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Brindisi, reati contro la pubblica amministrazione: in manette due sindaci e 2 vice

BRINDISI – Per reati contro la Pubblica amministrazione i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari nei confronti di 12 persone, tra cui due sindaci, uno di Torchiarolo e l’altro di Villa Castelli, Nicola Serinelli e Vitantonio Caliandro, nel Brindisino, e due vicesindaci, uno di Poggiorsini (Bari) e l’altro di Torchiarolo (Brindisi).

Nell’inchiesta sono coinvolti vari dirigenti di uffici tecnici comunali, incaricati di pubblico servizio e il direttore generale dell’azienda di servizi ecologici di Manfredonia (Foggia). L’ordinanza viene eseguita in diversi comuni delle province di Brindisi e Bari e a Potenza.Le indagini sono iniziate nel 2014 e hanno consentito di individuare una presunta associazione per delinquere finalizzata a compiere reati contro la PA, tra cui la corruzione, con favori concessi da amministratori pubblici, sia dirigenti che politici, a una società di rifiuti di Carovigno (Brindisi). Sono emerse anche condotte di favoreggiamento della prostituzione.




Casamassima: sgominata banda di rapinatori

CASAMASSIMA (BA) – All’alba di ieri i militari della Compagnia di Triggiano hanno eseguito un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari a carico di tre pregiudicati di 24, 25 e 35 anni, tutti di Casamassima (BA). I tre nella scorsa primavera si sono resi responsabili di numerose rapine  ai danni di negozi di generi alimentari, casalinghi e tabaccherie nell’area metropolitana  a sud di Bari, ed in particolare nei Comuni di Capurso, Rutigliano, Valenzano, Mola di Bari, Casamassima e Sannicandro di Bari.

Di qui l’inizio da parte dei militari dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Triggiano di un intensa ed articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari, diretta all’identificazione dei malfattori. Partendo da piccoli indizi, dettagli comuni a più eventi delittuosi, i Carabinieri sono riusciti a  dimostrarne la correlazione.

La scia di delitti ha visto mettere a segno 5 rapine ed una tentativo non andato a buon fine, nel brevissimo periodo che va dal 4 marzo al 18 marzo di quest’anno.

 

Sempre lo stesso il copione seguito dai malviventi, i tre arrivavano presso l’esercizio da rapinare a bordo di un’autovettura che rimaneva pronta a ripartire nelle vicinanze con alla guida il cosiddetto “palo”, con il compito di avvisare dell’eventuale sopraggiungere delle forze dell’ordine. Gli altri due, decisi a tutto,  irrompevano negli esercizi commerciali prescelti,  coprendosi il volto con un passamontagna. Un malvivente minacciava gli esercenti con una pistola, che poi  si rivelerà essere finta,  mentre l’altro si occupava di asportare il cassetto del registratore di cassa con l’incasso giornaliero.

 

L’ultima azione dei malviventi però non è andata a buon fine. Proprio nella loro città, Casamassima, i tre decidono di effettuare l’ennesima rapina. Questa volta ai danni di un negozio di articoli per la casa. Come al solito irrompono in orario di chiusura, minacciando armati l’esercente, il quale però reagisce. Ne segue una colluttazione durante la quale, ad uno dei malviventi cade la pistola che si rompe in più pezzi, e che i militari dell’Arma appureranno essere una riproduzione giocattolo molto accurata. Le indagini svolte dai militari dell’Arma sono riuscite a dimostrare la matrice comune negli esecutori per tutte e cinque le rapine consumate e per quella tentata. Preziose si sono rivelate le immagini analizzate ed estrapolate dai  sistemi di videosorveglianza degli esercizi commerciali rapinati, le quali, corroborate dalle dichiarazioni di testimoni  e dai riscontri effettuati dai militari,  hanno consentito di giungere alla identificazione dei rei e, quindi,  di acquisire a carico del terzetto importanti elementi probatori, in tempi piuttosto celeri.




