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Il destino della Ferrovia Roma-Viterbo (e dei pendolari) appeso a un filo

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C’è grande attesa per il confronto tra i Sindaci e l’assessorato regionale ai trasporti

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C’è grande attesa per il confronto tra i Sindaci e l’assessorato regionale ai trasporti, in programma nella giornata odierna. Sul tavolo le sorti, attuali e future, dell’esercizio ferroviario della Roma-Viterbo targato Atac, dopo le soppressioni estive, in parte sostituite con bus, scaturite in seguito all’entrata in vigore delle restrizioni alla circolazione dettate dall’ANSF. Come si procederà? Saranno riattivati i treni oppure si continuerà coi bus?

Secondo indiscrezioni, l’Azienda Capitolina dovrebbe presentare un nuovo orario che verta nella direzione auspicata dai Comuni e dal Comitato Pendolari RomaNord,  almeno in parte, sintetizzata nelle assemblee pubbliche e nella petizione online lanciata da questi ultimi sulla piattaforma change.org (per votare cliccare qui). Che in pochi giorni ha raccolto all’incirca 1500 firme: segno evidente che gli utenti preferiscono il treno per i propri spostamenti e, in virtù di questo, desiderano conoscere dettagliatamente il cronoprogramma degli interventi di raddoppio e riqualificazione. Punti cardini della vertenza del Comitato.

L’orario, così come sarebbe stato impacchettato da Atac, dovrebbe prevedere all’incirca 37 treni diluiti nella tratta extraurbana, di cui 16 tra Catalano e Viterbo, e 188 in quella urbana. Ci sarebbe spazio anche per una novità, ovvero la reintroduzione degli incroci, fissi, nelle stazioni di Castelnuovo e di Vignanello.Soluzione che era stata abolita con la Disposizioneaziendale 146/19 del 5 luglio,perché in contrasto con le rigide direttive dell’Agenzia, per via delle carenze infrastrutturali degli impianti nella tratta extraurbana. Se tale circostanza dovesse trovare conferma, sarebbe lecito porsi delle domande: come è stato possibile? Cos’è cambiato da luglio ad oggi in quella tratta? Sono stati per caso installati accorgimenti tecnologici capaci di controllare la circolazione treni?

Oltre a questo, l’assessore Mauro Alessandri dovrebbe evidenziare, in quella stessa sede, gli interventi “finalizzati alla messa in sicurezza della tratta extraurbana della ferrovia che la Regione Lazio ha avviato per il miglioramento e la regolarità del servizio offerto ai viaggiatori. Tali interventi consistono essenzialmente in: “Implementazione di un sistema di segnalamento tipo SCMT (sistema di controllo della marcia del treno) sia a terra che a bordo dei treni; Realizzazione di un sistema di blocco automatico conta assi; Realizzazione di apparati che consentono di centralizzare il controllo del traffico ferroviario in linea e nelle stazioni; Ammodernamento e rinnovo dell’armamento e linea di contatto nelle stazioni per renderle compatibili con i nuovi sistemi di sicurezza da realizzare; Potenziamento del sistema di alimentazione elettrica mediante la realizzazione di nuove sottostazioni elettriche e rinnovo di alcune tratte di linea di contatto ammalorate”.

Circa 100 milioni il costo complessivo degli interventi che, secondo l’assessore, dovrebbero essere realizzati da RFI SpA ai sensi dell’art. 47 comma 1 del Decreto-Legge 24 aprile 2017, n. 50. “A tal fine è in corso di approvazione la convenzione che regola i rapporti tra Regione Lazio ed RFI per la realizzazione dei suddetti provvedimenti”. “Inoltre, per quanto concerne i rotabili, si sta procedendo all’invito alle 8 società che hanno superato la fase di prequalifica a predisporre il progetto e l’offerta economica secondo quanto previsto nel capitolato d’appalto. La gara in atto prevede il rinnovo dell’intero parco rotabile: 12 treni sulla tratta urbana; 6 sulla tratta extraurbana; Manutenzione per 10 anni e materiale di scorta. I treni sono previsti dopo 3 anni dall’aggiudicazione, nel frattempo si procederà con revisione generale e revamping dei mezzi attualmente in servizio, con eventuale acquisizione di ulteriori materiali qualora fosse necessario integrare l’offerta di trasporto”.

