanza ai familiari delle vittime e rivolgo un ringraziamento ai bolognesi e a tutti coloro che continuano a onorare il ricordo delle vittime con civismo e passione democratica. Proprio il senso di comunità, che i terroristi volevano spezzare, è la garanzia che non prevarrà la cultura di morte”.

“C’è un obbligo morale prima ancora che politico che ci guida: giungere ad una verità certa, libera da zone grigie e sospetti. Questo è l’unico vero modo di onorare le vittime e realizzare le legittime e sacrosante richieste dei loro familiari”. Sono le parole pronunciate da Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, nell’incontro coi familiari delle vittime della Strage di Bologna. “C’è uno Stato che per 38 anni è rimasto in silenzio, negligente e non ha voluto fare luce su verità inconfessabili su cui bisogna accendere un faro”.

“Vogliamo che possiate credere nello Stato non con le parole ma con i fatti concreti. Il tempo delle parole è finito: abbiamo siglato un protocollo triennale tra ministero della Giustizia, dei Beni culturali e Cdm per la digitalizzazione degli atti così che siano accessibili a tutti“. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, intervenendo a Palazzo d’Accursio alla commemorazione per la strage alla stazione di Bologna del 1980. Parlando davanti ai familiari delle vittime della strage del 2 agosto, il ministro ha sottolineato che questa attività di digitalizzazione della documentazione relativa alle stragi che hanno insanguinato l’Italia negli negli scorsi decenni, verrà portata avanti anche con il coinvolgimento “dei detenuti” in un’ottica di finalità rieducativa della pena. La digitalizzazione, ha concluso, riguarderà la cosiddetta “Rete degli archivi per non dimenticare”




Governo, ultima chiamata del presidente per M5s e Lega

Ore decisive per una probabile riapertura del governo pentaleghista. E secondo fonti M5s ci sarebbero contatti sempre più frequenti tra Di Maio e Salvini proprio in queste ore, dopo la proposta del leader pentastellato di “spostare” Paolo Savona dal Mef a un altro ministero per dare il via al governo.

Un ultimo, estremo, tentativo di dare all’Italia un governo politico

L’ipotesi di un Esecutivo giallo-verde, quasi fotocopia di quello che Giuseppe Conte avrebbe dovuto portare al Quirinale domenica scorsa, con l’economista della “discorda” Paolo Savona dentro, ma in un ruolo diverso da quello di responsabile del Mef. E’ la carta che prova a giocare Luigi Di Maio per non arrendersi all’ineluttabilità di un governo tecnico o di un immediato ritorno alle urne. E’ un’offerta su cui potrebbe riflettere anche Matteo Salvini, fin’ora irremovibile nel blindare Savona: “ne parlerò con Di Maio”, sembra aprire. Il ritorno al governo politico è una chance che Sergio Mattarella intende dare ai due partiti guardando con “grande attenzione”a questa soluzione, soprattutto dopo i timori sorti dal rischio di scaricare su un governo del Presidente sfiduciato la gestione della crisi dei mercati che potrebbe abbattersi sull’Italia nei prossimi mesi. Perché allo stato nessuno, compreso Salvini che pure si augura un voto “il prima possibile ma non a fine luglio”, sarebbe ancora convinto di dare la fiducia ad una compagine guidata da Cottarelli. Che dovrebbe quindi accompagnare l’Italia al voto e rappresentarla all’estero da una possibile debole posizione di governo in carica per i soli affari correnti. Sergio Mattarella quindi concede altro tempo. Il Capo dello Stato ha incontrato nel pomeriggio il leader del M5s, che da ieri continua a ripetere: “governo politico o urne”. Poi ha visto anche il premier tecnico in pectore, Carlo Cottarelli, per un incontro “informale” dopo il quale è stato deciso che il presidente del Consiglio incaricato non sarebbe tornato in serata per sciogliere la riserva.

