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Bologna, ragazza tenta di stuprare uno spacciatore magrebino

 

di Andrea Barbi

 

BOLOGNA – I protagonisti di questa particolare storia di cronaca accaduta l’altra notte nella zona universitaria di Bologna, in pieno centro storico, sono un magrebino vent’enne, residente nella città felsina da diversi anni e con regolare permesso di soggiorno, spacciatore noto alle forze dell’ordine del capoluogo emiliano e una ragazza tossicodipendente ventunenne, anch’ella residente in città e con precedenti penali per reati minori.

La giovane, in evidente stato di alterazione, si sarebbe avvicinata al marocchino per contrattare l’acquisto di una dose di stupefacenti, chiedendo di poter pagare “in natura” le sostanze, non avendo le necessarie risorse finanziarie. Al rifiuto del pusher, non intenzionato ad accettare le proposte sessuali, la ragazza avrebbe cominciato a dare in escandescenza. Calci, pugni e schiaffi al “malcapitato malvivente” che incapace di gestire la furia della avventrice si sarebbe dato alla fuga.

La 21enne decisa a vendicarsi di quella che ha interpretato come una umiliazione lo ha rincorso e a più riprese è riuscita a raggiungerlo riempiendolo di morsi e graffi. Nel caos della situazione alcuni indumenti del nordafricano sarebbero stati strappati con l'intenzione di morderlo nelle parti intime. Probabile che la reazione inaspettata e violentissima della ragazza sotto effetto di droghe non abbia inizialmente lasciato tempo di reazione al ragazzo.

In seguito, dopo essersi liberato dalle grinfie della assalitrice si è nascosto in un locale, dal quale ha telefonato alla polizia. E’ possibile che il pusher abbia scelto di non reagire con la forza, picchiando a sua volta la ventunenne per non rischiare di aggravare la sua situazione nei confronti della giustizia. All’arrivo della volante con 4 poliziotti a bordo la ragazza era ancora intenta a cercare la sua preda e nel tentativo di fermarla sono stati anch’essi aggrediti. I 4 agenti intervenuti sono finiti tutti al pronto soccorso, con prognosi tra i 3 e i 7 giorni, a causa dei ripetuti morsi e graffi subiti della giovane che, dopo essere stata arrestata e trasportata all’ospedale Maggiore da una ambulanza giunta appositamente in loco, è stata sedata dai medici. Il giorno seguente è stata dimessa dal nosocomio e ora a suo carico oltre alla denuncia sporta dallo spacciatore, per aggressione, pesa la denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.




Bologna, quello strano traffico all'Università: l'intervista shock ad una studentessa


di Andrea Barbi


BOLOGNA –  Giovedì scorso, al numero civico 36 di via Zamboni, nel centro storico del capoluogo emiliano e in piena zona universitaria ha avuto luogo una di quelle scene che mai si vorrebbero né dovrebbero vedere, specialmente nel luogo, per eccellenza, deputato alla cultura, l'Ateneo. Una delle biblioteche, con annessa aula studio, della facoltà di Lettere e Beni culturali è stata messa a soqquadro durante gli scontri tra alcuni studenti del Collettivo Universitario Autonomo e le forze dell'ordine della Polizia in assetto antisommossa. Diversi filmati, uno in particolare, che è stato caricato, in tempo reale su YouTube, mostrano la suddetta aula studio sottosopra, libri a terra, tavoli e sedie scaraventati un po' ovunque; immagini che fanno rabbrividire chiunque abbia un minimo di sensibilità nei confronti della cultura. Tutti i quotidiani nazionali si sono già ampiamente occupati delle dinamiche di questi fatti e il mondo della politica, come sempre, si è diviso su fronti opposti di giudizio riguardo questa vicenda. Sono stati intervistati i massimi rappresentanti del rettorato del più antico ateneo al mondo, l'Alma Mater Studiorum di Bologna, ma quello di cui quasi nessuno si è curato è il parere degli stessi studenti riguardo l'accaduto. Senza lo volontà di provare a ricostruire una dinamica dello scontro, con lo scopo di scaricare tutte le colpe su qualcuno o a puntare il dito su una categoria di persone etichettandole come violente e sovversive nel caso degli studenti, o reazionarie e dispotiche nel caso delle forze dell'ordine. Perché non solo non sarebbe utile ma, in questo caso, si continuerebbe a gettare benzina sul fuoco di una polemica che  fin dall'inizio ha mostrando i toni demagogici e populisti della becera strumentalizzazione politica. Quello che risulterebbe interessante e anche utile al fine di permettere, anche a chi è estraneo agli ambienti universitari e non risiede a Bologna, di potersi fare una idea obiettiva su quanto stia capitando nel capoluogo emiliano, sarebbe sentire il parere di una persona super partes che sia informata sulla vicenda e viva in prima persona quell'ambiente universitario.
 