Comunque sia, al netto della nuova cambiale sottoscritta da Alessandri in persona agli utenti, il volume offerto dall’Azienda sarebbe inferiore a quello paventato dall’associazione TrasportiAmo, nel piano illustrato il 23 agosto durante la prima seduta pubblica della Commissione Speciale di Studio istituita dall’Amministrazione di Sant’Oreste per volere della Sindaca Valentina Pini. Proposta accolta benevolmente dallo stesso Comune, e dagli altri presenti, nonché dal Comitato Pendolari: “il nostro orario è stato stilato nel rispetto delle direttive ANSF”, precisano, “del numero del materiale rotabile, del numero del personale in forza nella ferrovia, del Regolamento Circolazione Treni e, altresì, dei vincoli presenti nella galleria tra Flaminio e Acqua Acetosa”.

Infatti, scorrendo il plico, i treni extraurbani sono complessivamente 50 e quelli urbani 194. “Per dare continuità al servizio e superare gli incroci, abbiamo previsto una rottura di carico a Vignanello, in modo da avere 30 treni giornalieri nella tratta tra Civita e Viterbo.  Però, prendiamo atto della proposta Atac, che valuteremo, una volta ufficializzata, nelle sedi opportune”. Ma siete stati quantomeno contattati? “No, e ce lo immaginavamo”, rispondono dall’Associazione, “si vede che Regione e Atac sono allergici ai confronti bilaterali, chi lo può dire. Noi continueremo la battaglia affianco ai Comuni e al Comitato, affinché questa ferrovia non faccia la fine della gloriosa Roma-Fiuggi”.

E dal Comitato Pendolari, è Fabrizio Bonanni a fare il punto della situazione: “L’importanza delle nostre iniziative è di aver riportato, dopo tanto tempo, la questione dei pendolari e della ferrovia al centro delle agende dei Comuni. Da una nostra statistica risulta che dal 1 luglio al 30 agosto, nonostante l’orario ultraridotto, si sono registrate continue soppressioni di treni extraurbani già carenti di loro. In pratica, in sessanta giorni solo in 6 di questi, ossia il 10%, abbiamo avuto una regolarità del servizio. Per il resto ogni giorno ce n’era una. Allo stato attuale delle cose, non essendoci novità tangibili e positivi per i pendolari, non riteniamo opportuno ulteriori incontri con gli enti preposti”. E cioè Atac e Regione. Poi aggiunge: “Anche nell’incontro a Rignano Flaminio che si è svolto ieri [3 settembre ndr] abbiamo incentivato i Comune a fare rete. È fondamentale. E di chiedere nella riunione in Regione di attivare il nuovo orario qualche giorno prima della riapertura delle scuole, mercoledì o al massimo giovedì prossimo, per evitare di fare lo stesso errore del 3 luglio. I pendolari devono avere il tempo di provare le modifiche, Atac deve imparare a conoscere la sua utenza che spesso tratta come bestiame su quei treni. Avevamo richiesto per tempo di essere invitati all’incontro come comitato pendolari, anche tramite i sindaci con i quali siamo in contatto continuo, ma ce l’hanno (guarda caso) rifiutato”.

Cultura e Spettacoli

Modena, torna il Festival della Fiaba

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MODENA – Narrazioni in voce semplice di fiabe della tradizione, spettacoli, performance, oltre a conferenze, concerti e momenti dedicati al gusto e altro ancora: tanti gli appuntamenti ideati ad hoc in programma per la settima edizione del Festival della Fiaba, da venerdì 11 a domenica 13 settembre presso il circolo culturale Filatoio e in varie location nel Quartiere adiacente al Museo casa Enzo Ferrari, vicino al centro storico di Modena.

Torna la manifestazione unica sul territorio nazionale per originalità e target di riferimento, nata da un progetto di Nicoletta Giberti, performer e regista teatrale che da anni indaga attraverso linguaggi eterogenei il genere “Fiaba” con uno sguardo ampio e profondo.

Tema caratterizzante di questa settima edizione sarà la Baba Jaga, ovvero la “Grande Madre”, declinata e indagata da scrittori, professori e pensatori in diversi aspetti e sfumature, in particolare nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicate, che si svolgeranno a ingresso gratuito ogni sera presso lo spazio ProgettoLavoratorio, nel rispetto delle normative vigenti.

