Polizia di Stato, sindacato LeS: “Stipendi da fame e situazione insostenibile”

Grido d’allarme del Segretario Generale di Roma Luca Andrieri del Sindacato della Polizia di Stato LeS. “Lo avevamo già scritto, lo avevamo già gridato nelle piazze, lo avevamo sbandierato ad una classe politica che pur facendo passare il messaggio dicendo di rappresentare la nostra categoria, è stata invece sempre assente non facendo mai nulla a riguardo. Siamo servitori dello Stato, siamo ogni giorno in strada per difendere il Paese da chi delinque, dalla criminalità organizzata, dalle Emergenze Epidemiologiche, per garantire e fare rispettare le Leggi e per questo, negli anni, ci saremmo aspettati un’attenzione in più da parte del Governo e da parte delle componenti politiche per la nostra particolare e delicata professione, eppure ci ritroviamo a fine mese con un compenso che, a conti fatti, vale meno del compenso di una colf”.

Un disagio e un’umiliazione espressa chiaramente da Luca Andrieri e dal vicario Pino Pastore, rispettivamente Segretario Generale Provinciale di Roma del Les (Sindacato di Polizia di Libertà e Sicurezza) ed il segretario vicario.

Luca Andrieri_Segretario Generale Provinciale di Roma del Les (Sindacato di Polizia di Libertà e Sicurezza)

Il LeS chiede a gran voce di ricordare a chi siede ai piani alti del Ministero dell’Interno, che sia referente di un comparto che si sente umiliato e frustrato di fronte a questi gravi episodi e di abbracciare una richiesta che grida vendetta e grida vergogna nei confronti di tanti uomini e donne in divisa che rischiano giorno per giorno la loro vita.

“Siamo orgogliosi del nostro lavoro e della divisa che indossiamo con la quale difendiamo la società civile con gran fatica, ma non ci chiamate Eroi nello svolgimento del nostro servizio perché questo è il nostro mestiere, ma chiamateci Eroi, perché sappiamo che ogni giorno siamo chiamati a rischiare la vita e di non ritornare a casa per solo pochi euro al mese. Non vogliamo essere dimenticati. Dobbiamo fare i conti con uno stipendio che non solo, non ci dà quella che riteniamo essere una meritata soddisfazione, ma che non ci basta per sostenere le nostre famiglie, diamo la nostra vita per la “Famiglia Italia” e non possiamo mettere a repentaglio il bene dei nostri cari… questo proprio non lo meritiamo. Le nostre retribuzioni sono le più basse, e per quanto possa sembrare assurdo e privo di ogni logica, i nostri straordinari prevedono un compenso più basso rispetto a quello delle “collaboratrici domestiche”, con tutto il rispetto per questa categoria di lavoratori; perché il lavoro ha sempre dignità e l’impegno di ogni lavoratore va sempre ammirato. Un Poliziotto è retribuito circa 6 Euro l’ora invece una collaboratrice domestica 8 Euro l’ora, ai quali si aggiungono i “buoni lavoro” per un totale stimato di circa 10 Euro l’Ora. Lungi da noi prendercela con altre categorie di lavoratori, lo precisiamo, ci chiediamo tuttavia come un Corpo dello Stato possa permettere una tale disparità, in barba alla Costituzione della Repubblica italiana art. 36 Cost. “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Dove sia finita la nostra proporzione di qualità ce lo chiediamo da tempo, vorremmo chiederlo adesso anche al Sig. Ministro dell’Interno. Da più parti dello Stivale, la nostra Organizzazione Sindacale, registra questa profonda amarezza da parte dei colleghi. La serenità delle nostre vite personali non è slegata dal nostro lavoro, siamo individui ed ognuno ha la sua storia. Lo Stato può permettersi di non valutare la “salute” dei suoi? Come risponde ai tanti colleghi che quasi ogni giorno tentano e molte volte si suicidano???? La Polizia di Stato sta fallendo, e come sindacato abbiamo il dovere di tutelare i diritti dei colleghi che rappresentiamo e pretendiamo cio’ che è a noi dovuto. Quello che chiediamo, oggi più di ieri, è di porre fine ad una situazione insostenibile ormai al collasso, con una riforma delle Forze Armate, per il bene nostro e del Paese prima che sia troppo tardi”.




Anguillara Sabazia, disamina politica tra Genoveffo, Anastasio e… Cenerello

Da fine maggio sono iniziati i tavoli del centrodestra, tavoli difficili, animati da personalismi e da tanti protagonisti non disposti a fare il famoso passo indietro per il bene del Paese e dopo due mesi tondi tondi di riflessioni e pensieri, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno deciso di convergere sulla candidatura dell’avvocato Angelo Pizzigallo, figlio del pediatra Antonio Pizzigallo che dal ’95 è sulla scena politica di Anguillara. Una persona stimata da tanti senza dubbio ma certamente non un volto nuovo della politica.

Chi alla scorsa tornata elettorale aveva fatto l’ennesimo passo indietro “per il bene di Anguillara”, parliamo di Sergio Manciuria, a questo giro si è sfilato senza se e senza ma

La ragione predominante, secondo chi scrive s’intende, è stata che Pizzigallo quando nel 2016 chiese a Manciuria di sostenerlo promise altrettanto “per la prossima tornata elettorale” con una stretta di mano e di amicizia come si fa tra persone legate da una reciproca stima personale che tutt’ora rimane in piedi, non abbiamo dubbi, nonostante lo strappo. Le parole hanno un peso e Manciuria, nonostante non fosse entrato in consiglio comunale ha fatto una strenua opposizione ai pentastellati, ha messo la faccia su tante questioni senza risparmiarsi e come abbiamo sempre sostenuto anche pubblicamente, insieme a Silvio Bianchini sono stati le voci strenue e solitarie di opposizione e presenza costante ad Anguillara. Bianchini e Manciuria, senza se e senza ma.

La politica delle vecchie logiche di partito che decide dall’alto cosa deve avvenire in un campo già martoriato dai danni dei Cinque Stelle

Ma torniamo alla disanima politica. Pizzigallo (senior) che promise pieno sostegno a Sergio Manciuria ha probabilmente perso la memoria o attuato il principio molto in auge in alcuni ambienti per cui in amore e in politica tutto è concesso e il “tradimento” è una delle varianti più presenti.

Dunque Pizzigallo Junior è il candidato ufficiale del centrodestra mentre “Cenerentola Manciuria” è stato lasciato fuori da qualsiasi analisi ma, come insegna la celebre novella, potrebbe essere proprio lui a finire dritto al gran ballo del principe anche se non è il figlio legittimo della politica ma un civico che ha scelto di correre con la sua AnguillaraSvolta e lasciare da parte quelli che definisce i “riciclati”, la “politica delle vecchie logiche di partito che decide dall’alto cosa deve avvenire in un campo già martoriato dai danni dei Cinque Stelle”.

Manciuria a Falconi: “Ci vediamo al ballottaggio”

Immediate le reazioni, anche inaspettate da parte di persone che avrebbero dovuto obbedire come soldati per spirito di politica e di appartenenza. Parliamo del giovane e valente Antonio Fioroni, colui che in tempi non sospetti, per pura coerenza e onestà intellettuale, ha lasciato la maggioranza pentastellata e si è seduto all’opposizione non condividendo più le azioni dell’amministrazione Anselmo perché totalmente opposte al programma elettorale con cui i pentastellati erano arrivati al governo della città. Fioroni, tempo dopo, si è avvicinato a Fratelli d’Italia, il suo ingresso (non sappiamo se poi veramente effettivo) era stato festeggiato alla Pisana dai vertici regionali del partito della Meloni. Ebbene Fioroni, dopo pochi minuti dall’ufficializzazione di Pizzigallo Junior è uscito con un post inequivocabile su Facebook, condividendo la candidatura a sindaco di Sergio Manciuria: “Per me è una questione di rispetto della parola d’onore che cercherò di affrontare con cuore, competenza e coraggio, rimettendomi alle decisioni degli elettori e non sottostare alle vecchie logiche politiche – impostate solo per stare insieme per vincere e non per fare squadra – di coloro che i problemi di Anguillara li hanno letti sui giornali lasciando ad altri l’onere di provare a risolverli”.

Altri fermenti, altri auguri sono arrivati a Manciuria ma probabilmente per spirito di cordialità politica e stima: Giovanni Chiriatti (purgato dai Cinque Stelle nonostante abbia contribuito in maniera determinante alla vittoria della Anselmo) anche lui coerente con le idee e distante dai pseudo pentastellati che hanno malgovernato Anguillara.

E gli auguri a Manciuria sono arrivati anche da Francesco Falconi, l’avvocato che ha ufficializzato qualche giorno fa la sua scesa in campo con una lista civica. Emblematico il riscontro agli auguri di Falconi da parte del presidente di Anguillara Svolta: “Ci vediamo al ballottaggio”.

I Cinque Stelle è assai probabile che non riusciranno a fare una lista e non si presenteranno alla imminente tornata elettorale. Ed è anche probabile che, anche se rimasti una manciata disallineata e disorganizzata, riservino colpi di scena mettendosi a stampella di candidati insospettabili.

Nel centrosinistra forse aspettavano le mosse del centrodestra

Anche da quelle parti si nota paralisi e confusione. Ci sarebbero le persone valide da candidare e con ottime possibilità di vincere ma per strani influssi astrali le carte jolly non vengono ancora calate e probabilmente non verranno calate. Ancora non c’è alcuna ufficializzazione ma soltanto un gran parlare.