Bari, antiusura e lotta all’assenteismo: 23 misure cautelari personali

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, hanno dato esecuzione nel Capoluogo pugliese, in Modugno (BA) e a Santeramo in Colle (BA) a 23  misure cautelari personali, rispettivamente, 7 coercitive (4 delle quali in carcere e le restanti in regime domiciliare) e 16 interdittive di sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio (di cui 2 a carico di destinatari delle predette o.c.c.c.), emesse dal GIP presso il Tribunale barese su richiesta  del Sost. Proc. della locale Procura della Repubblica.
Destinatari del provvedimento sono altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di usura aggravata dallo stato di bisogno delle vittime, estorsione, falsità ideologica e truffa aggravata.
L’indagine, avviata dai Carabinieri della Compagnia di Bari Centro nel dicembre 2014  e conclusasi nel settembre 2016, è stata svolta attraverso attività tecniche e dinamiche, nonché mediante l’assunzione di varie testimonianze e l’acquisizione di prove documentali.
L’attività investigativa ha svelato l’esistenza di una rete criminale dedita al sistematico esercizio illegale dell’attività creditizia, in danno di numerosi baresi, versanti in condizioni di bisogno economico, tra i quali figurano alcuni artigiani e commercianti. In particolare i 7 soggetti colpiti da misure coercitive prestavano alle vittime somme di denaro, per la restituzione delle quali applicavano tassi d’interesse notevolmente superiori a quello ufficiale, soglia fissato dalla Banca d’Italia.  In taluni episodi, la liquidazione del credito vantato veniva pretesa dagli usurai attraverso la minaccia di gravi ritorsioni, nel caso di inadempienza nei termini pattuiti.
Gli investigatori hanno documentato attraverso attività tecniche di intercettazione telefonica l’utilizzo da parte degli usurai e delle vittime di un vero e proprio linguaggio convenzionale, allorquando si faceva riferimento ai prestiti elargiti o da elargire. Proprio al fine di eludere eventuali captazioni da parte degli inquirenti, in tal senso, venivano usati termini criptici, il più delle volte privi di significato logico se intesi in senso letterale. Gli importi venivano indicati con termini quali “tre per otto” ad indicare l’importo della rata mensile e la durata prevista per l’estinzione, ovvero in questo caso specifico il mese; la “stipula” del prestito veniva indicata con i termini “servizio, pratica o prenotazione”; per indicare la somma di denaro da consegnare in prestito, gli indagati si avvalevano di termini quali “documenti, fotocopie”. Nel caso, poi, di debiti insoluti, contro le vittime, gli usurai ricorrevano a minacce esplicite di gravi ripercussioni.
Nel corso delle operazioni eseguite sono stati posti sotto sequestro penale ingenti somme di denaro e documenti attestanti la contabilità degli usurai. Sui fogli manoscritti sequestrati erano riportati nomi, cifre e mesi che indicavano appunto i nomi delle vittime, l’importo della rata ed i mesi in cui è stata pagata la somma di denaro o il lasso di tempo che mancava all’estinzione del prestito.
In tale contesto, le captazioni telefoniche realizzate sul conto di due destinatari del provvedimento cautelare in carcere, dipendenti della “Sanitaservice ASL BA S.R.L. – Azienda Ospedaliera Universitaria Consorziale Policlinico Di Bari”, hanno consentito di documentare anche numerosi episodi di assenteismo, che hanno visto coinvolti anche altri dipendenti della medesima impresa. In particolare, i due indagati per il reato di usura, in numerose circostanze, non si sono presentati sul luogo di lavoro e, durante l’orario di servizio, spesso incontravano le proprie vittime, riscuotevano le mensilità dei prestiti erogati o stipulavano nuovi accordi usurari; tuttavia riuscivano ugualmente a far risultare  fraudolentemente la loro presenza in servizio, grazie alla timbratura del proprio cartellino marcatempo ad opera di altri colleghi compiacenti che si sostituivano nell’occasione al dipendente assente.
Per altri  impiegati “assenteisti”  i Carabinieri, attraverso idonei servizi di osservazione e pedinamento, hanno appurato come gli stessi, in pieno orario lavorativo, si trovassero in località di villeggiatura, a trascorrere piacevoli giornate a pesca ed a svolgere mansioni di natura personale, dimostrando totale spregio delle regole contrattuali.




Bari, rapinatori di anziani: scattate le manette per 3 pregiudicati

BARI – Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, di due uomini di Bari Ceglie del Campo, un 47enne ed un 42enne,  ed un 44enne di Sannicandro di Bari, tutti pregiudicati.