A tal proposito L'Osservatore d'Italia ha deciso di intervistare una studentessa che non fa parte di alcun movimento politico e quel giorno si trovava, per pura casualità, a passare per via Zamboni. Si chiama S. A Bologna si trova benissimo ed è entusiasta di poter assaporare quel fermento culturale e quell'apertura mentale tipica delle grandi città e in particolare del capoluogo emiliano, che scarseggia nelle piccole realtà di provincia, come quella dalla quale proviene lei.
 
Quel giorno Sara, poco dopo le 18, stava uscendo da una delle aule studio, frequentatissime dagli studenti dei vari corsi della facoltà di lettere con sede in via Zamboni, sita al numero civico 33, cioè a pochi metri dalla biblioteca ove si erano asserragliati gli studenti del collettivo in segno di protesta. Stava per andare a recuperare la sua bicicletta, come sempre, che usa per i suoi spostamenti in città, quando si è trovata di fronte alla fase finale degli scontri tra le forze dell'ordine e gli studenti. Afferma di non conoscere le esatte dinamiche della situazione che si era creata, ma sostiene il fatto che da entrambe le parti la situazione sia sfuggita di mano. Come spesso accade, durante questo tipo di manifestazioni, tutti sono stati presi alla sprovvista: gli studenti non si aspettavano l'arrivo di uno schieramento così grande di poliziotti in assetto antisommossa e probabilmente le forze dell'ordine non avevano previsto una forte resistenza da parte degli stessi studenti. Fatta questa premessa abbiamo chiesto alla nostra intervistata di spiegarci come si sia arrivati a questa situazione, culminata in un sgombero forzato, e quale sia il suo parere di giovane ragazza estranea ai fatti, ma con un grande senso civico e personalmente molto interessata ed impegnata per le cause inerenti la tutela diritti civili per cui non esita a spendersi e mettersi in gioco.

 
Sara come e quando è nata la questione?
 
“Lo scorso 25 gennaio l'università ha fatto montare i tornelli all'entrata del civico 36 di via Zamboni in previsione di tenere aperta quell'aula studio fino a mezza notte, per dare la possibilità, agli studenti che ne hanno bisogno, di studiare fino a quell'ora. Da quel momento, i toni del malcontento, che già aleggiava nell'aria da un po', si sono concretizzati e alcuni studenti del collettivo hanno iniziato a fare volantinaggio tra gli studenti di lettere per diffondere la loro contrarietà a questo a provvedimento preso dall'alto, senza consultare i frequentatori della stessa aula studio.”
 
 
In cosa consistono questi tornelli?
 
“Sono come quelli presenti anche nei supermercati, o altri luoghi come gli aeroporti ecc… Servono per controllare l'afflusso di persone che entra in un determinato luogo. In questo caso bisogna inserire il proprio badge, quello di cui tutti gli studenti sono provvisti, nell'apposito spazio collegato ad un sistema elettronico che riconosce i tuoi dati anagrafici, in modo tale da riservare l'ingresso ai soli studenti e controllare le affluenze.”
 
 
Sono presenti anche in altre aule studio?
 
“Certo, in quasi tutte le aule studio a Bologna si usa questo sistema e dove non c'è, comunque ti viene richiesto, dagli addetti, un documento di identità. Quella era l'unica aula studio ad ingresso completamente libero e non controllato.”

 
Qual è la situazione di quella aula studio, chi la frequenta?
 
“Chiunque può frequentarla, anche io ci sono andata diverse volte, ma preferisco recarmi in altri posti per studiare come al civico 33, dov'ero giovedì pomeriggio.”
 