Giudici a orologeria e processo a Salvini: ci risiamo

E così, anche Salvini andrà a processo. Sotto la mannaia di una giustizia ‘all’italiana’, malata non tanto di ‘autonomia’, o di protagonismo (quello lo lasciamo ai vari magistrati in cerca di pubblicità), quanto di politica, di falsa ideologia – l’ideologia ha a che fare con le idee, qui c’è solo da prendere poltrone e assicurarsi un congruo vitalizio – di istruzioni dall’alto.

Il processo di Salvini, in un momento in cui l’Italia è invasa da tutte le parti da barchini di ‘migranti’ – turisti – provenienti anche e soprattutto da nazioni in cui qualche volta si vive meglio che da noi, ma nazioni il cui ventre non è molle come il nostro, che stanziamo 100 milioni per le ONG in un momento in cui le famiglie e gli operatori economici non riescono ad andare avanti e a tenere aperti gli esercizi commerciali; nazioni in cui se sei condannato vai in galera, e che Dio ti aiuti; nazioni in cui noi Italiani andiamo anche a fare le vacanze, e magari qualcuno s’è anche comprato una casetta; nazioni che ci accolgono perché portiamo denaro: Algeria, Tunisia, per dirne un paio. Gente che potrebbe venire in Italia con un volo di linea, ma che preferisce il barchino ‘sganciato’ da una nave madre perché con l’aereo dovrebbe avere tutti requisiti per l’espatrio, e poi senza sovvenzioni. Col barchino, invece, in un paio d’ore di mare calmo, magari con un bell’olio abbronzante protezione 10, sono già bell’e arrivati. Trovano il pullman che li carica, li porta in albergo. Il ristorante che li rifocilla, lo Stato Italiano che li sovvenziona con una cifra quotidiana, le organizzazioni di accoglienza che li prenotano quando sono ancora al largo, e che ricevono fior di quattrini per gestirli… Insomma, se dovessimo andare in un’agenzia di viaggi, sceglieremmo senz’altro l’Italia. Con il barchino. È anche ammesso – consigliato – protestare per il cibo, per il wi-fi che non funziona bene, per il materasso che non è comodo: ma che gli raccontano, a questa gente, prima di imbarcarli? Alla fine della fiera, checchè ne dicano gli avversari politici, l’unico momento in cui sono diminuiti gli sbarchi, e di conseguenza gli esborsi dello Stato italiano, e di conseguenza anche i morti in mare, è stato quello in cui l’allora ministro Salvini ha operato con incisività e decisione, adottando l’unica soluzione possibile ed efficace: la chiusura dei porti. Essendo, nel frattempo, andata buca ogni altra soluzione prospettata – millantata – e mai praticata, come un accordo internazionale con la Libia ed altri paesi di transito: evidentemente le forze in campo (leggi: criminalità organizzata) non hanno permesso alcun accordo.

Diciamolo chiaramente: Salvini è pericoloso perché non è un fautore dell’Unione Europea

Già, proprio quella organizzazione sovranazionale (già il vocabolo causa rigetto) che vuole comandare, vorrebbe comandare, comanda, comanderà, continua a comandare in Italia. Tenendoci per gli attributi, cioè tenendoci per un debito pubblico dovuto in massima parte a interessi sul debito, che potremmo in un attimo decidere di azzerare, come hanno fatto alcuni. Per esempio, la Germania non ha mai pagato i suoi debiti di guerra, eppure ha goduto degli interventi economici anche dell’Italia al momento della riunificazione delle due Germanie. Ora con il Recovery Fund, riceviamo in prestito il denaro che noi stessi abbiamo versato nelle casse della UE; per impiegare il quale dobbiamo redigere un piano di spesa da sottoporre alla Commissione europea per l’approvazione. E il MES si staglia all’orizzonte, pericoloso portatore di Troka. Intanto le attività che sono l’ossatura della nostra economia chiudono, sacrificate anche dalle norme anti-covid, procrastinate fino alla fine di ottobre: salvo rimando, molto probabile.

Da Mani Pulite in poi – ma forse anche da prima – assistiamo all’uso politico della Magistratura

Mani Pulite ha distrutto il partito di maggioranza relativa, l’allora Democrazia Cristiana, e non solo. Sono passati per il tritacarne uomini politici ‘pericolosi’, come Craxi, che, anche se a qualcuno non piace, è stato un grande statista.  Un pensiero a chi si è suicidato in carcere, e a chi ha visto la propria vita distrutta. Quello che è uscito indenne da tutte le indagini è stato il PCI. Per disposizioni dall’alto? Forse i nostri pronipoti potranno saperlo, e conoscerne anche i nomi di chi ha dato gli ordini. Come i processi a Berlusconi, il processo a Salvini è un processo politico, e questo è sotto gli occhi di tutti. Come è sotto gli occhi di tutti che anche le indagini su Fontana sono orientate politicamente: nessuno si è preoccupato di indagare sugli 11 milioni di euro dei cittadini che Zingaretti ha utilizzato per acquistare mascherine che poi non s’è ben capito se sono andati in fumo o no. 11 milioni, e non 500.000 euro come nel caso lombardo. Nessuno s’è preoccupato di farcelo sapere. È sotto gli occhi di tutti che Bocelli ha dovuto chiedere scusa, e rimangiarsi ciò che aveva liberamente espresso, perché quel messaggio non doveva passare, e il cantante avrebbe perso gli agganci che sono necessari per non essere inghiottito dall’oblìo. È sotto gli occhi di tutti che Renzi ha cambiato all’ultimo il proprio voto a favore di Salvini, probabilmente perché è riuscito ad ottenere qualcosa, in cambio di un voto che avrebbe spedito il ‘Capitano’ davanti al magistrato di Palermo. Forse l’insabbiamento della indagine CONSIP, che sta trascinando Lotti, mentre Renzi Sr. ne rimane fuori? È sotto gli occhi di tutti che il governo sta sfruttando l’emergenza Covid come uno spauracchio per evitare la messa in mora di una compagine che ormai si regge sugli stecchini. È sotto gli occhi di tutti che questo governo è pasticcione, impreparato, incompetente, fazioso, e che le sue delibere sono per lo più targate DPCM, l’uomo solo al comando. È sotto gli occhi di tutti che il nostro ministro della Salute non è preparato per quel compito, e che il vero ministro è Sileri. È sotto gli occhi di tutti che la Lamorgese è una burocrate messa al posto di Salvini solo per obbedire a certe disposizioni, che certamente non contemplano misure che possano arrestare il flusso migratorio in entrata – in pratica, l’invasione – nel nostro territorio: anche lei risponde a precise istruzioni dall’alto. È sotto gli occhi di tutti – e anche sulle pagine dei quotidiani – la frase che Palamare ha pronunciato, riportata da una intercettazione telefonica, per cui “Salvini ha ragione, ma bisogna fermarlo”. Solo questo dovrebbe far cadere un governo come il nostro. Ma poi, ‘chi’ vorrebbe far cadere Salvini? Certamente il nostro governo, che risponde ai diktat europei, i quali sono frutto di un controllo superiore: infatti anche l’UE è uno strumento, come sono uno strumento i politici europei, longa manus di certi poteri. E andando a ritroso, percorrendo la scala gerarchica non dichiarata si arriva ad una ‘cupola’, i cui agenti non sono – o sono – facilmente identificabili: certamente non dall’uomo della strada, ma da chi è addentro alle segrete cose. Mentre un po’ di fumo negli occhi arriva da un Mattarella che commemora la strage di Bologna – i cui esecutori non sono mai stati individuati, nonostante gli otto ergastoli a Mambro e Fioravanti, palesemente non colpevoli almeno di quella strage – e quella di Ustica: i cui colpevoli sono evidenti ed individuati, ma non è possibile dirlo perché il colpevole è un paese che condivide con noi la presenza nella NATO.

Il processo a Salvini è un processo politico, ed è anche un processo ad orologeria, nella migliore tradizione dalla giustizia-clava adoperata da una sinistra che, quando non riesce a battere gli avversari politici nelle urne, lo fa cercando vie traverse

A settembre, se non saranno rimandate, ci sono le amministrative, e fa comodo scrivere sui giornali delle malefatte di Salvini, che ha ‘sequestrato’ i migranti della Open Arms, allo scopo di far perdere voti ad una destra che è già maggioranza nel paese. La Lamorgese lo ha fatto molto più a lungo, quando per 11 giorni ha impedito lo sbarco della Ocean Viking con 104 profughi a bordo, giusto per non compromettere la tornata elettorale in Umbria. Lo sbarco è stato autorizzato solo dopo il – rovinoso – risultato delle urne, nonostante il puerile escamotage. Con Salvini al governo, le ONG erano state attivissime nella protesta e nella denuncia di presunte violazioni da parte del ministro, con esposti alla magistratura, puntualmente accolti e tramutati prontamente in richieste – da parte dei magistrati – di procedimenti penali. Nel caso Lamorgese nulla di tutto ciò è stato fatto, né denunce da parte della Open Arms, né interventi della magistratura. Questo appalesa, se ce ne fosse ancora bisogno, la presenza di una camera di regia occulta lucida e precisa. In realtà, oltre agli onorevoli di varia estrazione partitica, anche la magistratura di Agrigento si era recata più volte a bordo delle navi al largo di Lampedusa. Nel caso Lamorgese – che non esiste, in pratica – nessun intervento. Sostanzialmente si è trattato della stessa situazione che era stata considerata passibile di procedimento penale, ma all’epoca il ministro era Salvini. Né le ONG, che secondo alcuni quotidiani sono foraggiate nientemeno che dal miliardario ebreo ungaro-americano George Soros, hanno mai inteso denunciare un governo di sinistra.