Gli stessi sono ritenuti responsabili di una rapina e ricettazione in concorso, mentre solo L.G., anche di aver commesso un’altra rapina, nonché un furto con destrezza. Le vittime dei reati contestati, sono in tutti i casi persone anziane.
Le indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Acquaviva delle Fonti (BA) e coordinate dal Sost. Proc. della Procura della Repubblica di Bari, sono iniziate  il 4 luglio 2017, quando un 74enne denunciava ai militari di quel Comando che, poco prima, mentre stava tornando a casa, all’improvviso,  era stato violentemente aggredito alle spalle da uno sconosciuto, il quale lo aveva fatto rovinare a terra provocandogli la frattura del femore.  Il malfattore era così riuscito a sottrare dalle tasche dell’anziano denunciante la somma di 1.800 euro, da questi poco prima prelevata dal locale ufficio postale. Immediato l’intervento dei Carabinieri, i quali, oltre a raccogliere la denuncia dello sfortunato pensionato,  predisponevano anche dei posti di controllo sulla S.P. 76 Acquaviva – Sannicandro di Bari, ritenendo potesse essere la via di fuga scelta dal rapinatore.

Ottima si rivelava l’intuizione, foriera di un prezioso futuro riscontro investigativo, poiché, poco dopo, nel corso di tali controlli, i militari sottoponevano a verifica  un’utilitaria con a bordo i pregiudicati. Tuttavia, almeno in quella fase, non era possibile ottenere elementi utili per ricondurre gli stessi alla commissione della violenta azione delittuosa. Nel corso delle successive indagini, consistite nella visualizzazione ed acquisizione  delle immagini di videosorveglianza dell’ufficio postale e di quelle di altre telecamere  dislocate lungo il percorso seguito dalla vittima, i Carabinieri sono riusciti ad individuare l’autore materiale della rapina in uno dei fermati. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno quindi permesso di raccogliere elementi di connessione tra l’uomo ed i complici, consentendo di ricostruire l’esatta dinamica della rapina ed i ruoli ricoperti nella stessa da tutti i tre. In sostanza, le indagini  sono riuscite a dimostrare come  gli indagati abbiano avuto, tra loro, prima della rapina, contatti telefonici, culminati con la  loro contemporanea presenza ad Acquaviva delle Fonti nella fascia oraria interessata dal delitto. Uno dei tre quindi entrava nell’ufficio postale dove poteva  seguire i movimenti dell’anziano 76enne, mentre prelevava i soldi e li riponeva nella tasca dei pantaloni. In tale ufficio postale, tra le numerose persone presenti, vi era a distanza anche il complice

Quello adottato dagli arrestati è un “modus operandi” evidentemente talmente ben collaudato che i Carabinieri sono riusciti a ricostruire almeno due delitti analoghi, nei quali è stata accertata la responsabilità di uno degli arrestati, in concorso con terzi sconosciuti. I tre sono finiti nel carcere di Bari, ove resteranno a disposizione della competente A.G




Roma, usura milionaria: in manette strozzino di seconda generazione

ROMA – Nella notte, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un soggetto accusato di usura aggravata e continuata e tentata estorsione (artt. 110, 644 co 1, 5 n. 4 e 5 CP; 56 e 629 CP), commessa a Roma in concorso con un’altra persona indagata a piede libero.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma-Gruppo reati contro il patrimonio, usura ed estorsioni- e condotta dal Nucleo Investigativo CC di Roma, ha fatto luce su un complesso e raffinato sistema usurario, con un giro d’affari di milioni di euro.

Le indagini sono state avviate a febbraio 2017, a seguito della denuncia presentata ai Carabinieri di via In Selci da un imprenditore, operante nel settore della torrefazione del caffè, il quale, dopo aver subito per anni ogni sorta di vessazioni, ha deciso di denunciare i propri strozzini.

Le successive attività tecniche e gli accertamenti bancari e patrimoniali eseguiti hanno permesso ai Carabinieri di ricostruire la rilevante entità dei prestiti e dei rispettivi interessi usurari pretesi nel corso degli anni dallo strozzino e la sistematicità delle minacce subìte dalla vittima in occasione del mancato pagamento delle rate mensili a fermo del capitale.