Perché?
 
“Per diversi motivi. Primo perché la stessa struttura di quel luogo spesso mi impedisce di concentrarmi. Ad esempio il fatto che sia dislocata su due piani collegati fra loro da una vecchia scala in legno che fa molto rumore al passaggio di chiunque, scricchiola e il rumore dei passi rimbomba in tutto il piano terra. Questo mi disturba. Poi c'è un costante via vai di persone che si recano nella zona nella quale ci sono le macchinette del caffè. E' l'unica posto nella facoltà dove oltre a studiare ci si può anche prendere una pausa sorseggiando un caffè e fumando un caffè in compagnia, in quanto c'è anche una panchina all'aperto alla quale si accede proprio dalla stanza delle macchinette per il caffè.”

Riguardo al fatto che sia mal frequentata è stato detto di tutto. Qual è la verità?
 
“Bé la maggioranza di chi la frequenta è iscritta all'università e ci va per studiare, poi purtroppo è vero, talvolta gli spacciatori del centro vanno in quei locali, specialmente nei mesi invernali, perché possono stare al caldo e nessuno li controlla. Questo significa che anche i loro acquirenti si rechino lì per fare i loro acquisti che avvengono principalmente nei bagni maschili. Questo è innegabile, ma non significa che chi la frequenti sia un drogato o un criminale, ripeto la maggioranza sono studenti normalissimi.”
 
 
Ma tu come giovane donna non hai paura di frequentare un luogo dove avvengono questi traffici?
 
“A me non è mai capitato alcunché da quando sono a Bologna e io non ho mai paura di andare in giro sola per la città anche la sera, ma se devo essere sincera quando mi capita di studiare fino a tardi preferisco evitare quell'aula studio proprio perché so che non è controllata e potrebbe esserci  qualche persona poco raccomandabile.”
 
Quindi ti senti più sicura quando studi in un luogo controllato?
 
Certo, mi sembra ovvio. Specialmente se devo rimanerci fino a tardi.

 
Allora qual è il motivo che ha spinto il collettivo studentesco ad opporsi in modo così estremo a quei tornelli che sarebbe utili per la sicurezza degli stessi studenti?
 
“Personalmente credo che il significato della protesta non derivi tanto dal non volere i tornelli in sé, ma dall'opporsi ad una totale mancanza di dialogo da parte delle autorità nei confronti degli studenti che per questo non si sentono considerati. Questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, i tornelli sono solo il simbolo di una continua imposizione da parte del rettorato di decisioni prese in modo univoco. Da quando sono qui alcuni rappresentanti degli studenti si battono e protestano contro il continuo aumento di alcuni servizi come quello della mensa che ora costa molto, per non parlare del continuo aumento delle stesse tasse di iscrizione ad una università che diventa sempre più chiusa e proibitiva per chi non ha grandi capacità economiche. Limitare l'ingresso a quel luogo che da molti è vissuto anche come un ruolo di aggregazione oltre che di studio è stata vista come una ulteriore privazione da parte del collettivo che inizialmente ha cercato di manifestare il proprio dissenso in modo pacifico, poi quando nessuno dei rappresentanti dell'Ateneo li ha ascoltati come provocazione hanno staccato i tornelli e li hanno portati davanti al rettorato, sperando così di riuscire a farsi ascoltare. Il rettorato ha invece deciso di chiudere quell'aula studio e così gli studenti del collettivo l'hanno considerato un affronto al quale hanno risposto occupandola. A quel punto è stata chiamata la polizia per effettuare uno sgombero forzato.”
 
 
Qual è la tua opinione a riguardo?
 
“Io credo che tutti abbiano sbagliato e la situazione sia stata gestita nel peggiore dei modi. Innanzitutto io mi dissocio da ogni tipo di violenza, perché la violenza genera solo altra violenza e non risolve i problemi. Tuttavia se un atteggiamento sbagliato da parte di certi studenti lo posso anche perdonare proprio in virtù dell'inesperienza e dell'esuberanza che caratterizza noi giovani che veniamo all'università proprio per imparare, non riesco a tollerarlo da parte dei rappresentanti delle istituzioni. Sono loro ad avere la responsabilità di dare il buon esempio alle nuove generazioni, se loro sono i primi a mancarci di rispetto, come possono pretendere che noi lo abbiamo nei loro confronti? Se l'università non fosse completamente indifferente ai bisogni dei propri studenti che pagano per frequentarla, non si sarebbe mai verificata questa situazione spiacevole. Quello che il collettivo ha fatto è stato un gesto sbagliato dettato dall'esasperazione di chi si batte per tutelare i diritti della propria categoria senza ottenere la minima considerazione.”
 