Ci auguriamo che la verità venga fuori. Ciò che l’ex ministro dell’Interno ha fatto, è stato bloccare sbarchi altrimenti incontenibili, come sta succedendo ora, nell’interesse dell’Italia e degli Italiani, riducendo anche i morti in mare. Oggi i libici sparano addosso ai migranti in fuga. Ma già, questo amore per la nostra patria e per il nostro popolo è condannato soprattutto dall’Europa, che ci vuole trasformare in ‘europei’. Già lo siamo, per acquisizione geografica. Parafrasando Metternich, possiamo dire che ‘L’Europa è una mera espressione geografica’, definizione che il conte attribuì all’Italia. Ma eravamo nel 1847. Oggi non è più così.




Guidonia, Giovanna Ammaturo (FdI): “La colla sulle poltrone dei politici ora si chiama responsabilità”

GUIDONIA (RM) – Riceviamo e pubblichiamo da Giovanna Ammaturo Consigliere comunale per Fratelli d’Italia a Guidonia.

Ecco la nota:

La ex consigliere del M5S Loredana Terzulli ritorna con il  Sindaco Barbet che in cambio della Presidenza gli offre l’opportunità di appannaggio di centomila euro per i prossimi due anni.

Sembrava un branco di cavalli Mustang ma in fondo si sono scoperti come un gregge di pecore – ha detto Giovanna Ammaturo consigliere di FdI a Guidonia Montecelio- sono i pentastellati con il sindaco Michel Barbet che dopo aver cacciato 11 assessori e perso per strada 6 consiglieri, avocato più deleghe che le ore di luce nella giornata, verificata la mancanza dei numeri per continuare   ha chiesto  “responsabilità” a tutti i gruppi politici. Poi da finto predicatore ha affibbiato il peccato del potere e dell’attaccamento alla poltrona ai comunisti democrati colpevoli a suo dire di aver chiesto troppo: ma si sa gli usurai in politica come nella vita chiedono. Michel Barbet ex saldatore ed ex camionista francese, dal 1990 dipendente di ANCE (Ass. Naz. Costruttori Edili) a Roma, che con 200 euro si è finanziato la campagna elettorale nella seconda città d’Italia non capoluogo di provincia, ha saputo tenere duro. Abituato alla strada non ha tremato davanti ai pezzi da novanta del PD intanto scrutava  meglio chi si era allontanato dal M5S. Un gruppo che aveva rifilato tre anni fa la sola di 11 pagine di promesse elettorali e slogan mai applicati, oggi diviso da   correnti e faide.  Una tesi che gli ha dato ragione pescando una ex grillina  (Terzulli Loredana) che, in cambio della presidenza del Consiglio a 1.600 euro al mese, è ritornata sulle considerazioni che appena sei mesi orsono l’avevano allontanata dal M5S con dichiarazioni di fuoco. Ci assilla, ora, il silenzio del gregge. Di chi è rimasto fermo e muto vantandosi di usare gli apriscatole non sapendo usare la penna e la lingua.  Quei  “yes man” che in tre  anni in aula di consiglio non hanno mai detto una parola. Gli è bastato alzare la mano e rispondere all’appello. Barbet a costoro non ha offerto nulla forse perché già generosamente beneficiati di sedere sullo scranno del consiglio. In democrazia tutto è possibile ma esiste un decoro etico e personale che può non prescindere dalla volontà propositiva. Ci saremmo aspettati un rigurgito di orgoglio da chi predicava il dramma contro una vecchia classe dirigente ma sono riusciti a stracciarli tutti a fare il peggio del peggio. Il silenzio di un delegato del popolo fa comprendere l’assoluta inutilità. Molto meglio la frequenza al circolo della briscola: è più divertente. Ma il demerito di tanta sciatteria politica velata con la supponenza che qualcuno possa intendere come “responsabilità” verso la Città è solo una coperta corta. E’ sufficiente ascoltare l’intervista dell’ottimo giornalista de Il Tiburno, Marcello Santarelli alla Terzulli, per sperticarsi dalle risate dopo i conati di vomito, per comprendere fino a che punto è scesa nel pozzo la politica, del dramma che si prepara per i Guidoniani.  La colla sulla poltrona, di questi tempi di vacche magre, l’hanno messa tutti, ma infierire sulla Terzulli è come sparare alla Croce Rossa.  Ma neanche la ex consigliere ed ex opposizione può sparare nel mucchio. Qui l’unica ad aver fatto il contrattino come l’ha definito è stata lei: a 1.600 euro full time  che è meglio di un superenalotto. Ci piacerebbe conoscere il pensiero del gregge lasciato ad alzare la manina inebetito.  Quando il sindaco di Guidonia Montecelio ha proposto un incontro istituzionale a FdI uscendo avevamo un comunicato stampa e in  trasmissione televisiva riferivamo di aver consigliato a Barbet un tono di umiltà e le dimissioni. Barbet ci ha ringraziato, si fa per dire, per la discrezione avuta con un sms a cui rispondevamo che la politica di FdI e della sottoscritta era sempre tesa alla trasparenza ed alla pubblicità dell’operato. Quindi è ultroneo rappresentare che la Terzulli che non può permettersi di generalizzare e denigrare con i vernacoli casarecci e dilettantistici   un partito che è solo   passione politica fondata sul rispetto personale e reali valori etici e sociali senza assumersi le responsabilità del caso. Se la Terzulli è la comparsa il burattinaio con il merito di questo ciarpame  politico va iscritto in capo a Barbet, il sindaco meno loquace della storia della nostra Città che solo per indennità di carica dal 2017 percepisce   44.622 euro all’anno. Il doppio del suo Mod 730 del 2016. Oltre alla Zoe elettrica (non blu, perché rappresenta una iconoclastia tra le più ortodosse e truffaldine del M5S) pagata con i soldi dei contribuenti e tutti gli altri fringe benefits per un sindaco di una Città con centomila residenti. Oltre alla azione di rivalsa. Ovvero nessuno perde lo stipendio del precedente impiego che è onorato dalla Prefettura. Ad occhio sono oltre centomila euro che Barbet si metterebbe in tasca per i prossimi due anni. Chi sa se il gregge ha capito chi riceve cosa da tanta “responsabilità”. La politica è passione e teoremi, visioni future e programmi concreti. La Terzulli nell’intervista ha lasciato comprendere i quattro punti cardinali del nuovo Barbet: TMB, Palazzo dello Sport, Cave e Ryder Cup. E in tre anni dov’era? Per quanto riguarda FdI fin dal primo giorno dell’investitura abbiamo chiesto in Aula una commissione per fare luce sulle passate legislature: per il mancato introito di oltre 93 milioni di euro per crediti vantati ed accertati dalla Corte dei Conti, di 20 mln di euro di royalties  arrivate nelle casse comunali per lo sversamento di rifiuti all’Inviolata da parte di 42 Comuni del Lazio, il mancato adempimento di 17 progetti ambientali annuali dal 2004, i motivi che hanno fatto lievitare i costi del palazzetto da 1,6 mln iniziali ad oltre 7 attualmente, i motivi di una ipoteca di 1,2 mln di euro su una palestra comunale e tanto altro ancora a cui l’amministrazione Barbet  negazionista nei fatti ha    voluto dire sempre di NO.  La coscienza del gregge di Barbet sta nel prendere atto che la mistificazione della realtà con l’intenzione di confondere gli elettori è terminata. Se Barbet lasciasse  la sedia entro il 26 luglio permetterebbe alla Città di ritornare al voto  già a settembre:  avere una diversa classe politica ed un nuovo sindaco più leale e trasparente  con i Cittadini. Questa è la concreta responsabilità che va additata.  L’intera e vera opposizione ha sensibilizzato il vice presidente ad un immediato e risolutivo Consiglio comunale dopo quello di giovedì deserto per mancanza del numero legale. Il modus operandi nella P.A. è regolato dalla Costituzione e da Leggi con cui si identifica una sola finalità: l’interesse pubblico salvaguardato dai principi della legalità, efficacia, economicità, efficienza, imparzialità, pubblicità e trasparenza.  E’ sfacciata l’intenzione di offendere i Guidoniani nascondendosi dietro un dito adulterando la realtà, leggi sedia e indennità, e gettando discredito sull’operato di chi la politica la fa da anni per passione, rimettendoci del suo al di sopra di ogni interesse personale. E’ imputabile anche ai silenti la corresponsabilità. È fin troppo evidente la manipolazione per ingannare i Cittadini che non si possono ulteriormente abbindolare mentre i guitti teatranti si riempiono le tasche.”




Magistratura, politica, la grande stampa, il vaso di Pandora e Babbo Natale Conte

Il vaso di Pandora nella mitologia greca rappresenta il contenitore di tutti i mali che si riversano nel mondo dopo la sua apertura mentre nella storia della malagiustizia nazionale, rappresenta invece il male cronico della penisola.

C’è una strana e misteriosa intesa che scorre silente e scava impietosa, infilandosi nei gangli della vita sociale senza farsi notare. Scorre come un fiume carsico modellando nel profondo l’assetto del paese.