L’arrestato, un uomo di 45 anni, unitamente al complice indagato in stato di libertà, ha elargito prestiti per centinaia di migliaia di euro. In cambio la vittima è stata costretta a rilasciare, quale garanzia, assegni – comprensivi dell’importo del prestito ottenuto e degli interessi sull’operazione – e a sottoscrivere scritture private attestanti falsamente la vendita di beni immobili o di opere d’arte di ingente valore. Le scritture private servivano a garantire il pagamento del prestito e a giustificare, agli occhi degli inquirenti, le transazioni di denaro tra l’usuraio e la vittima.

A fronte di un prestito iniziale di 630.000 euro, la vittima ha elargito, in sei anni, la somma di 4.246.000 euro circa, pari all’interesse complessivo del 673,97% circa (interesse annuo del 112,33% circa).

Nel momento in cui la vittima non è riuscita, a causa delle difficoltà economiche, a corrispondere gli interessi pattuiti, lo “strozzino” è divenuto proprietario dei beni promessi al momento del prestito, dando esecuzione ai fittizi contratti di compravendita; nel contempo, ha promosso azioni legali sulla base degli assegni in suo possesso, determinando così il fallimento o il pignoramento di beni a danno dell’ imprenditore usurato.

L’indagine ha portato alla luce una vera e propria attività “professionale” di tipo familiare.

La persona arrestata, infatti, dopo aver ereditato dal defunto padre vari titoli e crediti accumulati in anni di attività usuraria, ha tentato di incassarli minacciando in più circostanze la vittima che, ormai stremata, si è rivolta ai Carabinieri.

Nel corso dell’indagine, oltre al denunciante, è stata individuata anche un’altra vittima dell’attività usuraria svolta dall’indagato, un noto gallerista d’arte romano che ha subito danni per milioni di euro, rischiando più volte la perdita della propria azienda.

Nel corso dell’operazione, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo nei confronti di due terreni edificabili siti a Roma e a Paliano (FR), del valore complessivo di circa 7 milioni di euro, appartenuti alla vittima ed ora intestati all’usuraio e al suo complice.

Nella fase di esecuzione della misura cautelare, i Carabinieri hanno sequestrato 10 quadri di pittori contemporanei, sui quali verranno svolti approfondimenti in ordine all’autenticità e provenienza.

I beni sequestrati sono considerati il profitto dei reati di usura ed estorsione contestati nel provvedimento cautelare.




Ferrara, rapina a compro oro: ecco i ruoli della banda

FERRARA – I Carabinieri della Compagnia di Ferrara – a conclusione di un’articolata attività investigativa – hanno eseguito l’Ordinanza emessa dal G.I.P. del locale Tribunale il 25 settembre u.s. nei confronti dei componenti della banda che il 28 gennaio scorso ha messo a segno l’unica – ed efferata – rapina finora consumata nella provincia estense ai danni di un esercizio compro oro, immobilizzato e malmenato il titolare e asportato denaro a metalli preziosi per un valore superiore ai 50.000,00 Euro.

Il sodalizio criminale – 5 arrestati e 2 denunciati in stato di libertà – era composto da 4 nomadi di etnia Rom residenti a Jolanda di Savoia, un pregiudicato ferrarese di 36 anni e due fratelli palermitani, di 47 anni e 43 anni, entrambi pregiudicati e residenti a Voghiera (FE).

I 7 hanno assunto ruoli diversi nell’evento criminoso. Alle ore 11:30 circa di sabato 28 gennaio 2017, infatti, sono entrati a volto scoperto nel negozio di compravendita di metalli preziosi “Aurum”, con il pretesto di mostrare un quadro al titolare (un 73enne che, per l’età, è ascrivibile tra le c.d. “fasce deboli della società”), appassionato d’arte. Con vari artifizi i due sono riusciti fare uscire l’anziano esercente dal box a lui riservato – luogo separato, per ragioni di sicurezza, da quello a cui accedono i clienti – immobilizzandolo ed entrando nell’area di sicurezza del negozio. Uno dei due fatelli ha quindi afferrato la vittima per il collo e l’ha gettata a terra all’interno del box per poi prenderla – entrambi – a calci e a pugni, fino a provocarle la frattura della tibia sinistra. Hanno poi immobilizzato l’esercente bloccandogli i polsi e le caviglie con del nastro adesivo e impedendogli di chiedergli aiuto cingendogli la testa, all’altezza della bocca, sempre con lo stesso nastro adesivo. Uno dei due rapinatori ha quindi aperto la cassaforte, che era socchiusa, appropriandosi del contenuto (denaro e preziosi in oro e argento). Prima di allontanarsi i due hanno anche sottratto il denaro contante che l’anziano titolare del comproro aveva nel portafogli e il telefono cellulare dello stesso.