Tra le altre, venerdì 11 settembre sarà protagonista Amanda Louise Michel Azzurra, fondatrice de “Il cammino di Sofia”, un percorso di crescita attraverso il viaggio nella “Grande Madre Terra”, che terrà una conferenza dal titolo: “La Grande Madre e il potere del Femminile”. Sabato 12 sarà la volta di “AMAM: un viaggio alle origini del ventre”, a cura di Battistina Casula ed Elena Annovi, mentre domenica 13 Alessandra Cussini tratterà de “La Casina delle storie, un luogo di deposizione. Il vuoto della perdita, la memoria, la custodia. Dove si mette ciò che resta?”.

Anche quest’anno le fiabe di una volta saranno le protagoniste assolute del Festival a loro dedicato. Narrate in voce semplice dal gruppo narratori 2020 in vari luoghi della manifestazione ogni ora e mezza circa – per una capienza che varierà a seconda degli spazi per mantenere la distanza nel rispetto delle norme anti Covid – saranno quelle della tradizione tedesca, norvegese e russa. Vassilissa la Bellaad esempio – Fiaba di riferimento dell’edizione 2020 – sarà narrata tre volte ogni sera presso la stanza 22 dell’Hotel La Pace, una delle location della settima edizione del Festival, in cui ogni evento sarà in dialogo con lo spazio che lo ospita. A ospitare gli appuntamenti della manifestazione saranno anche l’Atelier di Andrea Cappucci, la liuteria di Michele Notari, Spazio Loom coworking di Laura Turrini,Veronesi Italia-Ron Varadero – dove si importa il Rum – StART60, civico 51, l’Officina di restauro di auto e moto d’epoca El Grippo – Il Capanno, la cooperativa di servizi tecnici per lo spettacolo Tempi tecnici, la falegnameria d’arte Tempo di Recupero e la palestra La Tigre bianca.

Tra gli spettacoli – con un biglietto dal costo variabile e prenotazione obbligatoria – da non perdere AMAM, ovvero madre al contrario. Un percorso di ricerca archeologico-musicale legato al culto della Dea Madre e alla vibrazione del divino femminile che scaturisce dalla Terra. Il progetto nasce con l’intento di relazionare il corpo – attraverso la danza di Elena Annovi – alla musica, musica generata da strumenti in argilla e dal suono scritto da Manuel Attanasio, per restituire una “vibrazione” che connette il passato con il presente nella visione di Battistina Casula, che ne scrive la regia attingendo ai suoi studi di archeologia. Il progetto è stato creato in Sardegna attraverso una lunga ricerca nei siti archeologici di dodici Domus de Janas sparse in tutta l’isola.

Altro importante appuntamento sarà con il progetto di narrazione Frankenstein, ossia il Prometeo moderno, a cura di Cajka Teatro d’Avanguardia, con la regia di Riccardo Palmieri. La madre – creatrice e generatrice di vita – si fa da parte e lascia spazio alla volontà dell’uomo di sconfiggere la natura e le leggi che la governano. Una donna, Mary Shelley, che nella sua proposta (che oggi sarebbe definita “distopica”) rinuncia al ruolo di creatrice della vita immaginando di poter essere sostituita dalla scienza (all’epoca ambito unicamente maschile).

La musica sarà invece protagonista nel concerto a due di Valentina Lugli e Alessandra Fogliani, che si esibiranno in “Voci della Grande Madre”: una suggestione musicale che ripercorre la fiaba di Vassilissa e la Baba Jaga attraverso la rivisitazione di brani tratti dalle artiste donne contemporanee.

“Ci è stato detto che la Grande Madre ha le sembianze di una vecchia, talmente brutta che come avrei potuto osare rappresentarla? Ho quindi scelto di evocarla, non limitandomi a un quadro unico ma affrontando la tematica attraverso un ciclo di opere che cercano di raccontarla, alle volte con ironia, altre con stupore”, spiega l’artista Stefania Gagliano (Stella), che ha anche realizzato l’immagine simbolo del Festival 2020 ed esporrà una personale sul tema nell’ambito della manifestazione. “Sono tele inchiodate al muro, come faccio di solito. Carboncino e creta la tecnica: una ricerca di nero su nero che mi permetta di andare a scavare sempre più in profondità”.