 
Gli altri studenti che ne pensano?
 
“Riguardo la questione dei tornelli molti erano perplessi, non avevano una opinione precisa in merito, alcuni erano favorevoli, ma tutti come me sono scossi da quanto è successo, anche perché come spesso capita in queste situazioni sono state coinvolte persone che non avevano nulla a che vedere con la protesta del collettivo. Ci sarei potuta capitare in mezzo anche io agli scontri con la polizia e non mi sarebbe piaciuto prendermi una manganellata in testa solo perchè passavo di fronte alla mia facoltà. Spero che almeno quanto è successo farà capire, a chi di dovere, che bisogna iniziare ad ascoltare gli studenti, specialmente quelli pacifici, perché l'università siamo noi.”



Bologna, omicidio imprenditore Chiarini: arrestato l'assassino

 

BOLOGNA – Nella mattinata del 4 gennaio veniva rinvenuto il cadavere del 75-enne imprenditore imolese Chiarini Lanfranco all’interno della propria abitazione sita sulle colline di Castel San Pietro Terme (BO) in via Val Quaderna. L’uomo era noto nella zona quale titolare del colorificio “Colba” sito in Castenaso.
La mattina di quel giorno la figlia si era preoccupata per il mancato arrivo del padre presso l’azienda di famiglia e aveva chiesto al marito di andare a verificarne la presenza presso l’abitazione. Qui il genero aveva ritrovato il cadavere dell’uomo riverso sul pavimento. La casa presentava alcuni focolai di incendio che avevano bruciato un divano ed altro mobilio, ma senza riuscire a far divampare fiamme tali da interessare tutta l’abitazione. Alcune stanze risultavano invase dal fumo, pavimenti e pareti erano annerite dalla fuliggine.


LE PROVE
Sin dal primo sopralluogo si evidenziava la presenza di numerose ferite d’arma da taglio sul corpo che attestavano l’efferatezza con cui un assassino si doveva essere accanito sulla vittima.
Fondamentale per il successivo sviluppo delle indagini si è rilevato il tempestivo intervento sulla scena del delitto dei militari della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale Carabinieri che provvedevano a repertare tracce ematiche e dattiloscopiche dagli ambienti, nonché a rinvenire alcuni elementi illuminanti sul comportamento del responsabile dell’omicidio. Ad esempio esaminando i resti del divano carbonizzato riuscendo ad evidenziare quanto restava di una borsa e del telefono della vittima.

LE INDAGINI I sopralluoghi lungo le possibili vie di fuga dell’assassino permettevano dopo breve tempo di ritrovare nei pressi della via Emilia l’autovettura del Chiarini che era stata asportata dal garage dell’abitazione.
Il successivo esame autoptico sul cadavere confermava la ferocia dell’azione omicida documentando le numerose ferite inferte in particolare alla testa e al collo del Chiarini. Erano state prodotte lesioni sia alle vie respiratorie, sia alle strutture vascolari, determinando una massiva emorragia risultata letale. Gli accertamenti medico legali stabilivano che il decesso era avvenuto circa alle ore 20:00 della serata precedente.
L’attività investigativa si sviluppava secondo gli schemi tradizionali da una parte attraverso l’acquisizione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza che avrebbero potuto documentare l’arrivo e la fuga dell’assassino, dall’altra parte attraverso lo studio del circuito di contatti e frequentazioni della vittima.
Dai filmati della videosorveglianza veniva effettivamente trovato riscontro alle conclusioni dell’esame autoptico del cadavere poiché poco dopo del ore 20:00 del giorno 3 gennaio veniva immortalato l’allontanarsi dell’auto dall’abitazione, il suo abbandono e la successiva prosecuzione a piedi di un uomo che si dirigeva verso l’arteria stradale principale.