Soltanto tre ore più tardi la figlia della vittima, allertata dalla madre che aveva telefonato preoccupata per il mancato rientro a casa del padre per il pranzo, assieme al compagno si era recato al negozio trovando il genitore ancora a terra. L’uomo è stato subito soccorso e ricoverato presso l’Ospedale di Cona dove i medici gli hanno diagnosticato contusioni sul corpo e la frattura composta della tibia sinistra con una prognosi superiore a 40 giorni, in quanto alla fine dello scorso mese di marzo non aveva ancora riacquistato le piene funzioni motorie.
Della ricettazione della merce, invece, se ne è occupato in primissima battuta lo zio dei rapinatori, che ha ricevuto il provento della rapina il giorno stesso della consumazione per poi consegnarlo al cognato, padre dei rapinatori, il quale, a sua volta, lo ha dato, per la vendita, al palermitano. Quest’ultimo si è occupato personalmente della vendita di una parte di ciò che aveva ricevuto e per altra parte si è avvalso dell‘opera del fratello e del complice ferrarese.
Le misure applicate ai 7 sono di diversa natura in relazione alle single condotte assunte da ognuno nell’azione criminosa:




Roma, blitz in un casale sulla Cassia: trovate armi, munizioni e droga

ROMA – Ieri sera, i Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia Roma Cassia hanno arrestato tre cittadini italiani, un operaio romano di 30 anni e due autisti, un 57enne della provincia di Foggia e un 55enne della provincia di Caserta, tutti con precedenti, trovati in possesso di un’arma con matricola abrasa ed un’arma illegalmente detenuta, oltre a diverse munizioni e dosi di cocaina.

Gli uomini si trovavano all’interno della loro autovettura, sorvegliati a distanza dai Carabinieri che, dopo averli notati entrare in un casale isolato tra Marco Simone e Casal Monastero, con fare guardingo e sospettoso, hanno deciso di fare irruzione all’interno.

I Carabinieri hanno trovato, sull’unico tavolo presente nel locale, una pistola Sig Sauer con matricola abrasa completa di caricatore con 7 cartucce, una pistola Browning, detenuta illegalmente, completa di caricatore con 11 cartucce e alcune scatole con altre 50 cartucce.

Bloccati i tre malviventi, i Carabinieri, con l’ausilio dei colleghi del Nucleo Cinofili di S. Maria di Galeria, hanno perquisito il casale e l’area circostante, rinvenendo anche 1.000 euro in contanti e alcune dosi di cocaina, oltre a bilancino di precisione e materiale vario per il confezionamento.

Invece, durante la perquisizione domiciliare, in possesso di uno dei tre arrestati, è stato trovato un fucile sovrapposto Beretta legalmente detenuto ma con munizioni mai denunciate. Il fucile e il relativo munizionamento sono stati sottoposti a sequestro amministrativo.

Da primi accertamenti la pistola Browning rinvenuta all’interno del casale risulta appartenere tutt’ora ad un cittadino italiano deceduto circa dieci anni fa, senza che lo stesso l’avesse mai ceduta ad uno dei tre uomini, motivo per il quale si svolgeranno ulteriori approfondimenti sulla sua provenienza.

Gli arrestati sono stati tradotti presso il carcere di Regina Coeli, come disposto dall’Autorità Giudiziaria, in attesa di giudizio.