Alla Caffetteria del Filatoio si potranno poi gustare cose buone da mangiare, attendendo il proprio turno per andare ad ascoltare una fiaba e incontrandosi per scambiare parole, pensieri e suggestioni. Nel Giardino del circolo, anima pulsante del Festival, ci saranno anche la bottega di Lu_Ghirò, attenta artigiana dell’antica arte del ricamo, e la Casina di Alessandra Cussini, custode di un archivio itinerante a cui far arrivare oggetti e memorie.

“Mai come quest’anno, dopo tutto quello che l’emergenza sanitaria ha comportato – spiega Nicoletta Giberti, direttrice artistica e ideatrice del Festival della Fiaba – abbiamo bisogno di luce e bellezza, per aprire riflessioni personali e collettive. La fiaba in questo senso viene in nostro soccorso: con i suoi simboli che si ripetono dalle origini in tutto il mondo ha un effetto vivificante, che aspira alla felicità, all’impulso di essere esattamente chi si è, senza timori. Ora più che mai abbiamo bisogno di questo tipo di speranza e incoraggiamento”.
Ecco allora un Festival unico su tutto il territorio nazionale, che ricrea quello che un tempo veniva definito “focolare”, celebrando il rito della narrazione e predisponendo i suoi visitatori a uno stato di ascolto, perché le fiabe mettono in scena da sempre la stessa storia: l’identificazione del sé. Ogni volta che una fiaba della tradizione viene raccontata, qualcosa di prezioso viene condiviso e compreso da tutti in un’epifania personale e collettiva.

Il Festival della Fiaba gode del Patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Modena, oltre che dell’Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell’Educazione.

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Cronaca

Ragusa, ancora 64 migranti con coronavirus. Razza: “Pesanti sottovalutazioni da parte di Roma”

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“Ho appena appreso dai sanitari dell’Asp di Ragusa che a Pozzallo altri 64 migranti ospiti dell’hotspot sono risultati positivi al Coronavirus. Tutto questo in un solo giorno! Spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma”. Lo rende noto l’assessore alla Salute della Regione Sicilia, Ruggero Razza.

“Le (non) decisioni adottate – aggiunge Razza – stanno contribuendo drasticamente al contagio continuo dei migranti tra loro con pesanti ripercussioni in termini di sicurezza”. Spero che ora tutti comprendano che nessuno ha mai voluto strumentalizzare alcunché: semmai si sta verificando semplicemente quello che avevamo rappresentato da subito alle autorità competenti. Basta. La Sicilia non lo merita!” 

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Economia e Finanza

34 esimo Rapporto sul Commercio Estero: l’Italia nell’economia internazionale

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Nel 2019 l’export italiano ha registrato una crescita del 2,3% e la bilancia commerciale un saldo positivo di 53 miliardi di euro. Nel 2020 le esportazioni italiane subiranno una brusca frenata e chiuderanno l’anno in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno.

È quanto emerge dalla XXXIV edizione del Rapporto sul commercio estero L’Italia nell’economia internazionale realizzato dall’Agenzia ICE in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano. La ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall’aggregato degli Emergenti Asia, Cina in testa. Lo studio è stato illustrato presso la sede dell’ICE, alla presenza del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio; del Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano; del Presidente di Istat Gian Carlo Blangiardo e del Presidente dell’ICE, Carlo Ferro. L’evento, aperto dal Ministro Di Maio, ha permesso di approfondire le linee direttrici del rilancio economico del nostro Paese a seguito degli effetti della pandemia ponendo particolare attenzione ai settori dell’innovazione, e-commerce, finanza al servizio dell’economia reale, sostegno all’internazionalizzazione. “Sappiamo quanto l’economia italiana abbia sofferto in questi mesi” -ha affermato il Sottosegretario- “ecco perché durante la crisi Covid abbiamo lavorato incessantemente guardando alla ripresa economica, fino ad arrivare alla firma dell’ormai celebre Patto per l’Export, lo scorso 8 giugno.”