La magistratura propone, la politica dispone e la grande stampa esalta

Il patto scellerato già emergeva nel 1983 in quella notte all’Hotel Plaza di Roma durante l’arresto osceno ad orologeria di Enzo Tortora. Al riguardo ancora oggi echeggia nell’aria l’impudenza del procuratore Diego Marmo quando rivolgendosi a Tortora lo apostrofava come “un cinico mercante di morte”. Nella prima metà degli anni novanta ci fu poi quella definita dalla magistratura l’operazione di “mani pulite” e per la grande stampa “tangentopoli”. Anche in questo caso, nel 1996 l’allora pubblico ministro Antonio Di Pietro ebbe la sfrontatezza di rassicurare i colleghi, nel tribunale di Brescia, dicendo: “ci vado io e quello lo sfascio”.

“Quello”, allora, era Berlusconi, già presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Di Pietro, allora voleva amministrare la giustizia sfasciando il convocato. Tanto nel primo caso quanto nel secondo, la grande stampa annuì e “legava l’asino dove voleva il padrone”. Sono passati quasi 40 anni da quei vergognosi episodi di malagiustizia, dell’abdicazione della politica e del servizio “a piacere e compiacere” della grande stampa.

Nulla è cambiato. Oggi è come ieri e domani sarà come sempre

La politica è ormai diventata il “serbatoio di travaso” cioè il sistematico passaggio in politica di magistrati, pubblici ministri e a volte, di qualche procuratore. Con questo sistema si è certi che tutto ciò che la magistratura propone, potrebbe trovare in sedi appropriate la giusta applicazione. Casi che all’inverso, cioè dalla grande stampa oppure dalla politica alla magistratura, è difficile trovare. Come mai? Non ci vuole tanto per intuire. Oggi è come ieri e più di ieri.

Lo scandalo CSM, il caso Occhionero e la confusione dell’ANM hanno aperto il vaso di Pandora della Giustizia

Partendo dal senso mitologico greco non sarebbe surreale pensare. che il vaso scoperto dal caso Palamara non potrebbe essere altro che il contenitore di tante crisi passate e presenti. Un paese che non riesce ad amministrare la “giustizia” è un paese destinato al declino. Quante tragiche storie di mala giustizia si possono raccontare! Secondo la AIVM – Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia, ogni anno in Italia si verificano centinaia di casi di malagiustizia. Questo vuol dire tante famiglie ridotte sul lastrico, imprese fallite, carriere distrutte e reputazioni sporcate. Tutto questo per le vittime poiché i responsabili dell’ingiustizie commesse non rispondono, non pagano ma al contrario, tanti di loro si vedono promuovere a ranghi superiori.

Poi tutti, chi più chi meno, ha seguito il travaglio del Csm e le faide all’ANM

Certezza della pena è solo un sogno. Processi celeri da scordare. Carceri sovraffollati e senza alcuna speranza. Criminali liberati per scadenza dei termini. Cittadini innocenti riconosciuti tali dopo anni e anni di processi. Questa malagiustizia oltre che incidere sul benessere, sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini, è pure responsabile dell’allontanamento di molti investitori stranieri da un paese siffatto. Soffre l’economia, l’industria e il commercio.

Un paese tutto da ricostruire. Si parla tanto di “decreto rilancio”. Come si può costruire su un terreno marcio, debole, franoso? Non si costruisce o si rilancia un paese distribuendo “mancette”.
Dice un vecchio saggio: Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. Arriverà il giorno infausto quando dal sacco di “babbo natale Giuseppe Conte” non rimarrà altro da distribuire che carbone.

L’ultima notizia dello scorso 14 luglio conferma che è iniziato il conto alla rovescia per la generosa distribuzione delle mancette. Dice la notizia che già sono terminate le risorse per il bonus baby sitter, quelle per i sanitari e persino quelle per la polizia. Altri regalini nel sacco natalizio “DL. Rilancio” non pervenuti.

Migliaia di cittadini sognano un reddito di lavoro piuttosto che redditi di emergenza.
Il lavoro non cade giù dagli alberi ma bisogna produrlo. Ogni regione ha la sua peculiarità e la peculiarità è una forma di esclusiva, una diversità che altri non possono imitare e che sarebbe la chiave per il “rilancio Italia.”

Certamente il lavoro non disturba il sonno del governo

La pappa c’è e la poltrona pure. Tutto sta nel rinnovare la scadenza dello stato di emergenza, prolungarla il più possibile. Il 21 luglio ci sarà il processo disciplinare a carico dell’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara. Quest’ultimo ha chiesto che insieme a lui, ad aprire il vaso di Pandora “malagiustizia” ci siano 133 testimoni, nomi scelti che faranno storia.
Palamara promette di chiarire l’accaduto mentre la grande stampa ha già chiarito tutto per conto proprio.

I fatti faranno storia ma la storia già è fra di noi e la crisi pure. C’è ben poco da chiarire, così è se vi pare! “Domani è un altro giorno”, disse Rossella O’Hara, però non ci sperare tanto fino a che si rimane in emergenza.




Il presidente Conte e il sindaco coglione

“Ma perché noi ci teniamo un edile che vale un fico secco, pronto per un soldo di giocarsi la nostra vita? Così che lui in casa fa bisboccia, lui che guadagna più denaro in un giorno di quanto un altro non ne ha di patrimonio. So bene io come ha guadagnato mille monete d’oro. Ma se noi avessimo i coglioni, lui non si darebbe tante arie. Ma oggi il popolo è così; leoni in casa, lepri fuori”.

Le esternazioni piene di sconforto e biasimo, testé citate, non appartengono a Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. Non appartengono a nessuno dei leader dell’opposizione. Sono i risentimenti e le critiche di Petronio come tramandateci in Satyricon 44,13,14.

Gaio Petronio, scrittore e politico, visse tra Massilia e Cuma tra il 27 e il 66 d.C. Sono quasi 2000 anni che ci separano da allora. Quanti cambiamenti, quanti stravolgimenti! Dinastie, imperi, colonie e popoli interi scomparsi. Il mondo si è evoluto, il capitale ha defenestrato ogni equità sociale e stando al citato passaggio lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’elite è rimasto tale e quale come allora, per non dire che è peggiorato.

Ieri, scriveva Petronio, il popolo era così, leoni in casa e lepri fuori. Oggi la situazione è identica a quella dei tempi di Petronio. Anche oggi, se il popolo avesse i coglioni, l’attuale Trimalcione in carica si darebbe una calmata.

Il decreto rilancio del governo Conte e la casciaforte di Roberto Murolo

Roberto Murolo usava dire: “Lasciate cantare sempre e soprattutto il cuore, perché è lui che ne ha bisogno più di noi per vivere” e Murolo ha donato agli appassionati grandi emozioni.
‘A Casciaforte è una delle sue canzoni più suggestive, espressione di beni di valore, anche le più venali. ‘A Casciaforte di Murolo è il forziere dei sogni, come il decreto rilancio lo è per Conte ed in una certa misura per il sindaco coglione di cui parleremo fra poco. Da quella casciaforte Murolo tira fuori “nu ritratto, formato visita d’a bonanema ‘e zi’ Sufia, nu cierro ‘e capille, nu cuorno ‘e curall ed il becco del pappagallo”.

Il presidente Giuseppe Conte come fantasia non è secondo a nessuno e dal libro dei sogni tira fuori bonus ad libitum: il bonus bebé, quello vacanza, quello ristrutturazione, l’ecobonus 110% e non solo.
Il premier PD/5s s’accorge che la “cascia” di Murolo risulta più ricca di sogni e così rincara la dose e lancia il reddito d’emergenza, il bonus autonomi, il bonus 600 euro Fondo Pensioni lavoratori dello spettacolo e per non farsi mancare nulla rafforza la cassa integrazione stanziando 25,6 miliardi di euro. La casciaforte di Murolo riservava una sorpresa e dal doppio fondo emergeva “na bambola ‘e Miccio, na lente in astuccio e una coda di cavalluccio”.

Non sono questi dettagli da mettere in difficoltà l’avvocato Conte e giusto per non essere da meno lancia due promesse ad effetto, il bonus medici e infermieri e dulcis in fundo, nel decreto, ha fatto materializzare il bonus per lenti a contatto, quest’ultimo anche per piacere e compiacere ad Anfao, Assogruppi Ottica, Assottica, Federottica e Goal.

Convinto d’avere ipnotizzato gli italiani e soddisfatto dei suoi soliloqui, si narra che si aggirava per il transatlantico ripetendo: ma che sono io, babbo natale?

La voglia di grandezza di Giuseppe Conte è incontenibile. La gente non lo regge più e si sta rivolgendo a San Casimiro martire supplicandolo: ”a Giuseppe ‘a casciaforte ll’hann’a dá”.

Due destini s’intrecciano, quello del presidente e quello del sindaco

Riepilogando, come accennato nell’introduzione, si riporta qui la disavventura del sindaco coglione che nel suo piccolo trova tanta analogia con il presidente Conte.

Si racconta che in un borgo laziale, tempo fa, nell’approssimarsi delle elezioni comunali, Giovanni si presentò come candidato sindaco e la domenica prima di Pasqua organizzò il primo comizio in piazza. Giovanni era ben conosciuto ed anche stimato e così, dalla prima mattina, tutto il paese si riversava in piazza pronto a sentire cosa aveva in serbo il candidato sindaco.