RINTRACCIATO L'ASSASSINO Dall’esame invece dei contatti telefonici del Chiarini durante il giorno della sua morte e quelli precedenti, si evidenziava invece un ristretto gruppo di 7 possibili sospettati, compatibili con la commissione del reato.
Nel contempo il complesso delle attività veniva supportato dalla specialistica collaborazione del R.I.S. di Parma, che procedeva ad approfondimenti sulla scena del delitto alla ricerca di ulteriori elementi indispensabili alla ricostruzione della dinamica dell’omicidio e all’identificazione del responsabile. Ad esito di questa ulteriore attività venivano individuate e raccolte tracce di sangue all’interno dell’autovettura e impronte digitali nell’abitazione. I carabinieri specializzati dei laboratori del R.I.S. sono tuttora all’opera per completare gli accertamenti tecnico scientifici.
Il meticoloso studio delle abitudini della vittima e l’audizione di numerose persone coinvolte quali conoscenti del Chiarini o degli individuati possibili sospetti, consentivano in breve tempo di restringerne il numero a 2 e infine di concentrare l’attenzione sul 25-enne nigeriano NEWTHING Desmond, nullafacente, celibe, richiedente asilo e ospitato nell’ultimo periodo presso il Centro di accoglienza di Castenaso “Lai Momo”.
L’accertamento dell’identità di questo ultimo soggetto e il suo rintraccio sono risultate alquanto laboriose. Infatti il giovane era stato inizialmente individuato solo come l’anonimo utilizzatore il giorno dell’omicidio di un’utenza telefonica, che era formalmente intestata a un cittadino liberiano irrintracciabile. Solo accurati accertamenti sulle persone in contatto con quell’utenza consentivano di identificarlo nel NEWTHING. Questi tuttavia dal giorno successivo all’omicidio si era di fatto reso irreperibile.
L’attivazione delle sue ricerche su tutto il territorio regionale, corroborate anche da attività tecniche, hanno infine consentito di rintracciarlo nel pomeriggio di ieri nei pressi della Stazione ferroviaria ove era di passaggio dopo essere rientrato da Rimini. Lì infatti si era rifugiato subito dopo l’omicidio con la scusa di essere alla ricerca di un lavoro.

GLI INDIZI A suo carico erano stati raccolti concordanti indizi di responsabilità: la quantità di contatti telefonici con il Chiarini anche il giorno stesso dell’omicidio, la sua presenza in prossimità di Castel San Pietro Terme subito prima e dopo la commissione del delitto, l’irraggiungibilità della sua utenza telefonica proprio tra le ore 19 e 20 di quel giorno in considerazione che l’abitazione del Chiarini non è servita dalla rete radiotelefonica, la valutazione antropometrica sull’uomo visto allontanarsi dall’autovettura del Chiarini dopo averla abbandonata nei pressi della via Emilia, la presenza il giorno 4 gennaio di tagli sul palmo di alcune dita della sua mano destra per come testimoniato da alcuni suoi conoscenti e per come verificato anche dai militari operanti dopo il suo rintraccio.
Il NEWTHING dopo essere stato individuato e accompagnato in una caserma dei Carabinieri è stato sottoposto a interrogatorio dal P.M. procedente, ma non ha fornito alcuna spiegazione a giustificazione del quadro indiziario a suo carico, né ha fornito un alibi che lo possa scagionare dalle responsabilità attribuitegli.
In relazione a quanto descritto, la Procura della Repubblica di Bologna, nella persona del P.M. dott.ssa Scandellari, nel concordare con gli attuali esiti delle indagini condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Bologna, ha disposto che il NEWTHING sia sottoposto a fermo di indiziato di delitto e custodito presso la casa circondariale di Bologna, ove attualmente è recluso.
Sono ancora in corso ulteriori accertamenti per completare la ricostruzione della dinamica dell’omicidio e per delineare compiutamente le motivazioni che hanno spinto il NEWTHING a commetterlo.
 