Padova, controlli a tappeto: stretta su degrado e immigrazione clandestina

PADOVA – Dalle ore 19.00 del 20 alle ore 01,00 del 30 settembre, la Compagnia Carabinieri di Padova, ha predisposto un servizio coordinato a largo raggio finalizzato al controllo del territorio, al contrasto del degrado, dell’immigrazione clandestina, dello spaccio di sostanze stupefacenti e dei reati predatori, in particolare i furti.
Scopo primario del servizio era quello di andare a colpire e controllare tutte quelle aree in cui di solito sono soventi nascondersi persone che vivono nell’illegalità e, per cui in alcuni quartieri della città, come nella zona del centro e dell’Arcella si è passato al setaccio, ritrovi di fortuna, locali pubblici, sale giochi, internet point e phone center.
La massiccia presenza di miliari inoltre ha avuto anche il compito di non far sentire solo il cittadino che, seppur dinanzi ad una lieve flessione dei reati, necessita di maggiore sicurezza.
Per tale motivo è stato messo in campo un considerevole dispositivo: 9 mezzi e 24 Carabinieri.
Significativi i risultati conseguiti tra cui in particolare:
– 2 le persone arrestate;
– 4 quelle segnalate all’A.G. in stato di libertà per vari reati;
– 82 individui e 35 veicoli controllati;
– sequestrati complessivamente 17,6 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana e 3 del tipo eroina;
– 1 persona segnalata al Prefetto di Padova.
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno:
– arrestato un cittadino algerino, irregolare, il quale dopo essere stato notato in atteggiamenti sospetti, al fine di sottrarsi al controllo dei militari reagiva con violenza opponendo una resistenza attiva nel tentativo di guadagnarsi la fuga. L’intervento congiunto di più pattuglie riusciva a bloccare lo straniero senza che nessuno dei coinvolti riportasse ferite. È stato quindi arrestato per resistenza e violenza a P.U.;
– denunciato in stato di libertà:
 un 17enne, di nazionalità marocchina, per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo eroina;
 un tunisino, irregolare in Italia, poiché responsabile del furto di un telefono cellulare ai danni di rumeno;
 un cittadino nigeriano, poiché inottemperante al provvedimento di espulsione emesso dal Questore di abbandonare il territorio dello Stato Italiano;
 un marocchino, regolare, poiché ritenuto responsabile di maltrattamenti ai danni di un’anziana italiana, con la quale conviveva essendone il badante. Lo stesso così come disposto dal Procuratore della Repubblica di Turno della Procura della Repubblica di Padova, è stato sottoposto al provvedimento di urgenza di allontanamento dalla casa familiare.
I Carabinieri della Stazione di Padova Prato della Valle hanno arrestato un uomo nigeriano, poiché sorpreso in possesso ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana.
Inoltre una persona è stata segnalata alla Prefettura di Padova poiché assuntore di sostanze stupefacenti.




Lipari, arrestato latitante internazionale: accusato di riciclaggio

LIPARI – I carabinieri di Lipari ─ Isole Eolie ─ hanno tratto in arresto, all’interno di un rinomato hotel dell’isola, un 71enne  cittadino Italo-Svizzero, ricercato dal 2015 poiché colpito da mandato d’arresto internazionale, emesso dal Tribunale di New Delhi (INDIA) per riciclaggio. Il provvedimento attiene alla nota inchiesta AGUSTAWESTLAND, in relazione alla quale l’uomo avrebbe incassato una tangente di 28 milioni di euro, versata allo scopo di favorire l’aggiudicazione di un appalto per una fornitura di elicotteri prodotti dalla citata società.

L’uomo, fino ad oggi aveva potuto eludere i controlli grazie all’utilizzo di documenti che riportavano luoghi di nascita diversi  ma gli accertamenti approfonditi scattati questa volta hanno consentito di identificarlo e trarlo in arresto.




Cesano Boscone, ciclista in gravi condizioni: è caccia al pirata della strada

CESANO BOSCONE (MI) – Ciclista investito a Cesano Boscone lungo la SS 494 Vigevanese. L’uomo, circa 40enne, in stato di incoscienza, è stato soccorso alle 23.40 dal 118. Era a terra sulla carreggiata centrale in direzione Abbiategrasso. Sono intervenute l’automedica e un’ambulanza trasportando il paziente all’ospedale San Carlo in codice Rosso. A breve distanza è stata rinvenuta una bicicletta con danni da incidente. Sull’episodio indagano i Carabinieri del Comando di Compagnia di Corsico per risalire al presunto pirata della strada.