Alle undici in punto arrivò Giovanni, prese posizione, salutò i presenti e così iniziò declamando: cari concittadini, se mi eleggerete sindaco, prometto che il primo atto che firmerò sarà un bonus vacanza per tutti, un bonus contributo per i trasporti locali, un bonus spesa facile, un bonus palestra, un bonus spiaggia libera, un bonus…

A questo punto la folla andò in delirio, urla, rissa ed urrà, urrà e viva il candidato sindaco si elevavano in coro. Così dicendo lo sollevavano e, ad ogni urrà il povero Giovanni si alzava in aria e con voce sofferente supplicava: mettetemi giù, mi avete preso per un coglione… ma gli appassionati supporter in coro rispondevano nooo e lo scaraventavano nuovamente in aria urlando urrà urrà ed il sindaco supplicando nuovamente ripeteva la stessa preghiera di metterlo giù. Così per due tre volte fino a che Giovanni, esanime, si accosciò sulla pedana. I fan smarriti non capivano niente mentre due energumeni, sorridendo sornioni sotto i folti baffi, si allontanarono soddisfatti d’avere compiuto la loro opposizione fattiva ai danni dell’avversario politico ed allontanandosi bisbigliavano: voi legislatori presenti e futuri ricordate che potete ingannare tutti per qualche tempo, qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre.




Anguillara Sabazia, elezioni: si pensi al bene della città. A buon intenditor…

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Ore cruciali ad Anguillara Sabazia per definire gli ultimi equilibri politici dei vari schieramenti in campo per le prossime amministrative che dovranno decidere chi siederà a palazzo Orsini.

Lo schieramento di centrodestra potrebbe presentarsi unito qualora si trovasse la quadra su un candidato condiviso. Diversi i nomi che circolano e i possibili assestamenti che a seconda del candidato potrebbero inglobare o meno l’intera compagine.

Sono ore cruciali per i vari aspiranti della possibile coalizione, composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e “AnguillaraSvolta”, che avrebbe tutti i numeri per vincere a mani basse al primo turno.

Ma esiste anche la possibilità di una rottura, dovuta a personalismi e prese di posizione, che porterebbe a una frammentazione delle forze di centrodestra a beneficio degli schieramenti avversari.

La premessa che vogliamo fare è che gli aspiranti candidati sono persone valide, con competenze e esperienze e il nostro in bocca al lupo va a tutti a prescindere da chi poi sarà il leader delle rispettive coalizioni. Sebbene il nostro desiderio, per via del forte attaccamento al territorio di Anguillara Sabazia, sarebbe quello di un candidato che fosse condiviso sia dal centrodestra che dal centrosinistra, un civico non digiuno di esperienze o conoscenza della città ma al quale sia riconosciuta comunque una sorta di militanza civica e sociale. Sappiamo che si tratta perlopiù di un desiderio ambizioso ma poco realizzabile anche se sarebbe la chiave giusta per risollevare un paese martoriato e ridotto in ginocchio con le casse comunali a forte rischio dissesto.

Ma torniamo all’analisi dell’attuale compagine di centrodestra (solo di centrodestra?) che potrebbe anche vedere la possibilità di riunirsi coesa attorno al nome dell’avvocato Francesco Falconi, una persona stimata e apprezzata. Falconi, ex elettore M5s alle comunali 2016 e amministratore del gruppo Facebook “Save Anguillara” che raccoglie quasi 10mila iscritti, potrebbe raccogliere con tutta probabilità gran parte di un elettorato civico che comprende anche gli aderenti ai partiti ma che probabilmente preferisce averli come contorno. Un elettorato che vorrebbe scommettere su “Chicco” dopo la grande delusione pentastellata che ha prodotto il più profondo fallimento politico amministrativo che si ricordi a memoria d’uomo ad Anguillara Sabazia. Dunque c’è anche una seria riflessione proprio su chi in questi anni di amministrazione del gruppo social si è guadagnato la stima di tanti sostenitori.

Una scelta sulla sua figura potrebbe rappresentare una assunzione di responsabilità a seguito di una riflessione che però per avere efficacia dovrebbe quantomeno essere il più estesa possibile. Sicuramente Falconi è apprezzato anche da una fetta di centrodestra filoberlusconiana ma che guarda con grande entusiasmo al partito salviniano.

In pole position c’è anche la figura di Sergio Manciuria, Presidente della civica “AnguillaraSvolta” che indubbiamente insieme a Silvio Bianchini e Antonio Fioroni non ha mai mollato l’osso in questi lunghi anni facendo una opposizione attenta e serrata, condividendo tutti i passi con il suo bacino di sostenitori, molti civici e altrettanti orientati a un centrodestra dalle sfumature sociali.

La figura di Manciuria potrebbe trovare un ampio punto di incontro, a partire da Antonio Fioroni che crede nella sua figura. Fioroni avrebbe tutte le carte in regola per fare il vicesindaco con delega al Sociale e allo Sport perché si è guadagnato la stima di tanti nella cittadinanza e anche la caratteristica di essere persona coerente. Non ultimo elemento da sottovalutare è l’apprezzamento verso Sergio Manciuria anche da parte del segretario del Pd locale Francesco Pizzorno che ha riconosciuto al presidente di AnguillaraSvolta una presenza civica importante e costante.  

Enrico Serami si è messo in gioco, anche lui sempre coerente al suo posto alla guida di Fratelli d’Italia locale. Un giovane con un gran bel spaccato d’esperienza e militanza che potrebbe contribuire a portare una ventata nuova a palazzo.

Antonio Pizzigallo, con l’aplomb e la figura del sindaco già incorporati nella sua statura. Forse il sindaco giusto ma con una serie oggettiva di mancate opportunità nel curriculum, la più grande fra tutte è la perdita delle ultime elezioni al ballottaggio con Sabrina Anselmo. E se da medico ha il polso della situazione, da politico navigato e di lunga esperienza è consapevole anche che un cambiamento generazionale è necessario e forse è proprio per questo motivo che in queste ore si fa sempre più avanti la proposta di candidatura del giovane Angelo Pizzigallo, un passaggio di testimone a casa del dottore che sicuramente è valida e plausibile ma non troverebbe forse un largo consenso all’interno del centrodestra sebbene potrebbe guadagnare un’ottima posizione all’interno di una ampia coalizione con vocazione più civica… almeno a questo giro, come si dice nei  migliori salotti politici. 

Dopo questo primo escursus, le considerazioni che non vogliamo omettere di fare sono che una squadra coesa con una figura civica e condivisa alla guida potrebbe portare un contributo importante e necessario per dare una inversione di marcia positiva alla città di Anguillara Sabazia. Ma i personalismi vanno assolutamente messi da parte per il bene e il futuro di Anguillara. 

Una coalizione compatta di questa stesura potrebbe addirittura vincere le elezioni al primo turno.

Il centrosinistra si presenta già unito e la scelta del proprio candidato potrebbe ricadere su una donna anche se a tenere banco è stata la possibile candidatura dell’ex comandante della polizia municipale Francesco Guidi conosciuto con il nome di Orgone. Una idea che però troverebbe qualche freno personale e con tutta probabilità si sta dirigendo verso il naufragio.

Non è esclusa una figura femminile alla guida del centrosinistra come la stimata Lucia Bianchini ma anche un Michele Cardone o Stefano Mondati per non escludere la possibilità di una scesa in campo in prima persona di Enrico Stronati il quale però, e attenzione perchè questo è un dato interessante, guarda di buon occhio alla figura di Falconi per la cui causa, riteniamo, possa portare un contributo. Tutto sta a capire in che maniera e posizione visto che molto difficilmente Falconi sposterebbe l’attenzione verso il centrosinistra. 

I pentastellati tentano il bis, anche se ormai i sostenitori M5s ad Anguillara Sabazia, dopo i tanti fallimenti e mal di pancia susseguitesi nel corso della consiliatura Anselmo, si possono contare con il pallottoliere.

Insomma il clima si fa rovente e probabilmente ascoltare i protagonisti sulla loro visione “piano regolatore” di Anguillara Sabazia potrebbe accelerare un corso naturale e non lontano verso una quadra che auspichiamo non sia troppo squadrata. A buon intenditor…




Stati generali dell’Economia: la politica che, nell’emergenza, cerca il punto di emersione. Costituzione permettendo

di Angelo Lucarella*

Una recente affermazione del Presidente Mattarella è il punto da cui partire: “la Magistratura recuperi credibilità, ai cittadini si dia certezza del diritto”. Mi si dirà, condivisibilmente, cosa mai c’entri la questione toghe con gli Stati generali dell’Economia. C’entra eccome. Il mondo “Giustizia” vale, stime 2019, circa 18 miliardi di euro e costituisce pressappoco il 3% di Pil; la lentezza del sistema, nel suo complesso, costa invece circa il 2% di esso.

Allora come si fa a non tenere conto del fatto che il diritto, in altri termini, non è che l’economia stessa di un paese? D’altronde il diritto non altro delimita il confine in cui il mondo del “pubblico” ed il mondo del “privato” cercano la rispettiva dignità in un rapporto di auspicato equilibrio che, il più delle volte, vede il primo sopraffare l’altro e, sporadicamente, accadendo il contrario.  

Chi dovrebbe essere l’arbitro? Un soggetto terzo, imparziale (non immacolato, ma quasi) chiamato Giudice

Nella nostra Costituzione c’è l’art. 111 il quale, splendidamente, afferma un principio sacrosanto chiamato “Giusto Processo”; un principio che fonda le radici nella parità di trattamento (meglio detta eguaglianza), nel diritto di difesa (pieno ed effettivo), nell’equilibrio dell’arbitro, per l’appunto, presumibilmente terzo ed imparziale.