Bologna, venditore abusivo violento si scaglia contro agente

 

Redazione

 

BOLOGNA – Un vigile urbano del Reparto Città Storica ha rimediato una lesione alla spalla con sette giorni di prognosi durante un intervento antiabusivismo commerciale in via Indipendenza. Ieri, sabato 7 gennaio, verso le 19.15, all’angolo con via Volturno, una pattuglia del Corpo di Polizia Municipale di Bologna nota diversi venditori abusivi proporre ai passanti la merce stesa al suolo sotto al portico. Al sopraggiungere degli agenti, i venditori fuggono, abbandonando la merce, mentre uno di loro viene fermato. Ma non ci sta: reagisce violentemente, si divincola e procura a un agente lesioni a una spalla. Interviene anche una pattuglia di Carabinieri che è in zona. Il venditore abusivo è senza documenti, viene quindi portato in Questura e dai rilievi fotografici e dattiloscopici si scopre essere un cittadino senegalese di 52 anni, irregolare: il suo permesso di soggiorno è scaduto nel 2014 e non è stato rinnovato. L’uomo è stato denunciato anche per vendita abusiva di merce contraffatta, ricettazione e resistenza aggravata a Pubblico Ufficiale finalizzata alle lesioni. Il bilancio dell’intervento antiabusivismo in via Indipendenza è di 87 pezzi sequestrati tra borse, giacche e scarpe con marchi contraffatti.




Bologna, sequestrate 17 tonnellate di tortellini avariati


Redazione

 

BOLOGNA – Diciassette tonnellate di tortellini prodotti in presenza di gravi carenze igienico sanitarie sono state sequestrate dai carabinieri del Nas di Bologna in varie aziende dell' Emilia Romagna. Due attività commerciali, una in provincia di Bologna e l'altra nel Ravennate, sono state chiuse, e sei imprenditori sono stati denunciati. In occasione delle festività il Nas ha intensificato i controlli su aziende e laboratori di pasta fresca ripiena, pasticceria, panificazione, per verificare la corretta filiera dei prodotti tipici alimentari natalizi. Sono state ispezionate 71 aziende alimentari, dislocate nelle province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, riscontrando irregolarità, anche gravi, in 15 aziende. In particolare, per gravi carenze igienico sanitarie, sono state sospese 2 attività commerciali (1 in provincia di Bologna ed 1 in provincia di Ravenna), sequestrate 17 tonnellate di impasti di carne e formaggio per pasta ripiena e tortellini per un valore di circa 400.000 euro. Chiusa anche una struttura abusiva adibita a deposito alimentari, del valore di circa 100.000 euro. Nella provincia di Bologna, presso una ditta attiva nella produzione di pane per usi industriali, sono state sequestrate una tonnellata di farine e lieviti con scadenza superata anche da molto tempo e 7 tonnellate di pane e prodotti da forno, appena realizzati con le materie prime scadute. I controlli hanno portato alla denuncia di 6 imprenditori del settore alimentare per le gravi carenze riscontrate. Diciassette le sanzioni amministrative elevate per un importo complessivo di 23.500 euro. 




Bologna: al via la prima casa d'accoglienza per rifugiati gay, lesbiche e trans

 

Red. Cronaca

 

BOLOGNA – A Bologna nascerà la prima casa d'accoglienza in Italia per rifugiati gay, lesbiche, trans; persone che fuggono dai loro paesi a causa di persecuzioni legate al loro orientamento sessuale o alla loro identità di genere Il progetto “Rise the difference” presentato dal MIT, Coop. Camelot e Centro risorse Lgbti ha vinto l'avviso per la promozione di azioni positive realizzate da associazioni e enti dell'Unar, l'Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziali.


Il progetto, fortemente sostenuto dal Comune di Bologna, prevede varie azioni:
la realizzazione della casa, l'avvio di un percorso di accoglienza diffusa in famiglie o singoli per  accogliere rifugiati Lgbti in abitazione tramite il progetto Vesta attivo nell'ambito del sistema Sprar, la redazione di linee guida incentrate su competenze specifiche in ambito Lgbti dedicate agli operatori che lavorano nell'accoglienza, la creazione di un contact center di riferimento per enti pubblici o privati e operatori del settore che supporti gli interventi dedicati al tema dell'accoglienza di richiedenti e rifugiati Lgbti presenti in Italia.