Milano, ‘ndrangheta: 27 arresti tra cui il sindaco di Seregno accusato di corruzione

MILANO – Un’inchiesta su infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo dell’imprenditoria e della politica in Lombardia. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Monza e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano ha portato a  27 misure cautelari: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive. Arrestato, fra gli altri, il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza (FI). Indagato per corruzione l’ex vicepresidente della Regione Mario Mantovani (FI), attualmente consigliere regionale. A Mantovani, già arrestato due anni fa in un’altra inchiesta, non vengono contestati reati di mafia.

I soggetti colpiti dalle 27 misure cautelari sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale. L’inchiesta dei carabinieri, partita nel 2015, e che porta la firma dei Pm monzesi Salvatore Bellomo, Giulia Rizzo e del Procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti e dei Pm della DIA Alessandra Dolci, Sara Ombra e Ilda Boccasini, rappresenta una costola dell’indagine “Infinito”, che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle “Locali” ‘ndranghetiste in Lombardia.

Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, nel corso della conferenza stampa, ha osservato che “in Lombardia c’è un sistema fatto di omertà e di convenienza da parte di quelli che si rivolgono all’anti Stato per avere benefici. E’ facile per le cosche “infiltrarsi nel tessuto istituzionale”. Con il maxi blitz di oggi contro la ‘ndrangheta in Lombardia “è stata individuata una delle persone che era rimasta fuori” dagli arresti dell’operazione ‘Infinito’ del 2010 e che partecipò in quell’anno al noto summit in un centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino. Lo ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini in conferenza stampa precisando che un altro dei dati emersi dalle indagini “purtroppo è la violenza gratuita” manifestata dagli affiliati alle cosche.

Nell’ambito della maxi inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Brianza e in Lombardia è stato arrestato anche il sindaco di Seregno (Monza) Edoardo Mazza, di Forza Italia.  E’ accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari con un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti. A legare a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta, secondo l’inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano, sarebbe stato un imprenditore edile di Seregno il quale avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco arrestato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti. Il suo interesse era quello di ottenere dai politici una convenzione per realizzare un supermercato nel monzese.

I presunti esponenti della ‘ndrangheta arrestati stamane erano, secondo le indagini, dediti al traffico di droga ed alle estorsioni. Le indagini hanno portato all’identificazione del sodalizio legato alla Locale della ‘ndrangheta di Limbiate (Monza) composto da soggetti prevalentemente originari di San Luca (Reggio Calabria), che secondo l’accusa aveva avviato in provincia di Como un ingente traffico di cocaina, ed è ritenuto responsabile di alcuni episodi di violente estorsioni nella zona di Cantù (Como).

Il sindaco di Seregno Edoardo Mazza invitava la popolazione “a non aiutare gli accattoni. Basta dare soldi a chi chiede l’elemosina. Chi ha davvero bisogno è già aiutato dal Comune. Gli accattoni sono una delle piaghe che affliggono la nostra città. Sono ovunque – aggiungeva – e non sappiamo più come trovare una soluzione”.

Sul suo profilo Facebook campeggia lo slogan “serietà, concretezza e passione” e anche un post che segnala che “ogni giovedì alle ore 12:30 in diretta streaming” il sindaco si fa trovare “a tu per tu” con i cittadini. Nella diretta del 31 agosto il sindaco Mazza si era presentato con una forbice, dopo lo stupro e l’aggressione avvenuti a Rimini. “Questo è lo strumento che molti vorrebbero utilizzare per punire gli animali che hanno compiuto questo efferato delitto. Non è rappresentativo del mio stato d’animo ma se fossi il genitore di quella ragazza” – ha aggiunto – “altro che forbice utilizzerei…”. L’ultima diretta è stata dedicata al tema della sicurezza e del bisogno dei cittadini di essere “supportati da uomini in divisa”, di cui ha detto di aver parlato con carabinieri e polizia locale. “Sono un avvocato di 38 anni, da sempre appassionato di politica, a cui mi sono dedicato per 10 anni”, si descrive sul social network definendosi anche un “moderato”.