“La battaglia non è con il Quirinale” si affretta a precisare Di Maio che domenica era arrivato a minacciare il presidente di impeachment per aver bloccato la partenza dell’esecutivo giallo-verde per l’insistenza dei due leader sulla presenza dell’euroscettico Savona. “Ci proveremo ancora, aspettiamo una risposta dalla Lega sulla proposta che abbiamo fatto”,spiega ai parlamentari riuniti di sera in assemblea dopo che nel pomeriggio, prima di salire al Colle, aveva perentoriamente chiarito: “il M5S voterà contro un governo non politico, ovvero quello già pronto di Carlo Cottarelli, e non si presterà a escamotage parlamentari come quello della non sfiducia tecnica”. In ogni caso, sono ore in cui la tensione tra M5s e Lega rimane sempre alta. Salvini dice di voler riflettere sulla proposta di Di Maio ma comunque avverte: “Se mi tirano via anche un solo uomo di quella squadra, il governo non ha senso che esista” mette in guardi escludendo ipotesi di governi “tenuti al guinzaglio”. In attesa che si chiarisca la reale opportunità di rinascita di un governo politico, intanto, resta l’opzione del governo Cottarelli che potrebbe partire grazie al voto di fiducia di una parte dei partiti, insieme a uscite dall’aula e astensioni. E su questo approccio praticamente tutti, al netto dei 5 stelle che hanno già annunciato voto contrario, sono ancora fortemente indecisi. Silvio Berlusconi, molto irritato per la partita che Salvini sta giocando in solitaria, ha riunito un vertice a palazzo Grazioli. Sulla fiducia Fi non voterà in dissenso dalle altre forze del centrodestra anche perché il Cav non ha nessuna intenzione di dare il destro a Salvini per rompere. Lo stesso Salvini, pur auspicando un esecutivo che porti al voto a ottobre, è molto perplesso circa il da farsi. Il Pd, anche nei contatti di giornata con il Quirinale, conferma, per ora, l’astensione “positiva”. E si prepara a ogni scenario, anche il voto a brevissimo con Gentiloni candidato premier di un fronte “largo, aperto, nuovo”.




Governo, Di Maio rilancia su governo gialloverde e spunta ipotesi premiership leghista

Ancora irrisolta la grave crisi politica italiana. Ieri il premier incaricato Carlo Cottarelli ha fatto visita al presidente della Repubblica senza sciogliere la riserva.

Due gli scenari possibili:

Scioglimento immediato delle camere e elezioni a fine luglio o una fiducia “tecnica” per legge di bilancio “light” e voto a ottobre.

Luigi Di Maio abbandona l’idea dell’impeachment a Mattarella e rilancia su governo M5s-Lega

“Siamo pronti a rivedere la nostra posizione. Se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo, ma ora si rispetti la volontà del popolo: una maggioranza c’è in parlamento, fatelo partire quel governo” ha detto da Napoli, in un comizio, il capo politico del Movimento 5 stelle. E a rinforzare l’idea che ci possa essere un tentativo in quel senso, è arrivato in serata anche l’appoggio di Fratelli d’Italia. “Una maggioranza in Parlamento c’è, ed è formata da M5s e Lega: “Era pronta a fare un governo e aveva stipulato un contratto di governo – ha scritto Giorgia Meloni su Facebook -. Noi siamo stati critici però arrivati a questo punto siamo anche disponibili a rafforzare quella maggioranza con FdI, perché crediamo che bisogna fare tutto quello che c’è da fare in questo momento per tirare fuori l’Italia dalla situazione di caos nella quale rischia di gettarsi. Presidente, ci rifletta perché non avremo molto altro tempo”.

E, in tarda serata si alternano anche le voci su una possibile premiership di segno leghista per compensare Matteo Salvini. In tal caso, secondo gli stessi rumors, a Palazzo Chigi potrebbe sedere Giancarlo Giorgetti, che nel pomeriggio di ieri avrebbe avuto, tra l’altro un colloquio con il premier incaricato Carlo Cottarelli. Fonti del M5S non confermano un simile schema di governo e, anzi, si dicono scettiche sulla possibilità di un ok a un esecutivo guidato da un premier leghista. Ma la disponibilità a riaprire un canale di dialogo con il Quirinale c’è e, come alternativa, il M5S propone in maniera via via più convinta il ritorno alle urne il 29 luglio. Interpellate sull’ipotesi che si riapra la possibilità di un governo M5S-Lega, fonti de Carroccio riferiscono che al momento non ci sono fatti concreti nuovi, definendo questa come la “note delle follie”. E non escludono tuttavia che una delle ipotesi che circolano in queste ore possa vedere la luce.

Al momento, però, al vaglio di Sergio Mattarella restano le prime due opzioni

con la ferma convinzione da parte del Quirinale che comunque il parlamento si dovrà assumere la responsabilità di chiudere la legislatura o di consentire al governo tecnico un passaggio fondamentale con la presentazione della manovra, per evitare l’eccessiva fibrillazione dei mercati e ridare credibilità e fiducia al nostro Paese.

Mercati che continuano a subire una fortissima tensione, con lo spread che s’impenna col passare dalle ore, dai 250 punti della mattina, alla chiusura a quota 300. Tuttavia, dopo lo scontro frontale di lunedì tra il Colle e il fronte sovranista, i toni sembrano essersi decisamente abbassati. ono decisamente più morbidi. Luigi Di Maio, torna sui suoi passi nella richiesta di impeachment, consapevole che su quella strada era rimasto praticamente isolato. Lo stesso Salvini, in diretta Facebook, ribadisce che “Mattarella ha sbagliato ma basta insulti”.