“Il progetto rafforza il sistema dell'accoglienza bolognese che da sempre si pone l'obiettivo non solo di aumentare i posti ma di realizzare percorsi che abbiano a cuore i bisogni specifici di richiedenti asilo e rifugiati  – dichiarano gli assessori Luca Rizzo Nervo e Susanna Zaccaria – l'altro elemento importante è la conferma di una positiva abitudine di collaborazione tra Comune di Bologna e le associazioni Lgbti per la realizzazione di progetti che rafforzano il sistema dei diritti e delle garanzie per le persone”.




Bologna: incastrato il Cobra, primula rossi dei tassisti abusivi

 

Red. Cronaca

BOLOGNA
– Per anni è riuscito a non farsi pizzicare dai vigili urbani di Bologna, ma la loro caccia la notte scorsa è stata finalmente fruttuosa: il “Cobra”, primula rossa dei tassisti abusivi, è stato fermato e grazie alle dichiarazioni di due giovani passeggere, che hanno ammesso il trasporto a pagamento, è scattato il verbale per uso improprio del veicolo, che ha come conseguenza il fermo del mezzo (un pulmino Nissan a nove posti), e il ritiro della carta di circolazione.

La caccia al Cobra, nome d’arte scelto da un cinquantenne italiano che fa il tassista abusivo da anni in città, era all’ordine del giorno dell’attività di controllo della Polizia Municipale, ma l’uomo, che ha una collezione abbastanza vasta di precedenti penali, riusciva sempre a farla franca: obbligava infatti i passeggeri, nel caso di controlli durante il tragitto, a dichiarare di essere amici e quindi che il trasporto non era a pagamento. Questo stratagemma gli ha sempre consentito di non incorrere in alcun verbale. E lo ha reso sempre più spregiudicato, visto che era arrivato anche a farsi pubblicità su internet. Finché la scorsa notte, verso le due, il gioco è finito.

Ecco come è andata. La notte tra ieri, sabato 17 dicembre, e oggi, domenica 18 dicembre, i vigili notano il pulmino Nissan scaricare un gruppo di ragazzi in Fiera, all’ingresso Michelino, dove era in corso un evento musicale. La pattuglia decide di pedinare il veicolo e lo segue fino in via Parigi, in centro, dove carica un altro gruppo di giovani. A questo punto in via Riva Reno, verso le due di notte, il pulmino viene fermato per un controllo, e al Cobra stavolta va male: due ragazze infatti ammettono che il trasporto è a pagamento, e scatta il verbale.

Il tasso di controlli della Polizia Municipale di Bologna ai tassisti abusivi è molto alto: due al mese, in media, vengono sanzionati e scattano i verbali per il fermo del veicolo. Il fenomeno ha dei risvolti che possono diventare anche pericolosi per i passeggeri pertanto l’invito è a non ricorrere al trasporto abusivo: il tassista abusivo non ha i requisiti professionali richiesti e soprattutto i passeggeri non sono assicurati.




Bologna, giudice si esprime sul Referendum: ora rischia il trasferimento

 

Redazione

 

BOLOGNA – Il Comitato di presidenza del Csm – a quanto si è appreso – ha investito il pg della Cassazione, titolare dell'azione disciplinare, del caso del presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Caruso, che su facebook aveva definito la riforma costituzionale fondata su "corruzione" e "clientelismo". Il vertice del Csm ha anche inviato l'articolo alla Prima commissione perché valuti se ci sono gli estremi per un eventuale trasferimento d'ufficio per incompatibilità funzionale.

Intanto, dopo Prodi continua il martellamento per il SI. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti,  ha esposto le ragioni del Sì. "Se vince il Sì avremo un Paese con istituzioni più semplici, più trasparenti, chiamate a più responsabilità verso i cittadini, responsabilità chiare con una distinzione netta di compiti tra Stato e Regioni. Inoltre ci saranno tempi certi per le leggi alla Camera. Credo sia un modo di rendere le istituzioni più coerenti con i principi della prima parte della Costituzione. Con istituzioni più leggere che semplificano la vita dei cittadini"




Paura a Bologna: attentato a una stazione dei carabinieri

Redazione

BOLOGNA – Attacco esplosivo la notte tra sabato e domenica ad una stazione dei Carabinieri della periferia di Bologna. Due taniche di benzina innescate da una miccia sono state posizionate davanti all'ingresso della stazione 'Corticella' di via San Savino: l'ordigno ha provocato danni. Non ci sono feriti tra i militari all'interno. La modalità farebbero pensare alla matrice anarchica, ma sono in corso accertamenti; nel pomeriggio in città è atteso il premier Matteo Renzi per un incontro in vista del Referendum.