Per garantire tutto ciò, nel lontano dopoguerra, si era pensato di dotare la magistratura di c.d. “indipendenza”. A poco a poco, tuttavia, la politica succedutasi nei decenni ha quasi del tutto abrogato (mi si faccia passare il termine) se stessa al punto tale di essersi spogliata di un ruolo fondamentale quale diretto interposto tra Popolo e Potere.

La magistratura ha dovuto, da una parte, “sostituire” la politica e, dall’altra, “arrestare” la politica medesima in qualche occasione. Certamente non si può fare una colpa ai giudici per avere cercato di combattere il malaffare.

Anzi quei Giudici coraggiosi, dediti al lavoro e che, talvolta, ci hanno rimesso affetti e, disperatamente aggiungerei, anche la vita andrebbero non solo riconosciuti a futura memoria (quanto a valor massimo repubblicano esistente), ma soprattutto studiati!

Penso sia questo il fulcro principale su cui si dovrebbe instradare una riforma seria del mondo “Giustizia”: chi ha competenza, nei ruoli per cui serve competenza (partendo anche dalla questione universitaria).

Oggi il mondo cambia velocemente. Vero. La mole di norme è ancor più aumentata negli ultimi 20 anni rispetto alla prima Repubblica. Il contenzioso italiano, quindi, è sempre più tecnico anche tenuto conto delle numerosissime disposizioni normative di matrice europea ed internazionale.

Non si può più fondare un sistema ispirato al “Giusto Processo” se vige, ancora, l’idea che il magistrato si differenzia per funzione e non per carriera. È pur vero che la separazione delle carriere di per sé sola non basterebbe a rendere migliore l’affermazione del principio di certezza del diritto legato ad una credibilità complessiva del sistema.

Occorrerebbe che si riscoprisse una sensibilità maggiore rispetto ai tempi che corrono: ma questo potrà riaffermarsi solo se alle spalle della magistratura vi ci sarà una politica tornata consapevole e studiosa dei fenomeni.

Non trascurandosi il fatto, poi, che la formazione continua obbligatoria non serve a granché se ad essa non si accompagna una funzionale responsabilizzazione del giudice (a prescindere dalle norme generali esistenti) rispetto a ciò che fa; ciò per rendere tale figura più uguale, nel bene o nel male, a tutti gli altri cittadini.

Le parole del Presidente Mattarella, quindi, non sono peregrine. La credibilità del terzo potere dello Stato passa dalla certezza del diritto: principio che nella reale vita del “sistema giustizia” diventa realtà solo mediante il fare dei magistrati contraddistinto da approccio solenne, imparziale, terzo, equilibrato, fermo, colmo di rettitudine e (soprattutto) alimentato di competenza.

Parole, comunque, che se per un attimo affibbiate alla politica diventerebbero, quasi identicamente, così elaborate: “il Legislatore recuperi credibilità, ai cittadini si diano leggi certe”.

Ecco come, cambiando l’ordine degli addendi, può percepirsi una portata immensa nel significato di poche parole ben ordinate in modo sistematico; già, perché, in ipotesi contraria il risultato sarebbe altro e cioè il seguente “il Legislatore recuperi credibilità, ai cittadini si dia certezza delle leggi”.

Non è un caso. Le parole hanno un senso specifico per come ordinate. Nel caso della politica dare “certezza di leggi” è cosa diametralmente opposta rispetto al partorire “leggi certe”.

Perché nelle leggi certe non si nasconderà alcuna possibilità di interpretazione discrezionale da parte del Giudice e, così facendo, sarà più facile e semplice (tanto per le imprese che per i lavoratori, ad esempio, dato che si è nel pieno degli Stati generali dell’Economia) capire qual è la portata “giusta” di una disciplina legata all’attività economica, all’investimento, al lavoro, ecc.

Allora, se proprio una stortura del sistema giudiziario si può evincere, non è nella separazione delle carriere il nocciolo della questione (semmai ne è il derivato), ma nel divieto di carriere e laddove, con quest’ultimo termine, si vuole riferirsi più che altro alla duplice diversità di formazione tra accusatore e giudicante che si forgia durante l’espletamento della funzione magistratuale (e mai prima durante il percorso universitario o pre-concorso pubblico).

Recentemente l’ex Presidente della Camera On.le Luciano Violante ha ricordato che difficilmente, nel nostro sistema, chi inizia come indagatore finisce, poi, per essere l’arbitro della contesa e viceversa.

Della serie se nasci tondo, non puoi morire quadrato

Al Senato, nel maggio 2019, il Pres. Casellati ha ricordato anche i risultati degli ultimi monitoraggi sulla durata dei processi fatti dal Ministero della Giustizia: circa il 20 per cento dei procedimenti incardinati nei tribunali e oltre il 40 per cento di quelli presso le Corti di Appello sono a rischio di “legge Pinto” (trattasi della norma che prevede l’equa riparazione per il cittadino per danni causati dall’irragionevole durata di un processo).

Ad ogni buon conto anomalie ve ne sono parecchie: come certificato dal “quadro di valutazione sullo stato della giustizia 2018”, pubblicato dalla Commissione europea, esse hanno prodotto in questi anni costi enormi a carico dei bilanci dello Stato facendo sprofondare lo stivale tra gli ultimi in Europa quanto ad efficienza del “sistema giustizia”.

Un esempio su tutti? Una primeggia nel ruvido contrasto di ruoli di cui innanzi.

Si consideri come il sistema di giustizia tributaria, tutt’oggi, sia l’emblema del dualismo di mentalità giurisdizionale derivato dal fatto che in quasi tutte le Commissioni Tributarie italiane ci sono Procuratori degli uffici di Pubblico Ministero a decidere le sorti dei contribuenti.

Magistrati i quali, pertanto, ricoprono contemporaneamente due uffici d’incarico pubblico: inquirenti nel penale, giudicanti nel tributario.

La questione anomala appena rappresentata, però, non va risolta semplicisticamente così: un buon inquirente potrebbe essere anche un ottimo giudicante e saper discernere i rispettivi ruoli a seconda della funzione di giustizia da svolgere ed a cui è chiamato.

È proprio qui che si inciampa perché il Giudice del Pubblico Ministero dipende dal CSM, mentre il Giudice tributario dipende dal sistema di Giustizia tributaria organizzato e controllato dal Ministero dell’Economia (detto MEF) in tutto e per tutto.

Si badi bene che il MEF non solo è il controllore del cittadino tramite gli Enti delle entrate, non solo è la controparte naturale del giudizio tributario, ma è anche il soggetto a cui fa riferimento il giudice del tributario ed a cui deve dare conto del suo operato di decidente.

Quanto innanzi non è che uno degli innumerevoli incidenti di percorso; il nostro legislatore da anni non riesce a decifrarne politicamente la portata negativa (in termini generali) ed a risolvere la sovrapposizione di interessi in gioco (costituzionalmente parlando).

Ne va certamente di quella famosa “parvenza di imparzialità e terzietà” a cui i fruitori di giustizia vorrebbero affidarsi: proprio perché ne va della credibilità del sistema oltreché del paese.

Questo è un nodo cruciale del corretto rapporto tra Popolo e Potere e, di contro, del quanto più ottimale bilanciamento tra i poteri stessi dello Stato.

Se c’è qualcosa, con priorità tra le priorità, da cui si potrebbe partire agli Stati generali dell’Economia insediati dal Pres. Giuseppe Conte è proprio questo: il ruolo della politica dinanzi alla crisi della magistratura (e non il contrario) che, a conti fatti, deriva a sua volta dal troppo onere caricato sul giurisdizionale nonché dal troppo potere dato negli anni dalla politica stessa (così da implicarne diversi riflessi d’interferenza, assolutamente non funzionale, con il legislatore e l’esecutivo).

Sulla questione “giustizia” ne va, eccome, dello sviluppo del paese.

Mettendoci per un secondo nei panni di un investitore straniero, pur con la Costituzione più bella al mondo, quest’ultimo si troverebbe dinanzi ad un sistema quasi “infernale”; per non parlare del costo sociale che, specie aggravata dall’ultima riforma sulla prescrizione, si appresta, per certi versi, a vestirsi di “diabolico”.

La sopraffazione di un potere rispetto all’altro rischierebbe e, cogentemente, rischia di portare il paese (e la storia ce lo insegna) ad un processo “democraticamente irreversibile” in cui la iniziativa privata, pur costituzionalmente tutelata ed in qualsiasi forma, rimarrebbe lettera morta sino ad arrivare, man mano, ad una economia Generale dello Stato.

Il cambio di rotta ci può essere purché fatto con competenza; perché di “certezza della politica” ne abbiamo da vendere, ma è di “certa politica” di cui il paese avrebbe bisogno.

La Magistratura non ha tutte le colpe, ma alcuni giudici si

Tutto il contrario della Politica: a cui, in tempi di emergenza, tocca rimanere a galla cercando al più presto un punto di emersione. Al Popolo, per ora, non rimane che l’assoluzione dai peccati. Costituzione permettendo.

*Avvocato tributarista, Presidente CLN AssoConsum, membro Commissione Giustizia MISE




Mascherine? Dopo il bavaglio arriverà il paraocchi per oscurare l’intelletto

In piena emergenza Covid, il roboante presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, riguardo i portatori della mascherina diceva: “Noi dobbiamo combattere gli imbecilli doppi: l’imbecille normale è quello che non porta la mascherina, poi c’è l’imbecille doppio che è quello che porta la mascherina, ma la porta appesa al collo come un ciondolo. È scemo due volte, perché si prende il fastidio e non si prende neanche la tutela sanitaria”.