Una riapertura di dialogo tra M5s e Quirinale che, secondo qualche osservatore, potrebbe riaprire una strada, seppur strettissima, verso un governo politico. Ma al momento è una ipotesi solo di scuola. Per ora, in pista c’è solo Cottarelli, che Mattarella vuole comunque inviare al Parlamento. Malgrado le difficoltà. Dopo una mattinata di contatti e relazioni, il premier incaricato è stato al Colle per le 16,30. Sembra essere il momento dell’accettazione del mandato e la presentazione della lista dei ministri, ma qualcosa deve essere andato storto, tanto che a sorpresa, Cottarelli lascia il Colle senza presentarsi alla stampa. E subito scoppia una ridda di ipotesi tra cui quelle se intenda rimettere il mandato o se in realtà abbia bisogno di più tempo per stilare la lista dei ministri. Il Colle subito fa trapelare che non esiste l’ipotesi della rinuncia. E Cottarelli, rientrando a Montecitorio, assicura che sta approfondendo “alcuni aspetti della lista”.

Nelle stesse ore le diverse anime del Pd propongono l’idea di andare a votare il 29 luglio

probabilmente – si ragiona in ambienti parlamentari – assecondando il pressing del Colle. Una data decisamente inedita ma che oggettivamente raccoglie positivamente la preoccupazione di Mattarella, qualora dovesse saltare tutto, di avere un governo in carica in autunno, subito in grado di presentare la legge di bilancio. E non è un caso che per tutta la giornata si siano inseguiti rumors di contatti tra Cottarelli ed alcuni esponenti delle forze politiche, come il leghista Giancarlo Giorgetti e il dem Graziano Delrio, proprio per sminare la strada del governo tecnico finalizzata al varo della manovra. Il ritorno alle urne a luglio, se viene accolto con favore dalla Lega, trova invece i Cinque Stelle molto freddi. “Spero che – ha spiegato Di Maio – si possa andare al voto il prima possibile però riconosco pure che questa è una situazione veramente difficile per il Paese”.




Mattarella, da Conte a Cottarelli: passando per l’inutilità del voto degli italiani

Difficile comprendere cosa angosci di più in queste ore di crisi istituzionale. L’ostinata perseveranza nel restare uno stato servile senza spina dorsale alle dipendenze delle banche europee mostra quanto “il bel Paese” debba fare sempre i conti con l’atavica e perenne condizione “gattopardesca” del fare di tutto per non cambiare mai niente.

Nella confusione in cui si è piombati in questi giorni di inizio estate è venuto meno il coraggio anche di provare a mettere in atto i punti programmatici di un contratto redatto da parte di un populismo vittorioso alle urne del 4 marzo.

In entrambi i casi la sensazione che prevale è quella di aver perso una occasione di cambiamento

Gli effetti collaterali della decisione del presidente Mattarella palesano la percezione che neanche più il voto delle elezioni rappresenti una volontà popolare e democratica inoppugnabile e sacrosanta.

Pur essendo pericolose le derive politiche populiste si sarebbe dovuto rispettare il voto degli italiani

Il nuovo governo sorretto da un programma fortemente utopistico non sarebbe durato a lungo e avrebbe scongiurato l’ipotesi di eventuali scontri e caos nelle piazze di una Italia ferita nell’orgoglio e indignata per non rappresentare più la volontà sovrana. Confonde e spiazza quanto il presidente Mattarella abbia valutato pericolosa e del tutto “impresentabile” agli occhi “degli amici” alleati la figura del professor Savona che quale libero cittadino ha espresso in suoi scritti delle perplessità sulla condizione attuale gestionale ed amministrativa di Bruxelles offrendo spunti e punti di vista per una corretta convivenza nell’Unione.

Da Conte a Cottarelli passando per l’inutilità del voto degli italiani in una crisi istituzionale che sicuramente aumenterà alle stelle l’astensionismo alle prossime elezioni pattuite a Settembre o Dicembre a seconda dell’esito dell’ultimo mandato Cottarelli. In questo quadro c’è da chiedersi chi avrà il coraggio di dare motivazioni serie a coloro che speravano in un reddito di cittadinanza o unica tassa complessiva. Stiamo per attraversare un periodo molto complesso per il Paese dove la cosa migliore è quella sempre di ragionare ed evitare colpi di testa e azioni scellerate senza via di ritorno.
Paolino Canzoneri