Il Presidente dell’CE, Carlo Ferro, col ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, foto ICE

Il Sottosegretario Di Stefano si è inoltre soffermato sulla recente acquisizione da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale delle competenze in materia di commercio internazionale, che rendono la Farnesina un interlocutore chiave nel sostegno al processo di internazionalizzazione delle imprese, anche grazie alla sua estesa Rete estera, composta da oltre 300 Sedi tra Ambasciate, Consolati, Rappresentanze Permanenti e Istituti Italiani di Cultura, alla quale si aggiungono i 78 Uffici di ICE Agenzia e i 12 Uffici del Gruppo CDP-SACE-SIMEST. “Grazie a tale riforma”, ha evidenziato Di Stefano “dal gennaio scorso le aziende italiane trovano nella Farnesina un interlocutore unico per le loro esigenze di tutela e promozione all’estero, cui si affianca innanzitutto il supporto offerto da ICE Agenzia quale braccio operativo delle politiche di promozione commerciale”.

In conclusione del suo intervento, il Sottosegretario Di Stefano ha sottolineato in particolare l’impegno del Patto per l’Export per fornire alle imprese italiane gli strumenti digitali a sostegno dell’export, quali i dirigenti temporanei per l’export o la messa in opera di una nuova piattaforma online dedicata agli strumenti per le imprese che costituirà un “punto unico d’accesso” in cui le aziende potranno informarsi e approfondire le numerose opportunità messe a disposizione dalle Istituzioni italiane, ad ogni livello.

Il 2019

“Idati consuntivi confermano che nel 2019 l’export italiano godeva di un ottimo stato di salute. Aveva terminato l’anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%. Un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale USA-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall’Europa e confusi nell’incertezza su tempi e termini della Brexit” – afferma Carlo Ferro, Presidente dell ICE.

La crescita ha riguardato, in particolare, il settore farmaceutico (+25,6%), le bevande (+ 6,8%), i prodotti del sistema moda (+ 6,2%), la metallurgia (+5,3%). Le vendite all’estero di macchine e apparecchi meccanici non sono cresciute (-0.5%) ma il settore continua a contribuire con oltre 50 miliardi di euro alla formazione dell’avanzo commerciale e “paga” la bolletta energetica italiana (-42 miliardi di euro). Dal punto di vista dei mercati, inoltre, la crescita ha riguardato principalmente il Giappone (+19,7%) anche grazie all’accordo di libero scambio con l’Unione Europea in vigore da febbraio 2019 e la Svizzera (+16,6%), hub di smistamento internazionale. Anche verso gli Stati Uniti l’export italiano è cresciuto (+7,5%), nonostante i dazi imposti a fine 2019 su alcune categorie di merci, per le quali ICE ha reso immediatamente disponibile un piano straordinario di supporto. Tra le Regioni italiane, la crescita più sostenuta si è avuta per Toscana (+15,6%) e Lazio (+15,3%); subito dopo vengono Molise (+11,7%) Puglia (+9,1%) e Campania (+8,1%). Mentre Germania (12.2% sull’export totale italiano), Francia (10.5%) e Stati Uniti (9.6%) sono rimasti i primi tre mercati di sbocco. Macchinari (17.2%), moda (11,9%) e la filiera agro-alimentare (9,1%) i tre settori che contribuiscono maggiormente al nostro export. E Lombardia (27%), Emilia-Romagna (14.1%) e Veneto (13.7%) sono le tre regioni che esportano di più.

Il 2020

Anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l’export: +4.7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina. Istat ha recentemente pubblicato le rilevazioni del periodo gennaio–maggio 2020 che vedono l’export in caduta tendenziale del 16%, sintomo evidente della pandemia globale, da una parte. Dall’altra l’andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: primo segno di ripresa delle attività” – continua Ferro.

Ad aprile ICE stimava, su dati Prometeia, una flessione dell’export italiano di beni – a prezzi costanti e nell’ipotesi di stabilità della quota di mercato per paese di destinazione – nell’ordine del 12% quest’anno, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno. In questo quadro, l’export del nostro Paese tornerà ai livelli del 2019 solo nel 2022. Il Covid-19 segna infatti una brusca frenata facendo “perdere” tre anni al percorso di crescita dell’export italiano, che era in marcia dal 2010. Istat ha previsto per il 2020 un calo del 13,9%, per beni e servizi e la Commissione europea, sempre per beni e servizi, stima una flessione del 13%. D’altra parte, la difficoltà di previsione in questo scenario è evidente nell’ampiezza della forchetta con cui il WTO stima la caduta degli scambi internazionali: un range che va dal 12% al 35%.