Ma le cose stanno proprio come asserisce De Luca? Non proprio. Le opinioni sono divergenti e le ipotesi che offre la scienza non rassicurano granché.

Secondo il virologo Roberto Burioni le mascherine contro il coronavirus sono inutili

In un’intervista al quotidiano “La Stampa“, ha voluto chiarire che le mascherine non forniscono alcuna protezione dal coronavirus. Servono a non far diffondere il virus da parte di chi lo ha già contratto” .
Alcuni virologi, invece, fanno dei distinguo come per esempio Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Ginevra e presidente della Società italiana terapia anti-infettiva (Sita). Il professore spiega che: ”Le mascherine da chirurgo non servono a nulla contro il coronavirus . Ho visto delle persone usarle per strada sui mezzi pubblici ma non ci proteggono”.
A conferma che si sta parlando di una scienza inesatta, e che offre solo ipotesi, si riporta quanto ha affermato il virologo professore Clementi: “Se tutti indossano le mascherine chirurgiche, il contagio può essere fermato”.

A questo punto a chi dare retta?

Come usava dire il compianto Corrado: “E non finisce qui”. L’OMS, il più importante organo decisionale per le politiche della salute pubblica, ha voluto dire la sua sulle mascherine e cioè fino a pochi giorni fa raccomandava l’uso solo esclusivamente al personale sanitario, ai malati e a chi se ne prende cura. Sembra che oggi abbia cambiato parere, ma per i giorni che corrono la coerenza è diventata una rarità.
L’Onu sembra credere fermamente nell’uso delle mascherine e ne ha donate 250.000 a New York, dichiarando : “Siamo in guerra contro il coronavirus”.

Anche il mondo delle mascherine è bello perché è vario

Il cardinale Gualtiero Bassetti, in nome e per conto della CEI, incautamente firmò un protocollo piegando la Chiesa ai dettami di Cesare che impone mascherine e guanti durante i riti sacri ed in particolare modo durante la celebrazione dell’Eucaristia. Imprudentemente l’alto prelato firmò questo e non solo. Una sconfitta della Chiesa che si teme avrà, ahinoi, non pochi effetti negativi sui fedeli. Gualtiero Bassetti risponderà alla sua coscienza e quando sarà, al Giudice Supremo.
L’esperto Oms, Andrea Ricciardi, lancia un monito: “Ci dobbiamo fare trovare pronti a nuovi contagi”.
Ricciardi su cosa basa questa sua sicurezza? E’ una sua congettura o una gratuita supposizione?
Per fortuna contro i profeti di sventura c’è chi risolutamente dissente e ragionevolmente semina ottimismo. Pierpaolo Sileri, viceministro della salute sennonché medico ed accademico, è uno di questi. Al microfono di Centocittà, su Radio 1, parlando della profetizzata seconda ondata del virus killer, esprime tutt’altro parere: “Torniamo finalmente a respirare, la situazione va meglio. Anche dopo le riaperture la paura di una seconda ondata del virus non sembrerebbe esserci”. Gli italiani hanno bisogno di cieli sereni non di annunci gratuiti di apocalissi.

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro cerca di essere salomonico e in audizione in Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti consiglia: “Usare la mascherina appropriata per l’uso appropriato”. Siamo al solito! Parafrasando Don Abbondio viene da dire: “La chiarezza uno se non ce l’ha mica se la può dare. L’ignaro cittadino ancora sta domandando quale sia quella appropriata e quali gli usi appropriati.

Chi sa chi lo sa e se lo sa?

Il professore Massimo Galli, esperto in malattie infettive, è molto perentorio dichiara in una delle ormai consuete interviste: “La teoria “mascherine, guanti, e speriamo bene, non è sufficiente”. Sarebbe più che lecito chiedere all’emerito professore a che santo deve pregare il cittadino per conoscere cosa sia sufficiente o meno. Andare avanti, cercando una linea di guida sicura, sarebbe tempo perso.
Oramai il “gatto è fuori dal sacco” e a chi interessa capire a questo punto avrà ben capito che si scrive mascherina e si legge bavaglio.

Parola d’ordine: Tenete le distanze, tacete che qualcuno potrà stare in ascolto, acqua in bocca e schiena china. Gli ordini non si discutono.

A villa Pamphili prova generale di una Troika strisciante

Dopo il bavaglio arriverà il paraocchi per oscurare l’intelletto. Che sia vaccino o app immuni poco importa. Fino a quando il popolo italiano può assistere passivo allo sfacelo del suo Paese? Si desti dal sonno e che sia guardingo il cittadino perché chi pecora si fa pecora il lupo se lo mangia e di lupi in giro ed in alto ce n’è più di uno.

Chi ha orecchie per intendere, intenda!




Conte bis, un governo qualsiasi con una politica qualunque

Di uomini qualsiasi è ricca la storia. Sono stati scritti saggi, articoli, libri e persino un movie, uscito in USA il 22 febbraio 2008 con il titolo originale di “He Was a Quiet Man” che poi in Italia è apparso con il titolo “Un uomo qualunque”. Un film di Frank A. Cappello. Mattia Nicoletti meglio di chiunque altro aveva definito questo movie come il ritratto intimo e drammatico della vita claustrofobica di un uomo qualunque. Nel film di Cappello il protagonista, l’invisibile Bob Maconel, sale agli onori della cronaca osannato come eroe proprio da coloro che sarebbero state le sue vittime, e promosso di ruolo all’interno della propria azienda.

Un uomo qualunque in cammino nel grigiore totale della mediocrità

Così siamo arrivati al governo Conte bis, un governo qualsiasi, retto da politici qualunque sperimentando un pericoloso cammino nel grigiore totale della mediocrità. Essere mediocre non é necessariamente una colpa. Mediocri si nasce, si diventa e nella mediocrità si vive. La mediocrità diventa colpa quando la si vuole accreditare per una semplice scala di successo. Scrisse Confucio, che mediocre non era di certo: “La mente dell’uomo superiore ha familiarità con la giustizia; la mente dell’uomo mediocre ha familiarità con il guadagno.” Accettando il principio confuciano e assumendo per ovvia la mediocrità del governo Conte bis, resta da scoprire quale sia il vero rendiconto che questo cerca di conseguire.

Disse una volta Giulio Andreotti: “Sono consapevole dei miei limiti, ma sono anche sicuro di non essere circondato da giganti.” In questa saggezza “andreottiana” si deve ricercare la supponenza del governo Conte bis. Quest’ultimo sa che davanti agli occhi del Paese è considerato un governo qualsiasi ma ciò nonostante prosegue con la sua politica grigia e mediocre.

Si dice anche che: nella terra dei ciechi, l’orbo è re. A Conte, e non solo, si è appannata la vista. Crede veramente di essere un re e va avanti sornione, incurante del sentire della gente, cassando ciò che non gli garba, esautorando il Parlamento. In questo momento decisivo, quando il Paese vaga nell’incertezza come una nave fantasma, galleggiando in mezzo al mare senza equipaggio a bordo, in tutta questa instabilità appare alquanto strano il silenzio del Colle.

Mentre le saracinesche dei commercianti si abbassano per mai più alzarsi, si fermano le macchine nelle fabbriche, si chiudono gli alberghi e i ristoratori spengono definitivamente i frigoriferi, mentre la disoccupazione miete sempre più vittime, e si allontana ogni speranza, questo governo qualsiasi, con la sua politica qualunque, grigia e mediocre, si consola con gli Stati Generali dell’Economia.
Convoca gli attuali burocrati europei regnanti illudendosi di poter rilanciare il futuro della ricostruzione con questo gioco, forse sperando di distogliere l’attenzione dei media dai suoi guai con il pm di Bergamo inerente alla zona rossa Alzano e Membro.

E’ un diversivo grossolano pensato per distrarre l’opinione pubblica dai problemi immediati, ma se non si cambia la regia, si rischia di mietere più vittime di quelle che ha fatto il virus Covid-19.
Se si considera attentamente il quadro generale attuale, poi, ci si accorge che le cose strane non si fermano solamente nell’ambito del governo Conte. Un morbo sconosciuto quanto il presente Covid-19, che ha scoperto il nervo debole della scienza, ha infettato persino l’opposizione, l’ha fatta diventare afona, proprio ora, quando il Paese la chiama a fare sentire la propria voce chiara e tonda. Spenta l’opposizione, rottamati i partiti, in sfacimento la Giustizia, l’Orbe governo Conte regna sovrano ed il Paese rantola solitario nel buio e nell’indifferenza dei vicini.

In fondo a questo scenario caotico ci sarebbe ancora da decifrare quali interessi e quali vincoli legano Casaleggio Associati-Associazione Rousseau-M5s e l’attuale pericolosa linea politica portata avanti con ostinazione nel grigiore totale della mediocrità. Cercare di fare luce, proprio oggi, con la Magistratura azzoppata dai suoi stessi membri, è una ardua impresa. Come disse Massimo Troisi “non ci resta che piangere” ma la gente ha già versato abbastanza lacrime. Spetta a chi sta in alto accogliere il loro grido.




Ma chi c’è al governo?

È bastato il discorsetto, prolisso ma diligentemente recitato alla Camera dal nostro ministro della Salute, con la sua aria da ginnasiale ripetente e impreparato, a far crollare le quotazioni della borsa di Milano di quasi il 5%, con improvviso rialzo dello spread e conseguente aumento degli interessi sui nostri titoli di Stato, e del nostro debito pubblico.