L'esplosione, avvertita verso le 3, ha divelto la porta a vetri all'ingresso e frantumato due finestre al piano terra della stazione, annerendo la facciata della caserma che si trova quasi alla fine di una strada senza uscita, nei pressi di una chiesa parrocchiale. Nella caserma sono in servizio meno di dieci militari, alcuni dei quali dormivano all'interno dell'edificio. Il boato ha svegliato anche i residenti nei palazzi vicini.
C'è un sistema con telecamere che però sembra siano andate anch'esse danneggiate: gli investigatori sono al lavoro per cercare tracce utili e al momento non escludono alcuna pista.

L'attentato, secondo gli investigatori, rappresenta una salto di qualità, nelle modalità e nei danni provocati. Si stanno conducendo accertamenti su quello che è rimasto dell'ordigno, che conteneva di certo un'importante quantità di polvere pirica o altra sostanza esplodente che si sta analizzando. Negli ultimi tempi a Bologna c'erano stati sabotaggi incendiari all'Alta velocità, congegni inesplosi lasciati in uffici postali e sono state intercettate lettere con polvere, indirizzate a ditte che lavorano nei Cie: tutti 'segnali' di stampo anarchico che hanno destato preoccupazione, ma che però non avevano avuto l'impatto di quello che si è verificato nella notte in via San Savino. Non si ricorda un episodio del genere contro i militari, a Bologna. 




Bologna, carabinieri del Nas: sequestrate 5 tonnellate di alimenti tra funghi, tartufi e selvaggina

Red. Cronaca


BOLOGNA
– I Carabinieri del N.A.S. di Bologna, nell’ambito dell’operazione “SAPORI D’AUTUNNO”, volta a verificare la corretta filiera dei prodotti alimentati tipici dei mesi autunnali, hanno ispezionato oltre 30 aziende delle province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, riscontrando irregolarità in 9 aziende.


In particolare, per le gravi carenze igieniche riscontrate è stata disposta la sospensione di due attività commerciali (1 in provincia di Bologna ed 1 in provincia di Ravenna) e sequestrate circa 5 tonnellate di alimenti quali carni suine, carni bovine, selvaggina, salumi e formaggi, funghi e tartufi per un valore complessivo superiore a 300.000 euro. Sempre nella provincia di Ravenna sono stati sequestrati oltre 150 kg di tartufo e circa 2 tonnellate di spezie, salumi e carni, tutti prodotti stoccati presso due aziende, privi di tracciabilità o scaduti, in diversi casi, anche da anni. Infine, nelle province di Bologna e Forlì – Cesena, presso cinque aziende, i NAS hanno sottoposto a sequestro amministrativo circa 3000 confezioni di ragù e sughi a base di selvaggina, nei quali è stata rilevata la presenza di Piombo in misura eccessiva rispetto ai limiti consentiti dalla legge, 300 kg di carni di selvaggina, 300 kg di funghi porcini congelati e tartufi sott’olio e 800 kg di confetture e sughi a base di funghi, poiché privi di tracciabilità e aventi scadenza superata anche da diversi mesi. Le sanzioni amministrative elevate ammontano ad oltre 25 mila euro.




Sangue a Bologna: uccide la madre a coltellate e poi chiama la polizia

Redazione

Ha ucciso la madre a coltellate e poi ha chiamato la polizia. E' successo a Bologna ieri sera intorno alle 21. L'uomo, 36 anni, ha colpito la madre, 52 anni, con numerosi fendenti alla gola, ai polsi e al petto, almeno una ventina, al culmine di un raptus. Subito dopo ha chiamato il 113 e ha confessato il delitto. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra mobile di Bologna che lo hanno arrestato con l'accusa di omicidio. Sembra che il 36enne avesse un rapporto molto conflittuale con la madre.