La ripresa nel 2021: reazione e visione

Secondo lo studio ICE-Prometeia, la ripresa degli scambi mondiali nel 2021 sarà guidata dall’aggregato degli Emergenti Asia (+10,3% e +8,2% per l’import di manufatti rispettivamente nel 2021 e 2022), Cina in testa. Il maggiore utilizzo dell’e-commerce, in questi Paesi, potrebbe diventare strutturale, agendo da volano per gli scambi, soprattutto nell’ambito dei beni di consumo.

Dal punto di vista delle categorie merceologiche, i cali più importanti nel 2020 sono previsti nei mezzi di trasporto, con l’import mondiale di autoveicoli e moto in contrazione del 16% a prezzi costanti e una domanda globale di cantieristica in forte flessione (-12%). Il ridimensionamento potrà essere più contenuto nei settori meno ciclici e favoriti nel paniere di spesa associato all’emergenza, quali la chimica farmaceutica (-9,6%), l’alimentare e bevande (-10,6%) – con una forte contrazione della domanda del canale Ho.Re.Ca – e elettronica ed elettrotecnica (- 10% circa).

Più che ragionare sui numeri è ora importante orientare l’azione combinando reazione e visione perché le sfide di oggi si giocano in un contesto globale diverso dal passato. Digitale, innovazione e sostenibilità sono le parole chiave per rivolgersi alle nuove generazioni di consumatori globali. Per rispondere all’urgenza del momento e rafforzare il posizionamento strategico del Made in Italy sui mercati di domani è quanto mai importante l’azione di supporto del Sistema Paese.” – continua Ferro. “La risposta a questa sfida collettiva, in aggiunta agli interventi sulla liquidità delle imprese, è il Patto per l’Export voluto dal Ministro Di Maio e come ICE siamo impegnati a supportare il MAECI nella sua attuazione. Da aprile scorso i servizi di avvio all’export da parte dei nostri 78 uffici esteri sono stati resi gratuiti per le imprese fino a 100 addetti. Allo scoppio dell’emergenza Covid abbiamo deciso l’offerta gratuita del primo modulo di partecipazione a fiere estere per il 2020 e il 2021 e i rimborsi alle imprese per gli oneri sostenuti per fiere estere non svolte” – continua Ferro. “Con il Patto per l’Export abbiamo sottoscritto l’impegno in questo percorso di ammodernamento e di servizio e acceleriamo ora con una serie di azioni mirate tra cui:  accordi  con l’obiettivo di portare le imprese italiane in 59 iniziative nei canali e-commerce e della grande distribuzione offline to online in 28 Paesi nel mondo; il progetto Fiera Smart 365 che consentirà alla manifestazione di vivere 365 giorni all’anno; la formazione di 150  nuovi digital export manager; i progetti di impiego della tecnologia blockchain per la tutela del Made in Italy;” – continua Ferro. “Quest’edizione del Rapporto sul Commercio estero, infine, presenta tre aree di focus collegate a questa visione: e-commerce, Mezzogiorno e innovazione. Le vendite on line costituiscono un mercato che si rivolge a 1.45 miliardi di consumatori nel mondo e cresce a ritmi del 9% all’anno. È pertanto fondamentale l’accesso all’e-commerce per le PMI. L’export delle regioni del Sud rappresenta solo il 10,3% dell’export nazionale e questo dato è sostanzialmente fermo da 10 anni. Proponiamo quindi uno studio che quantifica in 17 miliardi di euro il potenziale di export addizionale dalle Regioni del Sud da cogliere nel breve termine e lo declina per settore, mercato di destinazione e regione di provenienza. Il focus sull’innovazione riconosce, infine, l’internazionalizzazione come uno dei fattori chiave per lo sviluppo virtuoso di: finanziamento, innovazione e crescita delle Start-up” – continua Ferro, che conclude: “Ecco, dunque, i nuovi strumenti per reagire nella ripresa e riposizionare con visione gli strumenti di marketing internazionale. Superata l’emergenza, ne sono convinto, prevarrà l’eccellenza del Made in Italy, prevarrà il riconoscimento della qualità dei nostri prodotti, perché tutti nel mondo amano l’Italia, ambiscono al suo stile di consumo e apprezzano il fascino della combinazione di storia-cultura-territorio”.

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