Si sa che quando la Borsa fa su e giù c’è gente che guadagna senza muovere un dito. Di solito queste manovre sono propiziate da discorsi come quello del nostro Roberto Speranza (la speranza vera, tanto per fare una battuta, è che presto lasci il posto a chi è qualificato a quell’incarico), che non possiamo tacciare di insider trading, data la sua posizione e la sua evidente buonafede. Possiamo pensare però, legittimamente, che qualcuno gli abbia messo in mano quei fogli: non è credibile che il ministro Speranza abbia fatto tutto da solo. Magari ha voluto ricalcare le dichiarazioni dell’esperto americano Antony Fauci; quello che non si riesce a comprendere è il perché lo abbia fatto, e perché lo abbia fatto proprio in questo momento. In più, si parla di una ‘recrudescenza’ ipotetica e lontana nel tempo: cioè di una condizione che, se avverrà, – e voci più autorevoli sia di quella di Fauci, sia di quella di Speranza, lo negano – avverrà quando ormai saremo preparati e informati certamente più di ieri, cioè nel 2021, verso l’autunno, più di un anno ancora per ricominciare a vivere.

Dicevamo un discorsetto piuttosto prolisso, infarcito di ovvietà, di espressioni che si possono definire banali e allarmanti senza motivo. Citiamo a caso: “Ci vuole misura nelle nostre affermazioni (e ci mancherebbe, ma è proprio quella che è mancata) e non dobbiamo mai dare dichiarazioni (o notizie?) contraddittorie ai cittadini. Una seconda ondata o una recrudescenza è possibile. (possibile è anche che gli asini volino, ma non è probabile). L’intervista di ieri di Antony Fauci è molto chiara. (abbiamo bisogno di supporto per dichiarare ai cittadini ciò che si considera ’possibile’? Oppure possiamo ipotizzarlo da soli? E chi è Antony Fauci? L’oracolo?) L’epidemia non è conclusa, ci sono ancora focolai attivi (di solito se si fanno certe affermazioni bisogna anche rispondere a quattro domande: quando, dove, come e perché. E magari anche ‘chi’: se fosse un giornalista sarebbe bocciato) il virus continua a circolare (questa sarebbe comica, se non si trattasse del virus che ha fatto centinaia di migliaia di vittime in tutto il mondo: ma è proprio così?). Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto (con un rigurgito di patriottismo, sembra di sentire la canzone del Piave, e gli austriaci che sul Carso continuano a sparare cannonate contro i nostri soldati)”.

Risparmio ai lettori – e al ministro – le susseguenti banalità, che servono solo ad allungare il brodo di un discorso che pronunciato a braccio, ove mai Speranza ne fosse avvezzo – non è Sgarbi! – avrebbe comportato pochi minuti di eloquio, lascio a voi giudicare di che livello. Evidentemente, una laurea in Scienze Politiche – se non vado errato, altrimenti accetto correzioni – non è sufficiente a supportare il peso di un ministero, e la responsabilità di interventi parlamentari.  “Molte regioni sono a zero, o prossime allo zero”, “convivendo con il Covid […] ne deriva inevitabilmente il moltiplicarsi delle probabilità di incontrare il virus”. Mascherine, igiene personale, quarantena, “E’ con le misure che governo e regioni hanno adottato che ‘abbiamo’ salvato la vita a migliaia di persone…”. Insomma, come si dice in altre occasioni ‘un intervento a tutto campo’, sinteticamente aria fritta.

A smentire cotante affermazioni, leggiamo un articolo che riporta l’intervista ad un premio Nobel per la medicina nel 2011, l’americano Bruce Beutler, il quale dichiara: “La seconda ondata non ci sarà”. Né, secondo il prof. Beutler, il vaccino sarà risolutivo, nonostante la pubblicità che i nostri governativi gli vogliono assolutamente fare, né si sa se la sua presunta azione immunitaria durerà nel tempo. “E’ molto probabile che solo un vaccino efficace potrà sconfiggere la pandemia” dichiara Beutler, e non citando altre fonti, ma di suo. Insomma, vaccino sì, ma è presto per fare previsioni: una seconda ondata è improbabile, dato che ormai si è sviluppata quella che si chiama ‘immunità di gregge’. Ed è anche presto – il vaccino ancora non è pronto, né se ne conoscono le caratteristiche – per fare previsioni a proposito dell’eliminazione dei rischi. Comunque una seconda ondata non è assolutamente nelle previsioni. Il solo e unico effetto che ha avuto il discorso del ministro è stato quello di spaventare – sono molto impressionabili – le Borse internazionali. E visto che già abbiamo, o abbiamo avuto una fama di untori, tutti si sono affrettati a vendere i nostri titoli, fagocitati avidamente da chi gioca al ribasso. Oggi, 12 giugno, si manifesta un timido accenno di ‘rimbalzo’, ed era normale che ciò accadesse. I titoli di Stato italiani sono sempre stati oggetto degli investimenti esteri, particolarmente da parte di banche di Stati che notoriamente mostrano poca stima nei nostri confronti. Ma gli investimenti sono sempre stati remunerativi, ancor di più quando una circostanza malaugurata innalza lo spread e aumenta il rendimento.

Su di un altro fronte, il premier Conte va avanti con i suoi DPCM, senza rendersi conto del fatto che questo comporta: ormai il Presidente del Consiglio è l’unico a legiferare in questo paese, a prendere decisioni che diventano legge, l’uomo forte al potere. Bisogna dire che la parte che si è autoattribuita rende, specialmente quando è propagandata da una tv pubblica che è fortemente ‘governativa’: cioè sinistrorsa. Di una ‘sinistra’ che in nome dell’attaccamento alle sedie riesce a tener buone le anime discordanti e minoritarie dei Cinquestelle. Pare infatti da sondaggi effettuati, e senza dei quali ormai i nostri politici non possono andare avanti, che Giuseppi abbia un gradimento espresso da parte degli Italiani del 58%. Conte sarà oggi interrogato dal Procuratore aggiunto di Bergamo, Maria Cristina Rota, e con lui il ministro dell’Interno Lamorgese e il ministro della Salute Roberto Speranza – a proposito della mancata istituzione della ‘zona rossa’ a Nembro e ad Alzano Lombardo – come persone ‘informare sui fatti’: lui si è detto ‘sereno’, nel solco della tradizione da Andreotti in poi – e non solo. Siamo sereni anche noi: perché agitarsi, sappiamo tutti come andrà a finire, visto l’attacco politico rivolto alla destra in generale e a Fontana in particolare.

Non ci è dato di sapere invece quale sia il gradimento di colui che si considera – riflessivo: lui considera sé stesso – il prossimo Presidente del Consiglio dopo Conte, cioè Giggino Di Maio. Il quale si è trovato coinvolto in una ‘grezza’ di portata internazionale nei confronti dei genitori di Giulio Regeni, con la vendita all’Egitto di Al Sisi di due navi da guerra della Fincantieri, tanto da ricevere ‘minacce di morte’ ed essere prontamente fornito di scorta: lui che diceva che “I cittadini sono la mia scorta”. Incredibile! Né Giggino – non più ‘bibitaro’ – poteva fare diversamente. L’Egitto è uno dei paesi esteri con cui l’Italia ha un commercio fondamentale per la nostra economia, e le due navi non sono certamente l’unica pietra dello scandalo. Lo scandalo sarebbe venire a conoscenza dell’entità delle esportazioni di prodotti della nostra industria bellica. Scandalo, naturalmente, per gli italici pacifisti; come fu in passato, quando si scoprì che i milioni di pezzi di piccole mine antiuomo disseminate in Iraq, e che causavano ferite invalidanti non solo ai soldati, ma anche ai bambini che giocando le raccoglievano – erano sparse dall’alto, con aerei militari – erano di fabbricazione italiana. Tanti a cui oggi mancano un piede, una gamba, un occhio o una mano, devono dire grazie al nostro italico ingegno. Per ciò che riguarda la famosa ‘verità’ sul caso Regeni, penso che ormai lo abbiamo capito tutti. Chiedere ad Al Sisi chi abbia torturato e ucciso Giulio è come chiedere all’oste se il vino è buono.

Intanto i ‘Soliti idioti’ se la prendono con le statue. Mutuando l’idiozia dall’estero, dove hanno cancellato il Film ‘Via col Vento’ e gettato giù la statua di Cristoforo Colombo, adesso in Italia vogliono rimuovere quella di Indro Montanelli, famoso razzista e schiavista odiatore dei ne(g)ri (!). Tutto questo nell’ottica della protesta per la morte di George Floyd, il quale in vita mai avrebbe sognato d’avere tanti onori. Non era un angioletto, George Floyd, e nella circostanza aveva anche resistito all’arresto: non per questo avrebbe meritato quella fine, certo. Ma sfruttare l’onda per combattere una battaglia politica a favore di Joe Biden contro Trump, e di conseguenza contro la destra anche nelle nostre strade, è assolutamente fuori luogo. Specialmente quando anche una Boldrini si inginocchia platealmente in aula, seguita da altri. Di persone di colore uccise dai poliziotti americani ne abbiamo viste ancora, nel tempo, ora che tutti hanno in tasca uno smartphone. L’esplosione del caso di George Floyd è soltanto propaganda politica, e noi ci prestiamo a questo perché Trump – nel bene o nel male, poco importa – è l’anti-Europa. Ci chiediamo per l’ennesima volta: ma chi c’è al governo?

P. S. della faccenda di Bonafede e dei trecento e rotti mafiosi messi fuori dal 41 bis non se n’è saputo più nulla. Qualcuno ha notizie?